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Domenica, 16 Febbraio 2014 12:55

Domande Frequenti sulla Zona Franca

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Che cosa è una Zona Franca?

Una zona franca è un’area costruita all’interno di un territorio nazionale di uno Stato per raggiungere diversi obiettivi, quali quello di aumentare il commercio internazionale, diminuire la disoccupazione e velocizzare lo sviluppo economico.
Generalmente, malgrado siano situate all’interno dei territori nazionali, vengono definite come zone escluse dalla linea doganale per quanto riguarda la legislazione fiscale e doganale.

In cosa consiste una zona franca?

Una zona franca consiste nell’organizzazione di un territorio in modo tale che esso abbia delle compensazioni fiscali ed economiche riguardo a degli svantaggi quali la bassa densità demografica, lo spopolamento o l’insularità. Questa organizzazione può interessare sia i residenti nel territorio che le imprese – locali e forestiere – che avrebbero in questo modo una serie di benefici e sgravi fiscali legati alla quantità di occupazione proposta.

Ci sono vari modelli di zona franca, quale è quello adatto alla Sardegna?

La Sardegna deve avere la zona franca integrale extradoganale (non interclusa). Vuol dire zona franca senza confini, per sempre e con un doppio beneficio: uno a favore della produzione, l’altro per il consumo. E fra questi modelli non c’è contrapposizione, bensì integrazione.

Quindi la Sardegna cosa diventerà?

In sole due parole: un paradiso fiscale. Una specie di Montecarlo estesa. Si potranno persino aprire dei casinò. I cittadini, beneficiando della eliminazione delle tasse-accise-iva sui beni di prima necessità come la benzina, l’energia elettrica, lo zucchero, il caffè, oppure sui profumi, sulle apparecchiature elettroniche, alcool e derivati, ecc., in poco tempo potranno risollevare la propria economia e magari avranno la possibilità di diventare imprenditori di se stessi, di aprire una nuova attività e di sfruttare il flusso commerciale che si potrà avere in futuro.

Sarà così in tutta la Sardegna o solo nei porti franchi di Cagliari, Olbia, Portovesme, Porto Torres, Oristano e Arbatax?

Dappertutto, visto che siamo un’isola e il mare è la nostra barriera doganale. Intorno a questi sei porti franchi si devono immaginare delle aree, recintate, dove chi vuole e a certe condizioni potrà depositare le merci senza pagare dazi e altre imposte di transito.

Questo modello di zona franca integrale extradoganale significa che anche avvocati, albergatori e rappresentanti in Sardegna saranno esenti dall’Iva?


Si. Anche per loro lavorare in Sardegna sarà più vantaggioso e redditizio. Questo sarà anche un incentivo non solo per i cittadini e imprenditori sardi, ma anche per coloro che da fuori vorranno trasferirsi in Sardegna e fare impresa con un residente, passo obbligatorio per venire a fare impresa in regime di fiscalità agevolata.

L’Iva non pagata provocherà problemi al bilancio della Regione?

No, perché una volta resa operativa la zona franca sarà la Sardegna, con un’agenzia autonoma, a riscuotere i tributi, senza aspettare che lo Stato ci restituisca chissà quando la parte che ci spetta di Iva e Irpef. Tra l’altro cambierà anche il nostro rapporto fiscale con l’Italia visto che saremo obbligati a trasferire una percentuale d’imposte molto più bassa. Senza dimenticare che fra produzione e consumo, all’interno della zona franca, ci sarà più del triplo di benessere.

Chi stabilirà quali beni costeranno meno?

La Regione, in accordo con lo Stato e tutti potranno comprarli. Anche le persone che arriveranno da fuori – ad esempio i turisti - seppure a certe condizioni.

C’è il pericolo che in poco tempo la Sardegna diventi una “terra d’assalto” o subisca un aumento della popolazione?

Il pericolo non sussiste dal momento che al momento dell'attuazione, la Regione preparerà un modello di zona franca dove - ad esempio - la residenza non verrà data se non dopo 10 anni in Sardegna e per aprire un'azienda (per esempio) bisognerà avere il 51% di quote di proprietà di un sardo e almeno il 51% dei dipendenti di zona.

Ci rifaremo al modello di zone franche integrali già esistenti e consolidate come le Canarie, la Valle d’Aosta, Livigno, ecc.

Che tempistica si prospetta per l’attuazione della zona franca?

Per la produzione dobbiamo aspettare che l’Europa prenda atto del nostro diritto inserendo la Sardegna fra le zone franche europee. Poi dovremo essere noi a mettere in moto la macchina, a cominciare dalla perimetrazione dei porti franchi, in cui potranno essere comprese le zone industriali.

E per quanto riguarda i benefici per i cittadini?

Siamo in dirittura d’arrivo. Manca poco e potremo avere l’abbassamento dei costi del carburante e dell’energia elettrica attraverso la comunicazione del Ministero delle Finanze che a sua volta deve comunicare alla UE che la Sardegna è il suo territorio di zona franca integrale. Già questo è un ottimo passo e porterà un beneficio immediato alla popolazione.
Quali sono gli aspetti negativi?

Non ne esistono. La zona franca è l’unica possibilità per salvare la Sardegna dalla povertà, dall’emigrazione e dallo spopolamento, o peggio, dalla diaspora. Con l’attuazione di questo strumento di politica economica possiamo sperare in un futuro migliore, riportando nella loro terra persino tutti coloro che sono stati costretti ad emigrare. Quindi essa costituisce l’ultima speranza del popolo sardo dopo sessant’anni di inefficienza della classe politica e di assistenzialismo programmato. Ora o mai più!

Letto 18887 volte Ultima modifica il Martedì, 10 Novembre 2015 20:10

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