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Francesco Scifo

Francesco Scifo

Avvocato, da anni supporta la causa della Zona Franca aiutando l'interpretazione delle leggi.

Il breve articolo riportato sulla Nuova Sardegna del 26.03.2014 in tema di richiesta di attuazione dei punti franchi merita un puntuale commento.

Il Decreto Legislativo n.75 del 1998 è la legge dello Stato Italiano che ha istituito le zone franche in Sardegna. Si tratta però non semplicemente di punti franchi portuali ma della possibilità di avere un regime doganale e fiscale speciale in qualunque parte dell'Isola.

 


Infatti, chiunque (art.801 reg. 2454/93) intenda operare sui mercati extra Unione Europea, può chiedere, secondo le modalità previste dal D.p.c.m. 7 giugno 2001 e dall'art. 808 del Regolamento n.2454/93 di adottare tale regime per migliorare le sue possibilità economiche di competere sul mercato.

Il Movimento Sardegna Zona franca lista Maria Rosaria Randaccio sta concretamente lottando sul piano europeo, nazionale e regionale per attuare questo diritto, chiedendo l'applicazione, non solo del regime previsto dai regolamenti dell'UE n.2913/92 e n.2454/93, ma di quello propriamente extradoganale come sancito dalla Legge del 25 settembre 1940 n.1424 e dall'art. 12 dello Statuto Sardo che lo ha recepito nel corpo statutario sardo.

L'obiettivo comune è attuare la disciplina sull'extradoganalità prevista da quella legge.

La campagna elettorale ha i suoi ritmi e le sue regole, però una cosa è certa la verità viene sempre a galla come una bollicina di champagne. La verità è che nessuno può appropriarsi impunemente di quanto fatto dalla dottoressa Randaccio in due anni di incontri pubblici massacranti, è solo LEI che ha creato una coscienza comune diffusa del diritto alla zona franca della Sardegna e messo in discussione la legalità delle procedure di nomina dei dirigenti dell'Agenzia delle Entrate e della riscossione.

Venerdì, 28 Giugno 2013 12:43

L'avv.Scifo risponde al prof. Beniamino Moro

 

L'articolo comparso oggi su un quotidiano locale in tema di zona franca, a firma del prof. Beniamino Moro, impone alcune considerazioni.

Il professore è un economista ed è strano che abbia scritto un articolo senza fare considerazioni di tipo economico ma esclusivamente giuridico. Con tutto il rispetto, mi pare che occuparsi di competenze Stato-Regione e di equilibri costituzionali e sentenze della Corte Costituzionale, sia addentrarsi in un campo che non è proprio il pane quotidiano degli economisti. Forse è per questo che, da economista e non da giurista, egli trascura, nella sua esposizione e nella sua analisi, almeno tre leggi fondamentali sul tema trattato: la legge Regionale Sardegna n. 22 del 1953 art.2, il dlgs 75/98 art.1 e la legge regionale Sardegna n.10 del 2008 art. 1 lett.d).


Queste norme sono proprio quelle smentiscono le tesi sostenute nell'articolo, in tema di ripartizione delle competenze tra Stato e Regione in materia di zone franche. In ogni caso, chi leggesse lo scritto "La zona franca in Sardegna, di Beniamino Moro, Gianfranco Sabattini, Antonio Sassu e Giuseppe Usai" in Annali della Facoltà di Economia e Commercio. Nuova serie. Vol. VI, 1991, noterebbe subito la differenza tra cosa il prof. Moro scrive oggi e cosa scriveva allora, ad esempio,in tema di zone franche al consumo, dove promuovendo questo strumento di politica economica affermava a pag. 145: "questa forma di franchigia anche sulla base dell'esperienza, può risultare uno strumento di una certa utilità per sollecitare il segmento della domanda internazionale rivolta ai servizi turistici, oltre che a costituire di fatto un aumento di reddito reale per i residenti".

Inoltre, il professore dimentica che l'avvenuta istituzione delle zone franche con il dlgs 75/98, una legge dello Stato di rango costituzionale, ha esteso l'originario ambito limitato ai "punti franchi" dall'art.12 dello Statuto. Inoltre, a conferma della bontà dello strumento zona tout court, il professore nel 1991 scriveva a pag. 203: “Le esenzioni concesse non dovrebbero escludere l’obbligo, per tutti gli organi finanziari della Stato, di conteggio dei diritti di confine e delle imposte dirette e indirette che dovrebbero essere considerati come interamente riscossi, ai fini della determinazione delle entrate da assegnare alla Regione, ai sensi dell’articolo 8 dello statuto speciale”.

E' legittimo cambiare idea ma il professore dovrebbe spiegarci perché, invece di dare il suo contributo alla Sardegna ora che serve la sua competenza e che stiamo ponendo la questione con lo Stato, pare volersi schierare nell'agone politico invece favorire un dialogo unitario e costruttivo per bene comune.

 

L'Avvocato Francesco Scifo scrive: "Nonostante mesi di lavoro e incontri pubblici esiste ancora chi cerca pura visibilità, chi non ha capito cosa stiamo facendo e chi disinforma apertamente. Tento di riassumere la situazione. Ovviamente né lo scrivente, né la dott.ssa Randaccio, dato che siamo privi qualsiasi carica pubblica, abbiamo il potere politico di attuare alcun tipo di zona franca.

Il nostro compito è di formare una opinione pubblica informata su questo strumento di politica economica: elettori che possano decidere in modo consapevole come orientare i propri politici di riferimento, per evitare che l'economia dell'Isola vada definitivamente a catafascio.

Ciò detto, si deve chiarire che la definizione di zona franca e/o punto franco è diversa per il diritto doganale comunitario e per quello italiano.

Infatti, la normativa italiana assimila le zone franche anche alle zone extraterritoriali (art.2 d.p.r. n.18/1971 e succ.vo art. 2 del Testo Unico Doganale D.P.R. n.43/73), quella comunitaria no.

Secondo la normativa comunitaria zona franca è un fatto di puro diritto doganale, secondo la nostra legge, invece, anche un fatto di extraterritorialità: questo significa che, oltre alle esenzioni doganali, possono e devono considerarsi anche quelle direttamente connesse con il venir meno del requisito della territorialità.

Siccome le imposte indirette (IVA e accise) hanno quale requisito necessario la territorialità, se questa viene meno manca il loro presupposto applicativo.

Secondo il D.P.R.n. 633/1972 (IVA), come aggiornato al 2013, le imprese operano in esezione nelle zone extraterritoriali ovvero fatturano ma non pagano l'IVA. Su tali presupposti l'azione che stiamo conducendo è volta ad ottenere, per la Sardegna, sia una esenzione doganale che una esenzione di tipo fiscale: quella definita "zona franca integrale".

L'applicazione della zona franca cd. "integrale" (doganale e fiscale al consumo) non comporta, di per sè, alcuna perdita di trasferimenti statali: infatti, mentre l'esenzione dai dazi doganali è fissata nella legge comunitaria, invece la misura delle esenzioni fiscali e contributive possibili dipende esclusivamente da come viene concordata dalla Regione con lo Stato centrale.

Su tali basi chi afferma che la zona franca determinerebbe perdite del bilancio regionale o statale dice cose non vere.

L'unico strumento di politica economica che oggi è disponibile per rendere la Sardegna competitiva con gli altri paesi della UE, nonchè compatibile con gli obblighi di coesione previsti dal trattato dell'Unione Europea, è la zona franca integrale.

Tuttavia, solo una classe politica che ha capito che l'effettiva situazione economica è eccezionale può decidere di usarlo, sulla pressione di un'opinione pubblica informata, a prescindere dalle possibilità previste dalle leggi e dai giudici.

Infine, la nuova Legge Costituzionale n.1/2012 sulla parità di bilancio entrerà in vigore dal 1° gennaio 2014 e non è stata sottoposta a referendum popolare: essa, novellando gli articoli 81, 97, 117 e 119 Cost., introduce il principio dell’equilibrio tra entrate e spese del bilancio, cd. “pareggio di bilancio”, correlandolo a un vincolo di sostenibilità del debito di tutte le pubbliche amministrazioni, nel rispetto delle suddette regole in materia economico-finanziaria derivanti dall’ordinamento europeo: in soldoni, ciò significa che, se non viene fatta la zona franca, la sardegna dal 2014 non avrà più nè i trasferimenti statali adeguati, nè la possibilità di avere una propria economia competitiva.

A chi continua a osteggiare la zona franca dico perciò di aprire gli occhi: IVA e accise verranno meno non per la zona franca ma perchè nessuno produrrà più in Sardegna e in Italia.

Poi fate tutti come volete! Buona fortuna."

 

Martedì, 09 Aprile 2013 11:53

Comunicazione all'Ufficio delle Dogane

 

 

Oggetto: richiesta di esecuzione delle delibere Giunta RAS n.ri 8/2 del 07.02.2013 e 9/7 del 13.02.2013.

 

Spett.le Agenzia delle Dogane,

nella qualità di procuratore costituito dei ricorrenti nell’azione collettiva proposta ai sensi del dlgs n. 198/2009, pendente presso TAR Sardegna n.ro 91/13, si comunica quanto segue.

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