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Il documento consegnato al Vice Presidente UE dott.Antonio Tajani

  • Sabato, 21 Settembre 2013 00:32
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Pubblicato in News Sardegna  
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tajaniCagliari, 21 settembre 2013 ore 00.25. Questo il documento consegnato nella mani del Vice presidente della CE e Commissario Europeo per l'Industria e l'Imprenditoria, dott. Antonio Tajani, dai rappresentanti dei Comitati per la Zona Franca Sardegna presenti a Roma insieme al Presidente Cappellacci.

 

 

 

Egregio Sig. Commissario Europeo dott. Tajani,
noi oggi rappresentiamo i comitati spontanei che si sono creati in ogni paese e città della Sardegna per chiedere l’attuazione del regime doganale di zona franca integrale della Sardegna.
Il nostro organismo associativo è senza fine di lucro, trasversale e apartitico e permea ormai tutta la società civile sarda a qualsiasi livello sociale.
Abbiamo chiesto questo incontro con un rappresentante della Commissione Europea perché sappiamo che il rispetto della dignità umana e dei diritti umani, la libertà, la democrazia, l'uguaglianza e lo Stato di diritto sono i valori comuni, sanciti dall'articolo 2 del trattato su cui si basa l'Unione europea (UE). Il rispetto di questi principi è una condizione di appartenenza all'Unione, e l'articolo 7 del trattato sull'Unione europea (TUE) nonché l'articolo 354 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) forniscono alle istituzioni i mezzi per garantire il rispetto di questi valori da parte di tutti gli Stati membri. 
Attualmente in Sardegna è venuto meno sistematicamente il rispetto di questi valori da parte dello Stato Italiano per l’uso ripetuto, da parte dello Stato membro, di una politica fiscale aggressiva, priva di fatto di qualsiasi controllo giurisdizionale indipendente e l’assenza di qualsiasi progetto di sviluppo economico. Questi fatti sono testimoniati da un semplice dato statistico inequivocabile: 147 mila famiglie sarde sono sotto la soglia di povertà. Questo significa che attualmente circa 588.000 sardi, su un totale di 1.600.000, sono quindi poveri: si tratta di più di un terzo della popolazione. Il dato è certificato dall’Istat e dal rapporto Caritas pubblicato il 17 settembre 2013 e riportato sulla stampa nazionale.
Attualmente la Sardegna vede aggravarsi il suo isolamento per l’inadeguatezza del suo sistema viario: è l’unica regione italiana priva di ferrovie efficienti e di autostrade; per il costo intollerabile dei servizi di trasporto; per la diminuzione drastica degli investimenti, l’inadeguatezza del suo sistema bancario e commerciale.
Tutte queste carenze strutturali pregiudicano gravemente per i cittadini europei sardi l’esercizio delle quattro libertà sancite dal trattato sull’Unione Europea. 
Siamo costretti perciò ad invocare il meccanismo di tutela previsto dal trattato per i cittadini che hanno la cittadinanza europea e invochiamo subito l'articolo 7 TUE che prevede un meccanismo di prevenzione, in caso di rischio di una violazione di questi valori comuni da parte di uno Stato membro, e un meccanismo di sanzione in caso di violazione di questi valori.
Quali enti esponenziali della società civile ci siamo pertanto rivolti a Lei, quale vicepresidente della Commissione, perchè è ormai pacifico che in Sardegna venga ripetutamente e sistematicamente violato il trattato dell’Unione dallo Stato membro, con pregiudizio concreto e diretto del diritto di cittadinanza europea dei residenti.
Tra le altre violazioni, segnaliamo:
la mancata attuazione da oltre 15 anni della legge nazionale d.lgs. n.75/1998 istitutivo delle zone franche in Sardegna e l’affidamento, da parte dello Stato Italiano, ad una società privata denominata Equitalia Centro spa del monopolio della riscossione dei tributi statali in Sardegna: ciò è avvenuto in violazione palese della libertà di concorrenza prevista e protetta dal trattato ed ha determinato il crollo della equità, efficienza, imparzialità, della riscossione e l’aumento esponenziale dei costi della stessa per i contribuenti, sia per l’aggio di riscossione previsto che per gli interessi sul debito fiscale imposti, l’azione collettiva da noi posta in essere davanti al tar del Lazio, ric. 1679/13, per contestare questa violazione giace senza fissazione di udienza dal gennaio 2013, in violazione dei termini previsti dalla legge nazionale 198/2009, già notificato anche alla Commissione. 
Così pure giace l’azione collettiva da noi intrapresa davanti al Tar della Sardegna, ric. 91/2013, per l’attuazione della legge nazionale d.lgs. n.75/98 istitutivo delle zone franche della Sardegna, dopo l’udienza pubblica tenutasi il 5 giugno 2013.
I vertici nazionali della Società Equitalia spa, nominati dal Governo Italiano, sono gli stessi dell’Agenzia delle Entrate, dell’Agenzia del Territorio: tale fatto determina un conflitto d’interessi insanabile tra chi dovrebbe controllare la riscossione e chi la esegue: basta pensare che chi controlla queste agenzie fiscali ha libero accesso diretto a tutti i dati personali e bancari di ogni cittadino italiano ed europeo in Italia e controlla e dirige la Guardia di Finanza. 
La pressione fiscale inaudita e l’assenza totale di alcun progetto di sviluppo economico, l’esigenza di tutelare l’autonomia regionale e la salvaguardia delle quattro libertà e della coesione politica, economica e sociale dell’Unione, hanno spinto una grande quantità di cittadini di ogni paese e città sarde ad unirsi per aderire ai comitati che rappresentiamo per formulare e chiedere l’attuazione di un progetto di sviluppo basato sulla dichiarazione di extraterritorialità della Sardegna e sull’applicazione del regime doganale di zona franca a tutta la regione.
Tale progetto proposto è basato attualmente su precisi presupposti storici e normativi esistenti:
- L’art. 158 del trattato di Amsterdam istitutivo dell’Unione Europea;
- l’art. 174 del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea;
- la dichiarazione n.30 allegata al suddetto trattato TCE; 
- l’art. 12 dello statuto autonomistico della Sardegna approvato con la legge Costituzionale n.3 del 1948 nella formulazione originaria e poi, in quella attuale come modificata dalla legge 122 del 1983;
- la legge regionale della Sardegna n.22 del 1953 art.2; 
- il d.lgs. n. 75/1998 art.1;
- la legge regionale della Sardegna n. 10 del 2008 art.1 lett. D);
- le deliberazioni della giunta regionale della Sardegna del 7, del 12 febbraio 2013 e del 24 giugno 2013;
- la legge regionale della Sardegna n.20 del 2013.
Storicamente l’autonomia della Regione Sardegna è garantita dai trattati internazionali antecedenti ai trattati della Comunità e poi dell’Unione Europea e lo stesso Stato italiano ha dovuto prenderne atto quando ha approvato lo statuto autonomistico regionale nel 1948.
Tra gli altri testi internazionali che sancivano la protezione di tutti i privilegi fiscali e le esenzioni doganali storicamente esistenti per la regione insulare, si cita per importanza il trattato di Vienna del 1718, che ha sancito nel 1720 il passaggio della Sardegna al Ducato del Piemonte, creando il regno di Sardegna e poi il Regno d’Italia e, successivamente, la Repubblica Italiana. 
Tale trattato prevedeva la retrocessione dell’Isola alla Spagna qualora il Piemonte non avesse rispettato tali privilegi, diritti, usi, costumi, ed è, per diritto internazionale pacta sunt servanda, invocabile anche nei confronti dei successori di questo Stato e della stessa Unione Europea.
Ciò premesso, al fine di salvaguardare il rispetto dei trattati istitutivi, si chiede l’attivazione della Commissione, quale guardiana istituzionale del rispetto degli stessi, affinchè lo Stato Italiano comunichi l’esistenza della zona franca doganale della Regione Autonoma della Sardegna, ai sensi del reg. Ce 2913/92 e 2454/93 e del progetto rifuso del reg. Ue n.450/2008 e attribuisca alla stessa Regione Autonoma anche lo status di territorio extradoganale, come richiesto, in attuazione del trattato di Lisbona, dalla Giunta Regionale Sarda il 7 e 12 febbraio 2013 ed il 24 giugno 2013, in esecuzione di oltre 300 delibere dei Consigli Comunali locali emanate in applicazione del principio di sussidiarietà: tale status extraterritoriale è necessario a salvaguardare il rispetto degli obblighi di sviluppo e coesione previsti dai trattati.
Quanto sopra recependo le migliaia di istanze individuali inviate da singole persone alla Presidenza della Giunta Regionale della Sardegna, ai sensi dell’art. 800 del reg. Ce n 2454/93, che hanno chiesto la costituzione del proprio territorio in zona franca.
Inoltre, si chiede l’attivazione immediata di una procedura comunitaria, al fine di accertare il rispetto o meno da parte dello Stato Italiano degli obblighi sanciti dal trattato dell’Unione, in merito alle procedure amministrative e giudiziarie d’imposizione e riscossione dei tributi, anche con riferimento agli obblighi di concorrenza, di conoscibilità e notifica degli atti impositivi, alla terzietà, imparzialità delle Autorità fiscali. 
Seguono allegati.
Con osservanza

I rappresentanti dei Comitati per la Zona Franca della Sardegna
Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio 
Avv. Francesco Scifo 
Sig. Andrea Impera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Letto 3880 volte Ultima modifica il Sabato, 21 Settembre 2013 14:09

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