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Maria Rosaria Randaccio

Maria Rosaria Randaccio

Ex intendente di finanza, da anni porta avanti un centro di ascolto per cittadini in situazioni di disagio.

Cari amici zona franchisti,
per poterci difendere dalla guerra di predazione silenziosa, che le Banche d’affari di mezzo mondo stanno conducendo da anni contro lo Stato Italiano e quindi contro i cittadini di questo paese, è necessario che divulghiamo a tutti coloro che ci seguono le notizie che non potranno mai apprendere né dalla stampa né dalle televisioni, in particolare sul fatto che costoro (Banche d’Affari) stanno comprando a prezzi stracciati, tutti i beni del nostro patrimonio Storico-Archeologico, Artistico e persino Naturale (spiagge).
Patrimonio Pubblico che viene Venduto/Alienato/Valorizzato/Privatizzato (tutti sinonimi di Svendita) per pagare/ripianare il nostro Debito Pubblico, ossia quel debito che hanno fatto i Politici scellerati che hanno rubato dalle casse dello Stato a piene mani, magari con sistemi sofisticati come quello di attribuirsi stipendi, vitalizi , indennità e buonuscite milionarie in Euro e miliardarie in Lire, senza che per questo siano stati mai denunciati o condannati, e addossando a noi poveri cittadini inermi le conseguenze delle loro ruberie e malefatte, sicuramente configurabili come il reato penalmente rilevante.

Debito pubblico che anziché venire regolarmente ricontrattato, viene fatto crescere per poter giustificare la predazione del patrimonio pubblico, ossia quel patrimonio che tutto il mondo ci ha sempre invidiato, patrimonio che ora tramite i loro prestiti, le suddette Banche d’Affari sono riusciti a scipparci illegalmente e illecitamente, in quanto si tratta di vendite/alienazioni/valorizzazioni/privatizzazioni, che non potrebbero realizzarsi ai sensi delle norme sulla contabilità di Stato e del Codice Civile, in quanto si tratta di un Patrimonio che è stato classificato come “Patrimonio Indisponibili del Demanio Pubblico “, si tratta cioé, di quei beni che appartengono a tutti (NOI) cittadini Italiani, compresi, i nostri figli, nipoti e pronipoti, ossia i cittadini che nasceranno in futuro in questa magnifica terra!
E come abbiamo potuto verificare anche personalmente, nelle nostre ultime elezioni Regionali, costoro (Banche D’Affari) si intromettono, condizionando e manipolando i risultati elettorali, senza che nessuno si opponga a certi comportamenti palesemente illeciti e illegittimi.
Il loro condizionamento è rivolto contro tutti quelli che, come Noi Zonafranchisti, cercano di creare ricchezza per il Paese, mentre a loro (Banche) interessa solo che l’Italia venga governata male, possibilmente da chi è privo di senso morale, oppure dai ladri oppure da idioti e incapaci, ovviamente caldamente sponsorizzati e finanziati da queste Banche che detengono monopolisticamente anche la comunicazione, ossia la Stampa, i Giornali e le televisioni.


Abbiamo capito che chi viene mandato a governare è tenuto a sperperare allegramente i soldi pubblici, così che poi, quando le casse dello Stato saranno vuote e serviranno i soldi per pagare stipendi e pensioni, interverranno loro, le Banche, che ci presteranno altrettanto allegramente i soldi, tanto sanno che Noi i soldi che loro ci hanno prestato, non potremmo mai restituirli, dal momento che negli ultimi anni, abbiamo svenduto tutti i beni che procuravano entrate extrafiscali alle casse dello Stato, ossia le entrate che provenivano - per esempio - dagli affitti a terzi del patrimonio immobiliare degli Enti Previdenziali, e quindi ora, chi ci governa, con la scusa di non voler far aumentare ulteriormente le tasse (le più alte al mondo) al popolo messo definitivamente in ginocchio da Equitalia, impone come necessaria persino la svendita dei “gioielli di famiglia”, ossia di quei beni che fanno parte del Patrimonio Storico Artistico e Archeologico ovviamente Indisponibile, che per legge non potrebbero essere venduti-alienati-valorizzati-privatizzati.

 

Infatti dai tempi della nascita dello Stato Italiano, la custodia e la salvaguardia del Patrimonio del Demanio Pubblico era stata affidata alle cure agli Intendenti di Finanza, ossia la categoria più elevata dei Dirigenti Pubblici, ossia i Burocrati incorruttibili per eccellenza, figura di funzionari pubblici istituita sin dai tempi della monarchia Sabauda che gestiva attraverso gli Intendenti di Finanza, le entrate e le uscite dello Stato.
Ebbene questa figura apicale di Dirigenti Pubblici è stata decapitata attraverso una loro illecita e illegittima retrocessa in carriera, attuata con il loro inquadramento nella 9° qualifica Funzionale, retrocessione che è stata attuata ai sensi di una legge abrogata qualche anno più tardi, ma che nonostante questa abrogazione, che li aveva cosi gravemente penalizzati, gli stessi non sono stati mai più restituiti ai loro incarichi dirigenziali.
Il suddetto inquadramento (nella 9° qualifica) risulta ancora più assurdo se pensiamo che da una posizione apicale con poteri paragonabili a quelli del Ministro delle Finanze, i suddetti Intendenti di Finanza, sono stati degradati e retrocessi in carriera, con mansioni di semplici impiegati, mentre i loro poteri sono stati trasferiti in capo ai Politici corrotti.
Da allora, la figura dell’ Intendente di Finanza non è stata mai sostituita con analoga figura Dirigenziale avente prerogative analoghe.
Ma tutto questo non si è realizzato per caso, bensì in base ad un ben preciso progetto criminale, di cui solo ora siamo diventati consapevoli, e cioè quello di privare l’Italia della propria sovranità’, dopo averne svenduto ai saldi i suoi immensi Tesori.
Gli Intendenti di Finanza vengono infatti eliminati nel 1989 in concomitanza con la “Caduta del Muro di Berlino” e quindi con la perdita di efficacia di quanto sancito nella Conferenza di Yalta che aveva visto l’Europa divisa in due tronconi e aveva visto l’Italia affidata all’egemonia americana.
Nel 1989 con l’emanazione della Legge n.349/89 molti compiti e funzioni delle Intendenze di Finanza vengono trasferite alle Dogane, ma non le funzioni e i compiti degli Intendenti di Finanza, che passano in capo agli Uffici Centrali del Ministero del Tesoro e delle Finanze, che a loro volta li affidano non ai Dirigenti dello Stato - come previsto dall’art. 97 della Costituzione - ma ai politici i quali a loro volta trasferiscono questi poteri addirittura a personale straniero, esterno all’Amministrazione Pubblica come “Intermediatori Finanziari”, oppure a dei fantomatici “Immobiliaristi“ i quali sottoscrivono atti di alienazione del Patrimonio Pubblico, senza la preventiva e indispensabile “sdemanializzazione“ di quei Beni, ossia quel provvedimento dirigenziale che doveva venire sottoscritto esclusivamente e contestualmente dall’Intendente di Finanza e dal Prefetto, provvedimento in assenza del quale le suddette vendite-alienazioni-valorizzazioni-privatizzazioni sarebbero addirittura “inesistenti”. 

Leggete l'articolo!

Maria Rosaria Randaccio

 

 

Cari amici Zonafranchisti, come avete avuto modo di verificare, sulla base della normativa fiscale che ho richiamato nelle ultime comunicazioni trasmesse, la normativa comunitaria in tema di Zone Franche è stata recepita dall’Italia in leggi che sono state approvate dal nostro Parlamento. Ma quello che ancora in molti non sanno è che qualora lo Stato Italiano abbia dimenticato di recepire nelle proprie leggi la normativa comunitaria, oppure pur avendola recepita si sia dimenticato di attuarla (come è accaduto per la nostra Zona Franca!) tutti i cittadini di questo Stato sono chiamati a pagare delle multe aalatissime per il mancato adempimento della norma comunitaria da parte dei politici che abbiamo eletto come nostri rappresentanti al vertice delle nostre istituzioni.

Queste multe salatissime inflitte dall’Europa allo Stato Italiano, che le fa pagare ovviamente ai cittadini di questo paese con l’aumento della pressione fiscale, si chiamano “Procedure di infrazione” e sono disciplinate dall’art.6,  8 e 9 della Legge n.128/1998 dove si prevede che: "Al fine di assicurare la piena integrazione delle norme comunitarie nell’ordinamento nazionale, il Governo, fatte salve le norme penali vigenti, è delegato ad emanare, entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, disposizioni recanti sanzioni penali o amministrative per le violazioni di direttive delle Comunità Europee, (disposizioni recanti) sanzioni attuate in via regolamentare o amministrativa ai sensi della Legge n.146/1994, della Legge n.52/96, nonché della presente legge e per le violazioni di regolamenti comunitari vigenti alla data di entrata in vigore della stessa.

Quindi, se abbiamo ben capito, dopo l’INGANNO .....la BEFFA! Noi cittadini Sardi, che siamo vittime di quei politici che non hanno voluto o si sono dimenticati (si fa per dire) di attivare la Zona Franca su tutto il territorio della Sardegna, con le modalità previste nelle Direttive Comunitarie richiamate nel D.lgs. n.75/98, potremmo, un domani, venire chiamati a rispondere delle sanzioni pecuniarie che l’Europa dovrà infliggere all’Italia – tramite procedura di infrazione - proprio per il mancato rispetto della normativa comunitaria sulla Zona Franca Sarda, istituita e non ancora attivata a distanza di 15 anni dall’emanazione del D.lgs. n.75/98.

Maria Rosaria Randaccio

"Dividi ed Inperat" dicevano e facevano gli antichi Romani quando conquistavano un nuovo territorio. La strategia non è cambiata, però questa volta, quello che noi abbiamo fatto ai "Barbari" (ossia a chi non parlava la lingua latina e balbettava) oggi lo fanno agli Italiani le Banche del Nord Europa!

Abbiamo capito o no che - se l'Italia - posta al centro del Mar Mediterraneo, fosse una Nazione normale, ossia che avesse un Parlamento composto da gente normale che fa gli interessi di coloro che che li hanno mandati a governare, esprimendo realmente la propria preferenza, avrebbe le sue Dieci Zone Franche come la Germania, la Francia, la Spagna e la Grecia?

Le nostre ataviche divisioni in Stati e Staterelli, in partiti e partitini, in Sindacati e Lobbies non si realizzano per caso, ma in base ad un ben preciso disegno strategico-politico che da molti anni gli italiani stanno subendo senza rendersene conto.


Infatti se noi avessimo istituito quelle Zone Franche che ci competono di diritto, in base al trattato di Roma e al Trattato di Lisbona, avremmo certamente fatto una spietata concorrenza alle altre Zone Franche del Belgio, dell'Olanda, della Germania e dell'Inghilterra,
paesi che hanno collocato le proprie Zone Franche, alla foce dei fiumi navigabili più lunghi d'Europa.
Nazioni che per loro tornaconto, sono stati costretti ad eliminare il loro più temibile concorrente e lo hanno fatto con un sistema molto semplice: intromettendosi e interferendo nelle vicende politiche e sindacali Italiane tramite certe "Organizzazioni" che sembrano nostre ma sono loro perche sono loro che li foraggiano facendo arrivare interi container di "cocaina" da loro sdoganati, il cui ricavato serve a
mantenere un sistema che si prefigge unicamente di "sputtanare " l'Italia nel mondo!

Dobbiamo renderci conto che A FAR FALLIRE L'ITALIA e mettere in crisi le altre Nazioni che si affacciano sul Mar Mediterraneo, come la Spagna e la Grecia, nazioni che invece al pari della nostra, sarebbero geograficamente deputate (e quindi per volere Divino) ad intercettare e sdoganare tutti i traffici delle Navi Container che provengono - attraverso il canale di Zuez - dall'Oriente, ossia della Cina dall'India dall'Indonesia, ecc. ecc. E'STATA LA STRATEGIA VINCENTE DEI NOSTRI CONCORRENTI BELGI, OLANDESI, INGLESI E TEDESCHI". 

Maria Rosaria Randaccio

Articolo La Nuova Sardegna

Invito tutti i Sardi che ci seguono e che hanno fiducia in noi a riflettere sul fatto che l’Italia, posta al centro del Mar Mediterraneo, pur potendolo fare, ai sensi dell’art. 166 del Regolamento Comunitario n.2913/92 del Consiglio, non abbia istituito sul proprio territorio altre Zone Franche oltre la Sardegna, ed abbia addirittura rischiato di non poter più esercitare questo diritto, a seguito della entrata in vigore del Trattato di Lisbona, dove si prevedeva che con il nuovo Codice Doganale Comunitario (la cui data di entrata in vigore era stata prevista per il 24 Giugno 2013) si sarebbe fatto divieto agli Stati Membri l’istituzione e l’attivazione di nuove zone franche rispetto a quelle già esistenti ed operanti.

Se quella famigerata data del 24 giugno 2013, è stata rinviata al 2016, forse è anche merito di noi Zonafranchisti che abbiamo divulgato la conoscenza del D.lgs. n.75/1998, ed abbiamo denunciato la rapina di quel diritto da parte dell’Italia e dell’Unione Europea.

Ed abbiamo anche convinto 340 Sindaci della Sardegna a dichiarare il proprio territorio Zona Franca, dopo aver indicato a tutti quelli che ci seguono (e sono tanti!) i riferimenti giuridici utili ad esercitare questo diritto, che non avremmo più potuto esercitare direttamente, essendo lo stesso transitato dai poteri del Parlamento italiano a quello Europeo.

Eppure sappiamo che le altre nazioni europee (Germania in testa) hanno usufruito a piene mani di quanto sancito dall' art. 166 del Codice Doganale Comunitario (approvato con il Regolamento n.2913/92 con le modalità previste dal suo Regolamento di attuazione n.2454/93 della Commissione), istituendo decine di zone franche su tutto il territorio europeo.

Noi italiani, invece abbiamo addirittura un Partito (PD) che si oppone ferocemente non solo alla attivazione della zona franca in Sardegna, ma impedisce allo Stato Italiano di istituirne - al pari delle altre nazioni europee - le dieci zone franche che abbiamo diritto ad avere e che sarebbero il toccasana per fare uscire l’Italia della attuale crisi economica.


Crisi economica che possiamo considerare la peggiore di tutta la storia d’Italia, peggiore persino delle crisi economiche conseguenti alle due guerre mondiali, dove tutti trovavano facilmente occupazione nella ricostruzione degli edifici distrutti dalle bombe!

Eppure sappiamo che, ai sensi dell’art.87 (ex 92) del Trattato sulla Comunità Economica Europea (attuale Unione Europea), non sono considerati aiuti di Stato gli aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico di territori ove il tenore di vita della popolazione sia anormalmente più basso rispetto al resto dell’Europa, oppure si abbia una grave forma di sottooccupazione conseguente alla deindustrializzazione.

Cosi come sappiamo che per un elementare principio di uguaglianza o non discrimine, ai sensi della Legge n.1438/1949 integrata dall’art.20 bis del D.L.n.1351/64 convertito nella Legge n.28/65 e della n.762/73, (leggi nelle quali è stata recepita la normativa comunitaria sulle zone franche) i residenti nei territori di confine, nelle isole, nei territori gravati da difficoltà nei collegamenti e nei trasporti, o nei territori in cui è posta a rischio la coesione sociale, hanno diritto ad ottenere sui beni al consumo l’esenzione da Dazi Doganali, Iva ed Accise.

Ciò detto, vorrei dare un consiglio a tutti coloro che ci seguono: per una volta almeno proviamo a DIFFIDARE di coloro che ci propongono divisioni ideogiche, partitiche o sindacali, e proviamo a ragionare con la nostra testa sulle cose che saranno utili oltre che a noi anche ai nostri figli, i quali hanno diritto ad avere un lavoro ed una pensione per poter vivere nel paese più bello del mondo.

Non sarà che i cosiddetti "Poteri forti", abbiano impedito all’Italia l'istituzione e l’attivazione delle sue dieci zone franche (come la Germania) per poterla così mandare in fallimento, e di conseguenza, dopo averla comprata a prezzi di saldo, potersi impadronire indisturbati anche del Mar Mediterraneo, dove l’Italia possa essere usata come propria base logistica d’appoggio per i loro traffici?

Maria Rosaria Randaccio

Premesso che l’articolo 5 comma 3 della Direttiva n.2006/112/Ce del Consiglio sul “Sistema Comune d’imposta sul valore aggiunto (IVA) precisa che per “TERRITORI TERZI” si intendono le “ZONE FRANCHE” richiamate (in forma di Sineddoche) dall’art. 6 della stessa Direttiva, e che per “PAESE TERZO” si debba intendere ogni Stato o Territorio cui non si applica il Trattato sulla Unione Europea (Trattato di Lisbona); se è vero come è vero che il D.lgs.n.75/98 con il quale la Sardegna è stata dichiarata Zona Franca Integrale e al Consumo non è stato ABROGATO, allora vuol dire che la Sardegna e i Sardi sono destinatari anche di quanto previsto dalla Legge n.28/97 con la quale è stata recepita la Direttiva n.95/7/CE del 20.05.97 del Parlamento e del Consiglio, che all’art.2 prevede che possano effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’Iva, i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art.1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84, come integrato dall’art.1 comma 381 della Legge n.311/2004, ossia l’articolo che ha apportato modifiche all’art. 8 comma 1 lett.c  del DPR n.633/72, dove si precisa che i soggetti che si trovano nei territori dichiarati zona franca, “qualora intendano avvalersi dell’opportunità di effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’Iva (DPR n.633/72) e delle Accise (D.lgs. n.18/2010) devono presentare all’Agenzia delle Entrate apposita “Dichiarazione” nella quale esprimono l’"Intento" di volersi avvalere della possibilità di effettuare acquisti o importazioni senza l’applicazione della imposta. Dichiarazione che deve essere redatta in conformità al modello approvato con Decreto del Ministro delle Finanze, contenente l’indicazione della partita Iva del dichiarante, nonché l’indicazione dell’Agenzia delle Entrate competente nei propri confronti, e che detta dichiarazione - oltre che all’Agenzia delle Entrate - deve essere consegnata o spedita anche ai fornitori o prestatori ovvero presentata in dogana, prima della effettuazione di ogni singola operazione.

Modalità di compilazione delle Dichiarazione d’intento,che sono state individuate con la Risoluzione n.82/E del 1°Agosto 2012 dell’Agenzia delle Entrate (Direzione Centrale Servizi ai Contribuenti) con il seguente oggetto: modalità di compilazione del Modello di comunicazione dei dati contenuti nelle dichiarazioni d’intento ricevute, approvato con provvedimento del 14 marzo 2005, a seguito delle modifiche normative introdotte dall’art.2, comma 4 del D.L. n.16/2012 convertito nella Legge n.44/2012".

Risoluzione dove si prevede che l’assolvimento dell’adempimento non è più richiesto entro il giorno 16 del mese successivo a quello del ricevimento della dichiarazione d’intento ma entro il termine di effettuazione della prima liquidazione periodica in cui confluisce l’operazione realizzata senza l’applicazione dell’imposta ai sensi dell’art. 8 comma 1 lett. c) del DPR n.633/72.

Risoluzione con la quale si prevede la possibilità di utilizzo della vecchia modulistica, quella approvata con provvedimento del 14 marzo 2005, nelle more dell’approvazione di una nuova versione della modulistica (e non solo) contenuta nel Disegno di Legge n.958/2013 attualmente al vaglio del Parlamento.

Il D.lgs. n.471/1997 all’art. 6 comma 2 e all’art.7 comma 4/bis, prevede severe sanzioni per chi viola rispettivamente:

a) gli obblighi inerenti alla documentazione e alla registrazione di operazioni non imponibili o non soggette ad Iva (Art.6 comma 2 modificato da Legge n.228/2012 art. 1 comma da 334 a 344);
b) il cedente o il prestatore che omette di inviare, nei termini previsti, la dichiarazione d’intento o la invia con i dati incompleti o inesatti (art.7 comma 4/bis)

Obblighi che rammentiamo sono meglio specificati agli artt.8,10,12 e 14 del regolamento emanato con DPR n.435/2001, dove si prevede che “sono esonerati dall’obbligo di presentazione della dichiarazione Iva e di tenuta dei prescritti registri Iva, nonche’ del registro dei bei ammortizzabili, i contribuenti che nell’anno solare precedente hanno registrato esclusivamente operazioni esenti o non imponibili, in quanto esonerati ai sensi di specifiche disposizioni normative, a condizione che le registrazioni siano effettuate nel registro cronologico di cui all’art.3, comma 2 lett a del DPR n.695/96 e che le suddette annotazioni nel registro cronologico sono equiparate a tutti gli effetti a quelle previste nei registri prescritti ai fini dell’Iva.

Pertanto il soggetto (fornitore) che emette fattura di vendita a fronte di una dichiarazione d’intento spedita da un cliente, deve indicare obbligatoriamente in fattura i seguenti dati:

1) “non imponibile Iva ai sensi dell’art.8 comma 1 lett.c DPR n.633/72;
2) Indicazione del numero della dichiarazione d’intento con l’indicazione della data di emissione della stessa dichiarazione;
3) Applicazione della marca da bollo di €2,00 in caso di importo di fattura superiore a €77,47;

La dichiarazione d’intento va redatta in duplice esemplare e numerata progressivamente dal dichiarante e dal fornitore o prestatore, annotata entro i 15 giorni successivi a quello di emissione o ricevimento in apposito registro tenuto a norma dell’art.39 del DPR n.633/72 e successive modificazioni, e conservata a norma dello stesso articolo.

Gli estremi della dichiarazione devono essere indicati nelle fatture emesse in base ad essa, per ogni anno solare e deve riportare i dati anagrafici del dichiarante, la quantita di beni da acquistare o la caratteristica del servizio. Inoltre, deve essere indicato se la dichiarazione ha valore per una singola operazione o per operazioni che saranno effettuate in un determinato periodo dell’anno fino a concorrenza di un determinato ammontare. La validità non può andare oltre il 31 dicembre di ogni anno.

Si precisa infine che i dati contenuti nella dichiarazione d’intento vanno trasmessi all’amministrazione finanziaria da parte dei fornitori solo online, direttamente o tramite un’intermediario abilitato.

L’art.21 comma 6 del DPR n.633/72 prevede che la fattura deve essere emessa anche per le cessioni non soggette all’imposta a norma dell’art.2 comma 1 relativa a beni in transito o depositati in luoghi soggetti a vigilanza doganale, nonché per le Operazioni non Imponibili di cui agli artt. 8,8/bis 9 e 38 quater e per le Operazioni esenti di cui all’art.10.

Ravvedimento: con circolare n. 41/E del 26 settembre 2005 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’omessa o errata comunicazione di dati incompleti o inesatti, può essere oggetto di ravvedimento ai sensi dell’art.13 del D.lgs. n.472/1997 a cui si applica la sanzione ridotta a un quinto del minimo se versata entro un anno dalla violazione commessa.

Maria Rosaria Randaccio

 

Se è vero come è vero che il D.lgs. n.75/98 non è stato ancora abrogato, vuol dire che la Sardegna e i Sardi sono destinatari della seguente normativa:

  • D.lgs. n.504/95 emanato in attuazione alla Direttiva n.92/12/CEE del Consiglio del 25.02.92 e della Direttiva n.92/108/CEE del Consiglio del 14.12.92
  • D.lgs. n.26/2007 emanato in attuazione della Direttiva n.2003/96/CEE;
  • D.lgs. n.48/2010 emanato in attuazione della Direttiva n.2008/118/CE;
  • D.lgs. n.57/2011 emanato in attuazione della Direttiva n.2010/12/UE

La suddetta normativa prevede che i residenti nei territori dichiarati Zona Franca non debbano pagare Accise ai sensi:

1) dell’art. 1 comma 3 del D.lgs. n.48/2010 che nel riscrivere l’art. 1 del D.lgs. n.504/95 precisa che, ai fini dell’applicazione del presente Testo Unico, si intende per “Stato” o “ territorio dello Stato” il territorio della Repubblica Italiana, con esclusione dei Comuni di Livigno e di Campione d’Italia e delle acque italiane del Lago di Lugano (dimenticando la Valle D’Aosta il comune di Gorizia e anche Gioia Tauro e quindi come sineddoche);

2) dell’art. 1 comma 2 lett. g ed h (del riscritto D.lgs. n.504/95), “per regime doganale sospensivo si deve intendere una delle procedure speciali previste dal Regolamento CEE n.2913/92 relativo alla vigilanza doganale di cui sono oggetto le merci non comunitaria al momento dell’entrata nel territorio doganale della Comunità, la custodia temporanea, le zone franche o i depositi franchi, nonché uno dei regimi di cui all’art. 84 paragrafo 1 lett. a di detto regolamento".

Il legislatore Italiano nel riscrivere il suddetto articolo 1 del D.lgs. n.504/95 (ad opera del D.lgs. n.48/2010), ha dovuto tener conto di quanto previsto dalla Direttiva comunitaria alla quale intendeva dare attuazione (ossia la Direttiva n.2008/118/CE - che all’art. 4 punto 2 precisa che si deve intendere per “Stato Membro” o “Territorio di uno Stato Membro” il territorio della comunità al quale si applica il trattato a norma dell’art.299 dello stesso, ad eccezione dei territori terzi”); e al punto 4 (dell’art.4 della Direttiva n.2008/118/CE) specifica che per “territorio Terzo si deve intendere qualsiasi territorio identificato al successivo art.5, comma 2 e 3, ossia i territori europei dichiarati zona franca, e per l’Italia viene identificato come (sineddoche) solo Livigno, campione d’Italia e le acque interne del lago di Lugano”.

Che non possa essere altrimenti lo comprendiamo andando a leggere anche quanto viene previsto all’articolo 12 della stessa Direttiva n.2008/118/CE, dove al comma 1 lett.e si prevede che (art. 12) “i prodotti sottoposti ad accisa sono esentati dal pagamento dell’Accisa quando sono destinati ad essere utilizzati: per il consumo (zona franca al consumo) nel quadro di un accordo concluso con paesi terzi (zone franche) o organizzazioni internazionali purché siffatto accordo sia ammesso o autorizzato in relazione all’esenzione d’imposta sul Valore aggiunto (Iva)”.

Cosi come è utile andare a leggere quanto si prevedeva all’art.5 comma 2 della Direttiva n.92/12/CE del Consiglio del 25.02.1992 come riscritto dalla Direttiva n.92/108/CEE del Consiglio dove si precisa “che le zone franche sono considerate come paesi terzi".

 

 

Purtroppo la materia tributaria è assai complessa. La responsabilità della sua complessità non è solo del legislatore italiano ma anche di quello europeo che negli ultimi 15 anni ha emanato modifiche di modifiche di modifiche fino all'inverossimile.

Dipanare il filo della matassa non è cosa semplice, ma basta armarsi, oltre che di competenze, anche di santa pazienza e forse ci riusciamo.

 

Quello che però abbiamo capito è che a non voler farci attivare come zona franca non è solo l'Italia, ma è l'Unione Europea, dove predominano gli interessi dei potentati economici cresciuti grazie alle Zone Franche attivate sui fiumi navigabili più lunghi d'Europa, potentati economici che vedono come intralcio ai loro traffici commerciali con l'Oriente, l'eventuale attivazione di zone franche da parte dell'Italia, in quanto nazione geograficamente collocata al centro del Mar Mediterraneo, nazione a cui viene impedito - con mostruose interferenze politiche d'oltralpe - che limitano la nostra Sovranità, di attivare le dieci zone franche che ci competono al pari delle altre nazioni europee, nonostante OGGI ne abbia più diritto rispetto a tutte le altre nazioni della vecchia Europa (vedi problematiche connesse all'esodo di massa degli africani).

 

Premesso che la Corte di Cassazione Sez.1° Civile - con Sentenza n.11094 del 06.10.1999 - ha precisato che l’Amministrazione Finanziaria deve poter esercitare l’azione di autotutela anche per poter contraddire quanto accertato dalla Guardia di Finanza, qualora l’interessato proponga osservazioni e/o giustificazioni sulle questioni oggetto di verifica, e che l’Amministrazione Finanziaria debba procedere all’annullamento degli accertamenti infondati sulla base della documentazione prodotta dal contribuente, con le modalità previste dal D.L. n.261/1990 convertito nella Legge n.331/90 art.3 comma 6 e dell’art. 41/bis del DPR n.600/73, dall’art. 31 del DPR n.600/73 dove si prevede che solo gli uffici finanziari siano abilitati a controllare le dichiarazioni presentate dai contribuenti o dai sostituti d’imposta.

Se è vero come è vero che il D.lgs. n.75/98 non è stato ancora abrogato, vuol dire che la Sardegna e i Sardi sono destinatari di quanto previsto da: l’art. 3 comma 136 della Legge n.662/96, dove si prevede che “al fine della razionalizzazione e della semplificazione delle procedure di attuazione delle norme tributarie, gli adempimenti contabili e formali dei contribuenti sono disciplinati con: Regolamento emanato con DPR n.435/2001 che (all’art. 8) modifica l’art. 8 del DPR n.322/98, disciplinando le modalità di presentazione della dichiarazione annuale sull’Iva e prevedendo "che sono esonerati dall’obbligo della presentazione della dichiarazione annuale i contribuenti esonerati ai sensi di specifiche disposizioni normative.

La suddetta previsione normativa è stata confermata anche dagli artt. 10, 12 e 14 del DPR n.435/2001 dove si conferma che “sono esonerati dall’obbligo di presentazione della dichiarazione IVA e di tenuta dei prescritti registri Iva, nonché del registro dei beni ammortizzabili, i contribuenti che nell’anno solare precedente hanno registrato esclusivamente operazioni esenti o non imponibili, in quanto esonerati ai sensi di specifiche disposizioni normative, a condizione che le registrazioni siano effettuate nel registro cronologico di cui all’art.3, comma 2, lett.a del DPR n.695/96 e che le suddette annotazioni nel registro cronologico sono equiparate a tutti gli effetti a quelle previste nei registri prescritti ai fini dell’Iva."

 

Che l’esonero dal pagamento dell’Iva sia riservato a coloro che sono residenti in territori dichiarati zona franca lo prevede anche l’articolo 10 dello stesso Regolamento approvato con DPR n.435/2001 che individua i soggetti esonerati “tra i contribuenti che si avvalgono della facoltà di acquistare beni e servizi senza il pagamento dell’imposta ai sensi dell’art. 1 primo comma, del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84”, ossia l’articolo che aveva apportato modifiche all’articolo 8 del DPR n.633/72 e che (di già) prevedeva l’esonero dalla presentazione della dichiarazione Iva e l’esonero dalla tenuta dei Registri Iva per i soggetti residenti in zona franca, legge di recente modificata dalla Legge n.228/2012 (art. 1 commi da 324 a 334) che al comma 324 dichiara di voler recepire la normativa comunitaria sulle zone franche di cui alla Direttiva n.2010/45/UE del Consiglio del 13 luglio 2010 recante modifica alla Direttiva n.2006/112/CE, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto per quanto riguarda le norme in materia di fatturazione.

Con le nuove disposizioni di cui alla Legge n.228/2012 - Legge di Stabilità (art. 1 commi da 324 a 334) non si fa altro che confermare quanto già previsto dalla Direttiva comunitaria n.2008/8/CE e n.2008/117/CE che modificano la Direttiva n.2006/112/CE, tutte recepite dall’Italia nel D.lgs. n.18/2010, che - in combinato disposto con la Legge n.88/2009 allegato B, sostanzialmente conferma quanto già previsto, 15 anni prima, dalla Legge n.28/97 che a sua volta aveva recepito la Direttiva Comunitaria n.95/7/CE del 20.05.97 del Parlamento e del Consiglio, e che all’art. 2 aveva previsto che i soggetti che si trovassero nelle condizioni previste dall’art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84, potessero effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’Iva ai sensi dell’art. 8,8/bis e 9 del DPR n.633/72, purché presentino (all’Agenzia delle Entrate) apposita dichiarazione, con la quale comunicano che intendono avvalersi delle previsioni di cui all’art. 8 comma 1 lett. c secondo comma del DPR n.633/72, dove si prevede che le cessioni di beni e le prestazioni di servizi possono essere effettuate senza il pagamento dell’Iva dai soggetti indicati nella lettera a) dello stesso art.8 perché residenti nei territori extradoganali, oppure gli stessi soggetti possono chiedere il rimborso dell’Iva pagata e non dovuta, oppure possono portare l’Iva, pagata e non dovuta, a compensazione di altri tributi ai sensi (rispettivamente) dell’art.30 lett.b, oppure dell’art. 19 comma 2 e 3 del DPR n.633/72. 


Il DPR n.442/97 all’art.2 prevede che, nel caso di esonero dall’obbligo della dichiarazione annuale, il contribuente (residente in zona franca) debba comunicare all’Agenzia delle Entrate (entro il 16 maggio 2014) la propria posizione giuridica con le stesse modalità ed i termini previsti per la dichiarazione dei redditi utilizzando la specifica modulistica relativa alla dichiarazione annuale dell’Imposta sul valore aggiunto.

 

La mancata comunicazione è assoggettata alla sanzione prevista dal D.lgs. n.471/97 art. 8. 

 

Con DPR n.443/97 è stato emanato il Regolamento concernente i casi di diniego dei rimborsi Iva e con DPR n.444/97 è stato emanato il Regolamento sugli acquisti di carburante dei residenti in zona franca.

 

 

 

 

 

Come già comunicato, la Sardegna a decorrere dal 1° gennaio 2014 risulta destinataria delle disposizioni di cui all’art.1 comma 324 della Legge n.228/2012,
nel quale è stata recepita la Direttiva Comunitaria n.2010/45/UE del Consiglio relativa al sistema comune d’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) e dove vengono modificate “le norme in materia di fatturazione” previste dall’art.7 e 21 del DPR n.633/72 e riservate ai residenti nei territori dichiarati Zona Franca.

Infatti fintanto che non venga malauguratamente abrogato il D.lgs. n.75/1998, la popolazione residente nell’isola della Sardegna risulta destinataria delle disposizioni di cui al D.L. n.1351/1964 convertito nella Legge n.28/1965 dove si prevede l’estensione delle disposizioni di cui all’art. 11 della Legge 1438/1948 ai territori svantaggiati come individuati all’art. 92 del Trattato di Roma, territori i cui svantaggi naturali ed economici devono venire compensati con quella Fiscalità di Vantaggio prevista dal suddetto articolo 11 della Legge n.1438/1948, ossia la “Zona Franca al Consumo” fiscalità compensativa allo svantaggio prevista anche dalla seguente normativa comunitaria:

Direttiva n.2010/45/UE del 13 luglio 2010 che ha portato modifiche alla Direttiva n.2006/112/CE del 28.11.2006 che a sua volta aveva apportato modifiche alla Direttiva del Consiglio n.69/75/CEE del 4 marzo 1969.

In tutte le suddette direttive si precisa che le popolazioni residenti nei territori dichiarati Zona Franca non sono assoggettati al pagamento dell' IVA e delle Accise, e che nelle loro fatture deve essere apposta la dicitura “Iva non Imponibile ai sensi dell’art.1 comma 324 della legge 228/2012" in quanto le suddette direttive in tema di fatturazione sono state recepite dal Legislatore Italiano all’art.7 e 21 del DPR n.633/1972 come modificati dall’art.1 comma 324 della Legge n.228/2012.

 

Dopo la modifica all’art.10 dello Statuto Sardo, modifica apportata dall’art.1 comma 514 della Legge n.147/2013 (Legge di stabilità 2014) i Politici Sardi non hanno più scuse per impedire l’attivazione immediata della Zona Franca al Consumo estesa su tutta l’Isola, infatti nel nuovo art.10 dello Statuto si prevede che la Regione, al fine di favorire lo sviluppo economico dell’Isola e nel rispetto della normativa comunitaria, con riferimento ai tributi erariali per i quali lo Stato ne preveda la possibilità, possa prevedere esenzioni fiscali e detrazioni d’imposta, esenzioni e detrazioni previste dal DPR n.633/72 che all’art.7 dispone che i residenti nei territori dichiarati zona franca siano esclusi dal pagamento dell’Iva, e all’art.38 bis si dispone che gli stessi ne possano ottenere la restituzione tramite detrazioni o compensazioni di altri tributi, qualora nel frattempo l’abbiano pagata.

 

 

 

Approfittare della complessità delle norme e dell’ignoranza della gente per mettere in discussione la sopravvivenza di un intero popolo, sembra che sia diventata una strategia politica bipartisan.

Ci eravamo fermati alle ultime elezioni regionali quando tutto il Centro Destra aveva fatto sua la nostra battaglia per la zona franca extradoganale integrale e al consumo, togliendo a noi zona franchisti persino il merito di aver sollevato la rivendicazione.

L’Unione Sarda del 19.04.2014, pag.50, ci comunica che anche l’ex presidente Cappellacci si unisce a Tore Cherchi e Francesco Sanna per decantare i benefici della “Fiscalità di Vantaggio” riservata alle aziende che operano sul territorio del Sulcis-Iglesiente, il cosìddetto Piano Sulcis. I suddetti politici, assieme al giornale si guardano bene dal precisare che si tratta dei vantaggi fiscali riservate alle Zone Franche Urbane, che verranno eliminati tra soli due anni in tutta l’Europa, in quanto gli stessi benefici sono stati considerati dall’Unione Europea come “Aiuti di Stato distorsivi del mercato".

Ci chiediamo che senso abbia avuto attivare i suddetti benefici fiscali che consentiranno agli imprenditori locali (solo per il Sulcis e l’Iglesiente) di pagare meno tasse sul loro fatturato (per soli due anni), se sappiamo che la gente ha sempre meno soldi in tasca da spendere e che pertanto il fatturato delle imprese è destinato a decrescere?
Non sarebbe forse meglio che i soldi da spendere li avesse in mano la gente, che utilizzandoli potrebbe incrementare il fatturato delle imprese? 

C’è un solo modo per mettere i soldi in tasca al popolo Sardo, quello di pretendere dai politici il rispetto delle leggi che sono state violate e calpestate da oltre 15 anni.

E queste leggi sono:

  • il D.lgs. n.75/1998;
  • la Legge n.623/1949;
  • la Legge n.763/1973 dove si prevede l’eliminazione dell’IVA e delle Accise per le popolazioni residenti nei territori dichiarati Zone Franche extradoganali ai sensi dell’art.1 della Legge Doganale n.1424/1940 e dall’art. 2 del DPR n.43/1973 con il quale è stato approvato il T.U. doganale attualmente in vigore e che all’art.170 si propone di dare attuazione a quanto previsto dalla direttiva del Consiglio n.69/75/CEE che fornisce una interpretazione autentica di che cosa si debba intendere per territorio dichiarato Zona Franca, e che non sono considerati aiuti di Stato le compensazioni fiscali fornite alle popolazioni gravate dai
  • la Legge n.384/1954 (che estende al Comune di Livigno i benefici fiscali della Zona Franca al Consumo, riservati al territorio di Gorizia dall’art.11 della Legge n.1438/1948);
  • il D.L. n.1351/1964 convertito nella Legge n.28/1965 (che estende i benefici dell’art.11 della Legge n.1438/1948 - benefici fiscali della zona franca al consumo - anche ai residenti nei territori svantaggiati come individuati all’art.92 del Trattato di Roma, cioé "i territori ove il tenore di vita sia anormalmente basso, o si abbia una grave forma di sottoccupazione") e che non sono considerati aiuti di Stato le compensazioni fiscali fornite alle popolazioni gravate da esosi tributi. 

L'attivazione della Zona Franca al Consumo estesa su tutto il territorio della Sardegna, eliminerebbe l’IVA e le ACCISE su tutto il territorio, ed attiverebbe in aggiunta quei benefici fiscali attualmente riservati dall’istituto delle “Zone Franche Urbane" solo alle imprese del Sulcis-Iglesiente.

L’Italia ha ancora solo due anni di tempo per istituire le sue dieci zone franche al pari della Francia e della Germania, nonché della Spagna e della Grecia, ossia fino all’entrata in vigore del nuovo Codice Doganale Comunitario che prevede l’abrogazione quanto previsto dall’art.166 del Regolamento CEE n.2913/1992 del Consiglio, articolo che oltre a fornire la definizione giuridica di che cosa si debba intendere per zona franca, precisa che sia compito degli Stati membri istituire le Zone Franche, quando ne ricorrano i presupposti succitati.

L’art. 174 (ex 158) del Trattato sull’Unione Europea conferma che, per promuovere uno sviluppo armonioso dell’insieme dell’Unione Europea, un’attenzione particolare deve essere rivolta alle Isole (regioni insulari) che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali.
Isole (Sardegna e Sicilia) che ai sensi dei succitati richiami normativi, hanno diritto alla Zona Franca al consumo estesa su tutto il loro territorio, diritto confermato dall’interpretazione autentica n.33 allegata all’atto finale della Conferenza Intergovernativa che ha adottato il Trattato di Lisbona firmato il 13.12.2007, dove si precisa che l’art.174 deve essere inteso nel senso che “le regioni insulari debbano includere le isole nella loro interezza“ .

Maria Rosaria Randaccio

 

Vorrei fare un augurio di Buona Pasqua a tutti i Sardi che ci hanno votato, perche hanno creduto e ancora credono in noi e alla bontà di tutto quello che abbiamo raccontato in questi anni, girando in lungo e in largo per tutta l'isola, ossia il racconto di " Diritti negati al Popolo Sardo" come quello della "Zona Franca al consumo", "storia" che non ci è stata regalata da qualcuno, ma è stato il frutto di un duro lavoro di ricerca e di aggiornamento sulla complessa materia giuridico fiscale.

Non posso non pensare con rammarico che le cose sarebbero potute andare molto meglio - per tutti - se solo non avessimo, come sardi, la brutta abitudine all'invidia esasperata, vizio capitale che ci porta a farci del male da soli.


Il furto della la cultura non esiste, puoi solo far finta di averla ma se non l'hai acquisita personalmente, non puoi scipparla ad altri, soprattutto non puoi portarla via a chi l'ha conquistata mettendo il culo sulla sedia da tutta una vita.
Se ora ci troviamo impantanati è per colpa di "Invidiosi Cretini" che si sono puniti da soli e che ora vorrebbero farci credere che l'hanno fatto a fin di bene!
Ma quale bene?!!! Solo il loro egoismo stupido e malvagio per colpa del quale stiamo solo perdendo tempo utile, tempo che avremo potuto utilizzare al meglio se solo non ci avessero messo il bastone tra le ruote.

 

 

 



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