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Maria Rosaria Randaccio

Maria Rosaria Randaccio

Ex intendente di finanza, da anni porta avanti un centro di ascolto per cittadini in situazioni di disagio.

Se andiamo a leggere attentamente il D.Lgs. n.75/98 notiamo che risultano parte integrante dello stesso decreto due Regolamenti CEE n.2913/92 (Consiglio) e n.2454/1993 (Commissione), che il legislatore italiano richiama precisando che “le zone franche istituite in Sardegna sono istituite proprio secondo le disposizioni dei succitati regolamenti“.
E non poteva essere altrimenti dal momento che la Corte Costituzionale Italiana con le seguenti sentenze: n.389/1989; n.168/91; n.384/94; n.94/95; n.536/95 ha affermato e confermato che le disposizioni Europee (Direttive e Regolamenti) sono prevalenti rispetto alla normativa degli Stati membri che sono tenuti ad adeguarsi, che non deve applicarsi la normativa interna configgente con quella comunitaria e che sono vincolati a dare applicazione alla norme comunitarie anche gli organi della Pubblica Amministrazione (Regione, Province e Comuni). 

Tutto quanto confermato anche dalla Corte di Giustizia Europea nella Causa n.103/88 del 22.06.1989.

E la regola vale ovviamente anche per l’IVA ai sensi dell’art.1 della Direttiva n.77/388/CEE del 17.05.1977 in combinato disposto con la Direttiva n.91/680/CEE del Consiglio del 16.12.1991 nonché con le Direttive n.69/75/CEE e n.69/74/CEE del Consiglio modificate dalla Direttiva n.2006/112/CEE del 28 novembre 2006, dove si prevede che i residenti nei territori dichiarati zona franca non sono soggetti al pagamento di dazi doganali IVA e Accise, essendo considerati, i suddetti territori come se si trovassero fuori dalla linea doganale dell’Europa.

L’Italia ha recepito la normativa Europea sull’IVA nel D.P.R. n.633/1972, decreto che ha subito centinaia di modifiche, e più di recente nella Legge n.28/1997 che recependo la normativa CEE n.95/7/CEE del 20.05.1997 all’art.2 prevede che i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art.1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 (ossia in zona franca) possono effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’IVA con le modalità previste dagli artt.8, 8/bis e 9 del D.P.R. n.633/72.

La Dichiarazione n.33 allegata all’atto finale della Conferenza Intergovernativa che ha adottato il Trattato di Lisbona firmato il 13.12.2007, nel fornire una “interpretazione autentica dell’art. 174 dello stesso Trattato” precisa che qualora venga istituita la zona franca in un’isola “la zona franca debba includere l’isola nella sua interezza."

 

Il Regolamento CEE n.29/13 del 1992 prevede che: a) gli Stati membri possano destinare talune parti del loro territorio (comprensive di città e di villaggi) a zone franche, queste ultime caratterizzate da agevolazioni fiscali, vantaggi finanziari ed amministrativi per le imprese ed incentivi di natura economica e sociale per i residenti; b) gli Stati membri debbano stabilire il limite geografico di ciascuna zona franca e approvare i locali destinati a costituire un deposito franco (art.167 Regolamento Cee n.2454/39); c) stabilire i punti di entrata e di uscita di ciascuna zona franca e dei depositi franchi, che devono essere sottoposti alla sorveglianza da parte dell’autorità doganale.

I nostri politici prima di parlare di Zona Franca dovrebbero studiare e documentarsi non solo sulla normativa italiana, ma soprattutto su quello che prevede la Normativa Comunitaria!



 

I risultati elettorali sono diventati definitivi ed hanno certificato il successo del Movimento Sardegna Zona Franca Lista Maria Rosaria Randaccio. E’ il momento adatto per esporre alcune considerazioni politiche sulla competizione elettorale appena conclusa.
Il Movimento Sardegna Zona Franca Lista Maria Rosaria Randaccio è l’unico che ha raggiunto un quoziente di voti che gli consente di esprimere un Consigliere Regionale, ormai eletto nella persona del Consigliere Modesto Fenu.

Il 28 febbraio 2014, abbiamo letto l’ennesima critica, da parte di un docente universitario, il Prof. Paolo Fois e di un giornale, La Nuova Sardegna, contro la zona franca e, di conseguenza, i Sardi e la Sardegna.
Altre tesi personali le troviamo nelle affermazioni dell’Economista Paolo Savona a cui si dà enorme risalto sull’altro quotidiano l’Unione Sarda.

 

Sulla prima pagina de l’Unione Sarda di oggi Venerdi 28 giugno 2013 il Prof. Beniamino Moro ci dimostra di aver perduto la memoria, ossia l’unico strumento di lavoro utilizzato dai Docenti Universitari, in assenza del quale (la memoria) dovrebbero avere il buon senso di abbandonare il campo lasciando spazio ai più giovani che di quello strumento ( la memoria) sanno fare uso migliore.

Infatti il Prof. Beniamino Moro sottoscrivendo l’articolo pubblicato sul nostro quotidiano dimostra di aver palesemente dimenticato quanto da Lui stesso sostenuto in un saggio a quattro mani assieme ai colleghi universitari dal nome prestigioso quali:

al Prof. Gianfranco Sabatini, al Prof. Antonio Sassu e al Prof. Giuseppe Usai

saggio effettuato nell’anno 1986 per conto della Regione Autonoma della Sardegna intitolato “La zona Franca in Sardegna" e dove a pagina 144,145,199,200 e 201 gli illustrissimi Professori Universitari sostengono che l’unica soluzione ai problemi dei sardi e della Sardegna sia l’adozione della Zona Franca al Consumo chiamata anche Zona Franca Integrale, identica a quella in vigore nella Regione a Statuto Speciale della Valle d’Aosta e nella Provincia di Gorizia.

I Professoroni evitano accuratamente di citare le leggi a riferimento che sono:
- art. 12 Legge Costituzionale n. 3/1948
- art. 11 Legge n.1438/1948
- art. 20 bis Legge 28/1965
- art. 2 D.P.R. n. 43/1973
- art. 1,7,30,38 bis dpr 633\1972
- art. 1,2,5 Legge n.762/1973
- art. 1 Legge 122/1983

Leggi che se fossero state richiamate avrebbero suscitato la curiosità di qualche benpensante che sarebbe andato a cercarle e avrebbe capito che lo stesso diritto alla Zona Franca al Consumo concessa dal legislatore agli abitanti della Valle D’Aosta e agli abitanti della Provincia di Gorizia competeva a termini di legge anche agli abitanti nell’Isola della Sardegna.

Infatti le leggi succitate sono tutt’ora in vigore, leggi che assieme al D.lgs. n. 75/1998, che ha istituito la Zona Franca su tutto il territorio della Sardegna, e alla Legge Regionale n. 10/2008 emanata dopo l’entrata in vigore della Legge Costituzionale n. 3/2001 che ha apportato modifiche al titolo V della Costituzione e la modifica all’art. 114 Cost. dove si prevede che “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Citta Metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato", e alle ultime delibere emanate dal Presidente Cappellacci, consentono tutt’ora ai Sardi e alla Sardegna di rivendicare oltre il diritto alla zona franca su tutto il territorio dell’Isola ai sensi del D.lgs. n. 75/98 (zona franca integrale) anche il diritto alla Zona Franca al Consumo, nonché i diritti speciali sui beni al consumo riservati ai territori qualificati come “EXTRADOGANALI” in quanto “ZONE FRANCHE”, come precisato dal legislatore all’art. 14 della Legge Costituzionale n. 4/1948 e dalla Legge n. 623/1949.


 

 

In questi ultimi tempi abbiamo letto degli interventi a proposito della cosiddetta "Vertenza Sardegna" da parte di molti amici che alla fine del loro discorso ci rassicurano giustamente sul fatto che quando entrerà a regime la zona franca gestita dall'Agenzia delle Entrate Regionale, "non avremo più bisogno di loro perché il nostro bilancio regionale diventerà solido ed attivo".

Il furto delle nostre entrate da parte dello Stato Italiano (vedi anche vertenza Saras) è molto piu' alto di quanto si sia ipotizzato.

Infatti basta andare a leggere l'art. 1 commi 834, 835, 836, 837 della Legge n.296/2006 (Legge finanziaria 2007) che ha modificato l'art. 8 dello Statuto Speciale per la Regione Sardegna approvato con Legge Costituzionale n. 3/1948, per capire quanto sia diventata grave e pericolosa la nostra posizione giuridica.

Infatti dobbiamo capire e stare molto attenti alle persone che mandiamo a governarci, perche le Leggi Finanziarie, attualmente chiamate "Legge di Stabilità" sono leggi di rango costituzionale, per cui possono incidere su altre leggi di altrettanto rango costituzionale, come ha fatto appunto la Legge n.296/2006 che ha modificato l'art. 8 della nostra Legge Costituzionale n.3/1948, leggi di stabilita che, allo stesso modo, potrebbero - per assurdo - (soprattutto se non ci diamo da fare) modificare anche l'art. 12 del nostro statuto, ossia l'articolo che, in combinato disposto con il D.lgs. n. 75/1998 prevede l'istituzione delle zone franche su tutto il territorio della Sardegna!

La succitata Legge n.296/2006 all'art. 1 commi 834 e 835 ha indicato quali sono i tributi che gravano sulle tasche degli italiani e che rendono insonni o agitate le loro notti, di questi tributi alla Sardegna, in quanto regione a Statuto Speciale, competono una percentuale che va dai nove decimi ai sette decimi delle imposte generate sul proprio territorio.

Ma nella suddetta legge finanziaria, c'e anche un trabocchetto contro i sardi e la Sardegna, infatti senza che nessuno ce lo venisse a raccontare, ha modificato proprio per i sardi, due importanti articoli della Costituzione, prevedendo che a decorrere dall'anno 2007 viene posto a totale carico della Regione Sardegna:


1) il Servizio sanitario sul proprio territorio (comma 836)
2) le funzioni relative alla continuità territoriale (comma 837)

Appare ovvio a questo punto che solo la zona franca integrale ci puo salvare dalla catastrofe, altrimenti si confermerebbe ancora una volta la volonta criminale di sottoporre a DIASPORA tutto il popolo sardo... da parte dell'Italia.

 



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