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Lo scorso 7 dicembre 2016 è nato il Canale YouTube del Movimento Sardegna Zona Franca, curato dall'Ufficio Stampa e Comunicazione del Movimento stesso. Strutturato in diverse sezioni quali "Trasmissioni Tv, appelli sul web e spot", "Convegni e dibattiti", "Manifestazioni", "Politici" e "Interviste", questo nuovissimo organo di comunicazione ha raggiunto in una sola settimana uno share record con oltre il 40% di visualizzazioni in più rispetto alle pagine statiche presenti sui social.

Il canale, in continuo aggiornamento, racchiude tutta l'emozionante storia e il percorso intrapreso dal 2012 ad oggi dai fondatori del Movimento, in primis la dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, che ha girato tutta la Sardegna in lungo e in largo per divulgare le nozioni giuridiche su un diritto disatteso da quasi 70 anni. Alla Randaccio si sono poi affiancati l'avvocato Francesco Scifo, cassazionista ed esperto in diritto comunitario, e l'avvocato Paolo Aureli, specializzato in diritto tributario.

Sono state diverse le persone che hanno seguito la Randaccio fin dagli albori, tutti o quasi presenti nei video incorporati nel canale. Alcuni nomi: Claudia Mariani, attuale vice-presidente del Movimento, Irma Cabano, realizzatrice di un ingente materiale video, Alberto Cabiddu, uno dei primissimi ad affiancare la dottoressa Randaccio, Andrea Impera, presidente del MACLS, Giuseppe Carboni, al quale la Randaccio ha lasciato il testimone per le questioni Equitalia, Stefano Zola, imprenditore di Galtellì, Pietro Loi, attivista della prima ora, Piero Cannas, imprenditore del cagliaritano, il rimpianto Giuseppe Floris, Andrea Ortu, storico presidente del Movimento Campidano, Matteo Meloni, attivista attento e sempre presente, Gianfranco Milia, Maria Grazia Fumera, Zoe Aramu, Maria Rosaria Raiola, Angelo Accareddu, Rita Cuccureddu, Mariano Pisci, Letizia Deidda, Gaetana FrassettoRoberto Diana, Luigi Fronteddu, Nicky Scibilia, Daniela Mallus, Marco Lovico, Angelo Frau, Davide e Cristian Fedrigo, Francesco Atzori, Luciano Sanna, Luciano Lamantìa, Pasquale Iannone, Giulio Simbula, e tanti altri. 

A breve verrà attivata anche la sezione LIVE STREAMING in modo da permettere la ripresa in diretta degli eventi più importanti. Per ricevere in tempo reale gli aggiornamenti è possibile iscriversi al canale cliccando semplicemente sul tasto "Iscriviti".

 

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Una Class action contro l'Agenzia delle Entrate ed Equitalia Riscossioni S.p.A. Ne dà notizia sulla sua pagina ufficiale l'avv.Francesco Scifo, segretario politico del Movimento e promotore dell'azione legale che già nel 2012 aveva portato l'ente davanti ai giudici. L'incontro si terrà sabato 29 ottobre all'Hotel Setar di Quartu S.Elena dalle ore 10.00 alle ore 12.30 e vedrà la partecipazione dei rappresentanti del Movimento Artigiani e Commercianti liberi Sardegna, dell'associazione Giuristi Indipendenti, del Movimento 5 stelle e, naturalmente, del Movimento Sardegna Zona Franca la cui presidente, dott. Maria Rosaria Randaccio, è da anni il nemico principale del Fisco in Sardegna, promuovendo incontri e divulgando la documentazione che ha permesso di iniziare le indagini sui cosìddetti "falsi dirigenti".

L'avvocato Scifo spiega le ragioni di questa decisione: "E' in corso un'azione giudiziaria collettiva da me patrocinata contro queste amministrazioni fiscali, per contrastare le mancate applicazioni delle leggi e della Costituzione: il primo round è andato a loro ma dobbiamo appellare E VINCERE. Chiunque voglia partecipare e darci manforte è invitato, per lottare insieme contro questo potere illegittimo e prepotente. Siamo stati i primi a iniziare la lotta e invitiamo tutti a partecipare e condividere la nostra battaglia per la legalità."

Questa ulteriore iniziativa a sostegno della legalità delle agenzie fiscali è la prova che le azioni del Movimento Sardegna Zona Franca non si sono mai fermate e proseguono a tutto campo per chiedere l'applicazione delle leggi e per sensibilizzare i politici verso l'attuazione e il riconoscimento delle franchigie fiscali dovute alla Sardegna e per interrompere la drammatica crisi che ha investito tutti i settori dell'economia della Sardegna.

 

 

 

 

 

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Il 4 dicembre 2016 saremo chiamati a votare per il referendum di modifica della Costituzione Italiana. Il Movimento Sardegna zona franca si schiera per il NO ad una riforma che - secondo le parole dell'avv. Francesco Scifo, Segretario Politico del Movimento - "è inutile, in primo luogo perché dopo l’approvazione del Trattato di Lisbona, avvenuta nel 2009, la Carta è stata retrocessa a normativa secondaria di quint’ordine, rispetto ai Trattati Europei, ai regolamenti, alle Direttive dell’Unione Europea, nonchè alle norme della BCE e una modifica dell’assetto costituzionale comporterà solo l’ulteriore svalutazione di un sistema normativo un tempo primario; in secondo luogo, una riforma pasticciata, perché è strutturata in modo da accrescere i conflitti tra poteri dello Stato, data l’incertezza e la poca chiarezza della formulazione delle norme che la compongono. Infine, democraticamente inopportuna, perché votata e decisa da parlamentari eletti con una legge elettorale dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale."

In verità, la modifica dell’art. 81 della Costituzione decisa nel 2012, senza voto popolare, ha già introdotto in Costituzione il principio della parità di bilancio, come obbligo ineludibile, determinando così il sovvertimento del sistema di valori originariamente delineato dai Costituenti nel 1948 e ponendo al centro del nuovo sistema la tutela del denaro: l’obbligo di equilibrio del bilancio al posto della salvaguardia della persona umana. Infatti, salvare o tutelare le persone costa allo Stato e può perseguirsi solo se non pregiudica l’equilibrio tra quanto si spende e quanto si incassa: si deve perciò morire (di aborto se bambini, di eutanasia se vecchi, di malattia non curata se giovani o di mezza età) se la spesa per la tutela della vita o della salute supera le possibilità di remunerare la spesa sostenuta a carico dello Stato.

La riforma che voteremo completa, in quest’ottica di scambio puramente mercantile, un disegno iniziato molti anni prima e che ha messo la persona al servizio del denaro, trasformato da strumento in idolo da adorare.

Scifo continua: "Questa riforma colpisce duramente anche l’equilibrio tra poteri dello Stato ed, a cascata, tra Stato centrale e regioni, da un lato, limitando le funzioni delle regioni ordinarie e, dall’altro, preparando la fine delle autonomie speciali: secondo una interpretazione dell’illustre Costituzionalista, l’ex giudice della Corte Costituzionale Valerio Onida (in AIC n.3 del 2016) “…le Regioni speciali, con l’entrata in vigore della nuova riforma costituzionale, perderebbero anche gli spazi di autonomia più ampia di quella statutariamente definita, che derivavano dalla legge costituzionale del 2001, senza però acquisire quelli risultanti dal nuovo testo costituzionale – che ad esse non si applica - là dove esso assegna alle Regioni condizioni di autonomia più ampie di quelle sancite dagli statuti”. In poche parole, per la Sardegna, la vittoria del SI equivarrebbe a consegnarsi, con mani e piedi legati, a quello che resta dello Stato centrale, rinunciando a oltre 150 anni di lotta autonomistica: ovvero diventare sudditi di un suddito.

Dispiace perciò la posizione autolesionistica espressa da alcuni sardi, anche illustri, a favore della riforma Boschi-Renzi: evidentemente, due irresponsabili che forse non comprendono il significato giuridico di quello che fanno, né gli effetti delle loro azioni. 

Tuttavia, non si può sottacere che anche un signore amorale, come l’ex presidente Mario Monti, ha espresso la sua intenzione di votare NO e ciò pone il dubbio che ci si trovi di fronte ad un triste gioco delle parti, dove la vittima è solo la popolazione che onestamente vive, lavora e crede ancora nei valori fondanti della Costituzione del 1948, ma ignora il fatto che essi sono stati ormai superati dal Trattato di Lisbona che ha eletto a suo idolo l’euro e scartato l’uomo. Quindi, votare NO può essere un modo per cominciare tutti a dire NO a questa abominevole filosofia di dominio dell’economia sulle persone e, forse, questa è l’unica ragione perché diciamo NO alla fine del diritto umano, ai Junker, ai Monti, ai Draghi, ai Renzi, al FMI, alla BCE, e alla Troika."

 

 

 

 

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Ieri sera nella sala congressi del Telis - durante il Convegno sulla zona franca ad Arbatax - deliberata dalla Giunta comunale il 27 aprile scorso, diversi imprenditori provenienti non solo da tutta l'Ogliastra, ma anche dal Nord Italia, hanno avuto modo di ascoltare direttamente dalla bocca dei relatori quante siano state le occasioni perse per il territorio a causa di una mancanza di consulenti preparati e capaci di "scovare" le varie opportunità nazionali che europee. 
In particolare, la dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, Intendente di Finanza in pensione e Presidente del Movimento, ha "bacchettato" il Comune di Tortolì per non aver saputo sfruttare i fondi europei per il settore della nautica da diporto, la cui destinataria sarebbe dovuta essere l'area dell'ex Cartiera ai sensi della Legge n.355/1976 che aveva previsto che l'esecuzione dei lavori ordinari e straordinari sul porto di Cagliari (di conseguenza anche Arbatax), Ancona, La Spezia, Livorno e Messina dovessero essere a totale carico dello Stato, e ai sensi dell'art. 1 commi da 990 a 994 della Legge n.296/2006 (Finanziaria 2007) che autorizzava un contributo di 10 milioni di euro per 15 anni a decorrere dal 2007 per la realizzazione di grandi infrastrutture portuali immediatamente cantierabili, previa acquisizione dei corrispondenti piani finanziari presentati dalle competenti Autorità portuali.
L'avvocato Francesco Scifo ha poi fatto un riepilogo delle azioni recenti del Movimento zona franca, citando in particolare la collaborazione per la stesura delle delibere regionali e dei comuni di Olbia e di Portovesme, che hanno portato all'attivazione della zona franca non interclusa nei porti della Sardegna da parte del Consiglio Regionale.
Il segretario politico del Movimento ha poi citato vari esempi di operatività delle zone franche più conosciute e i modi di una eventuale applicazione nel porto di Arbatax e nella zona industriale retrostante. Pur riconoscendo che sia necessario che almeno una delle zone franche previste nelle delibere regionali inizi la sua operatività a tutti gli effetti, si è lanciata l'idea di costituire una o più cooperative per facilitarne la partenza.
L'avvocato Paolo Aureli, delegato del Sulcis del Movimento zona franca, ha poi concluso spiegando le differenze tra le varie zone franche e ponendo la questione dal punto di vista delle imprese già esistenti nel territorio e della possibilità di lavoro non solo per tutti gli attuali disoccupati e cassaintegrati, ma anche dei migranti che numerosi stanno sbarcando nelle coste dell'isola.

Ma sicuramente l'intervento più atteso è stato quello del dott. Gianni Andrea Deligiaalto funzionario dell'ONU e Premio Nobel per la pace nel 2001, che ha parlato della sua vasta esperienza in campo internazionale e dell'amarezza di tornare nella sua terra natìa e di trovare gli stessi problemi di sempre ancora irrisolti. Il dott.Deligia ha messo l'accento sullo spopolamento della Sardegna e sul futuro drammatico che ci attende se non si cercherà di sfruttare subito l'opportunità di aprire nuove frontiere commerciali verso il Nord Africa attraverso un regime fiscale "privilegiato" per poter essere competitivi nei settori in cui la Sardegna possiede un'eccellenza qualitativa di prodotti, cioé l'agricoltura e la pastorizia.

In conclusione, i relatori hanno dato la loro disponibilità per incontri futuri per chi volesse approfondire l'argomento e per chi volesse avere delle consulenze in merito all'invio della documentazione necessaria per entrare in regime di zona franca.

Il Movimento Sardegna Zona Franca è all'opera per creare un soggetto giuridico che si occupi dei business plan e delle consulenze per le aziende che hanno intenzione di aderire alla free zone e che faccia da tramite tra le istituzioni e gli utenti commerciali che vorranno investire in Sardegna.

 

 

 

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Anche se nessun giornale o televisione lo racconta, il Parlamento Italiano in questi ultimi tre anni ha legiferato in tema di zona franca, confermando il diritto dei Sardi ad ottenere il regime fiscale privilegiato della Zona Franca comprendente anche la “Zona Franca al Consumo” (in gergo tax free).
Diritto che si concretizza essenzialmente nella riduzione al 12,50% dell’aliquota massima applicabile ai redditi da chiunque prodotti in Sardegna, e nell’abolizione dell’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) e delle Accise sulle merci e sui servizi offerti ai residenti compreso il carburante e la corrente elettrica.

Questo regime fiscale si chiama “privilegiato" in quanto esso spetta di diritto a tutte le isole del mondo collocate geograficamente in una posizione di svantaggio poiché circondate da tantissimi chilometri quadrati di mare e per questo motivo considerate regioni ultraperiferiche.

Tale regime fiscale privilegiato viene disciplinato dalla normativa comunitaria che si applica direttamente a tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea, ossia gli Stati che hanno aderito al Trattato di Roma e - successivamente - al Trattato di Lisbona, e dove in quest’ultimo Trattato si conferma che le Zone Franche, i Punti Franchi e i Depositi Franchi sono territori extradoganali disciplinati principalmente dai Regolamenti Comunitari n. 918/83 e n. 2504/88, e dalle Direttive n. 2006/112/CE e n. 2008/118/CE.

In essi infatti si prevede che i residenti nei territori “extradoganali" abbiano diritto ad un regime fiscale privilegiato e che pertanto non debbano pagare Dazi Doganali, Iva e Accise.
L’abolizione dell’Iva e delle Accise sulle merci e sui servizi offerti ai residenti nei territori Extradoganali viene confermato anche di recente dalla Direttiva n.2013/61/UE che apporta modifiche alle Direttive n.2006/112/CE e Direttiva n.2008/118/CE (ossia le direttive Comunitarie sull’Iva e sulle Accise) prevedendo che queste due direttive non si applichino alle regioni ultraperiferiche di cui all’art. 349 e all’art. 355 del TUEF (Trattato di Lisbona): Guadalupa, Guyana Francese, Martinica, Azzorre, Madera, Isole Canarie, tenuto conto della loro insularità e della situazione socio economica strutturale, aggravata dalle grande distanza topografica e dalla dipendenza economica da alcuni prodotti, fattori la cui persistenza e il cumulo recano grave danno al loro sviluppo.

All’Isola della Sardegna compete a maggior ragione l’esenzione da Iva e Accise, in quanto il suo diritto alla Zona Franca esisteva ancora prima che nascessero i Trattati della Comunità Economica Europea (CEE); trattati attraverso i quali è stata concessa la Zona Franca alle succitate isole Canarie, Azzorre, ecc.
Infatti la Sardegna è entrata a far parte di diritto delle Zone Franche dell’Europa non solo ai sensi del D.lgs. n.75/1998 (che ha dato attuazione all’art. 12 dello Statuto Sardo, che aveva previsto l’istituzione di punti franchi su tutto il territorio della Sardegna) ma anche ai sensi dell’art.234 del Trattato di Roma del 1957 e dall’art. 351 (ex 307 TCE) del Trattato di Lisbona dove si precisa che: “le disposizioni dei trattati non pregiudicano i diritti e gli obblighi derivanti da convenzioni concluse anteriormente al 1 gennaio 1958”.

Infatti lo Statuto Sardo è stato emanato in un periodo antecedente alla nascita della Comunità Economica Europea!

 

Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio

 

 

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Sulla scia delle Delibere della Regione Sardegna dell'aprile scorso, che hanno attivato le zone franche nei porti sardi, anche Arbatax (e tutta l'Ogliastra) è chiamata a rendere operativa la zona franca nel porto, nella zona industriale e nell'aeroporto di Tortolì-Arbatax. Queste zone sono direttamente collegate o collegabili alle altre zone industriali e territori dell'Ogliastra e di tutta la Sardegna, ai sensi del D.Lgs. n.75/98.
Con Delibera n.58 del 27 aprile 2016 la Giunta Comunale di Tortolì-Arbatax ha confermato l'istituzione della Zona Franca non interclusa che comprenda oltre il Porto di Arbatax, anche l’aeroporto e l’intera area retrostante e adiacente indicata come area Industriale del C.I.P. Ogliastra. 

Il Convegno "La Zona Franca Ad Arbatax. Cosa vuol dire e cosa cambierà" si terrà nella Sala Congressi del Telis all'Arbatax Park Resort sabato 4 giugno 2016 alle ore 17.00 e avrà come relatori il team di esperti del Movimento Sardegna Zona Franca, guidato dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, l'alto funzionario dell'ONU e Premio Nobel per la pace, dott.Gianni Andrea Deligia, e il delegato del Comune di Tortolì per il C.I.P. Ogliastra, Giacomo Usai
Parteciperanno illustri personalità del territorio ogliastrino e imprenditori di tutti i settori.

Ingresso gratuito al convegno previa registrazione a questo link.

Per chi viene da lontano e volesse approfittare di una giornata di relax è possibile pernottare in residence al prezzo convenzionato di €60,00 per 2 persone e acquistare una tessera giornaliera per l'Arbatax Park Resort a partire da €18,00.

 

 

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Grande partecipazione popolare il 12 sera al Lu Hotel al convegno organizzato dal Movimento Sardegna Zona Franca. Sala piena e acceso dibattito sullo sviluppo delle potenzialità insite nello strumento della zona franca aperta da poco avviata nel Sulcis. Insieme ai dirigenti del Movimento il coordinatore del Governo per il Piano Sulcis - l'on.Tore Cherchi - si è congratulato apertamente per la fruttuosa collaborazione con i vertici del Movimento che ha portato alla realizzazione delle delibere attuative della zona franca del Sulcis che danno applicazione all'Art. 12 dello Statuto Sardo dopo 68 anni. Il Movimento Sardegna Zona Franca dopo aver collaborato alla revisione dell'articolo 10 del predetto statuto adesso può ben dire di aver fattivamente determinato, con la collaborazione dell'attuale Giunta regionale, l'applicazione concreta dell'articolo 12. Ciò dimostra che non conta il colore della Giunta al governo pro tempore ma soltanto l'effettivo impegno che si profonde.

Prossimo appuntamento ad Arbatax.

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Venerdì, 22 Aprile 2016 14:56

Comunicato Stampa del 22.04.2016

 

 COMUNICATO STAMPA DEL 22.04.2016

In riferimento al Convegno sulla zona franca che si terrà nel pomeriggio al Teatro San Francesco di Tortolì, come da articolo de L'Unione Sarda di oggi 22 aprile 2016, comunichiamo che il Movimento Sardegna Zona Franca è assolutamente estraneo a tale evento, promosso dal sig.Modesto Fenu e da alcuni politici a lui annessi; e che allo stesso - destituito dalla carica di consigliere regionale e già condannato dal Tribunale di Cagliari con Ordinanza n.360 del 17.03.2015 e, successivamente, con Ordinanza confermativa, a seguito di reclamo, del 04.06.2015, è stato vietato di utilizzare il nome del "Movimento Sardegna Zona Franca" o analoghi nomi o sigle con esso confondibili e di organizzare riunioni, convegni, tesseramenti e altre simili attività di propaganda e proselitismo utilizzando nomi o simboli identici o confondibili con quelli del Movimento Sardegna Zona Franca.

 

Comunicato a cura dell'Ufficio Stampa e Comunicazione
del Movimento Sardegna Zona Franca

Pubblicato in Press

 

L'avvocato Francesco Scifo esulta insieme a tutti i zonafranchisti per il lavoro del Movimento Sardegna Zona Franca, oggi premiato da una Giunta Regionale che dietro una grande spinta e il fiato sul collo, ha alla fine deliberato ciò che la dott.ssa Maria Rosaria Randaccio ha predicato fin dal 2012.

"E’ bello, dopo tanto lavoro, poter celebrare la vittoria della Sardegna: le zone franche della Sardegna sono oggi realtà. Il lungo cammino iniziato nel 1948, con l’approvazione dello Statuto autonomistico, è oggi arrivato ad un punto di svolta positivo e decisivo per lo sviluppo dell’Isola.
Finalmente! Anche la Giunta regionale ha compreso l’importanza di questo strumento di politica economica: oggi le zone franche della Sardegna sono state attivate e con tre delibere adottate in accordo con lo Stato Italiano. Noi abbiamo fondato il Movimento Sardegna Zona Franca ed, a giusto diritto, possiamo dire di aver sollevato e portato avanti questo vessillo di indipendenza economica che era caduto nell’oblio fino al 2012.

Allora, con la prima class action, abbiamo chiesto l’applicazione delle leggi vigenti rimaste fino ad oggi inapplicate. Quello fu il prodromo storico, fummo coloro che credettero nella legalità e che sollevarono la bandiera dell’autonomia economica che questo strumento garantirà alla Sardegna. Questo vessillo stava per sventolare gagliardamente al vento nel 2013 sotto la precedente Giunta regionale a cui, come tecnici, avevamo prestato le nostre competenze in materia. Ma poi tutto si fermò, forse per la mancata volontà di chi, nella Giunta di allora, non volle portare a termine il lavoro fatto per tutti i sardi.
Adesso la Giunta Pigliaru ha preso una decisione storica e, con lungimiranza non comune, si è avvalsa di tutte le competenze tecniche che noi potevamo fornirle, volentieri e gratuitamente, per il benessere di tutti. La svolta storica è stata la manifestazione del 16 febbraio 2016 quando, insieme ai valorosi lavoratori del Sulcis che da soli ci hanno accompagnato a manifestare, ci siamo recati dal Presidente Pigliaru a chiedergli di portare a termine il lavoro iniziato da noi nel 2012: il Governatore ha accolto la nostra richiesta e ora, per la Sardegna, si apre una nuova era di prosperità e di lavoro.

Un grande "Grazie" al Governatore Pigliaru che non si è fatto condizionare dai colori politici ed all’Ing.Tore Cherchi che ha creduto alla nostra scommessa di progresso." 

Adesso dovremo imprescindibilmente vigilare sul prosieguo della procedura, cioé D.P.C.M. della Presidenza del Consiglio dei Ministri e successiva comunicazione all'UE.

 

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La dottoressa Maria Rosaria Randaccio esorta il Governo italiano e quello della Regione Sardegna a correre ai ripari prima che sia troppo tardi. Nel documento sotto riportato, la presidente del Movimento Sardegna Zona Franca fa il punto della situazione. 

"Il 1° maggio 2016 l’Italia perderà per sempre il diritto ad istituire liberamente le proprie Zone Franche, Porti Franchi ed i Depositi Franchi nelle Principali Città Marittime italiane. Diritto garantito: 

  1. dalla Legge Doganale n.1424/1940 ancora in vigore al momento dell’emanazione del Trattato di Roma nel 1957 con il quale è nata la Comunità Economica Europea (CEE)  e che all’art. 234 garantisce il rispetto di tutti i diritti degli Stati membri sorti precedentemente alla nascita della CEE;
  2. dalla Legge n.29/1968 dove si dettano i criteri direttivi per l’emanazione di un T.U. doganale, nel quale si preveda l’istituzione e la gestione di porti franchi, depositi  franchi e di territori extradoganali;
  3. dal D.P.R. n. 43/1973 (T.U.) art. 2, 163,164,165,166,167,168,169;
  4. dalla Legge n.73/1977 allegato I - Protocollo sulla Zona Franca art. da 1 a 14.

Appare evidente che se i politici italiani avessero fatto o facessero gli interessi del Popolo che governano, avrebbero istituito da molto tempo almeno dieci zone franche su tutto il territorio della repubblica, cosi come hanno fatto tutte le altre nazioni europee, Francia, Germania, Spagna, Inghilterra, ecc., che per agevolare la loro economia hanno istituito le loro zone franche ed hanno (in tutti questi anni) utilizzato a piene mani i fondi che la Comunità Europea ha messo a disposizione per l’ammodernamento dei Porti Franchi.

L’Italia posta al centro del Mar Mediterraneo, terra di mezzo tra il Continente europeo e quello Africano, se avesse istituito e attivato le sue dieci o dodici zone franche avrebbe potuto competere alla concorrenza delle altre nazioni che si sono dotate per tempo del suddetto strumento di politica economica, e con una economia competitiva a livello internazionale l’Italia avrebbe evitato lo sperpero del Patrimonio Pubblico che è stato alienato per pagare gli interessi sulla voragine del Debito Pubblico, debito che si crea quando l’economia ristagna perche la gente non lavora, e la gente non lavora quando il costo per la produzione dei beni è troppo alto rispetto alla concorrenza.

La gente non lavora perché il Parlamento Italiano è composto esclusivamente da Senatori e Deputati che legiferano nell’interesse delle altre Nazioni Europee, non si spiegherebbe altrimenti perche i cittadini Italiani debbano subire il più elevato prelievo fiscale su tutto ciò che producono (iva e accise), sistema fiscale che mette fuori mercato i beni che le nostre aziende producono!

Infatti quelle che si sono salvate dal fallimento sono quelle che sono andate a Delocalizzare all’Estero, ossia hanno impiantato il proprio domicilio fiscale in quei territori sono extradoganali in quanto dichiarati zona franca! Le zone franche sono storicamente identificate come “vaste Zone territoriali comprendenti città e villaggi, che godono per motivi storico-economici e sociali di determinate esenzioni fiscali quali dazi doganali, Iva, Accise ed altri tributi”. Nel mondo esistono migliaia di zone franche e ogni nazione europea ne ha istituito liberamente almeno una decina a testa, (la Francia ne ha istituito 15). Istituzione delle zone franche europee che si è realizzata nel rispetto di quanto previsto nei codici Doganali Comunitari attualmente in vigore, emanati con i Regolamento n. 2913/92 (art. 166 e 167) e con Regolamento n. 2454/93, che a loro volta hanno recepito quanto gia previsto nei precedenti regolamenti sulle franchigie fiscali spettanti alle zone franche, come il Regolamento n.754/76 adottato il 25 marzo 1976, il Regolamento n.918/83, il Regolamento n.2504/88, il Regolamento n. 2562/90, il Regolamento n.2485/91, tutti emanati in attuazione della Direttiva comunitaria n. 69/75/CEE del Consiglio e della Direttiva n.77/388/CEE.

Direttive sulle zone franche recepite nella legislazione italiana (i regolamenti si applicano direttamente) con D.P.R. n.723/1965, Legge n.29/68, D.P.R. n.1133/69, D.P.R. n.633/72, D.P.R. n.43/73, Legge n.73/77, D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84, Legge n. 479/92, D.M. n.489/97 del Ministero delle Finanze, D.L. n.331/93 convertito nella Legge n.427/93, Legge n.28/97 e - infine - il D.lgs n.75/98 con il quale sono state istituite le zone franche nei porti e in tutte le aree industriali della Sardegna .

L’Italia pur potendo dare liberamente attuazione all’istituzione delle proprie zone franche su tutto il territorio nazionale, così come consentito all’art. 92 del Trattato di Roma (approvato con la Legge n.1203/1957, dove si prevede che a tutela e protezione della pace sociale, non costituiscono aiuti di stato gli aiuti forniti dagli stati membri ai territori svantaggiati, individuando come tali le isole ultraperiferiche, i territori interessati dal fenomeno dello spopolamento, oppure i territori con grave crisi occupazionale e quella derivante dai problemi della post industrializzazione) risulta colpevolmente inadempiente anche rispetto alla mancata istituzione delle proprie zone franche nelle principali città marittime, così come previsto nei suoi codici doganali e ribadito come “criterio direttivo” nella Legge n. 29/1968; diritto - si ripete - salvaguardato dall’art.- 234 del Trattato di Roma, essendo stato contemplato nel Codice Doganale del 1940, e quindi precedentemente alla nascita della Comunità Economica Europea. Infatti come previsto nelle direttive comunitarie e nei regolamenti comunitari, il Regime Fiscale della zona franca (franchigie fiscali) o regime fiscale privilegiato, si applica ai territori Extradoganali ai quali è riservata la “non imponibilità” dell’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) e delle Accise sui beni e sui servizi ai sensi della Legge Doganale n. 1424/1940 che all’art. 1 precisa che le zone franche i punti franchi e i depositi franchi devono considerarsi Territori Extradoganali. Extradoganalità delle zone franche confermata dalla Direttiva n. 69/75/CEE che fornisce anche l’interpretazione autentica di che cosa si debba intendere per Zona Franca.

L’Italia è l’unica nazione europea che non ha ancora provveduto a dare attuazione a tale fondamentale adempimento, l’unico strumento idoneo a contrastare l’aggressività economica delle altre nazioni europee che lo utilizzano da tempo, a loro esclusivo vantaggio, come strumento di politica economica, che ha messo fuori mercato le nostre imprese.

L’Italia tra poco meno di 20 giorni perderà per sempre il suo diritto all’istituzione delle proprie zone franche per colpa del Trattato di Lisbona dove si prevede che a partire dal 1° maggio 2016 gli stati Membri non potranno più istituire liberamente le proprie zone franche con le modalità previste dall’art. 166 e 167 del Regolamento n. 2913/92, e la stessa sorte subiranno le zone franche istituite ma non attivate come la Sardegna.
Infatti il 1° maggio del 2016 entrerà in vigore un nuovo codice doganale Comunitario che andrà a sostituire il Regolamento n.450/2008 (abrogato) dove l’art.188 prevede l’abrogazione del Regolamento n.2913/92 e quindi anche di quanto previsto dall’art. 166 dello stesso."

In questo drammatico scenario, la stampa italiana e locale tacciono. Nonostante i comunicati e i solleciti, inviati anche recentemente a Rai 3 nella persona della giornalista Bianca Berlinguer (che a quanto sembra non ha ritenuto opportuno pubblicare quanto inviatole), nessun organo di stampa da risalto a tale notizia. 

Ci affidiamo quindi al buon senso dei politici sardi con i quali nello scorso periodo abbiamo avuto diversi colloqui, rassicurazioni e promesse in relazione alle bozze di delibere e documenti che abbiamo loro sottoposto e ci auguriamo che nelle date promesse, e a quanto sembra già calendarizzate, la firma del Presidente Pigliaru scongiuri finalmente la perdita di un diritto che la Sardegna ha fin da tempi remoti e che darebbero respiro a tutto il comparto economico isolano.

 

 

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