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Maria Rosaria Randaccio

Maria Rosaria Randaccio

Ex intendente di finanza, da anni porta avanti un centro di ascolto per cittadini in situazioni di disagio.

Il popolo sardo subisce mostruose predazioni da parte dello Stato italiano che considera la Sardegna una sua colonia, abitata da idioti e ignoranti che non reagiscono mai alle ingiustizie che gli vengono inflitte.
Solo l’ultima figuraccia davanti ai turisti che hanno pagato due volte il biglietto, ci ha aperto gli occhi sulla ennesima ingiustizia che ci vede privati della continuità territoriale e pertanto sequestrati nell’isola.


La Corte Costituzionale, con Sentenza n. 230/2013 depositata in Cancelleria il 23 luglio 2013, ha dato torto alla Regione Sardegna in un contenzioso instaurato dalla stessa (Regione) contro lo Stato Italiano, per essere stata privata del cosi detto “Diritto alla Continuità territoriale”, a causa della Vendita/Alienazione/Privatizzazione dei traghetti di trasporto passeggeri, che operava con navi della Tirrenia, comprate con i soldi dei Sardi, ma acquisite nel Patrimonio del Pubblico Demanio dello Stato Italiano, che al momento della sua vendita/privatizzazione/alienazione ha fatto finta di aver dimenticato che aveva già trasferito alla Regione Sardegna le funzioni dello Stato, relativamente al trasporto pubblico locale, trasferimento realizzato con la Legge Finanziaria del 2007, ossia la Legge Costituzionale n.296/2006 art. 1 comma 837 e comma 834, con il quale è stato modificato anche l’art.8 dello Statuto Speciale per la Sardegna di cui alla Legge Costituzionale n.3/1948.

Non riusciamo a comprendere come mai la Corte Costituzionale nella succitata Sentenza n.230/2013 abbia potuto non salvaguardare il principio costituzionale sulla “Gerarchia delle fonti del Diritto” dove si prevede che con leggi ordinarie non possano venire modificate leggi di livello costituzionale, come sono appunto le seguenti leggi ordinarie in base alle quali sono stati venduti/privatizzati i traghetti della Tirrenia:
- D.L. n.95/2012 convertito nella legge 135/2012 art. 6 comma 19,
- D.L. n.135/2009 art.19 ter convertito nella Legge n.166/2009 art.19 ter e del
- D.L. n.125/2010 convertito nella Legge n.163/2010 art.1 comma 5 bis, lett. f)

mentre l’art. 1 comma 837 della Legge Costituzionale n. 296/2006 prevede che: “Alla Regione Sardegna sono trasferite le funzioni relative al trasporto pubblico locale (Ferrovie Sardegna) e le funzioni relative alla continuità territoriale. Al fine di disciplinare gli aspetti operativi del trasporto di persone relativi il Ministero dei Trasporti e la Regione Autonoma della Sardegna, entro il 31 marzo 2007, sentito il Ministero dell’Economia e delle Finanze, sottoscrivono un accordo attuativo relativo agli aspetti finanziari, demaniali, ed agli investimenti in corso (sic)”;
Vendita/Privatizzazione che si è realizzata anche in violazione della Legge Regionale n. 22 del 7 maggio 1953, e quindi in violazione anche del Trattato di Roma ratificato con la Legge n.1203/57, che all’art. 234 garantiva tutti i diritti sorti precedentemente alla nascita della Comunità Economica Europea, attuale Unione Europea.
Quindi la suddetta privatizzazione si è realizzata addirittura in violazione della Normativa Comunitaria che garantiva alla Sardegna la sua “continuità territoriale” sancita nella Legge Regionale n. 22/1953 del 7 maggio 1953 (antecedente al Trattato di Roma e mai impugnata dallo Stato Italiano) dove si prevedeva che lo Stato Italiano dovesse attribuire alla Sardegna i fondi necessari a finanziare le agevolazioni in tema di trasporto e che le agevolazioni previste dall’art.1 (stessa legge) dovessero avere come finalità il superamento dei disagi derivanti dall’insularità (isola) della Sardegna, agevolazioni che dovevano estendersi anche a favore delle iniziative a carattere consortile o cooperativistico, che si fossero proposte come finalità la realizzazione di punti franchi e di depositi franchi in tutta la l’Isola.
Punti franchi extradoganali che ai sensi dell’art. 1 della Legge Doganale del 1940, erano stati concessi dallo Stato Italiano alla Sardegna, ai sensi dell’art. art. 12 dello Statuto Sardo approvato con Legge Costituzionale n. 3 del 1948, successivamente confermati con il D.lgs. n.75/98.
Punti franchi equiparati alle zone franche e ai depositi franchi dal D.P.R. n.1133/1969 e dall’art. 2 e 170 del D.P.R. n.43/73, emanati in recepimento delle seguenti Direttive Comunitarie n.69/73/CEE, n.69/74/CEE, e n.69/75/CEE del 4 marzo 1969, sulla “Armonizzazione delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative riguardanti il regime delle Zone Franche depositi e punti franchi“.
Le leggi ordinarie in base alle quali è stata privatizzata la Tirrenia, sono state emanate e utilizzate proprio in violazione della succitata normativa Comunitaria e Nazionale, in particolare anche di quanto previsto dall’articolo 6 comma 3 del D.L. n.669/96 convertito nella Legge n. 30/1997 che ha riscritto il comma 114 dell’art. 3 della Legge n. 662/1996 dove si prevede che “i beni immobili e i diritti reali sugli immobili appartenenti allo Stato, situati nei territori delle Regioni a Statuto Speciale nonché delle province autonome di Trento e di Bolzano, sono trasferiti al patrimonio dei predetti enti territoriali, nei limiti e secondo quanto previsto dai rispettivi Statuti. Detti beni non possono essere conferiti nei fondi di cui al comma 86, né alienati o permutati (neanche da parte dello Stato).
Le norme che disciplinano la dismissione del Patrimonio Demaniale dello Stato Italiano prevedono costantemente che in occasione della Dismissione/Privatizzazione di Beni Demaniali, abbiano diritto di Prelazione sui suddetti beni, le Regioni e gli Enti Locali, ai sensi delle seguenti norme:

• art. 117 della Costituzione;
• Legge n.59/97 (art. 9);
• D.lgs. n. 281/97 (art. 1);
• D.lgs. n. 286/99;
• Legge n.267/2000 art. 4 art. 8 e art. 34;
• Legge n.234/2012

nonché ai sensi della Legge n.136/2001 (art. 1) che nell’apportare modifiche all’art. 19 della Legge n.448/98, articolo precedentemente modificato dal comma 10 della Legge n.488/99 ha inserito il seguente periodo (prima del comma 1):
“sui beni e sugli immobili demaniali appartenenti a qualsiasi titolo allo Stato, le Amministrazioni dello Stato possono proporre lo sviluppo, la valorizzazione o l’utilizzo con diritto di “Prelazione” anche sui beni del Ministero della Difesa”.

Sebbene la Corte Costituzionale abbia dichiarato legittima la suddetta “Privatizzazione della Tirrenia” la suddetta operazione è stata effettuata (tra l’altro) anche con la partecipazione attiva di falsi dirigenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ossia di semplici impiegati privi del titolo giuridico idoneo a produrre gli effetti giuridici previsti dalla legge (privatizzazione).
Nella sentenza di cui alle premesse la Corte Costituzionale ha utilizzato, questa volta a sproposito, la giustificazione, ribadita più volte nel contesto della Sentenza che “la Vendita/Privatizzazione si è realizzata al fine di adeguare l’ordinamento nazionale ai principi comunitari in materia di cabotaggio marittimo e di liberalizzazione delle relative rotte”.
Normativa Comunitaria dove si prevede esattamente il contrario, ossia che la privatizzazione del Pubblico Demanio possa intervenire solo dopo espressa rinuncia al Diritto di Prelazione da parte del Titolare di quest’ultimo diritto (Regione, Provincia Comune) e solo dopo che il Dirigente del Ministero delle Finanze, che abbia una Funzione equiparata a quella un tempo riservata agli Intendenti di Finanza dalle norme sulla Contabilità di Stato, abbia proceduto alla preventiva SDEMANIALIZZAZIONE del Bene, e che il suddetto bene per poter venire alienato/privatizzato deve venire obbligatoriamente “iscritto preventivamente nel Patrimonio Disponibile del Pubblico Demanio” ai sensi dell’art. 823 del Codice Civile, dove si prevede che “i beni del Demanio pubblico sono inalienabili e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi, se non nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi che li riguardano, e che ai sensi dell’art. 829 il passaggio dei beni dal demanio al patrimonio dello Stato deve essere dichiarato dall’Autorità amministrativa (ossia dal Dirigente assunto tramite pubblico concorso bandito ai sensi dell’art. 97 della Costituzione).

Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio

 

COME PUÒ L’AGENZIA DELLE ENTRATE PRETENDERE LA CORRETTEZZA TRIBUTARIA DAI CONTRIBUENTI QUANDO LEI STESSA, AL SUO INTERNO, NON RISPETTA LE LEGGI DELLO STATO?

Il Tar del Lazio con Sentenza n.7636 del 30/09/2011 ha annullato un “concorso interno” indetto con Provvedimento n.146687/2010 del 29.10.2010 sottoscritto dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate del Ministero dell’Economia e Finanze, indetto per la selezione di 175 Dirigenti di seconda fascia, le motivazioni dell’annullamento del suddetto concorso interno le troviamo confermate anche nella Sentenza n. 6884 del 01.08.2012 del Tar del Lazio, che ha verificato come, nelle Agenzie delle Entrate di tutta Italia, su un organico di 1200 Dirigenti, circa 800 incarichi sono ricoperti da “Dirigenti Fasulli”, in quanto conferiti a semplici impiegati, tali privi del titolo che li legittima a ricoprire quel posto e quindi a sottoscrivere validamente gli atti di accertamento ed iscrizione a ruolo dei tributi che l’Agenzia delle Entrate ritiene evasi, incarico dirigenziale, che a termini di legge si ritiene che sia due volte nullo ab origine in quanto:


1) conferito/sottoscritto da altrettanto Semplice Impiegato (che non aveva titolo giuridico conquistato attraverso un pubblico concorso indetto per coprire posti dirigenziali vacanti negli organici dirigenziali del Ministero delle Finanze);
2) conferito ad altrettanto semplice impiegato che non poteva ottenere l’incarico senza aver superato regolare concorso pubblico, indetto ai sensi dell’art. 97 della Costituzione.
Infatti anche coloro che sono stati posti ai vertici degli uffici centrali del Ministero dell’Economia e delle Finanze – dal 1990 in poi - hanno esercitato abusivamente il potere che consente all’Autorità Finanziaria di conferire legalmente incarichi dirigenziali, essendo costoro dei semplici impiegati inquadrati nella 9° qualifica funzionale, vincitori di concorsi interni ( a 999, 162, 163 posti) che ai sensi dell’art. 97 della Costituzione, non potevano venire banditi fintanto che non fossero stati restituiti ai ruoli dirigenziali di legittima appartenenza i Dirigenti della Carriera direttiva ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72, cosi come precisato dall’art. 20 del D.lgs. n.29/1993, dall’art. 20 della Legge n.488/99 e dallo stesso Ministero delle Finanze con la nota Prot. n. 87894 del 13.09.2000 (allegata), dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione Pubblica con Circolare n.2/2000 Protocollo n.4782/2000 del 10.02.2000 esplicativa dell’art. 20 della Legge n.488/1999, concorsi interni che ai sensi della normativa succitata, non conferiscono titolo giuridico idoneo alla qualifica/categoria di Dirigente come individuata dall’art.2095 del codice civile e nella tabella allegata al R.D. 100/1937.
Concorsi che per giunta, non potevano neanche venire banditi come precisato dall’art.17 della Legge n.127/97, legge che al comma 81 conferma l’equiparazione dei Segretari Comunali ai Dirigenti dello Stato, prevedendo anche per costoro la istituzione di apposito “Albo” equivalente all’Albo dei Dirigenti pubblici di cui all’art.23 del D.lgs. n.29/1993, trasformato in “Ruolo Unico” dall’art.1 del D.P.R. n.150/1999; legge (127\1997) che all’art. 17 comma 82 ultimo periodo, si fa carico – tra l’altro – di abrogare le norme (D.P.R. n.44/90 e D.L. n.344/90 e Legge n.21/91) in base alle quali i Dirigenti (Veri) del Ministero delle Finanze assieme ai Segretari Comunali sono stati Retrocessi in Carriera con il loro inquadramento nella 9° qualifica Funzionale; inquadramento/retrocessione attuata attraverso una erronea e pretestuosa interpretazione del D.P.R. n.44/90 e dal D.L. n.344/90 convertito in Legge n.21/91, leggi che come detto sono state abrogate dalla Legge n.127/\97 (Bassanini 2) che aveva anche disposto la contestuale restituzione di tutti i Dirigenti di tutte le Pubbliche Amministrazioni, compresi i dipendenti delle Regioni a Statuto Speciale, e quindi di tutti i Dirigenti del Ministero delle Finanze e dei Segretari Comunali equiparati ai suddetti Dirigenti dall’art. 25 e tabella D allegata al D.P.R. n.749/1972, ai Ruoli Dirigenziali di legittima appartenenza.

La questione attualmente pende davanti alla Corte Costituzionale dopo che il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, con Sentenza non definitiva n.5451 depositata il 18.11.2013, ha chiesto alla suddetta Corte che si pronunci sulla violazione o meno dei principi Costituzionali da parte del Decreto Legge n.16/2012 convertito nella Legge n.44/2012 che all’art. 8 comma 24, ha fatto salvi gli attuali incarichi dirigenziali conferiti a semplici impiegati, nelle more dell’espletamento di nuove procedure concorsuali.
Il Consiglio di Stato nella richiesta di pronunciamento da parte della Corte Costituzionale ha richiamato le numerose sentenze in base alle quali la suddetta Corte, ha costantemente affermato la prevalenza dei principi costituzionali fissati dall’art. 97 della Costituzione sulle leggi ordinarie, che pretendono di disattenderli (ovviamente) in violazione anche delle norme sulla gerarchia delle fonti del Diritto.

I Dirigenti del Ministero delle Finanze (defenestrati) erano stati regolarmente assunti tramite pubblici concorsi indetti ai sensi dell’art. 97 della Costituzione, nei Ruoli dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72, concorsi regolarmente banditi ai sensi e con le modalità previste dalla Legge n.397/1975, dal D.L. n.283/81 convertito nella Legge n.432/1981, e nella tabella annessa al R.D. n.100/1937, assunzione di Dirigenti che si era regolarmente realizzata con le seguenti modalità :

1)Inquadramento in prova (6 mesi) con le modalità previste dall’ art.10 della Legge n.397/75, dove si disponeva che le graduatorie dei vincitori dei concorsi, una volta approvate con la firma del Ministro competente, dovessero risultare immediatamente operative;
2) Inquadramento in Ruolo con le modalità previste dall’art.5 del D.P.R. n.246/48, dall’art.2 della Legge n.32/66 dell’art.11 del D.P.R. n.593/72 dell’art. 56 della Legge n.590\82, art. 2995 c.c.

I suddetti Dirigenti del Ministero delle Finanze, appartenevano ad una carriera nella quale si avanzava nelle varie qualifiche individuate dal D.M. del 28 Dicembre 1972 (G.U. n. 234 dell’11 settembre 1973) attraverso i giudizi annuali di “non demerito” e tramite determinate permanenze nelle varie qualifiche della stessa (carriera), dopo che la Legge n.249/68 e la Legge n.775/70 avevano eliminato gli “esami di avanzamento in carriera”, modalità di progressione in carriera “per anzianita di servizio” previste dall’art.98 della Costituzione e confermate anche dalle Sentenze Corte Costituzionale: Sentenza n.521 del 26.11.1987–17.12.1987, e Sentenza n.228/97.

Le suddette modalità di progressione in carriera (per anzianità di servizio) sono state previste dal D.P.R. n.748/72, e confermate successivamente dalla Legge n.301/1984, legge che oltre ad abrogare l’art. 22 del D.P.R. n.748/72, aveva ribadito che “i corsi di formazione Dirigenziale” previsti all’art. 22 del D.P.R. n.748/72 , erano riservati esclusivamente al personale della ex Carriera Direttiva Speciale, ossia a coloro che erano risultati vincitori di un pubblico concorso indetto (anteriormente al 1970) per coprire posti vacanti nei ruoli “ impiegatizi” della ex Carriera Direttiva Speciale soppressa dall’art. 147 del D.P.R. n.1077/70, personale quest’ultimo (Ex Carriera Direttiva) a cui il legislatore aveva riservato l’inquadramento nella 9° qualifica funzionale appositamente istituita per costoro, dal D.L. n. 9/1986 convertito nella Legge n.78/1986. Diritto all’inquadramento nella 9° qualifica Funzionale, riservato esclusivamente al SOLO personale Impiegatizio della Ex Carriera Direttiva speciale (soppressa dall’art. 147 del D.P.R. n.1077/70) diritto all’inquadramento confermato dal D.P.R. n.44/90 (art.20) dove si ribadiva quanto già previsto dall’art.1 della Legge n.312/80, ossia che “dall’inquadramento nelle qualifiche funzionali e dai relativi profili professionali (compresa la 9° qualifica istituita dal D.P.R. n.44/90)”, dovesse restare escluso assieme al personale inquadrato nei ruoli dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria di cui al D.P.R. n.748/72, anche il personale proveniente dalla ex carriera direttiva Speciale (soppressa dall’art. 147 del D.P.R. n.1077/70), che avesse già ottenuto (per anzianità di servizio) l’inquadramento nei Ruoli ad Esaurimento della stessa Carriera Direttiva Speciale, ruoli questi ultimi (Ruoli ad Esaurimento), che l’art. 60 ultimo comma del D.P.R. n.748/72 definiva: “gerarchicamente inferiori” a quelli del personale inquadrato nei ruoli dirigenziali della Carriera Direttiva ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72 (art. 76), a partire (ovviamente) dalla qualifica iniziale di Consigliere e di Vice Direttore, qualifica ottenuta con il primo inquadramento in ruolo, successivo al periodo di prova, presso gli Uffici Finanziari di destinazione.

(Sillogismo: se dall’inquadramento nella 9° q.f. era stato escluso il personale dei R.E., ovviamente e a maggior ragione, dallo stesso inquadramento nella 9° qualifica doveva restare escluso il personale che si trovava in posizione gerarchicamente superiore a quella del R.E. cosi come precisato dall’art. 60 ultimo comma del D.P.R. n.748/72).
Invece, in violazione delle succitate norme, il Ministero dell’Economia e Finanze, con provvedimenti illeciti, illegittimi, e quindi - nulli ab origine - in quanto emanati ai sensi di una normativa successivamente “ABROGATA“ , provvedimenti fatti sottoscrivere “maliziosamente” a dei semplici impiegati che non avevano titolo a rendere validi i suddetti provvedimenti, nel 1990, ha attuato un vero e proprio “ Colpo di Stato” retrocedendo in Carriera tutti i Suoi Dirigenti in servizio a seguito di una (poco credibile) errata interpretazione:
1) del D.P.R. n.44/90 art.22 comma 2
2) del D.L. n.344/90 convertito nella Legge n.21/91 (art. 15), dirigenti che avevano mandato avanti e fatto funzionare egregiamente fino ad allora, l’apparato Burocratico del Ministero delle Finanze, in quanto titolari degli incarichi e delle mansioni dirigenziali conferite loro, in ottemperanza a quanto previsto dal D.P.R. n.748/1972 (art. da 1 a 15) incarichi confermati negli ordini di servizio dei vari uffici finanziari.

Inquadramento nella 9° qualifica funzionale (e successive modifiche), che aveva riguardato assieme a quello dei Dirigenti del Ministero delle Finanze anche i quello dei Segretari Comunali, inquadramenti successivamente abrogati per entrambe le due Categorie (di Dirigenti) dalla Legge Bassanini 2, ossia la Legge n.127/97 (art. 17 comma 22, 81, 82 e 137) dove si prevedeva che i Segretari Comunali, vittime anche loro dell’errata interpretazione dei suddetti decreti (D.P.R. n.44/90 e D.L. n.344/90) dovessero venire restituiti d’ufficio ai ruoli dirigenziali di legittima appartenenza, restituzione che a termini della suddetta Legge n.127/97, doveva estendersi a tutti i Dirigenti della Pubblica Amministrazione, restituzione ai ruoli dirigenziali di legittima appartenenza, che doveva realizzarsi con la salvaguardie delle professionalità acquisite nel precedente ordinamento, compreso il diritto a veder ricostruita la propria carriera ai sensi del succitato art.17 comma 81 della Legge n.127/97, legge che al comma 22, 81, 82 e 137 estendeva i suddetti principi e disposizioni ai Dirigenti in servizio presso il Ministero dell’Economia e Finanze in quanto (per giunta) entrambe le Carriere risultavano equiparate tra loro:


- dal D.P.R. n.749/72 (art. 25 comma 25 e tabella D allegata allo stesso decreto
- dall’art.11/bis del D.L. n.283/81 convertito nella Legge n.432/81,
- dalla Legge n.72/85 (art. 2)
- dall’art. 2 comma 4 e 5 del D.lgs. n.29/93
- Legge n.127/97 art. 17 comma 22, comma 81, comma 82 e 137
- dall’art.1 della Legge n.334/97
- dall’art.23 bis del D.lgs. n.165/01
- dall’art.7 comma. 2 del D.lgs. n.145/02
- D.lgs. n.267/2000 art.101 comma 4/bis
- Legge n.69/2009 art. 21 comma 1 e 1/bis
- Legge n.296/06 art.1 comma 578 che dando una interpretazione autentica al’art. 23 bis del D.lgs. n.165/01, faceva salve le anzianità di servizio dei Dirigenti e dei Segretari Comunali, le cui carriere erano tra loro equiparate, e quindi nel rispetto del “principio di non discrimine” di cui al D.lgs. n.216/2003, decreto emanato in attuazione della Direttiva Comunitaria n.2000/78/CE, dell’art.14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo CEDU e dell’art. 21 della Carta di Nizza.


Per cui al suddetto personale competeva non solo la restituzione d’ufficio ai propri ruoli dirigenziali dei Dirigenti vincitori di un pubblico concorso indetto per coprire posti vacanti nei ruoli dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72 e ristrutturata da D.lgs. n.29/93 attualmente confluito nel D.lgs. n.165/01, ma anche la ricostruzione della carriera, attuata con la ricongiunzione a domanda, dei periodi contributivi ai sensi della Legge n.29/1979 e della Legge n.296/06 art.1 comma 578, nel quale (comma 578) si prevede anche l’esecuzione dei giudicati nel frattempo formati per tutte le altre categorie di dirigenti richiamate nello stesso comma 578 dell’art.1 della Legge n.296/06, categorie tra cui risultano compresi ovviamente, i Dirigenti del Ministero dell’Economia e Finanze, tutelati questa volta da una legge di livello costituzionale come la legge finanziaria del 2007.
L’imprescrittibilità dei suddetti diritti dei Dirigenti del Ministero dell’Economia e Finanze alla restituzione d’ufficio nei ruoli Dirigenziali di legittima appartenenza, al risarcimento del danno e l’aggiornamento del trattamento economico di lavoro e del trattamento pensionistico, risultano confermati oltre che dall’art.2113 c.c. e dall’art. 31 del D.P.R. n.3/1957 anche dalle seguenti Sentenze della Corte di Cassazione a S.U. n.10995 del 25.07.2002, Corte di Cassazione n.14998 del 3.07.2007, Corte di Cassazione Civile Sez. Lavoro n.224 del 9.01.2001, dove si prevede che l’anzianità di servizio del lavoratore rappresenta la dimensione temporale del rapporto di lavoro, e pertanto costituendo il presupposto di alcuni specifici diritti, come quelli all’indennità di anzianità al risarcimento per omissione contributiva, va considerata non come uno “STATUS” né un autonomo diritto, ma come un “FATTO GIURIDICO” e come tale non soggetto né a prescrizione né a decadenza ai sensi dell’artt. 2934, 2946, 2948 c.c.
Per quanto sopra esposto, appare evidente che fintanto che non si provvederà alla restituzione dei dirigenti ai ruoli di legittima appartenenza, il Ministero dell’Economia e Finanze non poteva e non potrà BANDIRE LECITAMENTE nessun Concorso – NEANCHE INTERNO - per coprire i posti resi illegittimamente e illecitamente vacanti dalla retrocessione in carriera (attuata con l’inquadramento degli stessi nella 9° q.f. e successive modifiche) dei Dirigenti assunti nei ruoli dirigenziali della Carriera Direttiva ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72 che ai sensi dell’art. 15, fino al 1990 avevano firmato tutti gli atti riservati all’Autorità Finanziaria, come individuata anche dal D.P.R. n.858/63 dall’art.51 del D.P.R. n.633/72 dall’art.12 del D.P.R. n.602/73.


La conferma della nostra tesi è data dall’art.20 della Legge n.488/99, ultimo periodo, che nell’apportare modifiche all’art.39 della Legge n.449/97 (articolo che era già stato modificato dall’art. 22 comma 1 della Legge n.448/98) conferma che “non si possa procedere ad indire nuovi concorsi durante il periodo di vigenza di graduatorie di concorsi già espletati per il reclutamento di personale con qualifica dirigenziale presso le amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1 comma 2 del D.lgs. n.29/93”.
E come sappiamo, le graduatorie formate a seguito dell’espletamento dei concorsi che videro i Dirigenti del Ministero delle Finanze, vincitori di pubblici concorsi, indetti per coprire posti vacanti nei ruoli Dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria al momento dell’emanazione delle suddette leggi (art. 20 Legge n.488/99 che modifica art. 39 della Legge n.449/97) risultavano VUOTE ossia SVUOTATE dopo la RETROCESSIONE IN CARRIERA DEI DIRIGENTI DEL MINISTERO DELLE FINANZE, retrocessione attuata con un ILLECITO E ILLEGITTIMO inquadramento nella NONA QUALIFICA FUNZIONALE e successive modifiche!
Infine e per concludere sarebbe il caso di rammentare al giudice che dovrà pronunciarsi che in base al “Principio di non discrimine” chiamato anche “Principio di Uguaglianza” situazioni simili devono essere trattate in modo uguale, cosi come sancito dall’art.14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) e dell’art. 21 della Carta di Nizza, principi confermati anche nella Direttiva Comunitaria n.2000/78/CE e recepiti nel D.lgs. n.216/2003.
E che i Segretari Comunali fossero equiparati ai Dirigenti del Ministero delle Finanze viene confermato (ex multis) dalla stessa Legge Bassanini 2, all’art. 17 comma 22, 81,82 e 137 della Legge n.127/97 (Bassanini 2), dove si prevede anche la “Restituzione d’Ufficio” dei Segretari Comunali ai Ruoli Dirigenziali di legittima appartenenza .
Il Consiglio di Stato con Sentenza n.3812 del 27 giugno 2012 ha affermato che il cittadino raggiunto dalla notifica di un atto di accertamento tributario ha diritto d’accesso agli atti attestanti la validità della Iscrizione a Ruolo del tributo che lo riguarda, validitàa che può dirsi comprovata dalla sottoscrizione del suddetto Ruolo “Esclusivamente” da parte dell’Autorità Finanziaria, come previsto (secondo la D.P.R. n.633/72 art.51, D.P.R. n.602/73 art. 12 e 43, ossia del “Dirigente Assunto Esclusivamente Attraverso Pubblico Concorso “o di altro impiegato della Carriera Direttiva da lui delegato, sempre nel rispetto dei principi sanciti dall’art. 97 della Costituzione.
Come accertato dal Tar del Lazio con la Sentenza n. 6884 del 1° agosto 2011, ( sentenza confermata dal Consiglio di Stato) nelle Agenzie Fiscali sparse su tutto il territorio Italiano su un organico di 1200 Dirigenti, circa 800 posti sarebbero ricoperti da semplici impiegati con la cosi detta “ Dirigenza Fiduciaria” .
Ma come sappiamo, e come possiamo dimostrare, anche i 400 Dirigenti individuati come “Buoni” dalla suddetta Sentenza del Tar del Lazio n.6884 del 1° agosto 2011, sono invece dei semplici impiegati inquadrati nella 9° Qualifica Funzionale, che sono diventati Dirigenti tramite un “Concorso Interno” che (come detto) non poteva venire bandito ai sensi dell’art. 20 della Legge n.488/99, di conseguenza sono NULLI (anzi inesistenti) tutti gli atti sottoscritti da tutti i Dirigenti del Ministero delle Finanze a cui in questi ultimi 15 anni, sono stati conferiti incarichi Dirigenziali senza la preventiva RESTITUZIONE D’UFFICIO AI PROPRI RUOLI DIRIGENZIALI dei Dirigenti inquadrati nei Ruoli Dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72, carriera salvaguardata dall’art.2 comma 4 del D.lgs. n.29/1993, attualmente confluita nel D.lgs. n.165/01.
Cosi come sono Nulle tutte le iscrizioni a ruolo sottoscritte da chi non poteva risultare vincitore di un concorso che non poteva venire bandito.

Maria Rosaria Randaccio

E'utile rammentare a tutti i sardi quanto previsto dall'art.251 del T.U.Doganale italiano approvato con D.P.R. n.43/73, dove si prevede che con Decreto del Ministero delle Finanze (che non siamo ancora riusciti ad individuare) siano da stabilire le condizioni da osservarsi per impedire che prodotti provenienti dall'estero - che fanno concorrenza ai prodotti Sardi - possano venire introdotti in loco a fare concorrenza ai prodotti del suolo, della pastorizia e dell'allevamento ottenuti nel territorio della Sardegna, istituito come Zona Franca Extradoganale con il D.lgs. n.75/98.
Si tratta di una norma Comunitaria molto importante che l'Italia si era impegnata a recepire obbligatoriamente nel proprio ordinamento - come precisato nello stesso Articolo 251 - emanato ai sensi dell'art.10 e 11 della Costituzione, della Legge Doganale n.1424/1940 (art.1), della Legge Costituzionale n.3/1948 (art. 12), del T.U. Doganale approvato con D.P.R. n.43/73 (art.2 e 251), della Direttiva Comunitaria n.77/388/CEE del 17 maggio 1977 e della Legge n.131/2003.
Adempimento obbligatorio dell'Italia confermato dalla Corte Costituzionale con le Sentenze n.398/1989, n.168 del 18.04.1991, n.384 del 10.11.1994, n.94 del 30.03.1995, n.536 del 29.12.1995, dove si prevede l'immediata applicabilità delle direttive comunitarie a tutti gli stati membri.


E...tutto questo vuol dire che la Sardegna in quanto zona franca extradoganale (posta fuori dalla linea doganale dell'Italia e dell'Europa) non è soggetta alle regole europee sul Patto di Stabilità, sugli aiuti di Stato e sulle quote imposte ai coltivatori, allevatori, agricoltori (quote latte, ecc.).

 

Maria Rosaria Randaccio

SARDEGNA. Zona Franca al Consumo:  esenzione Iva e Accise

La zona franca al consumo compete alla Sardegna ed ai Sardi in base al D.lgs. n. 75/98 ed in base al principio di “Non Discrimine”, chiamato anche “ Principio di Uguaglianza”, in nome del quale situazioni simili devono essere trattate in modo uguale (si veda in tal senso art. 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo CEDU, l’art. 21 della Carta di Nizza, il  D.lgs. n.216/2003 con il quale è stata recepita in Italia la Direttiva Comunitaria n.2000/78/CE.

Le  Zone Franche extradoganali al Consumo sono disciplinate da:

  • Legge Doganale n.1424/40, dove l’art.1 precisa che i punti franchi e le zone franche sono territori extradoganali (legge in vigore quando fu emanato art. 12 dello Statuto Sardo);
  • T.U. Doganale, approvato con D.P.R. n.43/73 ancora in vigore (all’art.2 conferma l’extradoganalità dei punti franchi e delle zone franche);
  • D.lgs. n. 268/48;
  • Legge n.1438/48;
  • Legge n. 623/49;
  • Legge n. 384/54;
  • Legge n.1351/64 convertito in Legge n.28/65;
  • Legge n.762/73;
  • Decreto Legge n.746/83 convertito nella Legge n.17/1984;
  • Legge n.479/1992;
  • Legge n.28/97;
  • D.lgs. n.75/98.

                                        
ZONA FRANCA = NO IVA

1) Il D.L. n.1351/64, convertito nella Legge n.28/65, all’art. 20 bis “estende i benefici di cui all’art. 11 della Legge n.1438/48 (immissione in consumo di beni e merci senza il pagamento di dazi doganali e tributi fiscali di ogni genere) ai residenti in territori svantaggiati, il cui svantaggio è stato individuato dall’art.92 (attuale art.87) del Trattato di Roma, ossia “ove il tenore di vita sia anormalmente più basso oppure si abbia una grave forma di sotto occupazione.
2) L’art.1 della Legge n.479/1992, emanata in attuazione della Direttiva n.83/181/CEE del 28 marzo 1983, Direttive n.88/331/CEE del 13 giugno 1988 e n.89/604/CEE del 23 novembre 1989, nel riscrivere l’art. 12 del D.P.R. n.723/1965, al comma secondo precisa che non sono soggette all’imposta sul Valore Aggiunto (IVA) le merci per le quali l’esenzione dal predetto tributo è stata disposta, con carattere di obbligatorietà, dalle direttive del Consiglio delle Comunità Europee adottate in materia di armonizzazione delle disposizioni comunitarie tra gli Stati Membri nonché le direttive in materia di determinazione del campo di applicazione dell’art. 14, comma 1, lettera d) della Direttiva n.77/388/CEE del Consiglio del 17 maggio 1977.
Il suddetto art.14, in combinato disposto con l’art.16 della stessa Direttiva n.77/388/CEE del Consiglio, prevede che non sono soggette all’IVA i beni destinati ad essere immessi in una Zona Franca o in un Deposito Franco.
La direttiva sulla Armonizzazione delle legislazioni comunitarie tra gli Stati Membri è stata prevista in tema di Zone Franche dalla Direttiva n.69/75/CEE del Consiglio del 04.03.1969 dove l’art.1 prevede che le merci che si trovano nei territori dichiarati zona franca sono considerate  fuori dalla linea doganale europea (extradoganalità) ai fini dell’applicazione dei dazi doganali e di qualsiasi altra tassa o misura di effetto equivalente.

                                        
ZONA FRANCA = NO ACCISE

Il D.lgs. n.504/95 emanato in attuazione Direttiva n.92/12/CEE del Consiglio del 25.02.92, Direttiva n.92/108/CEE del Consiglio del 14.12.1992, è stato riscritto dal D.lgs.n.48/2010 emanato in attuazione  della Direttiva n.2008/118/CEE, direttiva che all’art. 12, comma 1, lett. e),  prevede che sono esentati dal pagamento delle accise i prodotti destinati ad essere utilizzati per il consumo (dei residenti in zona franca) nel quadro di un accordo concluso con paesi terzi e autorizzato in relazione all’esenzione anche  dell’IVA.
L’art. 4 punto 2 della suddetta Direttiva n.2008/118/CEE precisa che per territorio dello stato membro si deve intendere il territorio della comunità a cui si applica il Trattato a norma dell’art. 299 dello stesso Trattato, ad eccezione dei territori terzi.
L’art. 4 punto 4 precisa che per territorio terzo si intendono i territori identificati all’art. 5 comma 2 e 3, ossia i territori extradoganali.

L’art. 2 della  Legge n.28/97, che ha recepito la Direttiva n.95/7/CE del 20.05.1997 del Parlamento  e del Consiglio, prevede che possano effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’IVA, i soggetti che  si trovano nelle condizioni previste dall’art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84, ossia i soggetti che risiedono in territori titolari del diritto alla  Zona Franca.
Il suddetto art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 è stato integrato dall’art.1 comma 381 della Legge n.311/2004 che, oltre ad apportare modifiche all’art. 8 del D.P.R. n. 633/72, ha precisato che i soggetti residenti nelle zone franche, qualora intendano avvalersi dell’opportunità di effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento di dazi doganali, Iva ed Accise, devono presentare all’Agenzia delle Entrate, apposita Dichiarazione d’Intento redatta in conformità al modello approvato dal Ministero dell’Economia e Finanze, contenente l’indicazione della partita IVA del dichiarante, dell’Agenzia delle Entrate competente per territorio, e che detta dichiarazione deve essere consegnata o spedita anche ai fornitori ovvero presentata in Dogana, prima della effettuazione di ogni singola operazione.
Modalità di compilazione della suddetta Dichiarazione d’Intento sono state individuate nella Risoluzione Ministeriale n.82/E del 1° Agosto 2012 (Agenzia delle Entrate Direzione Centrale servizi ai contribuenti) emanata a seguito delle modifiche normative introdotte dall’art. 2, comma 4 del D.L. n.16/2012 convertito nella Legge n.44/2012 (vedi anche Disegno di Legge n.958 del 2013) .
L’art. 132 comma 3 del D.P.R. n.917/86 prevede che i residenti nelle zone franche (Campione d’Italia) debbano chiedere l’iscrizione all’A.I.R.E., ossia l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, di cui all’art. 132 del D.P.R. 917/86, articolo n.132 attualmente confluito nell’aggiornamento dell’art. 18 del  D.L. n.216/78, convertito nella Legge n.388/78.

Il legislatore italiano ha disciplinato la Zona Franca al Consumo con apposito Regolamento emanato con  Decreto del Ministero delle Finanze n. 489 del 5/12/1997.


Maria Rosaria Randaccio

Ai tanti che mi telefonano e scrivono chiedendo il mio parere sull’intervento del Prof. Augusto Fantozzi al Convegno di Sarroch del 28 giugno u.s. rispondo quanto segue. 

L’Esimio Professore non conosce (per sua fortuna, avendo ben altro e di meglio da fare!) l’intricata materia fiscale sulle ispezioni e le verifiche necessarie all’accertamento e la riscossione dei tributi nelle zone franche, nonché le modalità con le quali si devono gestire le operazioni relative all’autorizzazione dell’installazione dei Depositi Franchi, le modalità di custodia dei luoghi adibiti all’esercizio di attività produttive e commerciali, le procedure amministrative necessarie alla esportazione delle merci comunitarie, le operazioni di accertamento dell’affidabilità del richiedente l’installazione di un deposito e le rispettive autorizzazioni delegate da specifiche norme (emanate in attuazione di direttive comunitarie) in parte all’Agenzia delle Entrate ed in parte all’Agenzia delle Dogane, le norme di sostegno all’internazionalizzazione delle imprese nelle zone franche.

Infatti la suddetta intricata materia è devoluta alla conoscenza esclusiva dei Dirigenti del Ministero dell’Economia e Finanze, trattandosi di leggi che non si studiano neanche nelle Facoltà Universitarie dedicate alla materia fiscale. Ovviamente si tratta di coloro (Dirigenti) che sono stati inquadrati nei ruoli dirigenziali, ossia i Dirigenti assunti tramite pubblico concorso, indetto ai sensi dell’art. 97 della Costituzione, del D.P.R. n.1079/70 (art.1 e 18), della Legge n.397/75 (1,10,14), della Legge n.312/80 (art. 1 e 30) della Legge n.590/82 (art. 56) e della Legge n.127/97 (art. 17 comma 82 e 137); dove quest’ultima legge (Bassanini 2) prevede non solo l’abrogazione delle norme in base alle quali i suddetti Dirigenti erano stati illecitamente e illegittimamente retrocessi in carriera con il loro inquadramento nella 9° qualifica funzionale, ma anche il divieto assoluto di bandire altri concorsi – sia Concorsi Interni che Concorsi Pubblici - atti a coprire i posti forzatamente lasciati liberi (leggi scippati!) ai Veri Dirigenti retrocessi in carriera.
Decapitazione dei veri dirigenti realizzata con una attività delittuosa, che ha causato, e sta ancora causando un immenso danno all’Erario e alla buona immagine che dovrebbe dare l’Erario, danno su cui la Magistratura Ordinaria e Contabile (nonostante ne sia stata dettagliatamente informata) ancora oggi si rifiuta persino di indagare! Perché - come precisato nei nostri innumerevoli incontri, l’attuale Dirigente delle Dogane di Cagliari, (e si presume anche tutti gli altri dirigenti delle altre Dogane della Sardegna) sono dei semplici impiegati che non sono tenuti ad avere le conoscenze e le competenze giuridico fiscali dei veri dirigenti, per cui chiediamo al Presidente della Regione Sardegna che si faccia parte diligente presso il Ministro delle Finanze (informandone contestualmente anche la Magistratura Ordinaria e Contabile), perché venga nominato un vero Dirigente presso tutte le Dogane della Sardegna, che ovviamente possieda competenze adeguate per far finalmente decollare tutta la Sardegna come zona franca extradoganale, non solo sui porti e nelle zone industriali ma anche al consumo, con le modalità previste dall’art. 12 dello Statuto Sardo approvato con Legge Costituzionale n. 3/1948, dall’art. 92 (attuale 87) e 234 del Trattato di Roma del 1957, della Legge n.1438/48, dal D.L. n.1351/64 convertito nella Legge n.28/65 , dalla Legge n.28/97, che in combinato disposto con l’art.2 della Direttiva n.95/7/Ce del Parlamento e del Consiglio prevede che possano effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’Iva e delle Accise i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84, ossia l’articolo (art. 1) che nell’apportare modifiche all’art. 8 del D.P.R. n. 633/72 precisa che “i soggetti residenti nei territori dichiarati zona franca, qualora intendano effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’Iva ai sensi dell’art. 8 comma 1 lett. c) del D.P.R. n. 633/72 (ossia con l’Iva non imponibile), devono presentare all’Agenzia delle Entrate apposita Dichiarazione D’intento.
Diritto alla zona franca al consumo da ultimo confermato dal D.lgs. n.75/98 che ha dato attuazione all’art. 12 dello Statuto Sardo ed a quanto previsto dalla Direttiva n. 77/388/CEE del 17.05.1977 (art. 1), Direttiva n.91/680/CEE del Consiglio del 16.12.1991, della Direttiva n.69/75/CEE del Consiglio, dalla Direttiva n.2006/112/Ce del Consiglio del 28.11.2006.

Maria Rosaria Randaccio

 

 

Come tutti i Zonafranchisti che mi seguono da tempo sanno, sono stata per decine di anni, ai vertici dell'Amministrazione Finanziaria, e oggi che sono in pensione faccio parte del Sindacato Autonomo "Univip" ossia il sindacato che tutela gli interessi dei Dirigenti e dei Vicedirigenti Pubblici e che collabora strettamente con gli altri due Sindacati Autonomi dei Dirigenti Dirstat e Dirpubblica, nella lotta contro la Corruzione all'interno del Ministero delle Finanze.
Per questo mi permetto di aggiungere quattro parole a quelle dell'amico Pietro Paolo Boiano sul famigerato "accertamento sintetico" che ha fatto fallire centinaia di piccole imprese e messo sul lastrico migliaia di famiglie.

Il ricorso all'accertamento sintetico torna utile a quei semplici impiegati privi di cultura giurico-fiscale appropriata, che in questi ultimi 15 anni "inspiegabilmente" sono stati posti ai vertici del Ministero dell'Economia e Finanze - Agenzia delle Entrate, dopo che i Veri Dirigenti dello stesso Ministero contemporaneamente venivano estromessi dai loro Incarichi Dirigenziali, nonostante che a termini di legge, nessuna autorità né politica né amministrativa potesse privarli del loro "diritto alla carriera! con i relativi incarichi dirigenziali, che nessuno poteva sottrarre loro ai sensi dell'art. 15 del D.P.R. n.748/72 e della Legge n.301/84.

Previsione confermata dalla Cassazione a Sezioni Unite nella Sentenza n.10995 del 25.07.2002 e con Sentenza n.14998 del 03.07.2007, dove si ribadisce che il diritto alla carriera è un "Fatto Giuridico" e come tale non è soggetto né a prescrizione né a decadenza.

Infatti come testimoniato dal Tar del Lazio nella Sentenza n.6884 del 1°agosto 2011, confermata dal Consiglio di Stato, i suddetti Semplici Impiegati (circa 800) assieme ad un drappello di altrettanti 400 semplici impiegati, vincitori di un "Concorso interno fasullo", si trovano ai vertici dell'Amministrazione Finanziaria in aperta violazione di quanto previsto dalla Legge n.127/97 (art. 17 comma 82 e 137), legge chiamata Bassanini 2, che aveva riformato la P.A. ed aveva abrogato le leggi in base alle quali i Dirigenti Pubblici, compresi i segretari
Comunali, erano stati illecitamente e illegittimamente retrocessi in carriera con il loro inquadramento nella 9° qualifica funzionale; qualifica che ai sensi dell'art. 1 della Legge n.312/80 - del D.lgs n.105/90 art.33 e dell'art.5 del D.P.R.n.44/90, non competeva neanche al personale Direttivo dei Ruoli ad esaurimento, ossia quel personale la cui carriera impiegatizia era certamente inferiore a quella dei Dirigenti del Ministero delle Finanze, come precisato dal legislatore all'art. 60 ultimo comma del D.P.R. n.748/72.

Quindi di fatto, con una "complicità" su cui la Magistratura dovrebbe indagare, dei semplici impiegati privi della cultura necessaria per occupare quel posto, hanno USURPATO il posto ai Veri Dirigenti del Ministero delle Finanze, ossia a coloro che risultavano vincitori di un pubblico concorso indetto ai sensi dell'art.97 della Costituzione e dell'art.10 della Legge n.397/75.

Aver sostituito i veri Dirigenti con dei semplici impiegati significa aver creato un gravissimo danno all'Erario, danno di cui è responsabile anche chi da oltre 15 anni rinvia, rinvia, rinvia e rinvia l'emanazione delle sentenze con le quali si dovrebbe invitare l'Amministrazione finanziaria a disporre d'ufficio la restituzione dei veri Dirigenti ai ruoli Dirigenziali di legittima appartenenza.

Solo così si porrebbe fine all'immenso e dolorosissimo danno all'Erario che rende e renderà nulle/annullabili, anzi INESISTENTI, tutti gli accertamenti dell'Agenzia delle Entrate e le relative cartelle emesse da Equitalia negli ultimi 15 anni.

Infatti ai sensi dell'art.1 del D.P.R. n.858/63 dell'art.51 del D.P.R. n.633/72 e dell'art.12 del D.P.R. n.602/73 soltanto la firma dell'Autorità Finanziaria, ossia del "Dirigente del Ministero delle Finanze" rende Esecutivo il ruolo di Riscossione del Tributo che si ritiene evaso, e che deve essere trasmesso all'Esattore (Equitalia) per la Riscossione.

Il Consiglio di Stato con Sentenza n.3812 del 27 giugno 2012 ha affermato che il Cittadino raggiunto dalla notifica di un atto di accertamento tributario, ha diritto di accesso agli atti attestanti la validità della iscrizione a ruolo del debito tributario.

Inoltre, secondo il principio ne bis in idem, nessuno può essere sottoposto a processo più di una volta per lo stesso fatto. In pratica, Equitalia non può emettere due volte una cartella per lo stesso pagamento.

 

Maria Rosaria Randaccio

Ieri pomeriggio, ad insaputa del Movimento Zona Franca, che altrimenti avrebbe partecipato in massa all’evento, il Consiglio Regionale della Sardegna ha respinto la mozione presentata dal centrodestra che chiedeva l’immediata attivazione su tutto il territorio della Sardegna della Zona Franca al Consumo.

Seppure informata all’ultimo momento dell’evento, mi sono precipitata in Via Roma, ed ho potuto assistere in diretta agli sproloqui pronunciati dai Consiglieri di Sinistra che unanimemente hanno votato contro un diritto sacrosanto dei Sardi alla Zona Franca al Consumo, materia sulla quale i Consiglieri Regionali non avevano  nemmeno il diritto a pronunciarsi, in quanto si tratta di una materia legata al sistema  tributario di “esclusiva Competenza dello Stato" ai sensi dell’art.117 lett. e) della Costituzione Italiana.

Infatti, come da sempre specificato, scritto e ribadito in tutti i nostri incontri, il diritto della Sardegna alla Zona Franca Integrale, Extradoganale e al Consumo risulta  garantito:
- dal Codice Doganale Italiano del 1940 nel rispetto del quale è stato emanato l’art.12 del nostro Statuto Sardo;
- dal Trattato di Roma del 1957 che ha garantito agli Stati membri il rispetto di tutti i diritti sorti in precedenza della nascita della stessa Comunita Economica Europea (CEE attuale UE); 
- dalla legge Fiscale sull’Iva D.P.R. n.633/72;
- dal Trattato di Lisbona che dando una interpretazione autentica dell’art. 174  dello stesso trattato, conferma il principio che se  si istituisce una zona franca franca in un’isola, per zona franca si debba intendere tutta l’isola,
- dalla  seguente definizione giuridica di “Zona Franca”  cosi come stigmatizzata nella Legislazione Fiscale Italiana che ha recepito le direttive comunitarie della  Imposta sul Valore Aggiunto (Iva) e  quella sulle Accise (D.P.R. n.633/72 e D.lgs.n.18/2010) che parla di “vasti territori extradoganali, comprensivi di Citta e Villaggi", dove a compensazione degli svantaggi individuati all’art.92 (attuale 87) del Trattato di Roma quali insularità,  ultraperifericità, spopolamento, disoccupazione anomala, ecc. ecc. e  in applicazione della Legge n.1438/48  (art. 11)  - emanata prima del Trattato di Roma - e dal D.L. n.1351/64 convertito nella Legge n.28/65 "i residenti non sono soggetti al pagamento di  Dazi Doganali,  Iva ed Accise".

Previsione confermata dalla Legge n.28/1997, con la quale è stata recepita la Direttiva n.95/7/CE del Parlamento e del Consiglio,  dove all’art. 2 si prevede che “possano effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’Iva”  i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84, ossia l’articolo che  nell’apportare  modifiche all’art. 8 del D.P.R. n.633/72, precisa che i soggetti  residenti nei territori dichiarati zona franca, qualora intendano  effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’Iva, ai sensi dell’ art. 8 comma 1 lett. c) del D.P.R. n.633/72 (e delle Accise D.lgs. n.18/2010), devono presentare all’Agenzia delle Entrate apposita “Dichiarazione D’intento “.

Pertanto i residenti nei territori dichiarati zona franca, ai sensi del  D.P.R. n.322/98 (art.8) non sono tenuti  neanche alla presentazione della dichiarazione annuale  in materia di IVA, trattandosi di  “soggetti esonerati ai sensi di specifiche disposizioni normative“ (zone franche), tuttavia gli stessi sono tenuti alla registrazione delle operazioni nel Registro Cronologico tenuto con le modalità  di cui al D.P.R. n.695/96 art.3 comma 2  e di quelle previste all’art. 14 del D.P.R. n.435/2001 dove si prevede che le annotazioni sul registro cronologico sono equiparate a tutti gli effetti a quelle previste nei registri previsti ai fini dell’imposta (IVA) e nel registro dei beni ammortizzabili di cui al D.P.R. n.695/1996 art. 3 (G.U. n.30/97 del 06.02.97) nonché da quanto previsto dall’art. 19 del D.P.R. n.600/73.

Così come appare evidente che in base al principio di non discrimine, debba ritenersi applicabile anche alla zona franca della Sardegna quanto previsto dall’art.1 della Direttiva n.77/388/CEE del 17.05.1977, quanto previsto dalla Direttiva n.91/680/CEE del Consiglio del 16.12.1991, dalle Direttive n.69/75/CEE e n.69/74/CEE del Consiglio modificate dalla Direttiva n.2006/112/CE  del Consiglio del 28 novembre 2006, dove si prevede che i residenti nei  territori dichiarati zona franca non sono soggetti al pagamento di dazi doganali IVA e Accise, essendo i suddetti territori considerati extradoganali, ossia come se si trovassero  fuori dalla linea doganale dell’Europa.

Maria Rosaria Randaccio

A pagina 6 del quotidiano La Nuova Sardegna di oggi 5 giugno 2014 è apparsa una notizia data in formato estremamente sintetico, poco più di un trafiletto, relativo ad un emendamento che sarebbe stato proposto da un gruppo di Senatori, primo firmatario Giovanni Mauro, che presenta un emendamento alla nuova riforma del Titolo V° della Costituzione, emendamento con il quale si propone che in cambio della perdita della loro Autonomia e Specialità, (parte?) dei territori oppure (tutto?) il territorio della Sicilia e della Sardegna vengano riconosciuti come Zone Franche, con interventi prioritari nelle infrastrutture per compensare l’insularità dei due territori.

Sulla stessa pagina, questa volta a caratteri cubitali, viene riportato con tanto di fotografia, l’intervento del Consigliere Regionale Roberto Deriu del Pd e di altri ex parlamentari sardi che giudicano il nostro Statuto Sardo troppo Vecchio e bisognoso di grandi riforme!

Attenzione! Attenzione! Se questa proposta di modifica del nostro Statuto e quindi della nostra Autonomia e della nostra Specialità, venisse confermata solo per concedere anche alla Sicilia e ai Siciliani lo stesso nostro diritto alla Zona Franca, sarebbe estremamente pericoloso per entrambe le Isole che già lo possiedono a pieno titolo.


Infatti con la modifica o riscrittura del nostro Statuto Sardo (che invece ci va benissimo e ci piace!) potrebbe venire rimesso in discussione assieme al nostro attuale diritto alla Zona Franca Extradoganale, anche quello che (ai sensi del nostro statuto) compete attualmente anche alla Sicilia ed ai Siciliani, ossia: la Zona Franca Extradoganale estesa su tutto il territorio delle due Regioni, diritto che ci compete ai sensi del nostro Statuto Sardo approvato con la Legge Costituzionale n.3 del 1948, dove si fa implicito riferimento alle regole fissate dalla Legge Doganale n.1424 del 1940, dove all’art. 1 si prevede che i punti franchi, le zone franche e i depositi franchi debbano venire considerati come territori extradoganali; ossia le due Leggi che in combinato disposto con il D.lgs. n.75/1998, seppure a distanza di 50 anni, hanno dato attuazione all’articolo 12 del suddetto Statuto Sardo, istituendo la Zona Franca estesa su tutto il territorio della Sardegna, compresa la Zona Franca al Consumo, che compete ad entrambe le Isole (Sardegna e Sicilia) ai sensi del D.L. n.1351/64
convertito nella Legge n.28/65 che all’art. 20 bis, estende i benefici di cui all’art. 11 della Legge n.1438/1948 anche ai residenti nei territori svantaggiati come individuati all’art.92 (attuale 87) del Trattato di Roma, dove si prevede che gli Stati membri, onde garantire la pace sociale ed in base al principio di non discrimine, possono istituire le zone franche nei territori che presentano determinate caratteristiche che ne condizionano in negativo lo sviluppo, quali: l’insularità (isole), l’ultraperifericità, lo spopolamento, sottooccupazione, grave crisi post industriale, sovra costi del trasporto, nonché (aggiungiamo noi) i nuovi grandi esodi di popolazioni in fuga dalla guerra.
Infatti se venisse riscritto e approvato un nuovo Statuto Sardo non potremmo più rivendicare il fatto che il nostro diritto (Sardegna e Sicilia) alla suddetta Zona Franca, risulta garantito dal Trattato di Roma del 1957, che all’art. 234 aveva garantito il rispetto dei diritti sorti precedentemente alla nascita della Comunità Economica Europea (CEE), attualmente chiamata Unione Europea (UE).

Noi siamo ben felici che anche alla Sicilia e ai Siciliani venga garantita la Zona Franca integrale e al consumo, identica alla nostra, ai sensi del D.L.1351/64

convertito nella Legge n.28/65, ma vorremmo che i Siciliani capissero che anche loro, saranno garantiti nel proprio diritto, fintanto che non venga modificato lo Statuto Sardo, che garantisce automaticamente i diritti di entrambe le Isole, proprio ai sensi del succitato Trattato di Roma del 1957, Trattato che si ripete, è stato ratificato “dopo“ che il legislatore ha istituito con legge costituzionale le due Regioni Autonome a Statuto Speciale nelle due “Isole“ di Sicilia e Sardegna.


Vi prego, almeno per questa volta non facciamo gli sprovveduti davanti all’Europa dei Banchieri che ha fatto fallire l’Italia per comprarsela ai Saldi! Se cadiamo nel tranello di modificare i nostri due Statuti, per poter istituire le due nuove Zone Franche nel Mediterraneo, questa volta dovremmo chiedere l’autorizzazione all’Europa. E chi ci garantisce che poi l’Europa ce la conceda con tutti i diritti attualmente riconosciuti?

L’art. 2 della Legge n.28/97 - che ha recepito la Direttiva n.95/7/CE del 20.05.97 del Parlamento e del Consiglio - prevede che possano effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’IVA, i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art. 1 del D.L. n.746/83, convertito nella Legge n.17/84, ossia i soggetti che risiedono in territori titolari del diritto alla Zona Franca.

Il suddetto art. 1 del D.L. n.746/83, convertito nella Legge n.17/84, è stato integrato dall’art.1 comma 381 della Legge n.311/2004 che, oltre ad apportare modifiche all’art.8 del D.P.R. n.633/72, ha precisato che:

I soggetti residenti nelle zone franche, qualora intendano avvalersi dell’opportunità di effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento di dazi doganali, Iva ed Accise, devono presentare all’Agenzia delle Entrate, apposita Dichiarazione d’Intento redatta in conformità al modello approvato dal Ministero dell’Economia e Finanze, contenente l’indicazione della partita IVA del dichiarante, dell’Agenzia delle Entrate competente per territorio, e che detta dichiarazione debba essere consegnata o spedita anche ai fornitori, ovvero presentata in Dogana prima della effettuazione di ogni singola operazione.

Modalità di compilazione della suddetta Dichiarazione d’Intento sono state individuate nella Risoluzione Ministeriale n.82/E del 1° Agosto 2012 (Agenzia delle Entrate Direzione Centrale servizi ai contribuenti) emanata a seguito delle modifiche normative introdotte dall’art.2 comma 4 del D.L. n.16/2012 convertito nella Legge n.44/2012 (vedi anche Disegno di Legge n.958 del 2013).

Maria Rosaria Randaccio

Grazie ad una "Magistratura Lumaca" oggi siamo in grado di far annullare tutti gli accertamenti fiscali dell’Agenzia delle Entrate e le relative Cartelle Esattoriali emesse da Equitalia in questi ultimi 20 anni. Questa affermazione non è frutto di fantasia e tantomeno può essere considerata una sparata pubblicitaria del Movimento Sardegna Zona Franca, ma è una verità semplice semplice, che seppure lentamente, sta entrando nella consapevolezza dei Sardi e degli Italiani che seguono la nostra attività di ricerca della verità ai fini di giustizia. Infatti dall’anno 2000, i Giudici del Lavoro subentrati ai giudici del Tar in materia di pubblico impiego, non avendo la necessaria cultura sulla materia fiscale, hanno più o meno consapevolmente causato un danno all’erario di proporzioni enormi, provocato dal fatto che ancora oggi, a distanza di 15 anni, non hanno trovato il coraggio di decidere sui ricorsi proposti dai “veri” Dirigenti del Ministero delle Finanze che chiedono la restituzione ai propri ruoli Dirigenziali di legittima appartenenza, ossia i ruoli della Carriera Direttiva ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72, nei quali erano stati inquadrati ai sensi dell’art. 10 della Legge n.397/75. Dirigenti che a “loro insaputa” nel 1990, sono stati illecitamente e illegittimamente retrocessi dalla carriera dirigenziale a quella impiegatizia, ai sensi di due leggi successivamente (dopo due anni) abrogate dalla Legge n.127/97 (art. 17 comma 82 e 137), conosciuta come Bassanini 2, dove si prevede che tutti i Dirigenti del Ministero delle Finanze e i Segretari Comunali le cui carriere risultavano tra loro equiparate, dovessero venire restituiti d’ufficio ai ruoli Dirigenziali di legittima appartenenza. I Dirigenti defenestrati, che si sono rivolti alla Magistratura, lo hanno fatto non solo per ottenere giustizia, ma anche per informare la Magistratura su fatti penalmente rilevanti, conseguenti a una dimostrabile infiltrazione di tipo malavitoso all’interno del Ministero delle Finanze, che ha generato convivenze inquietanti riconducibili ad un vero e proprio “Colpo di Stato Permanente”. Infatti, grazie alla sentenza del Tar del Lazio n.6884 del 1° agosto 2011, è stato dimostrato che dentro tutte le agenzie delle Entrate d’Italia, gli Incarichi Dirigenziali sottratti ai Veri Dirigenti di cui sopra, sono stati conferiti a dei semplici impiegati in violazione di quanto previsto dall’art.97 della Costituzione dove si prevede che: “I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati in buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione. Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari. Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante pubblico concorso.”

Il danno all’erario causato dalla Magistratura, che non decide o che sbaglia, deriva dal fatto che nel frattempo sono state emesse milioni di cartelle esattoriali sottoscritte da chi non poteva firmarle, cioé da coloro che non hanno titolo ad essere identificati come “Autorità Finanziaria”, il titolo giuridico indispensabile per rendere “esigibili i tributi evasi tramite la sottoscrizione del ruolo di Riscossione”, il quale che una volta sottoscritto, viene trasmesso ad Equitalia per la emissione della relativa Cartella Esattoriale e i successivi adempimenti esecutivi ai sensi: dell'art.1 della Legge n. 858/1963; dall'art. 1 del D.P.R. n.633/1972 e dall'art.12 del D.P.R. n.602/1973. Appare pertanto evidente che ai sensi dell’art.97 della Costituzione, non possano essere considerati “Autorità Finanziaria” dei semplici impiegati inquadrati nella 9° qualifica funzionale, seppure vincitori di un “Concorso Interno” indetto dal Ministero delle Finanze, e ancora meno lo siano dei semplici impiegati che non hanno sostenuto neppure il suddetto Concorso!

Maria Rosaria Randaccio

 

 



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