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Giovedì, 05 Febbraio 2015 22:14

Il Trattato di Roma (1957)

 

Trattato che istituisce la Comunità economica europea, trattato CEE

Il trattato CEE, firmato a Roma nel 1957, riunisce Francia, Germania, Italia e paesi del Benelux in una Comunità avente per scopo l'integrazione tramite gli scambi in vista dell'espansione economica. Con il trattato di Maastricht, la CEE diventa la Comunità europea, che esprime la volontà degli Stati membri di ampliare le competenze comunitarie a settori non economici.

Ratificato con Legge 14 ottobre 1957, n. 1203 [Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 317 del 23 dicembre 1957] e Legge 23 dicembre 1986, n. 909 [Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 300 del 29 dicembre 1986 – Supplemento Ordinario].
Modificato dal Trattato di Lisbona del 13 dicembre 2007 e divenuto T.F.U.E. (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea – versione consolidata aggiornata al 9 maggio 2008).

Il trattato CEE comprende 240 articoli ed è strutturato in sei parti distinte, precedute da un preambolo:

- la prima parte è dedicata ai principi che hanno ispirato la creazione della CEE attraverso il mercato comune, l'unione doganale e le politiche comuni;
- la seconda parte riguarda i fondamenti della Comunità; essa comprende quattro titoli, inerenti rispettivamente alla libera circolazione delle merci, all'agricoltura, alla libera circolazione delle persone, dei servizi e dei capitali, e ai trasporti;
- la terza concerne le politiche della Comunità e comprende quattro titoli relativi alle norme comuni, alla politica economica, alla politica sociale e alla Banca europea per gli investimenti;
- la quarta è dedicata all'associazione dei paesi e territori d'oltremare;
- la quinta riguarda le istituzioni della Comunità e include un titolo sulle disposizioni istituzionali e un altro sulle disposizioni finanziarie;
- l'ultima parte del trattato concerne le disposizioni generali e finali.

Il trattato comprende inoltre quattro allegati, relativi a talune posizioni tariffarie, ai prodotti agricoli, alle transazioni invisibili e ai paesi e territori d'oltremare.

Al trattato sono stati altresì acclusi dodici protocolli. Il primo concerne lo statuto della Banca europea per gli investimenti, gli altri invece riguardano vari problemi legati specificamente a un paese (Germania, Francia, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi) o a un prodotto quale gli oli minerali, le banane e il caffè verde.

Infine, all'atto finale sono state allegate nove dichiarazioni.

Il trattato è stato modificato dai seguenti trattati:

Trattato di Bruxelles, detto "trattato di fusione" (1965)
Questo trattato sostituisce i tre Consigli dei ministri (CEE, CECA ed Euratom), da un lato, e le due Commissioni (CEE, Euratom) e l'Alta Autorità (CECA), dall'altro, con un Consiglio unico e una Commissione unica. A questa fusione amministrativa si aggiunge la costituzione di un bilancio di funzionamento unico.
Trattato che modifica talune disposizioni in materia di bilancio (1970)
Questo trattato sostituisce il sistema di finanziamento delle Comunità attraverso i contributi degli Stati membri con quello delle risorse proprie. Esso istituisce altresì un bilancio unico per le Comunità.
Trattato che modifica talune disposizioni finanziarie (1975)
Questo trattato conferisce al Parlamento europeo la facoltà di respingere il bilancio e concedere il discarico alla Commissione per l'esecuzione dello stesso. Esso istituisce una Corte dei conti unica per le tre Comunità avente funzione di organo di controllo contabile e di gestione finanziaria.
Trattato sulla Groenlandia (1984)
Questo trattato sopprime l'applicazione dei trattati sul territorio della Groenlandia e stabilisce relazioni speciali tra la Comunità europea e la Groenlandia, modellate sul regime applicabile ai territori d'oltremare.
Atto unico europeo (1986)
L'atto unico europeo rappresenta la prima grande riforma dei trattati. Esso estende i casi in cui il Consiglio vota a maggioranza qualificata, potenzia il ruolo del Parlamento europeo (procedure di cooperazione) e amplia le competenze comunitarie. Esso pone il mercato interno come obiettivo per il 1992.
Trattato sull'Unione europea, detto "trattato di Maastricht" (1992)
Il trattato di Maastricht riunisce nell'unica cornice dell'Unione europea le tre Comunità (Euratom, CECA, CEE) e le cooperazioni politiche istituzionalizzate nei settori della politica estera, della difesa, della polizia e della giustizia. Esso muta la denominazione di CEE in CE. Istituisce inoltre l'unione economica e monetaria, introduce nuove politiche comunitarie (istruzione, cultura) e amplia le competenze del Parlamento europeo (procedura di codecisione).
Trattato di Amsterdam (1997)
Il trattato di Amsterdam amplia le competenze dell'Unione: istituisce una politica comunitaria in materia di occupazione, comunitarizza una parte delle materie che prima facevano parte della cooperazione nel campo della giustizia e degli affari interni, adotta misure destinate ad avvicinare l'Unione ai cittadini e rende possibile una cooperazione più stretta tra taluni Stati membri (cooperazione rafforzata). Esso estende la procedura di codecisione e i casi di voto a maggioranza qualificata, e semplifica e rinumera gli articoli dei trattati.
Trattato di Nizza (2001)
Il trattato di Nizza si occupa essenzialmente dei "vuoti" lasciati dal trattato di Amsterdam, ossia dei problemi istituzionali legati all'allargamento che non sono stati disciplinati nel 1997, quali la composizione della Commissione, la ponderazione dei voti in sede di Consiglio e l'ampliamento dei casi di voto a maggioranza qualificata. Esso semplifica il ricorso alla procedura di cooperazione rafforzata e rende più efficace il sistema giurisdizionale.
Trattato di Lisbona (2007)
Il trattato di Lisbona procede all’attuazione di vaste riforme. Esso pone fine alla Comunità europea, abolisce la precedente architettura dell’UE ed attua una nuova ripartizione delle competenze tra l’UE e Stati membri. Ha altresì modificato il funzionamento delle istituzioni europee e il processo decisionale. L’obiettivo è migliorare il processo decisionale in un’Unione allargata a 27 Stati membri. Il trattato di Lisbona riforma inoltre molte politiche interne ed esterne dell'UE. In particolare, esso consente alle istituzioni di legiferare e di adottare misure in nuovi settori politici.

Pubblicato in Trattati internazionali

Pubblichiamo la lettera della dottoressa Maria Rosaria Randaccio al Premier Matteo Renzi, e per conoscenza a Renato Soru e Salvatore Cicu, in occasione dei dibattiti intercorsi in sede europea.

 

Vorremo che il nostro Primo Ministro Matteo Renzi, prima di andare a discutere in Europa sui “compiti a casa”, ossia sulle dolose riforme che l’Italia sarebbe tenuta a realizzare per porre freno al suo smisurato Debito Pubblico, cresciuto vertiginosamente negli ultimi tre Governi (Monti–Letta-Renzi), desse una sbirciatina al Trattato di Roma del 1957, e in particolare leggesse quanto previsto all’art. 234 del Trattato, articolo nel quale, la nascente Comunità Economica Europea (attuale Unione Europea) si impegnava allora (nel 1957) a rispettare tutti i diritti degli Stati membri nati precedentemente alla nascita della stessa Unione Europea, e che pertanto dovessero venire salvaguardati (ai sensi del suddetto Trattato) tutti i diritti degli Italiani antecedenti alla nascita della Comunità Economica Europea, diritto alla salvaguardia replicata anche dall’art. 30 comma 3 della Convenzione di Vienna del 23 maggio 1969:

1) all’istituzione della Zona Franca su tutto il territorio della Sardegna ai sensi dell’art. 12 dello Statuto Sardo approvato con Legge Costituzionale n. 3/1948, la cui attuazione è stata disciplinata dai Codici Doganali Comunitari richiamati nel D.lgs. n.75/98;
2) all’istituzione di Porti Franchi in tutte le Città Marinare Italiane, diritto garantito dall’art. 77 e 78 del Codice Doganale Italiano, approvato con la Legge n.1424/1940, compresi i Punti Franchi e i Depositi Franchi definiti extradoganali dall’art. 1 del codice doganale in parola;
3) che il pareggio di bilancio non si applica all’Italia in quanto lo stesso non era stato previsto nella nostra Costituzione Italiana, Costituzione Italiana scritta in una legge antecedente al Trattato di Roma, Trattato che nell’ordine gerarchico delle fonti del Diritto è di rango superiore anche alle nostre leggi di livello Costituzionale, Trattato di Roma dove si prevede che il pareggio di bilancio è solo auspicabile (quindi non è obbligatorio);

Riteniamo inoltre che il nostro Primo Ministro per risollevarci dalla catastrofe nella quale siamo precipitati, debba istituire una Ritenuta Unica del 20% su tutti i redditi del popolo italiano e lo potrebbe fare proprio nel rispetto della Normativa Comunitaria sulla libera concorrenza, che considera gli “aiuti di Stato” distorsivi del mercato”.
Noi Italiani, abbiamo pagato all’Europa centinaia di multe/sanzioni pecuniarie salatissime (miliardarie), sanzioni chiamate artificiosamente procedure di infrazione inflitte all’Italia per aver violato la normativa comunitaria sulla libera concorrenza, e che pertanto al pari degli Aiuti di stato, anche le “fregature di Stato” dovrebbero risultare vietate ai sensi delle stesse norme Europee sulla libera concorrenza;
intendendo per “fregatura di Stato” quella imposizione Fiscale talmente elevata che mette Fuori Mercato nel mondo tutta la produzione italiana rispetto agli altri concorrenti Europei”
Concorrenti che pagano sui propri redditi aliquote irrisorie del 20% o 30%, rispetto a quelle imposte agli Italiani, dove il prelievo fiscale effettuato dallo Stato - tra imposte dirette ed indirette - rasenta, ed a volta supera, il 70% sul reddito!
Vorremo suggerire inoltre al Giovane Renzi, di andare a leggere la famosissima Riforma Tributaria attuata con la Legge n.825/1971 (ancora in vigore) con la quale è stata istituita “l’Imposta sul reddito delle persone Fisiche e Giuridiche” (IRPEF e IRPEG) e dove all’art.1 il legislatore italiano precisa che i NUOVI TRIBITI (Irpef ed Irpeg) andavano ad abolire e sostituire complessivamente tutti i tributi allora esistenti come: imposte sul reddito dominicale dei terreni, sul reddito agrario, sul reddito dei fabbricati, sui redditi di ricchezza mobile, dell’imposta speciale sul reddito dei fabbricati di lusso, delle relative sovraimposte erariali e locali, dell’imposta complementare progressiva sul reddito complessivo, dell’imposta sulle società, dell’imposta sulle obbligazioni, dell’imposta comunale sulle industrie, i commerci, le arti e le professioni e della relativa addizionale provinciale, delle imposte comunali di famiglia, del contributo per le opere di fognatura, del contributo speciale di cura delle malattie, dei tributi sui pubblici spettacoli della tassa di musica, delle imposte camerali, delle addizionali erariali e locali agli indicati tributi.

E CHE L’ABROGAZIONE DI TUTTI I SUCCITATI TRIBUTI PREVISTI NELLA RIFORMA DEL SISTEMA TRIBUTARIO VIENE APPORTATA IN OSSEQUIO AI PRINCIPI DETTATI DALLA COSTITUZIONE DOVE SI PREVEDE CHE OGNI CITTADINO DEVE CONCORRERE AL PAGAMENTO DELLE SPESE DELLO STATO IN RAGIONE DELLA PROPRIA CAPACITA’ CONTRIBUTIVA E SECONDO IL PRINCIPIO DELLA PROGRESSIVITA’ DELLE ALIQUOTE APPLICATE AL REDDITO.

Ricordiamo ancora a Renzi che la Corte di Cassazione sez. III con Sentenza n.7630 del 16 maggio 2003 ha riconosciuto il diritto al RISARCIMENTO DEI DANNI a tutti i cittadini italiani che si ritengono danneggiati dal mancato o tardivo recepimento delle Direttive Comunitarie nella legislazione italiana.
E gli vogliamo ricordare ancora, che il Tribunale di Trieste, con ordinanza collegiale ex art 669 terdecies del c.p.c. pronunciata in data 13 maggio 1997 ed il Consiglio di Stato con parere reso il 21 marzo 1996, hanno dato ragione all’Austria e alla Germania su un contenzioso nato contro il Ministero delle Finanze Italiano che pretendeva di imporre tributi propri sul Porto Franco e sulla zona Franca di Trieste con la seguente precisazione:


“Il legislatore italiano nell’emanare la Legge Quadro n.84 del 28 gennaio 1994 sul riordino della legislazione in materia portuale, all’art. 6 ha espressamente fatta salva la disciplina vigente per i punti franchi compresi nella zona del Porto Franco di Trieste e che lo stesso, pur facente parte del territorio italiano ha natura “extradoganale” (omissis) “va tratto il rilievo della fondatezza della pretesa degli attori nel presente giudizio (Austria e Germania) poiché le norme del Trattato di Pace del 1947, poi riprese dal Memorandum del 1954, vengono fatte salve dall’art. 234 del Trattato di Roma istitutivo della Comunità Economica Europea, ratificato nel 1957 e dall’art.2 del Regolamento n.2913/1992”, con il quale si ripete: la Comunità Economica Europea si impegna a rispettare tutti i Diritti degli Stati membri, sorti in un periodo antecedente alla nascita della stessa CEE.

Maria Rosaria Randaccio

Pubblicato in News Sardegna

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