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Ancora una volta il signor Fenu e il Movimento clone da lui creato ha ricevuto una batosta giudiziaria e gli è stato inibito di proseguire nell'attività di confusione dei militanti. Adesso l'unica cosa che gli rimane è osservare la sentenza. Infatti il provvedimento del tribunale collegiale non è ulteriormente ricorribile. 

E' in programma una conferenza stampa del Movimento a data e ora da destinarsi in cui verranno spiegati i passaggi della sentenza e le successive azioni del Movimento Sardegna Zona Franca. 

 

 

 

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Sono passati oltre due anni da quando circa 340 sindaci della Sardegna - sulla scia dei convegni organizzati dal Movimento dei Comitati Cittadini pro zona franca (poi divenuto Movimento Sardegna Zona Franca) - hanno fatto a gara per deliberare a favore dell'istituzione della zona franca. Da allora, nonostante i vari pellegrinaggi della dott.ssa Randaccio e dello staff tecnico-giuridico del Movimento, a quelle delibere non ha fatto seguito alcuna applicazione. Neanche per i diversi comuni che hanno predisposto la delibera per la zona franca al consumo con annesso il regolamento per i diritti speciali. Eppure le carte parlano chiaro.

Ricordiamo a questi sindaci che non è necessario essere dei professori universitari per sapere che:

- se è vero che l’art.1 della Legge Doganale n.1424/1940 considera "extradoganali" sia il territorio di Livigno che i territori nei quali vengono istituiti i Punti Franchi e i Depositi Franchi, senza fare nessuna differenza tra gli stessi territori;
- se è vero che l’art. 12 della Legge Costituzionale n.3/1948 ha previsto l’istituzione di punti Franchi (Extradoganali) su tutto il territorio della Sardegna;
- se è vero che l’art.1 della Legge n.1438/1948 precisa che ai territori "extradoganali" si applica il regime Fiscale delle Zone Franche;
- se è vero che l’art. 1 della Legge n.762/1973 conferma che nei territori dove si applica il suddetto regime fiscale delle zone franche previsto dalla Legge n.1438/1948, devono venire istituiti dei “Diritti Speciali” su tutti generi che vengono consumati in esenzione da ogni tipo di tributo;
- se è vero che per “Diritti Speciali” si intendono delle aliquote fiscali applicabili sui generi consumati nei territori extradoganali, e che le ritenute effettuate sui suddetti generi confluiscono direttamente nelle Casse Comunali;
- se è vero che la suddetta definizione giuridica di "extradoganalità" equivalente al regime fiscale di Zona Franca viene confermata nella Direttiva Comunitaria n. 69/75/CEE del 4 marzo 1969 che individua le Zone Franche dell’Italia richiamando proprio l’art. 1 della Legge Doganale n.1424/1940;

appare evidente che non è necessario essere Professori Universitari per capire che anche la Zona Franca istituita su tutto il territorio della Sardegna dal D.lgs. n. 75/98 sia anch’essa "extradoganale" in quanto territorio dove: "è vietata l’imposizione di dazi doganali e di altre tasse o tributi di effetto equivalente”, esenzione confermata oltre che dalla succitata Direttiva n. 69/75/CEE del 4 marzo 1969, anche dall’art.7 comma 1 lett. a) del D.P.R. n.633/72 dove si prevede che sui territori extradoganali della Comunità Europea non si applichi l’imposta sul valore aggiunto (Iva), e che pertanto, sui generi consumati nei suddetti territori "extradoganali" si in sostituzione dei tributi Iva e Accise si debbano applicare i cosi detti “Diritti Speciali” previsti per tutti i territori extradoganali il cui capofila è considerato il territorio di Livigno a cui è affidata la determinazione della “Misura dell’aliquota“ da applicare ai sensi della:


- Legge n.762/73 art.2
- Legge n.221/76 art.3
- Legge n.80/91 art.10
- Decreto Legge n.452/2001 convertito nella Legge n.16/2002 art.3 comma 1 bis
- D.M. del Ministero Economia e Finanze del 10 luglio 2012 (G.U. 183 del 07.08.2012)
- D.M. del Ministero Economia e Finanze del 28 dicembre 2012 intitolato “misure del diritto speciale sulla benzina, petrolio, gasolio ed altri generi, istituito nel territorio extradoganale di Livigno”.

Diritti speciali che, al pari del territorio extradoganale di Livigno, sono immediatamente esigibili tramite Delibera della Giunta Comunale (art. 134 comma 4 e 49 comma 1 del D.lgs. n. 267/2000) anche da tutti i Comuni della Sardegna in quanto gli stessi (Comuni) insistono su un territorio che la Legge Doganale del 1940 individuava come "extradoganale".

 

 

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Che la Dott.ssa Rossella Orlandi (ossia la più alta carica del Ministero dell’Economia e Finanze) sia anche Lei un falso dirigente lo sappiamo non solo perché lo spiega la Corte Costituzionale con la Sentenza n. 37/2015, dove si conferma che in ottemperanza a quanto previsto dall’art. 97 della Costituzione, si diventa Dirigenti solo dopo aver superato un PUBBLICO CONCORSO, ma soprattutto perche troviamo il suo nome incluso nell’elenco dei vincitori del Concorso Interno per Dirigenti, bandito dal Ministero delle Finanze e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.8 del 29 gennaio 1993 IV serie speciale, concorso riservato al personale in servizio inquadrato nella Nona Qualifica Funzionale.
E allo stesso modo della Dott.ssa Orlandi, anche la Dott.ssa Rulli e la Dott.ssa Petrella risultano essere falsi dirigenti, anche loro vincitrici dei concorsi interni riservati, il cui bando è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 53 dell’8 luglio 1997.
Queste ultime due False Dirigenti, per anni sono state incaricate della predisposizione e trasmissione delle controdeduzioni ai ricorsi presentati dai Veri Dirigenti del Ministero delle Finanze e delle Intendenze di Finanza, Veri Dirigenti che da oltre 15 anni rivendicano la loro restituzione ai ruoli dirigenziali di legittima appartenenza, ossia a quei ruoli e a quelle qualifiche individuate nel D.M. del 28.12.1972 pubblicato sulla G.U. 11.09.1973, nelle quali erano stati regolarmente inquadrati al momento della loro assunzione in servizio, con le modalità di cui all’art.10 della Legge n.397/75, quali vincitori di pubblici concorsi indetti per coprire posti vacanti nei ruoli dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n. 748/72.
Veri Dirigenti che come confermato dalla Corte Costituzionale con la Sentenza n. 521 del 26.11–17.12.1987 pubblicata sulla G.U. 30.12.1987 e n. 228/97, avanzavano nelle varie qualifiche della stessa Carriera/Categoria (individuate nel suddetto D.M. del 28.12.1972) in base all’anzianità di servizio e giudizi di non demerito, ed il cui ruolo di anzianità risultava incardinato nella Dirigenza, a partire dalla qualifica iniziale di Consigliere o Vicedirettore.
Pertanto appare evidente che i Dirigenti assunti nei Ruoli Dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72, non potevano venire inquadrati nelle qualifiche Funzionali, cosi come viene confermato dall’art. 1 della Legge n.312/80 che aveva escluso dallo stesso inquadramento nelle qualifiche funzionali, compresa la nona qualifica, anche il personale dei Ruoli ad Esaurimento, ossia il personale che l’art. 33 del D.lgs n.105/90 individuava collocato in posizione intermedia, SOPRA la nona qualifica funzionale, ma SOTTO LA QUALIFICA INIZIALE della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n. 748/72.
Veri Dirigenti la cui rivendicazione fino ad oggi è stata respinta anche dalla Magistratura grazie alle false controdeduzioni stilate da falsi dirigenti (Rulli Petrella) che hanno impedito così la restituzione ai propri ruoli coloro che avevano diretto per oltre venti anni le Intendenze di Finanza ed i più prestigiosi uffici finanziari, gli unici che potevano sottoscrivere l'iscrizione al ruolo dei tributi evasi e rendere legittime le cartelle esattoriali.

Veri Dirigenti a cui sono stati sottratti importati documenti che erano custoditi dentro i propri fascicoli personali, fascicoli che dovevano venire custoditi con le modalità previste dall’art. 55 e 152 del D.P.R. n.3/57, documenti che dimostrano inequivocabilmente l’avvenuta usurpazione/scippo della loro carriera/categoria, lo scippo del loro Ruolo di anzianità e conseguentemente lo scippo del loro diritto ad ottenere l’Incarico Dirigenziale assegnato in questo modo illecito e illegittimo a dei Falsi Dirigenti.

 

 

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Il Tar del Lazio con Sentenza n.6884 del 1 agosto 2011 ha verificato che, nelle Agenzie delle Entrate di tutta Italia, su un organico di 1200 Dirigenti, circa 800 incarichi sono ricoperti da Falsi Dirigenti, incarichi conferiti a semplici impiegati privi del titolo che li legittima a ricoprire quel posto (pubblico concorso) e quindi a sottoscrivere validamente gli atti di accertamento e le iscrizione a ruolo dei tributi che l’Agenzia delle Entrate ritiene Evasi.

Come possiamo dimostrare che si tratta di una firma apposta da un Falso Dirigente?
E’ molto semplice, tramite la procedura di accesso agli atti, è sufficiente chiedere che l’Amministrazione Finanziaria ci faccia conoscere il numero e la data della G.U. nella quale è stato pubblicato il bando del Concorso superato dal presunto dirigente che ha sottoscritto l’iscrizione a ruolo del debito tributario che ci riguarda.
Contrariamente a quanto sostenuto dal Tar del Lazio con la Sentenza n.6884/2011, sappiamo che dal 1992 ad oggi, il Ministero dell’Economia e Finanze ha bandito solo Concorsi Interni, riservati al personale in servizio, pertanto anche gli altri 400 Dirigenti individuati come “Dirigenti Veri" dalla suddetta Sentenza, sono dei “falsi dirigenti" in quanto vincitori di concorsi interni.
Concorsi che come ha precisato la Corte Costituzionale con la Sentenza n.37/2015, sono stati banditi in violazione dell’art. 97 della Costituzione dove si prevede che il conferimento di incarichi dirigenziali nell’ambito di un’Amministrazione Pubblica, debba avvenire previo esperimento di pubblico concorso e che il concorso pubblico sia necessario anche nei casi di nuovo inquadramento (nella Dirigenza) di dipendenti gia in servizio.
Sappiamo infatti che la Direzione degli uffici finanziari centrali e periferici che compete esclusivamente al personale Dirigente, puo essere affidata a personale non Dirigente solo titolo di temporanea reggenza, durante l’assenza del titolare, dovuta a vacanza del posto o a qualsiasi altra causa, cosi come previsto da:

- Legge 146/80 art. 17
- D.P.R. n.266/87 art. 20
- D.P.R. n.287/92 art. 76 e art. 83
- Decreto Legislativo n.29/93 art. 19 comma 3
- Legge n.662/96 art. 3 comma 129
- Decreto Legislativo n.165/2001 art. 19 comma 3

 

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Le risposte dell'Agenzia delle Entrate (in allegato un esempio) agli interpelli sono l'ulteriore conferma di quanto affermato dalla Corte Costituzionale con la Sentenza n.37/2015, ossia che dal 1992 la direzione delle Agenzie Fiscali siano affidate a Falsi Dirigenti, talmente arroganti che non si vergognano neanche di esibire la propria ignoranza.
Infatti dalle risposte fornite ai nostri interpelli (tutte uguali e tutte prive di valore giuridico) abbiamo la conferma che essi abbiano delle lacune insormontabili in quanto non conoscono neppure le seguenti norme:

1) Legge Doganale n.1424/1940 che all’art. 1 individuava come territori extradoganali dell’Italia le Zone Franche, i Punti Franchi e i Depositi Franchi;

2) art. 12 dello Statuto Sardo approvato con Legge Costituzionale n.3/1948 dove si prevede l’istituzione di punti franchi extradoganali su tutto il territorio della Sardegna disciplinati ovviamente dalla Legge Doganale n.1424/1940;

3) Direttiva Comunitaria n.69/75/CEE del 4 marzo 1969 intitolata “Direttiva del Consiglio relativa all’armonizzazione delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative riguardanti il regime delle Zone Franche che:

a) l’art. 1 comma 2 fornisce la definizione giuridica di che cosa si debba intendere con le parole “Zona Franca”, ossia ogni territorio posto fuori dal territorio doganale (extradoganale) e dove le merci non devono essere assoggettate ad alcuna tassa o misura di effetto equivalente;
b) l’art. 1 comma 3 (facendo riferimento all'allegato di cui a pag.3) individua fisicamente i territori della Comunità Economica Europea (CEE) come territori che all'epoca erano sottoposti al regime fiscale delle Zone Franche, indicando a fianco di ciascuna nazione la legge doganale che allora doveva essere applicata.
Apprendiamo così che per la Repubblica Italiana sono considerati come Zone Franche i Punti Franchi e i Depositi Franchi extradoganali anche della Sardegna istituiti con Legge Doganale n.1424/1940 art.1;

4) Direttiva Comunitaria n.77/388/CEE del 17.05.77 che all’art. 16 prevede: “fatte salve le altre disposizioni fiscali comunitarie, gli Stati membri possono – con riserva della consultazione prevista all’art. 29 - prendere misure particolari per non sottoporre all’Iva le operazioni seguenti:
A. le importazioni di merce per essere:
a) omissis
b) immesse in regime di zona franca ai sensi della Direttiva n. 69/75/CEE del 4 marzo 1969;

5) Direttiva n.95/7/CE del 10 aprile 1995 che apporta modifiche all’art. 8 del D.P.R. n.633/72 e lascia immutate sostanzialmente le disposizioni di cui all’art. 16 della Direttiva n.77/388/CEE e conferma il valore giuridico della Direttiva n.69/75/CEE;
6) D.lgs. n.75/98 che nel dare attuazione all’art.12 dello Statuto Sardo approvato con Legge Costituzionale n.3/1948 ha istituito il regime fiscale delle Zone Franche secondo le modalità previste nei Regolamenti Comunitari con i quali sono stati emanati i Codici doganali Comunitari n. 2913/92 e 2454/93 richiamati nello stesso decreto, codici che hanno recepito la Direttiva n.69/75/CEE del 4 marzo 1969;
7) Legge n.28/1997 emanata in attuazione della Direttiva Comunitaria n.95/7/CE del 10 aprile 1995 che apporta modifiche al D.P.R. n.633/72, e prevede che coloro che intendono avvalersi della facoltà di fare acquisti di beni e servizi senza applicazione dell’Iva devono effettuare preventivamente la Dicharazione d'Intento prevista dall'art.1 comma 2 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84;

8) art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 dove si prevede che: le disposizioni dell’art. 8 primo comma lett. c) del D.P.R. n.633/72 (Iva non imponibile nelle zone franche) si applicano a condizione che: “l’intento di avvalersi della facoltà di fare acquisti o importazioni senza applicazione dell’imposta Iva deve risultare da apposita dichiarazione, redatta in conformità del modello approvato con Decreto del Ministero delle Finanze trasmesso telematicamente all’Agenzia delle Entrate che rilascia apposita ricevuta telematica.
La dichiarazione, unitamente alla ricevuta di presentazione rilasciata dall’Agenzia delle Entrate sarà consegnata al fornitore o prestatore, ovvero in dogana. Entro 120 giorni dall’entrata in vigore della presente disposizione, l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli la banca dati delle dichiarazioni di intento per dispensare dalla consegna in dogana della copia cartacea delle predette dichiarazioni e delle ricevute di presentazione (omissis)”

Per gli aggiornamenti dell’art. 8 del D.P.R. n. 633/72 vedasi:
1. D.L. n.746/83 convertito Legge n.17/84 art.1;
2. Legge n.228/2012 art.1 comma da 324 a 334;
3. D.lgs. n.175/2014 art. 20 comma 3).

 

Si consiglia la lettura di tutto Decreto Legge n.746/83.


Se queste norme fossero state affidate all'interpretazione di Veri Dirigenti, avrebbero garantito alla Sardegna il diritto ad essere riconosciuta come Zona Franca Integrale ed Extradoganale quantomeno dal 1998!

 Maria Rosaria Randaccio

 

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Oggi 27 aprile 2015 su Rai Uno durante la trasmissione “La vita in Diretta" si è parlato della storica Sentenza della Corte Costituzionale n.37/2015, che ha confermato la presenza di “Falsi Dirigenti” che operano all’interno delle Agenzie Fiscali. Ossia dei semplici impiegati che sottoscrivono, senza averne titolo, l’Iscrizione a Ruolo dei debiti tributari, attività un tempo riservata esclusivamente agli Intendenti di Finanza e ai Dirigenti assunti tramite pubblico concorso indetto ai sensi dell’art. 97 della Costituzione.
Durante la trasmissione alcuni “esperti” hanno affermato che la firma apposta sulle Cartelle Esattoriali dai Falsi Dirigenti non inficerebbe la validità delle Cartelle stesse, che vivrebbero autonomamente di Vita Propria a prescindere da chi le abbia sottoscritte.

Ci dispiace contraddire gli Esperti di Rai Uno, ma le loro affermazioni sono smentite dalla recente Sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Milano, Sezione XXV n.3222 del 10 aprile 2015 dove si conferma che l’iscrizione a ruolo del debito tributario deve essere sottoscritto solo dal Dirigente assunto tramite pubblico concorso, oppure qualora il Dirigente sia stato collocato a riposo, in attesa che venga bandito un nuovo concorso per coprire il posto vacante, il potere di sottoscrivere gli atti compete ai sensi dell’art.20 comma 1 lett. a) e b) del D.P.R. n.266/1987 esclusivamente a coloro che erano stati a suo tempo inquadrati nella Nona Qualifica Funzionale.

A questo punto bisogna chiedersi: chi erano i legittimi titolari di quei posti in organico, assegnati abusivamente ai Falsi Dirigenti stanati definitivamente dalla Sentenza della Corte Costituzionale n.37/2015?

Sono coloro che avevano ottenuto l’inquadramento nel loro Ruolo Dirigenziale della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72, inquadramento realizzato con l’approvazione della graduatoria dei vincitori del concorso da parte del Ministro delle Finanze con le modalità previste dall’art.10 della Legge n.397/75.
Dirigenti a cui è stata affidata per oltre venti anni la Direzione dei Reparti delle Intendenze di Finanza e quella (direzione) dei vecchi Uffici Finanziari, prima che la Legge n.358/1991 ne prevedesse la loro soppressione e contestuale trasformazione in Dipartimenti e Compartimenti Finanziari, strutture amministrative attualmente confluite nelle Agenzie Fiscali ai sensi della Legge n.358/91, del D.lgs. n.287/92, della Legge n.150/99 e del D.lgs. n.300/99.
Dirigenti defenestrati e che da oltre 15 anni, si battono per ottenere la loro restituzione ai ruoli Dirigenziali di legittima appartenenza, restituzione che non è più procrastinabile dopo la Sentenza della Corte Costituzionale n.37/2015 che ha dato ragione alla loro rivendicazione, in assenza della quale (restituzione) il Ministero dell’Economia e Finanze non potrà mai bandire lecitamente, regolari concorsi per coprire i posti in organico che tutt’ora risultano vacanti perché sottratti in modo illecito e illegittimo ai suddetti Dirigenti defenestrati.
Il Consiglio di Stato con Sentenza n.3812 del 27 giugno 2012 ha affermato che “il cittadino raggiunto dalla notifica di un atto di accertamento tributario, ha diritto d’accesso agli atti attestanti la validità della iscrizione a ruolo del tributo che lo riguarda, iscrizione a ruolo che deve essere sottoscritta “dall’Autorità Finanziaria" ai sensi dell’art. 1 della Legge n.858/63, del’art. 51 del D.P.R. n.633/72 dell’art. 42 del D.P.R. n.600/73 (testo storico), degli artt. 1, 63 e 67 comma 2 del D.P.R. n.43/88, dell’art. 7 del D.lgs. n.237/97dove si prevede che il visto di esecutorietà del ruolo di riscossione deve essere apposto dall’Intendente di Finanza o aggiungiamo noi, dal Dirigente con equivalente qualifica apicale, che sia stato assunto tramite pubblico concorso, nei Ruoli Dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72, oppure assunto ai sensi dell’art. 28 del D.lgs. n.29/93 nei ruoli della nuova Carriera Dirigenziale Contrattualizzata, carriera attualmente disciplinata dal D.lgs. n.165/01.
La Corte Costituzionale con Sentenza n.205/2004 e n.194 del 16.05.2012 ha confermato che la regola del pubblico concorso può dirsi rispettata solo quando le selezioni del personale non siano caratterizzate da arbitrarie e irragionevoli forme di restrizione nell’ambito dei soggetti legittimati a parteciparvi, e che non è ammissibile la riserva integrale dei posti disponibili in favore di personale interno con scivolamenti automatici verso posizioni superiori per la copertura della totalità dei posti vacanti………(Omissis).

Invece in aperto contrasto all’art. 97 della Costituzione e di quanto sancito in moltissime sentenze della Corte Costituzionale, il Ministero delle Finanze dal 1990 ad oggi ha bandito esclusivamente concorsi interni tra cui quelli a 999 a 163 e 162 posti da dirigente - concorsi i cui bandi sono stati pubblicati rispettivamente sulle seguenti Gazzette Ufficiali n. 8 del 29 gennaio 1993 - 4° serie Speciale, pag.15 (concorso a 999 posti), e G.U. n.53 dell’8 luglio 1997 (concorsi a 162 e 163 posti).

 

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Finalmente è arrivata la prima sentenza relativa ai "dirigenti fasulli" del Ministero delle Finanze. Intatti il CTP di Milano dichiara nullo un accertamento firmato da un funzionario dell'Agenzia delle Entrate che aveva assunto incarichi direttivi senza sostenere un concorso pubblico. 

Questa sentenza a circa un mese da quella della Corte Costituzionale (Sentenza n.37/2015) in cui si dichiaravano "illegittimi" circa 892 dirigenti del Fisco, con conseguente nullità di tutti gli atti da essi firmati (Equitalia in primis).

La notizia viene accolta con entusiasmo dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, ispiratrice della sentenza e firmataria dell'esposto alla Corte Costutuzionale, che per prima ha iniziato la battaglia contro il Ministero delle Finanze, di cui ha fatto parte per circa 45 anni.

Non sono bastate quindi le parole della direttrice dell'AdE Rossella Orlando e del Ministro Padoan per calmare gli animi dei tributaristi e dei contribuenti vessati da Equitalia in cui si esortava a non intraprendere azioni legali che sarebbero state vane.

Ora si annuncia una pioggia di ricorsi da tutta Italia. Il nostro team giuridico-fiscale è già da tempo al lavoro per contrastare le azioni dell'Agenzia delle Entrate e a breve pubblicheremo un vademecum su come opporsi al Fisco per annullare gli accertamenti.

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La sentenza della Corte Costituzionale del 17.03.2015 ha rafforzato l'ipotesi (o la certezza) di numerosi abusi ai danni dei cittadini perpetrati per anni da coloro che sono stati incaricati di tutelare gli interessi della comunità.

A tal proposito pubblichiamo l'Esposto presentato recentemente, e ancora mai divulgato, del Movimento Sardegna Zona Franca, nella persona dell'avvocato Francesco Scifo, vicepresidente del Movimento, con il quale si denuncia la mancata applicazione della Legge Costituzionale 3 del 1948 Statuto Sardo artt. 12 e 10 e del D.lgs. 78/98, chiedendo che l’Autorità Giudiziaria accerti i motivi del mancato funzionamento e della mancata attuazione della zona franca di Cagliari e, più in generale, delle zone franche istituite con il D.lgs. 75/1998 e l’eventuale dispersione e/o utilizzo inappropriato di denaro pubblico; verificando altresì "l’eventuale sussistenza d’ipotesi di reato ravvisabili nel comportamento di tutti i soggetti pubblici o privati che nonostante le istanze di privati e movimenti, le richieste di intervento e azione, gli esposti formulati, ed il ricorso collettivo al TAR Sardegna presentato nel Procedimento n. 91/2013, sono rimaste inerti o, comunque, non hanno dato corso all’applicazione della normativa vigente causando grave danno all’economia ed all’erario."

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Con provvedimento d'urgenza del 17 marzo 2015 (allegato) il Tribunale di Cagliari ha sancito la totale legittimità dell'operato del Presidente del Movimento Sardegna Zona Franca, dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, e inibito con effetto immediato ai signori Modesto Fenu (ex Consigliere Regionale del Movimento) e Antioco Patta (ex tesoriere del Movimento) l'uso del nome Movimento Zona Franca e del simbolo condannandoli a risarcire le spese legali. Altresì, l'ordinanza cautelare ha confermato la legittimità della loro espulsione dal Movimento.

Una bella vittoria per la legge e per il Movimento che continuerà chiaramente la sua battaglia politica senza la foschia di chiunque avrebbe voluto utilizzarlo quale trampolino per altre iniziative.

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Una nota trasmissione televisiva nazionale ha mandato nel Sulcis una troupe per filmare il malessere di una provincia schiacciata dalla crisi. Ci hanno invitato perché siamo un’Associazione che lotta sul territorio anche per i molti assenti e gli indifferenti. Approfittando di un’interruzione delle riprese, siamo andati in una pizzeria al taglio: il pizzaiolo ci ha espresso tutta la disperazione del suo locale vuoto e il desiderio di emigrare subito fuori dalla Sardegna. Infatti, in 30 minuti non entra nessuno, la gente non ha più soldi, nemmeno per comprare una pizzetta al taglio: si comprano al discount le pizze surgelate che costano meno. La storia la sapete, si è preferito smantellare il sistema dei trasporti, l’industria, l’artigianato, soffocare la ricerca, chiudere le scuole nei paesi, semplicemente rendendo svantaggioso e costoso qualsiasi investimento economico nell’Isola.

Applicare e conoscere il D.lgs. 75/98 sulla zona franca avrebbe potuto alleviare l’esodo: sospendendo IVA e Accise forse qualche temerario imprenditore avrebbe rischiato; tuttavia, scientemente, la legge non viene applicata e le Autorità coprono questa illegalità.

Conoscere ed applicare le normative vigenti diminuirebbe i costi dell’energia e favorirebbe il lavoro.

Il nostro anfitrione ci intima di non parlare di zona franca, a pena di taglio del collegamento. Nonostante ciò, Claudia e Maria Rosaria, nascondendo i concetti tra le righe, hanno fatto quello che tutti i sardi avrebbero dovuto fare: richiamare pubblicamente Ministri, ex Ministri, sindacalisti e portaborse alle loro responsabilità, quelle che hanno azzerato l’avvenire di un’isola. Che dire, infine, del silenzio pesante della Giunta Regionale e del suo Presidente sulla morte dell’Autonomia Speciale e dello Statuto causata dalla riforma costituzionale in fieri, farcita di clausole di supremazia e d’interesse nazionale? Esse peseranno come un macigno sul loro ricordo.

La damnatio memoriae sarà questa: eletti dal popolo per difendere lo Statuto e l’Autonomia eseguivano pedissequamente gli ordini del partito unico nazionale di sopprimere la libertà dell’Isola per ragioni “economiche”. 

 

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