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 COMUNICATO STAMPA DEL 03.12.2014

 

Il Movimento Sardegna Zona Franca Lista Maria Rosaria Randaccio è costretto a diffondere questo comunicato al fine di diffidare chiunque da ogni utilizzazione non dovuta del simbolo e della sua denominazione.

In proposito si rileva che i signori: Modesto Fenu, Antioco Patta, Andreas Coni nella provincia di Olbia-Tempio, Ottaviano Merella nella provincia del Medio Campidano, Efisio Zuddas nella provincia dell’Ogliastra, Fabio Usai nel territorio del Sarrabus, Sebastiano Arcai nella provincia di Oristano, Pier Giorgio Pira nella provincia di Nuoro, Bruno Cherchi nella provincia di Cagliari, Marco Calvia nella provincia di Sassari, utilizzando l’appellativo di "Dirigenti" e di “Commissari del "Movimento Sardegna Zona Franca” procedono da giorni all’iscrizione e al e tesseramento di persone a nome di un Movimento Sardegna Zona Franca.

Si precisa che questo ultimo raggruppamento politico non è il Movimento Sardegna zona franca lista Maria Rosaria Randaccio che ha partecipato alla competizione elettorale regionale ma un altro e diverso movimento che nessun rapporto ha con il nostro Movimento.

Inoltre, i congressi ed incontri indetti dalle suddette persone a nome del sedicente Movimento Zona Franca nulla hanno a che vedere con la lista succitata di cui la dott.ssa Maria Rosaria Randaccio è tutt'ora Presidente: pertanto, è inibita alle persone suddette ogni utilizzazione del nome Movimento Sardegna Zona Franca Lista Maria Rosaria Randaccio o l'uso di simili e confondibili denominazioni idonee a ingenerare confusione.

Il Movimento Sardegna Zona Franca Lista Maria Rosaria Randaccio è unico titolare del nome e del simbolo che ha partecipato alle elezioni regionali della Sardegna 2014 e si dissocia perciò da qualsiasi azione, compresa la richiesta di denaro, intrapresa dai sopracitati “commissari” e dai sigg.ri Modesto Fenu e Antioco Patta.

Pertanto, si comunica che il tesseramento e/o ogni attività posta in essere da parte di queste persone non riguarda il Movimento Sardegna Zona Franca Lista Maria Rosaria Randaccio.

 

Ufficio Stampa Movimento Sardegna Zona Franca

 

 

Pubblicato in Press

Continuano ad imperversare su alcune pagine del social media Facebook le calunnie e le accuse rivolte alla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio per la grande opera di divulgazione e di informazione relativa alle operazioni per l'attuazione della zona franca al consumo da Lei portata avanti insieme al Movimento Sardegna Zona Franca, del quale è presidente. I capigruppo dei "dissidenti" che - violando la legge e le regole statutarie - stanno utilizzando il nome del Movimento Sardegna Zona Franca senza averne la reale rappresentanza, raccogliendo consensi nelle varie province sarde, raccontano - tra le altre cose - che la Randaccio sta prendendo un grosso abbaglio e sta inducendo le cosìddette partite iva a passare notevoli guai dal punto di vista fiscale, in quanto - secondo essi - non si può pretendere di avere la zona franca al consumo poiché mancano i Decreti Attuativi al riguardo.

Evidentemente questi signori contano in modo preponderante sull'ignoranza della gente, dal momento che quest'ultima spesso non è a conoscenza del fatto che la sigla D.P.R. significa proprio Decreto del Presidente della Repubblica. Per questo motivo si precisa che la dott.ssa Randaccio prima di parlare di zona Franca si confronta sempre con il team di avvocati dello Studio Scifo e con una importante e rinomata associazione di giuristi sardi.

A scanso di equivoci, riportiamo qui sotto la versione integrale dei chiarimenti scritti dalla dott.ssa Randaccio nella sua pagina ufficiale Facebook, che riguardano l'interpretazione dell'ultima Finanziaria del Governo Renzi e le zone franche extradoganali.

"Facendo seguito a quanto pubblicato giorni fa sulla Legge di Stabilita 2015, invitiamo i dubbiosi e gli incerti sulla attendibilità o meno dei nostri ragionamenti giuridico fiscali, ad andare a leggere quanto viene precisato nella Enciclopedia mondiale e mediatica Wikipedia, che alla voce “Extradoganale” la dichiara equivalente a “Zona Franca".

Alla prima pagina della suddetta Enciclopedia si precisa ancora che: “per zona extradoganale si intende quella parte di una nazione in cui i beni messi in vendita non sono gravati dall’IVA e/o tasse, imposte e accise”.

Con queste parole Wikipedia sta confermando in pratica ciò che noi stiamo andando a rivendicare da circa tre anni, ossia che non possono coesistere due concetti o due definizioni giuridiche antitetiche od opposte, e di conseguenza riteniamo che sia illecito, illegittimo ed anticostituzionale in quanto “irragionevole” il fatto che si faccia pagare l’Iva e le Accise ai residenti in un territorio dichiarato Zona Franca, e in quanto tale posto fuori (per definizione giuridica) dalla linea doganale Italiana ed Europea.
L’equivalenza giuridica tra extradoganalità e Zona Franca data dalla enciclopedia Wikipedia, non poteva essere diversa, dal momento che si tratta di una definizione giuridica fornita a livello internazionale, in quanto contenuta nella Direttiva n.69/75/CEE del 4 marzo 1969 del Consiglio Europeo, nella Direttiva n.77/388/CEE del Consiglio e nella Direttiva n.2008/118/CE.

Queste Direttive Comunitarie sono recepite nei “Decreti Attuativi delle Zone Franche Italiane” tra cui:

- Decreto del Presidente della Repubblica (D.P.R.) n.43/1973;
- Decreto del Presidente della Repubblica (D.P.R.) n. 633/1972;
- Decreto del Presidente della Repubblica (D.P.R.) n. 917/1986;
- Decreto del Presidente del Consiglio del 4 maggio 1999 richiamato nella Legge n.146/1998 intitolato “Regime fiscale estero privilegiato" (Legge n. 146/98) che all’art. 11 apporta modifiche al comma 7 bis dell’art. 76 del D.P.R. n. 917/86 prevedendo che si considera privilegiato il regime fiscale dello Stato o territorio Estero che esclude da imposte sul reddito o che sottopone i redditi conseguiti dalle predette società ad imposizione nella misura determinata complessivamente con apposito DPCM e che gli Stati Esteri e i territori esteri aventi un regime fiscale privilegiato sono individuati con Decreti del Ministero delle Finanze (D.M. del 23.01.2002, D.M. del 22.03.2002, D.M. del 27.12.2002).

Tra questi Decreti è interessante andare a leggere quanto precisato dal Decreto Ministeriale del 23 gennaio del 2002 del Ministero dell’Economia e Finanze dove si conferma che "si considerano privilegiati" i regimi fiscali di Stati o Territori non appartenenti all’Unione Europea (Extradoganali/Esteri) disciplinati dall’art. 76 e 127 bis del D.P.R. n. 917/1986 e successive modifiche.
Regimi fiscali Privilegiati a cui fa riferimento l’art. 44 ultimo comma della Legge di Stabilita 2015, con il quale si ritiene che si intenda porre rimedio al fatto che l’Italia non ha mai dato adempimento a quanto previsto nei Codici Doganali Comunitari, dove si prevede che gli Stati Membri devono dare notizia alla Comunità Europea sia dell’istituzione che dell’attivazione delle Zone Franche. E che la Comunita Europea è tenuta a pubblicare la notizia sulla Gazzetta Ufficiale Europea (GUCE).

Ma per capire meglio quanto ci viene comunicato con l’art. 44 della Legge di Stabilita 2015, è utile anche andare a leggere non solo quanto viene precisato all’art. 168 bis del D.P.R. n. 917/1986, ma anche quanto previsto:
1) dall’art. 1 comma 90 della Legge n. 244/2007; 2) dagli artt. 167 e 168 dello stesso D.P.R. n. 917/86, dove si prevede rispettivamente:

a) che nel Decreto Ministeriale che deve ancora essere emanato ai sensi dell’ art. 168 bis del dpr 917/86, debbono essere inclusi anche i territori che (come la Sardegna) non sono stati ancora elencati nei precedenti Decreti del Ministro delle Finanze del 4 settembre 1996 e del 4 maggio 1999; 

b) che il contribuente residente in zona franca (Sardegna) se vuole dimostrare che il suo insediamento produttivo realizzato in tale territorio (considerato territorio extradoganale e pertanto all’estero) non rappresenta una costruzione artificiosa volta a conseguire un indebito vantaggio fiscale; 

c) deve presentare apposito Interpello all’Amministrazione Finanziaria ai sensi dell’art. 11 della Legge n.212 /2000 (Statuto del Contribuente) e che 1) l’amministrazione Finanziaria prima di procedere all’emissione dell’avviso di accertamento d’imposta o di maggiore imposta, deve notificare all’interessato un apposito avviso con il quale viene concesso al medesimo contribuente la possibilità di fornire, nel termine di novanta giorni, le predette prove della sua buona fede (leggasi diritto), 2) che qualora l’Amministrazione non ritenga idonee le prove addotte, dovrà darne specifica motivazione nell’Avviso di accertamento (vedi art. 167,168 e 110 comma 11 del D.P.R. n. 917/86).

Nell’eventualità che si verifichi quest’ultima (assurda) previsione, consigliamo di esibire all’Agenzia delle Entrate il nostro certificato di nascita e di residenza in Sardegna, nonché copia del D.lgs. n. 75/98, che evidentemente ignorano!"

 

 

 

 

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COMUNICATO STAMPA DEL 15.11.2014

Quale segretario politico del Movimento Zona Franca Lista Maria Rosaria Randaccio devo richiamare gli articoli 8 della Legge n. 47 del 1948 e 2 della Legge n. 69 del 1963, per chiedere di poter rettificare i contenuti dell’articolo dal titolo  “Zona Franca il Movimento si divide, Fenu: avanti senza Randaccio” pubblicato sul quotidiano L’Unione Sarda del 15.11.2014 e anche on line.

- L’articolo rappresenta situazioni e fatti non aderenti alla realtà.

Il Consigliere Modesto Fenu è un semplice associato del Movimento suddetto. Lo stesso, ancorché eletto al Consiglio Regionale, è privo di alcuna carica istituzionale all’interno del Movimento. Il signor Fenu, invece, viene erroneamente rappresentato nell’articolo come un soggetto che istituzionalmente avrebbe il potere di sfiduciare il Presidente, di decidere la strategia del relativo soggetto politico, di modificare il simbolo elettorale o di compiere qualsivoglia altra attività (convocazione di congressi, nomina di commissari) a nome del Movimento Zona Franca lista Maria Rosaria Randaccio.

Tutto ciò non è minimamente aderente alla realtà, infatti, al di fuori del suo ambito istituzionale di consigliere regionale, il suddetto soggetto non ricopre, attualmente, ed in base allo statuto vigente, alcuna carica sociale né ha, in alcun modo, la rappresentanza legale del Movimento stesso: perciò, ogni opinione espressa da Modesto Fenu ha carattere puramente personale e non rappresenta l’orientamento del Movimento.

Ovviamente, gli organi statutari del Movimento dovranno valutare ogni azione nei confronti di chi si arroga la facoltà di spendere il nome del Movimento senza averne la necessaria rappresentanza istituzionale. Quanto sopra è facilmente verificabile dallo statuto vigente che è pubblico. Qualora invece il signor Modesto Fenu abbia deciso di uscire dal Movimento Zona Franca lista Maria Rosaria Randaccio, per costituire un suo movimento antagonista, è ovvio che tale posizione sarà incompatibile con la sua permanenza nel Movimento Zona Franca Lista Maria Rosaria Randaccio.

Si precisa che alla data odierna, per statuto vigente, il Movimento ha un Presidente, la dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, un Segretario, l’avv. Francesco Scifo e un tesoriere il Sig. Antioco Patta, tutti tutt’ora in carica fino a regolare termine del mandato statutario. Pertanto, sono prive di fondamento giuridico ed ingannevoli le conclusioni cui perviene l'articolo laddove giunge a titolare ed affermare: "il Movimento Zona Franca scarica fondatrice Randaccio - Nuovo leader Fenu"

 

Il Vice Presidente del Movimento Sardegna Zona Franca

Avv.Francesco Scifo

 

 

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COME IN UN GIOCO ENIGMISTICO E SURREALE SCOPRIAMO CHE DENTRO UNA SCIARADA DI RICHIAMI NORMATIVI IL GOVERNO RENZI - FACENDO SEGUITO A QUANTO DISPOSTO DALL'ULTIMA GIUNTA REGIONALE SARDA - INTENDE COMUNICARE ALL’EUROPA CHE LA SARDEGNA E’ ZONA FRANCA INTEGRALE.

 

Infatti il Legislatore all’art. 44 comma 40 della Legge di Stabilità 2015, prevede che “Ai fini dell’applicazione delle disposizioni dell’articolo 110, comma 10 (e 11) del Testo Unico delle imposte sui redditi di cui al D.P.R. n. 917/1986, nelle more della emanazione del Decreto Ministeriale di cui all’art. 168 bis del medesimo testo unico, l’individuazione dei regimi fiscali privilegiati è effettuato con decreto del Ministero dell’Economia e Finanze, con esclusivo riferimento alla mancanza di un adeguato scambio di informazioni”, frase che tradotta in lingua italiana vuol significare che l’Italia dovrà inserire anche nelle proprie leggi la Sardegna nell'elenco delle zone franche del mondo  con "regime fiscale privilegiato". E rimediare così ad una inadempienza ventennale prevista e sancita dalle direttive comunitarie.

La suddetta comunicazione della attivazione della Sardegna come zona franca (peraltro già richiesta dalla precedente Giunta Cappellacci) dovrà essere pubblicata sulla GUCE (Gazzetta Ufficiale Europea).

Tutto quanto sopra esposto (diritto alla zona franca integrale e non solo nei 6 porti) viene totalmente ignorato dall'attuale Giunta Pigliaru che - ai sensi del documento di Programmazione allegato - prevede la costruzione di chilometriche e costosissime muraglie cinesi attorno ai 6 porti e alle zone industriali individuate nel D.lgs n.75/98. I professori universitari che presiedono l'attuale Giunta Regionale palesano così un rifiuto della conoscenza della normativa fiscale nella quale viene recepita tutta la normativa comunitaria sulle zone franche; dimostrando di ignorare anche l'attualità della normativa appresso indicata, che conferisce ai Presidenti delle regioni a statuto speciale il titolo giuridico utile a dare immediata attuazione dei regolamenti comunitari, e in particolare quanto previsto da:

- dal D.lgs n.75/98 emanato in attuazione di quanto previsto dai codici doganali comunitari; 

- dall’art. 9 della Legge n.86/1989; 
- dall’art. 2 lett. b) della Legge n.489/1992;

- dall’(attuale) art. 117 della Costituzione;

- dalla Legge Regionale n. 10/2008, dove si prevede che le regioni a statuto speciale possano dare immediata attuazione alle Direttive Comunitarie con propri provvedimenti legislativi, e tra questi rientrano ovviamente tutte le Delibere Regionali della precedente Giunta presieduta da Ugo Cappellacci, delibere emanate non solo ai sensi della normativa succitata, ma anche nel rispetto dei Regolamenti Comunitari n. 2913/92 e n. 2454/93 (richiamati nel D.lgs n.75/98); regolamenti ai sensi dei quali sono stati emanati i Codici Doganali Comunitari attualmente in vigore. Tali Codici Doganali ci spiegano dettagliatamente come devono essere gestiti i territori dichiarati Zona Franca, e perché detti territori devono essere considerati “territori extradoganali” e come tali non soggetti all’imposizione di dazi doganali, Iva ed Accise.

Per quanto sopra esposto, appare evidente che ai Sardi e alla Sardegna, in quanto "Zona Franca Extradoganale", competa l'applicazione di quanto previsto dalla Legge n. 28/1997 (art. 2), la quale nel recepire le Direttive Comunitarie n. 95/7/CE e n. 77/388/CEE sulla armonizzazione e semplificazione dell’imposta sul valore aggiunto (Iva), prevede all’art. 2: che i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 (in zone franche), e successive modifiche (art. 1 commi da 378 a 385 della Legge n.311/2004, art. 2 comma 4 del D.L. n.16/2012 convertito nella Legge n.44/2012, art. 1 commi da 324 a 335 Legge n.228/2012) possono effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’ Iva e delle accise con le modalità previste dall’art. 8, 8 bis e 9 del D.P.R. n. 633/72, dietro (preventiva) presentazione di apposita Dichiarazione di Intento da indirizzare all’Agenzia delle Entrate territorialmente competente, dichiarazione che deve essere richiamata in ogni fattura con la seguente dicitura: “IVA NON IMPONIBILE ART. 8 COMMA 1° LETT. C) D.P.R. n.633/72 DICHIARAZIONE DI INTENTO N………….. DEL ………………….

In conclusione, sembra assurdo che i professori universitari non abbiano ancora capito che la Sardegna - per decollare come zona franca - non necessita di ulteriori DPCM (Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri) con i quali erigere costosissime e non necessarie muraglie cinesi che vedrebbero la fine dei lavori alle calende greche (anziché varchi doganali oggi giorno controllati via satellite e con apposite scritte sulla pavimentazione del porto - vedesi Rotterdam), ma che l'iter legislativo si è concluso con le delibere della precedente Giunta Regionale che ha dichiarato la Sardegna e le sue isole minori intercluse dal Mar Mediterraneo circostante. 


Maria Rosaria Randaccio

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Domenica, 02 Novembre 2014 11:06

Comunicato Stampa del 02.11.2014

Il Movimento Sardegna Zona Franca prende atto della notevole attività svolta sul territorio dall'On.Modesto Fenu di sua spontanea iniziativa. Pur apprezzando l'energia dispiegata "motu proprio" dal consigliere eletto per il Movimento, è necessario ricordare che egli esprime la sua personale visione politica in assenza di indicazioni degli Organi Collegiali del Movimento Sardegna Zona Franca - Lista Maria Rosaria Randaccio.

Pertanto, l'attività di raccolta adesioni (tessere), di nomina di cariche politiche (commissari), indizione di congressi a nome di questo Movimento, facente parte dell'attuale Consiglio Regionale, è da ritenersi difforme dalle regole statutarie quando fatta da un associato senza il mandato dell'Associazione (Movimento Sardegna Zona Franca).

Ovviamente ogni azione politica a favore del Movimento da chiunque svolta, pur apprezzabile, deve essere ratificata dal Presidente per la sua validità, a pena di non poter essere imputata alla medesima Associazione. Ogni associato del Movimento deve concordare con il Direttivo ogni iniziativa politica nell'ambito degli Organi Statutari.

Pertanto, nella convinzione che ogni rappresentante politico eletto con i voti del Movimento debba ricondurre alla dialettica interna dell'Associazione ogni iniziativa, è auspicabile un chiarimento democratico e leale interno agli Organi rappresentativi del Movimento Sardegna Zona Franca.

 

Il Presidente del Movimento Sardegna Zona Franca

Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio

 

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Pubblichiamo la Dichiarazione d'Intento semplificata e l'Interpello Contribuenti (già inviato circa sei mesi fa dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio alla quale l'Agenzia delle Entrate ha risposto che tale documento può essere inviato solo dai possessori di partita Iva) con cui sarà possibile richiedere il risarcimento danni conseguenti la mancata applicazione in Sardegna del D.lgs. n.75/98 e dell’art. 251 del D.P.R. n.43/1973.

La procedura di invio è la seguente:

1. scaricare la Dichiarazione d'Intento semplificata, compilarla con i propri dati aziendali ed inviarla in via telematica (o consegnarla a mano presso uno degli uffici dell'AdE della vostra provincia);

2. con il numero di protocollo assegnato alla Dichiarazione d'Intento, fare poi 2 copie dell'Interpello compilato con i vostri dati aziendali ed inviarle tramite raccomandata A/R a: DIREZIONE CENTRALE PER LA NORMATIVA E IL CONTENZIOSO DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE - VIA BACAREDDA 27 - CAGLIARI e a: DIREZIONE INTERREGIONALE DELLE DOGANE TOSCANA/SARDEGNA/UMBRIA - VIA G.B. FOGGINI 18 - 50142 FIRENZE;

3. attendere la risposta da parte degli enti sopra citati e conservarla allo scopo di intraprendere nel futuro una class action per la richiesta di risarcimento danni;

4. inviare copia della risposta degli enti sopra citati all'indirizzo email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o al numero di fax 0782.665060.

Nell'Interpello sono riportati i riferimenti giuridici utili per porre al riparo le aziende da successive indagini da parte della Guardia di Finanza o da parte dell'Agenzia delle Entrate, qualora si decidesse di fare le Fatture con Iva e Accise "NON IMPONIBILI" ai sensi dell'art. 8 comma 1° lett. c) del D.P.R. n.633/72. Tali documenti sono utili anche per poter rivendicare e chiedere ai Presidenti della Regione Sardegna che si sono succeduti in questi ultimi 15 anni, il risarcimento dei danni causati a tutti i sardi dalla mancata o tardiva applicazione del D.lgs. n.75/1998, ossia di quel decreto dove si richiama il codice doganale comunitario nel quale si  prevede che se si istituisce una zona franca in un'isola, per zona franche deve intendersi tutta l'isola e non solo i porti o le zone industriali limitrofe ai porti. 

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I Movimenti, Associazioni, Coordinamenti e Comitati Zona franca costituiscono una Federazione unitaria per la rivendicazione legale di diritti violati da oltre 65 anni. 

LA FEDERAZIONE SI ATTIVERA’ PERCHE' TUTTA LA SARDEGNA DIVENGA CENTRO PROPULSIVO DI SVILUPPO ECONOMICO PER UNIRE IN UN UNICO PROGETTO DI CRESCITA TUTTI I POPOLI CHE SI AFFACCIANO SUL MARE MEDITERRANEO.

Il popolo Zonafranchista costituisce la “Federazione delle associazioni, dei comitati, dei coordinamenti e dei movimenti pro Zona Franca”. Ne da notizia la Dottoressa Maria Rosaria Randaccio - leader del movimento regionale - in seguito a quanto deliberato dagli attivisti nella recente riunione tenutasi a Bonarcado. I Rappresentanti delle associazioni che si riconoscono nel progetto Zona franca saranno presto chiamati ad una riunione organizzativa per dare vita alla più grande aggregazione sociale mai vista prima in Sardegna, afferma la dottoressa Randaccio.
“Legalità” è la parola d’ordine della rinnovata unità dei movimenti zona franca riuniti a Bonarcado per rilanciare l’azione con una nuova struttura organizzativa di tipo federativo per affrontare con ancora maggiore determinazione le istituzioni che hanno negato un diritto acquisito dei Sardi di operare in Regime Fiscale di extradoganalità con conseguente - “non imponibilità" dell’Iva, dei dazi doganali e delle accise, regime fiscale compensativo applicabile anche al D.lgs. n.75/98 in quanto lo stesso decreto e stato emanato in attuazione di precise Direttive Comunitarie recepite dall’Italia nel D.P.R. n. 633/72 (IVA) e nel D.lgs. n. 48/2010 (ACCISE) ossia la normativa che in base al “principio di armonizzazione” si applica a tutte le circa 3000 Zone franche presenti in tutto il mondo.

Maria Rosaria Randaccio, esponente del movimento zonafranchista è chiara: “Il popolo Sardo merita rispetto. La condizione di povertà nella quale ci stanno spingendo è un delitto, e la nostra reazione sarà da considerarsi una legittima difesa”.
L’Avvocato Scifo, rilancia: “Non siamo disposti a tollerare politiche che portano all’asfissia economica della Sardegna; ho dato la mia disponibilità per un’azione giudiziaria senza precedenti nei confronti di tutti coloro che hanno disapplicato la Legge sulla zona franca. Mentre la politica regionale si divide in discussioni speciose, la Zona franca di Taranto sta aprendo le porte ad una nuova fase economica. E’ venuta l’ora di un’azione di responsabilità”.

In questi giorni l’Avvocato in missione a Bruxelles valuterà tutte le possibili strade giudiziarie da percorrere “nell’interesse del popolo Sardo”.

I Movimenti riuniti a Bonarcado hanno lanciato l’ultimo avvertimento alla politica: “Basta rinvii, si deve prendere atto che la situazione economica è gravissima e le ripercussioni sociali sono ad elevato rischio di disordine.” I più recenti dati socio-economici Istat e Banca d’Italia, purtroppo continuano a testimoniare una regressione in tutti i settori e a pagarne le conseguenze sono soprattutto le categorie più deboli.


Con l’incontro di Bonarcado il Movimento Sardegna Zona franca ha rafforzato l’unità d’intenti ed anche la propria capacità organizzativa; attraverso una nuova costituente che darà vita ad una Federazione tra Movimenti, Associazioni, Coordinamenti e Comitati pro Zona franca. Un modello organizzativo democratico che vuole lasciare alle spalle le incomprensioni e punta diritto verso quello che si ritiene l’unico strumento di politica economica in grado di dare slancio alle produzioni, al commercio, al lavoro, che si declina nel benessere del popolo Sardo.

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Pubblichiamo la lettera della dottoressa Maria Rosaria Randaccio al Premier Matteo Renzi, e per conoscenza a Renato Soru e Salvatore Cicu, in occasione dei dibattiti intercorsi in sede europea.

 

Vorremo che il nostro Primo Ministro Matteo Renzi, prima di andare a discutere in Europa sui “compiti a casa”, ossia sulle dolose riforme che l’Italia sarebbe tenuta a realizzare per porre freno al suo smisurato Debito Pubblico, cresciuto vertiginosamente negli ultimi tre Governi (Monti–Letta-Renzi), desse una sbirciatina al Trattato di Roma del 1957, e in particolare leggesse quanto previsto all’art. 234 del Trattato, articolo nel quale, la nascente Comunità Economica Europea (attuale Unione Europea) si impegnava allora (nel 1957) a rispettare tutti i diritti degli Stati membri nati precedentemente alla nascita della stessa Unione Europea, e che pertanto dovessero venire salvaguardati (ai sensi del suddetto Trattato) tutti i diritti degli Italiani antecedenti alla nascita della Comunità Economica Europea, diritto alla salvaguardia replicata anche dall’art. 30 comma 3 della Convenzione di Vienna del 23 maggio 1969:

1) all’istituzione della Zona Franca su tutto il territorio della Sardegna ai sensi dell’art. 12 dello Statuto Sardo approvato con Legge Costituzionale n. 3/1948, la cui attuazione è stata disciplinata dai Codici Doganali Comunitari richiamati nel D.lgs. n.75/98;
2) all’istituzione di Porti Franchi in tutte le Città Marinare Italiane, diritto garantito dall’art. 77 e 78 del Codice Doganale Italiano, approvato con la Legge n.1424/1940, compresi i Punti Franchi e i Depositi Franchi definiti extradoganali dall’art. 1 del codice doganale in parola;
3) che il pareggio di bilancio non si applica all’Italia in quanto lo stesso non era stato previsto nella nostra Costituzione Italiana, Costituzione Italiana scritta in una legge antecedente al Trattato di Roma, Trattato che nell’ordine gerarchico delle fonti del Diritto è di rango superiore anche alle nostre leggi di livello Costituzionale, Trattato di Roma dove si prevede che il pareggio di bilancio è solo auspicabile (quindi non è obbligatorio);

Riteniamo inoltre che il nostro Primo Ministro per risollevarci dalla catastrofe nella quale siamo precipitati, debba istituire una Ritenuta Unica del 20% su tutti i redditi del popolo italiano e lo potrebbe fare proprio nel rispetto della Normativa Comunitaria sulla libera concorrenza, che considera gli “aiuti di Stato” distorsivi del mercato”.
Noi Italiani, abbiamo pagato all’Europa centinaia di multe/sanzioni pecuniarie salatissime (miliardarie), sanzioni chiamate artificiosamente procedure di infrazione inflitte all’Italia per aver violato la normativa comunitaria sulla libera concorrenza, e che pertanto al pari degli Aiuti di stato, anche le “fregature di Stato” dovrebbero risultare vietate ai sensi delle stesse norme Europee sulla libera concorrenza;
intendendo per “fregatura di Stato” quella imposizione Fiscale talmente elevata che mette Fuori Mercato nel mondo tutta la produzione italiana rispetto agli altri concorrenti Europei”
Concorrenti che pagano sui propri redditi aliquote irrisorie del 20% o 30%, rispetto a quelle imposte agli Italiani, dove il prelievo fiscale effettuato dallo Stato - tra imposte dirette ed indirette - rasenta, ed a volta supera, il 70% sul reddito!
Vorremo suggerire inoltre al Giovane Renzi, di andare a leggere la famosissima Riforma Tributaria attuata con la Legge n.825/1971 (ancora in vigore) con la quale è stata istituita “l’Imposta sul reddito delle persone Fisiche e Giuridiche” (IRPEF e IRPEG) e dove all’art.1 il legislatore italiano precisa che i NUOVI TRIBITI (Irpef ed Irpeg) andavano ad abolire e sostituire complessivamente tutti i tributi allora esistenti come: imposte sul reddito dominicale dei terreni, sul reddito agrario, sul reddito dei fabbricati, sui redditi di ricchezza mobile, dell’imposta speciale sul reddito dei fabbricati di lusso, delle relative sovraimposte erariali e locali, dell’imposta complementare progressiva sul reddito complessivo, dell’imposta sulle società, dell’imposta sulle obbligazioni, dell’imposta comunale sulle industrie, i commerci, le arti e le professioni e della relativa addizionale provinciale, delle imposte comunali di famiglia, del contributo per le opere di fognatura, del contributo speciale di cura delle malattie, dei tributi sui pubblici spettacoli della tassa di musica, delle imposte camerali, delle addizionali erariali e locali agli indicati tributi.

E CHE L’ABROGAZIONE DI TUTTI I SUCCITATI TRIBUTI PREVISTI NELLA RIFORMA DEL SISTEMA TRIBUTARIO VIENE APPORTATA IN OSSEQUIO AI PRINCIPI DETTATI DALLA COSTITUZIONE DOVE SI PREVEDE CHE OGNI CITTADINO DEVE CONCORRERE AL PAGAMENTO DELLE SPESE DELLO STATO IN RAGIONE DELLA PROPRIA CAPACITA’ CONTRIBUTIVA E SECONDO IL PRINCIPIO DELLA PROGRESSIVITA’ DELLE ALIQUOTE APPLICATE AL REDDITO.

Ricordiamo ancora a Renzi che la Corte di Cassazione sez. III con Sentenza n.7630 del 16 maggio 2003 ha riconosciuto il diritto al RISARCIMENTO DEI DANNI a tutti i cittadini italiani che si ritengono danneggiati dal mancato o tardivo recepimento delle Direttive Comunitarie nella legislazione italiana.
E gli vogliamo ricordare ancora, che il Tribunale di Trieste, con ordinanza collegiale ex art 669 terdecies del c.p.c. pronunciata in data 13 maggio 1997 ed il Consiglio di Stato con parere reso il 21 marzo 1996, hanno dato ragione all’Austria e alla Germania su un contenzioso nato contro il Ministero delle Finanze Italiano che pretendeva di imporre tributi propri sul Porto Franco e sulla zona Franca di Trieste con la seguente precisazione:


“Il legislatore italiano nell’emanare la Legge Quadro n.84 del 28 gennaio 1994 sul riordino della legislazione in materia portuale, all’art. 6 ha espressamente fatta salva la disciplina vigente per i punti franchi compresi nella zona del Porto Franco di Trieste e che lo stesso, pur facente parte del territorio italiano ha natura “extradoganale” (omissis) “va tratto il rilievo della fondatezza della pretesa degli attori nel presente giudizio (Austria e Germania) poiché le norme del Trattato di Pace del 1947, poi riprese dal Memorandum del 1954, vengono fatte salve dall’art. 234 del Trattato di Roma istitutivo della Comunità Economica Europea, ratificato nel 1957 e dall’art.2 del Regolamento n.2913/1992”, con il quale si ripete: la Comunità Economica Europea si impegna a rispettare tutti i Diritti degli Stati membri, sorti in un periodo antecedente alla nascita della stessa CEE.

Maria Rosaria Randaccio

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Ecco cosa dice l'ultima sentenza sui pignoramenti delle prime case.

SENTENZA CORTE DI GIUSTIZIA UE, 3° SEZIONE CAUSA C – 34/13 DEL 10 SETTEMBRE 2014

STOP AI PIGNORAMENTI DELLE PRIME CASE ANCHE PER LE BANCHE E LE FINANZIARIE

Dopo lo stop al pignoramento delle prime case, deciso dal Parlamento italiano con il D.L. n.69/2013 convertito nella Legge n.98/2013, è arrivata una significativa sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha messo un freno anche alle Banche e alle Finanziarie.

Secondo la Corte, il Giudice può bloccare provvisoriamente la Banca o la Finanziaria che mette all’Asta la Casa, se nel contratto sono presenti delle clausole abusive vietate dall’Unione Europea con la Direttiva n.93/13/CEE, relativa alle clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori.
Cosi se la Banca o la Finanziaria ha fatto firmare clausole abusive, l’ipoteca è nulla ed il pignoramento come la successiva vendita all’asta vanno bloccate!

Il diritto all’abitazione prevale nel caso di applicazione di clausole vietate dalla Unione Europea!

 

Maria Rosaria Randaccio

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Il popolo sardo subisce mostruose predazioni da parte dello Stato italiano che considera la Sardegna una sua colonia, abitata da idioti e ignoranti che non reagiscono mai alle ingiustizie che gli vengono inflitte.
Solo l’ultima figuraccia davanti ai turisti che hanno pagato due volte il biglietto, ci ha aperto gli occhi sulla ennesima ingiustizia che ci vede privati della continuità territoriale e pertanto sequestrati nell’isola.


La Corte Costituzionale, con Sentenza n. 230/2013 depositata in Cancelleria il 23 luglio 2013, ha dato torto alla Regione Sardegna in un contenzioso instaurato dalla stessa (Regione) contro lo Stato Italiano, per essere stata privata del cosi detto “Diritto alla Continuità territoriale”, a causa della Vendita/Alienazione/Privatizzazione dei traghetti di trasporto passeggeri, che operava con navi della Tirrenia, comprate con i soldi dei Sardi, ma acquisite nel Patrimonio del Pubblico Demanio dello Stato Italiano, che al momento della sua vendita/privatizzazione/alienazione ha fatto finta di aver dimenticato che aveva già trasferito alla Regione Sardegna le funzioni dello Stato, relativamente al trasporto pubblico locale, trasferimento realizzato con la Legge Finanziaria del 2007, ossia la Legge Costituzionale n.296/2006 art. 1 comma 837 e comma 834, con il quale è stato modificato anche l’art.8 dello Statuto Speciale per la Sardegna di cui alla Legge Costituzionale n.3/1948.

Non riusciamo a comprendere come mai la Corte Costituzionale nella succitata Sentenza n.230/2013 abbia potuto non salvaguardare il principio costituzionale sulla “Gerarchia delle fonti del Diritto” dove si prevede che con leggi ordinarie non possano venire modificate leggi di livello costituzionale, come sono appunto le seguenti leggi ordinarie in base alle quali sono stati venduti/privatizzati i traghetti della Tirrenia:
- D.L. n.95/2012 convertito nella legge 135/2012 art. 6 comma 19,
- D.L. n.135/2009 art.19 ter convertito nella Legge n.166/2009 art.19 ter e del
- D.L. n.125/2010 convertito nella Legge n.163/2010 art.1 comma 5 bis, lett. f)

mentre l’art. 1 comma 837 della Legge Costituzionale n. 296/2006 prevede che: “Alla Regione Sardegna sono trasferite le funzioni relative al trasporto pubblico locale (Ferrovie Sardegna) e le funzioni relative alla continuità territoriale. Al fine di disciplinare gli aspetti operativi del trasporto di persone relativi il Ministero dei Trasporti e la Regione Autonoma della Sardegna, entro il 31 marzo 2007, sentito il Ministero dell’Economia e delle Finanze, sottoscrivono un accordo attuativo relativo agli aspetti finanziari, demaniali, ed agli investimenti in corso (sic)”;
Vendita/Privatizzazione che si è realizzata anche in violazione della Legge Regionale n. 22 del 7 maggio 1953, e quindi in violazione anche del Trattato di Roma ratificato con la Legge n.1203/57, che all’art. 234 garantiva tutti i diritti sorti precedentemente alla nascita della Comunità Economica Europea, attuale Unione Europea.
Quindi la suddetta privatizzazione si è realizzata addirittura in violazione della Normativa Comunitaria che garantiva alla Sardegna la sua “continuità territoriale” sancita nella Legge Regionale n. 22/1953 del 7 maggio 1953 (antecedente al Trattato di Roma e mai impugnata dallo Stato Italiano) dove si prevedeva che lo Stato Italiano dovesse attribuire alla Sardegna i fondi necessari a finanziare le agevolazioni in tema di trasporto e che le agevolazioni previste dall’art.1 (stessa legge) dovessero avere come finalità il superamento dei disagi derivanti dall’insularità (isola) della Sardegna, agevolazioni che dovevano estendersi anche a favore delle iniziative a carattere consortile o cooperativistico, che si fossero proposte come finalità la realizzazione di punti franchi e di depositi franchi in tutta la l’Isola.
Punti franchi extradoganali che ai sensi dell’art. 1 della Legge Doganale del 1940, erano stati concessi dallo Stato Italiano alla Sardegna, ai sensi dell’art. art. 12 dello Statuto Sardo approvato con Legge Costituzionale n. 3 del 1948, successivamente confermati con il D.lgs. n.75/98.
Punti franchi equiparati alle zone franche e ai depositi franchi dal D.P.R. n.1133/1969 e dall’art. 2 e 170 del D.P.R. n.43/73, emanati in recepimento delle seguenti Direttive Comunitarie n.69/73/CEE, n.69/74/CEE, e n.69/75/CEE del 4 marzo 1969, sulla “Armonizzazione delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative riguardanti il regime delle Zone Franche depositi e punti franchi“.
Le leggi ordinarie in base alle quali è stata privatizzata la Tirrenia, sono state emanate e utilizzate proprio in violazione della succitata normativa Comunitaria e Nazionale, in particolare anche di quanto previsto dall’articolo 6 comma 3 del D.L. n.669/96 convertito nella Legge n. 30/1997 che ha riscritto il comma 114 dell’art. 3 della Legge n. 662/1996 dove si prevede che “i beni immobili e i diritti reali sugli immobili appartenenti allo Stato, situati nei territori delle Regioni a Statuto Speciale nonché delle province autonome di Trento e di Bolzano, sono trasferiti al patrimonio dei predetti enti territoriali, nei limiti e secondo quanto previsto dai rispettivi Statuti. Detti beni non possono essere conferiti nei fondi di cui al comma 86, né alienati o permutati (neanche da parte dello Stato).
Le norme che disciplinano la dismissione del Patrimonio Demaniale dello Stato Italiano prevedono costantemente che in occasione della Dismissione/Privatizzazione di Beni Demaniali, abbiano diritto di Prelazione sui suddetti beni, le Regioni e gli Enti Locali, ai sensi delle seguenti norme:

• art. 117 della Costituzione;
• Legge n.59/97 (art. 9);
• D.lgs. n. 281/97 (art. 1);
• D.lgs. n. 286/99;
• Legge n.267/2000 art. 4 art. 8 e art. 34;
• Legge n.234/2012

nonché ai sensi della Legge n.136/2001 (art. 1) che nell’apportare modifiche all’art. 19 della Legge n.448/98, articolo precedentemente modificato dal comma 10 della Legge n.488/99 ha inserito il seguente periodo (prima del comma 1):
“sui beni e sugli immobili demaniali appartenenti a qualsiasi titolo allo Stato, le Amministrazioni dello Stato possono proporre lo sviluppo, la valorizzazione o l’utilizzo con diritto di “Prelazione” anche sui beni del Ministero della Difesa”.

Sebbene la Corte Costituzionale abbia dichiarato legittima la suddetta “Privatizzazione della Tirrenia” la suddetta operazione è stata effettuata (tra l’altro) anche con la partecipazione attiva di falsi dirigenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ossia di semplici impiegati privi del titolo giuridico idoneo a produrre gli effetti giuridici previsti dalla legge (privatizzazione).
Nella sentenza di cui alle premesse la Corte Costituzionale ha utilizzato, questa volta a sproposito, la giustificazione, ribadita più volte nel contesto della Sentenza che “la Vendita/Privatizzazione si è realizzata al fine di adeguare l’ordinamento nazionale ai principi comunitari in materia di cabotaggio marittimo e di liberalizzazione delle relative rotte”.
Normativa Comunitaria dove si prevede esattamente il contrario, ossia che la privatizzazione del Pubblico Demanio possa intervenire solo dopo espressa rinuncia al Diritto di Prelazione da parte del Titolare di quest’ultimo diritto (Regione, Provincia Comune) e solo dopo che il Dirigente del Ministero delle Finanze, che abbia una Funzione equiparata a quella un tempo riservata agli Intendenti di Finanza dalle norme sulla Contabilità di Stato, abbia proceduto alla preventiva SDEMANIALIZZAZIONE del Bene, e che il suddetto bene per poter venire alienato/privatizzato deve venire obbligatoriamente “iscritto preventivamente nel Patrimonio Disponibile del Pubblico Demanio” ai sensi dell’art. 823 del Codice Civile, dove si prevede che “i beni del Demanio pubblico sono inalienabili e non possono formare oggetto di diritti a favore di terzi, se non nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi che li riguardano, e che ai sensi dell’art. 829 il passaggio dei beni dal demanio al patrimonio dello Stato deve essere dichiarato dall’Autorità amministrativa (ossia dal Dirigente assunto tramite pubblico concorso bandito ai sensi dell’art. 97 della Costituzione).

Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio

 

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