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Replica di Antioco Patta alle dichiarazioni del Prof.Moro sul L'Unione Sarda

  • Sabato, 28 Settembre 2013 12:07
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Pubblicato in News Sardegna  
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moroCagliari 28 settembre 2013 ore 09.30.  In risposta a quanto asserito dal prof. Beniamino Moro nell'articolo apparso sull'Unione Sarda di ieri, Antioco Patta, Coordinatore Politico Regionale del Movimento Zona Franca, cita alcuni passaggi del libro di alcuni anni fa di cui il professore è autore, ricordandogli che quanto oggi egli sostiene non sia il pensiero riportato originariamente nel libro, anzi, per certi versi, risulti addirittura l'opposto!

Può un conosciuto professore universitario cambiare bandiera dopo alcuni anni? Cosa spinge una persona come lui, che insegna in una facoltà che forse darà vita alla futura classe politica, a cambiare totalmente le sue considerazioni prendendosi così la responsabilità di una probabile scelta dannosa per un intero popolo in sofferenza? Ed, infine, che credito può avere un professore che "cambia idea" rispetto a un argomento così importante e delicato? Da ex studentessa di Scienze Politiche io rispondo: NESSUNO!

(Luciana Carta)

 

 

La risposta di Antioco Patta:

"A questa nostra breve considerazione avremmo voluto dare il titolo "Moro II sconfessa Moro I". Infatti l’Illustre Professore di Economia Politica dice esattamente il contrario di ciò che affermava ed ha persino scritto in un libro pubblicato dalla casa editrice Franco Angeli nel 1990. Nell’opera in questione, coadiuvato da altri illustri nomi del mondo accademico regionale quali il Prof. G. Sabattini, Prof. A. Sassu e Prof. G. Usai, sosteneva testualmente al capitolo 7 “Il modello di zona franca proposto per la Sardegna”: …….attraverso la costruzione di una zona franca che ammetta all’interno dell’area regionale, sia operazioni di trasformazione su merci e prodotti, tipiche delle zone franche orientate alla produzione, sia operazioni usuali su merci e prodotti, tipiche delle zone franche doganali, sia operazioni di introduzione al consumo diretto di determinate quantità di merci e prodotti in esenzione da alcuni tributi, tipiche delle zone franche al consumo. In altri termini, la zona franca, strumentale all’attivazione di un processo di accumulazione endogena in Sardegna, dovrebbe essere caratterizzata dal seguente “pacchetto di esenzioni”:

1°) esenzioni dai diritti di confine (dazi, sovrimposte, prelievi agricoli….ed altro equivalente;

2°) esenzioni da imposte dirette (irpeg-irpef-ilor) ed indirette (iva, invim, ipotecarie, imposte registro, catastali, fabbricazione ed imposte erariali di consumo)aggiuntive rispetto all’attuale legislazione.

Il professore, completa l’opera con i capitoli 8 e 9 dove si indicano contenuti e modalità e precisa che “operano in modo del tutto svincolato dalle rigidità della contabilità pubblica” e che “si può affermare che le esenzioni costituiscono una classe di benefici la cui manovra rispetto alle imprese risulta essere aggiuntiva”……testuale.

Ora, cosa può essere accaduto nel frattempo da indurre il professore a fare una piroetta come quella riportata nell’articolo dell’Unione di oggi? Noi diciamo che nel frattempo addirittura abbiamo avuto conferme del diritto e della volontà politica alla zona franca, infatti, cosa sono il D.Lgv 75/1998, il DPCM  del 2001, la delibera della Giunta Regionale del 2001, le intese stato regione e la L.R. 10 /2008, se non la conferma della volontà di andare verso la zona franca?.....”Pacta sunt servanda” caro Professore.

Ma non basta, il professore, con un dire quasi sufficiente e banale, afferma che si tratterebbe di punti franchi doganali nelle 6  piccole aree portuali…..e no caro professore, il D.Lgv 75/98 istituisce le “ zone franche” e non i “porti franchi”: “anche negli altri porti e nelle aree industriali ad essi collegati o collegabili”.

Appare evidente come il sole che la piroetta del professore è indotta da partigianeria e da militanza organica all’interno di quei contesti partitocratici che come bene ha detto l’Avv. Francesco Scifo non intendono accogliere nulla che ne limiti il potere, semplicemente perché essi sanno bene che “ZONA FRANCA” vuol dire prima di tutto sburocratizzare e poi spostare l’asse dell’economia dal pubblico al privato, dall’assistenza alla produzione, dalla finanza al lavoro.

Per dirla tutta: quanti oggi contano di avvicendarsi al potere all’interno di un bipolarismo che garantisce l’alternanza quasi sistematica, non vedono di buon occhio la sfida culturale della “zona franca”…..essi vogliono congelare l’esistente, noi vogliamo cambiare a partire dagli strumenti. Questa è la vera sfida che oggi la Sardegna ha davanti."

 

 

 

                                                                                                              

Letto 3665 volte Ultima modifica il Sabato, 28 Settembre 2013 13:04

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