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Il Tar del Lazio con Sentenza n.6884 del 1 agosto 2011 ha verificato che, nelle Agenzie delle Entrate di tutta Italia, su un organico di 1200 Dirigenti, circa 800 incarichi sono ricoperti da Falsi Dirigenti, incarichi conferiti a semplici impiegati privi del titolo che li legittima a ricoprire quel posto (pubblico concorso) e quindi a sottoscrivere validamente gli atti di accertamento e le iscrizione a ruolo dei tributi che l’Agenzia delle Entrate ritiene Evasi.

Come possiamo dimostrare che si tratta di una firma apposta da un Falso Dirigente?
E’ molto semplice, tramite la procedura di accesso agli atti, è sufficiente chiedere che l’Amministrazione Finanziaria ci faccia conoscere il numero e la data della G.U. nella quale è stato pubblicato il bando del Concorso superato dal presunto dirigente che ha sottoscritto l’iscrizione a ruolo del debito tributario che ci riguarda.
Contrariamente a quanto sostenuto dal Tar del Lazio con la Sentenza n.6884/2011, sappiamo che dal 1992 ad oggi, il Ministero dell’Economia e Finanze ha bandito solo Concorsi Interni, riservati al personale in servizio, pertanto anche gli altri 400 Dirigenti individuati come “Dirigenti Veri" dalla suddetta Sentenza, sono dei “falsi dirigenti" in quanto vincitori di concorsi interni.
Concorsi che come ha precisato la Corte Costituzionale con la Sentenza n.37/2015, sono stati banditi in violazione dell’art. 97 della Costituzione dove si prevede che il conferimento di incarichi dirigenziali nell’ambito di un’Amministrazione Pubblica, debba avvenire previo esperimento di pubblico concorso e che il concorso pubblico sia necessario anche nei casi di nuovo inquadramento (nella Dirigenza) di dipendenti gia in servizio.
Sappiamo infatti che la Direzione degli uffici finanziari centrali e periferici che compete esclusivamente al personale Dirigente, puo essere affidata a personale non Dirigente solo titolo di temporanea reggenza, durante l’assenza del titolare, dovuta a vacanza del posto o a qualsiasi altra causa, cosi come previsto da:

- Legge 146/80 art. 17
- D.P.R. n.266/87 art. 20
- D.P.R. n.287/92 art. 76 e art. 83
- Decreto Legislativo n.29/93 art. 19 comma 3
- Legge n.662/96 art. 3 comma 129
- Decreto Legislativo n.165/2001 art. 19 comma 3

 

 

Colpiti dalla sentenza della Corte Costituzionale centinaia di dirigenti nominati illegittimamente, alla testa delle agenzie delle Entrate, delle Dogane e del territorio. Essi rappresentano il cuore del Fisco italiano.
Questa storica Sentenza (in allegato) non è venuta a caso e neanche in modo improvviso, ma è frutto del duro lavoro e di tanto sangue amaro di un gruppo di ex Dirigenti, della Dirstat (Sindacato dei Dirigenti Pubblici) e, soprattutto, da anni di denunce della Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, ex Intendente di Finanza Aggiunto e Direttore della Commissione Tributaria Provinciale di Cagliari (Tribunale del Ministero delle Finanze).
Oggi gioiscono molti italiani. Ma è anche il momento di fermarsi e rivolgere una preghiera a quelle povere anime che - vessate da Equitalia - si sono tolte la vita.
La Sentenza di ieri lascia però aperto un interrogativo: quale sarà il destino degli atti posti in essere dai dirigenti illegittimamente nominati?
L'interpretazione più ovvia è che essi siano tutti nulli. Ce lo auguriamo.

 

Se andiamo a leggere attentamente il D.Lgs. n.75/98 notiamo che risultano parte integrante dello stesso decreto due Regolamenti CEE n.2913/92 (Consiglio) e n.2454/1993 (Commissione), che il legislatore italiano richiama precisando che “le zone franche istituite in Sardegna sono istituite proprio secondo le disposizioni dei succitati regolamenti“.
E non poteva essere altrimenti dal momento che la Corte Costituzionale Italiana con le seguenti sentenze: n.389/1989; n.168/91; n.384/94; n.94/95; n.536/95 ha affermato e confermato che le disposizioni Europee (Direttive e Regolamenti) sono prevalenti rispetto alla normativa degli Stati membri che sono tenuti ad adeguarsi, che non deve applicarsi la normativa interna configgente con quella comunitaria e che sono vincolati a dare applicazione alla norme comunitarie anche gli organi della Pubblica Amministrazione (Regione, Province e Comuni). 

Tutto quanto confermato anche dalla Corte di Giustizia Europea nella Causa n.103/88 del 22.06.1989.

E la regola vale ovviamente anche per l’IVA ai sensi dell’art.1 della Direttiva n.77/388/CEE del 17.05.1977 in combinato disposto con la Direttiva n.91/680/CEE del Consiglio del 16.12.1991 nonché con le Direttive n.69/75/CEE e n.69/74/CEE del Consiglio modificate dalla Direttiva n.2006/112/CEE del 28 novembre 2006, dove si prevede che i residenti nei territori dichiarati zona franca non sono soggetti al pagamento di dazi doganali IVA e Accise, essendo considerati, i suddetti territori come se si trovassero fuori dalla linea doganale dell’Europa.

L’Italia ha recepito la normativa Europea sull’IVA nel D.P.R. n.633/1972, decreto che ha subito centinaia di modifiche, e più di recente nella Legge n.28/1997 che recependo la normativa CEE n.95/7/CEE del 20.05.1997 all’art.2 prevede che i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art.1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 (ossia in zona franca) possono effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’IVA con le modalità previste dagli artt.8, 8/bis e 9 del D.P.R. n.633/72.

La Dichiarazione n.33 allegata all’atto finale della Conferenza Intergovernativa che ha adottato il Trattato di Lisbona firmato il 13.12.2007, nel fornire una “interpretazione autentica dell’art. 174 dello stesso Trattato” precisa che qualora venga istituita la zona franca in un’isola “la zona franca debba includere l’isola nella sua interezza."

 

Il Regolamento CEE n.29/13 del 1992 prevede che: a) gli Stati membri possano destinare talune parti del loro territorio (comprensive di città e di villaggi) a zone franche, queste ultime caratterizzate da agevolazioni fiscali, vantaggi finanziari ed amministrativi per le imprese ed incentivi di natura economica e sociale per i residenti; b) gli Stati membri debbano stabilire il limite geografico di ciascuna zona franca e approvare i locali destinati a costituire un deposito franco (art.167 Regolamento Cee n.2454/39); c) stabilire i punti di entrata e di uscita di ciascuna zona franca e dei depositi franchi, che devono essere sottoposti alla sorveglianza da parte dell’autorità doganale.

I nostri politici prima di parlare di Zona Franca dovrebbero studiare e documentarsi non solo sulla normativa italiana, ma soprattutto su quello che prevede la Normativa Comunitaria!



 

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