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E’ durissima la risposta della dott.ssa Maria Rosaria Randaccio a coloro che stanno promuovendo un Referendum per chiedere ai Sardi se preferiscono che la Sardegna sia un’isola o una penisola e contro l’attacco di Renato Soru al Movimento Zona Franca. “I nemici del popolo sardo” scrive la Randaccio – “dopo aver pensato di imbrogliare i cittadini facendo loro credere che le ZES (zone economiche speciali) siano equivalenti alle franchigie fiscali della Zona Franca previste dal D.lgs. n.75/98, adesso mettono addirittura in dubbio l’insularità della Sardegna, ossia mettono in dubbio un fattore geografico e propongono un referendum affinché il popolo possa scegliere se considerare la Sardegna come Isola o come Penisola!

La Sardegna - oltre aver dato i natali a questi professoroni burloni e buontemponi che propongono un referendum geografico (ed i cui nomi sono stati riportati su articolo dell’Unione Sarda del 3 agosto 2017), possiede anche altri primati negativi, per esempio essere la terra più povera e spopolata dell’Europa, dove lo spopolamento è causato da una disoccupazione anomala e straordinaria rispetto al resto delle regioni dell’Unione Europea, e detta disoccupazione viene causata dalla mancata applicazione delle compensazioni fiscali, chiamate Franchigie Fiscali la cui applicazione è riservata dall’art. 92 del Trattato di Roma ai territori svantaggiati (come le isole lontane); franchigie che sono disciplinate dai Regolamenti Comunitari (CEE) n. 918/83, n. 2913/92, n. 2454/93, questi ultimi due richiamati nel D.lgs. n.75/1998, con il quale tutto il territorio della Sardegna è stato dichiarato Zona Franca in quanto Isola lontana e spopolata.
Compensazioni fiscali che spettano ai residenti in Sardegna ai sensi dell’art. 85 del Trattato di Roma ratificato con la Legge n.1203/1957; trattato con il quale è nata la Comunità Economica Europea, dove (art. 85) si garantisce il rispetto del principio della libera concorrenza e del libero mercato ai sensi dei quali (principi) sono stati stipulati tutti i Trattati e dove si prevede che tutti i popoli hanno diritto alle stesse opportunità di crescita economica e pertanto deve essere vietato nei rapporti commerciali con altri contraenti, applicare condizioni dissimili per prestazioni equivalenti, cosi da determinare per questi ultimi uno svantaggio nella concorrenza.
Disoccupazione causata anche dal fatto che la Sardegna è l’unica terra al mondo priva di una vera “Giustizia Fiscale” in quanto ai residenti - che - come detto - sono titolari del diritto alle franchigie fiscali - è stato imposto un regime fiscale che non tiene conto della suddetta normativa comunitaria sul libero mercato e sulla libera concorrenza, di cui al Regolamento n.2700/2000 emanato per tutelare gli interessi finanziari della Comunità, i diritti del debitore contro procedure giudiziarie eccessivamente lunghe, e consentire che le formalità delle Zone Franche siano equiparate a quelle dei Depositi Franchi.

Regolamento n.2700/2000 che ha riscritto l’art. 220 del Reg. 2913/92 precisando che la buona fede del contribuente può essere invocata, qualora questi possa dimostrare che ha agito con diligenza e che sono state rispettate tutte le condizioni per ottenere il trattamento preferenziale (come aver inoltrato la dichiarazione di intento).

Diniego di Giustizia che lo Stato Italiano è tenuto a risarcire ai sensi dell’art. 2 della Legge n.18/2015 dove si prevede che “costituisce colpa grave per il Magistrato, la violazione manifesta della legge dell’Unione Europea, violazione che si realizza anche a seguito della mancata osservanza dell’obbligo da parte del Giudice del rinvio pregiudiziale ai sensi dell’art. 267 terzo comma del Trattato di Lisbona, e che si realizza anche tutte le volte in cui una sentenza o provvedimento risulta in contrasto con l’interpretazione espressa dalla Corte di Giustizia Europea. Diritto al risarcimento che comprende anche i danni causati dalle Commissioni Tributarie ai sensi di quanto previsto oltre che dall’art. 2 della Legge n.18/2015, anche dall’art. 14 della Legge n.18/88 e dalla Legge n.117/88.

Diniego di giustizia in aperto contrasto con la Risoluzione del Parlamento Europeo del 4 febbraio 2016 (in allegato) sulla condizione di insularità della Sardegna e del fatto che la stessa abbia diritto alle franchigie fiscali e alla zona franca ai sensi dell’art. 85 del Trattato di Roma.
Risoluzione nella quale si riconosce che le isole appartenenti a NUTS 2 NUTS 3 (per l'Italia Sardegna e Sicilia) ricadono nell'insularietà.
Inoltre, nel punto 6 della Risoluzione si ricorda che: conformemente alla Direttiva 2006/112/CE del Consiglio, a talune isole europee sono stati accordati regimi fiscali speciali per controbilanciare i loro svantaggi naturali e demografici permanenti; sottolinea l'importanza che tali regimi fiscali speciali rivestono per le comunità e le economie locali e chiede che vengano mantenuti, in particolare negli Stati membri interessati da programmi di aggiustamento economico.

La Randaccio conclude poi: “In questo scenario in cui tutte le carte sono finalmente sul tavolo, il ruolo primario affinché la zona franca sia operativa a tutti gli effetti lo detengono i sindaci dei comuni sardi, i quali devono deliberare per la zona franca al consumo incorporando i diritti speciali, cioé le aliquote di riscossione che andrebbero a impinguare le casse comunali e - di conseguenza - impedirebbero all'Agenzia delle Entrate di continuare ad emettere le famigerate "cartelle pazze". La Risoluzione del febbraio 2016 è quindi di vitale importanza per l'isola, risoluzione che i politici sardi dovrebbero imparare a memoria prima di proporre dubbi referendum o sedere sulle poltrone europee!”

 

 

 

E’ passato un anno da quando il Parlamento Italiano ha emanato il D.lgs. n.128/2015, dove all’art. 1 comma 3 e comma 4 si prevede che non possano essere accusati del reato di contrabbando o di elusione fiscale coloro che sono stati esonerati dal pagamento di Dazi Doganali, Iva ed Accise ai sensi dell’art.34 del D.P.R. n. 43/73, del D.lgs. n.374/90 e di quanto previsto dalla normativa Doganale Europea sui “Diritti di Confine” e sulle “Franchigie Fiscali”, ossia di quanto previsto da:

Regolamento CEE n.918/83; dal D.M. n.548/92; dalla Legge n.479/92 (che apporta modifiche all’art. 12 del D.P.R. n.723/1965); dal D.M. n.489/97; dal Regolamento n.274/2008 (che riscrive l’art. 45 del Regolamento n.918/83 precisando che - le merci importate nei territori individuati come Zona Franca dalla Direttiva n.2006/112/CE del 28.11.2006 - godono della Franchigia di Iva ed Accise da qualunque parte del mondo provengano o vengano inviate); dal D.lgs. n.175/2014 (art. 20) dove si prevede che le fatture con Iva Non Imponibile emesse ai sensi dell’art. 8 primo comma lett. c) del D.P.R. n.633/72, “sono autorizzate” purché la Dichiarazione di Intento venga trasmessa con le modalità previste dalla Legge n.161/2014 (art. 12) che recepisce la Direttiva Comunitaria n.2013/61/UE sulle Regioni Ultraperiferiche.
Modalità meglio esplicitate dalla Circolare dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli del 20 maggio 2015 Prot. n.58510/RU, dove si precisa che i paesi terzi sono le regioni ultraperiferiche dichiarate Zona Franca, a cui si applica l’art. 17 e 61 del D.lgs. n.504/95 come modificato dal D.lgs. n.48/2010, dove si prevede che l’esenzione dalle Accise spetta sui prodotti destinati ad essere consumati dai residenti in Zona Franca, quando per gli stessi prodotti è prevista l’esenzione anche per l’IVA.
In pratica l’art. 1, commi 3 e 4 del D.lgs. n.128/2015 , ha autorizzato i residenti in Sardegna ad operare in esenzione da Dazi Doganali, Iva ed Accise in base a quanto previsto dal D.lgs. n. 75/98 con il quale è stato dato attuazione all’art. 12 dello Statuto Sardo, approvato con la Legge Costituzionale n. 3/1948, decreto (n.75/98) dove si prevede che la Zona Franca della Sardegna debba essere amministrata secondo i Codici Doganali Comunitari approvati con i Regolamenti n.2913/92 e n.2454/93, richiamati nello stesso D.lgs. n.75/98, nei quali si conferma che nei territori dichiarati zona Franca si applica il “Regime delle Franchigie Doganali” ossia il regime fiscale riservato ai territori che soffrono di determinate situazioni di svantaggio individuate dall’art. 92 del Trattato di Roma, nel quale si prevede che non costituiscono aiuti di stato gli aiuti dati alle isole ultraperiferiche gravate dai sovracosti del trasporto, spopolate e afflitte da una grave forma di disoccupazione o dai problemi della post industrializzazione.
Territori chiamati anche “ paese terzo” in cui non si applicano le norme comunitarie in materia di Iva e di Accise, come ci spiega la Direttiva n.2007/74/Ce del Consiglio del 20.12.2007, territori a cui devono venire applicate le “Franchigie Fiscali” ovvero l’esonero dal pagamento di quei tributi che si pagano in Dogana, chiamati anche “Diritti di Confine” (art. 34 del D.P.R. n.43/73).
Giova rammentare infine che l’art. 1 e l’art. 28 della Direttiva Comunitaria n.77/388/CEE del 17 maggio 1977, aveva disposto la disapplicazione della normativa sull’Iva, fino ad allora emanata dagli Stati membri, e imposto l’adeguamento della suddetta disciplina alle disposizioni regolamentari e amministrative emanate dalla normativa comunitaria, affinché “il regime cosi armonizzato entri in vigore dal 1° Gennaio 1978”.

 

Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio

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