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Quando si scoprirà che l’Energia Elettrica utilizzata nello stabilimento dell’ALCOA doveva venire fornita dall’ENEL a prezzi decisamente inferiori a quelli invece praticati, che hanno messo fuori mercato la produzione e di conseguenza fatto fallire l’azienda costretta a chiudere i battenti proprio per il costo troppo elevato dell’Energia Elettrica, che doveva invece venire fornita senza il pagamento dell’Iva e delle Accise ai sensi del D.lgs. n.75/98, e quindi a prezzi decisamente molto più bassi?

Dopo aver scoperto e denunciato che l’Italia sta andando a rotoli perché presso Equitalia e presso le Agenzie delle Entrate di tutta l’Italia, imperversano i Dirigenti Fasulli, ossia degli individui che da semplici impiegati, per grazia ricevuta (incarichi fiduciari) o tramite Concorsi interni truffaldini, hanno usurpato il posto ai Veri Dirigenti dello stesso Ministero, (ossia a coloro che erano stati assunti tramite regolari pubblici concorsi indetti ai sensi dell’art. 97 della Costituzione), non vorremmo scoprire che altrettanta truffa si è verificata all’interno delle Università Italiane, in particolare di quelle giuridiche della Sardegna, dove ci risulta che operino dei professori Universitari che non conoscono (o ancora peggio fanno finta di non conoscere) le Basi del Diritto Italiano e del diritto Comunitario nonché la connessione tra entrambe le legislazioni.

Infatti non capiamo come mai, l’attuale Giunta Regionale, composta da un folto numero di Docenti Universitari (tra cui il Presidente Pigliaru), si ostini A FARE FINTA DI NON CAPIRE E QUINDI A NON DARE ATTUAZIONE A QUANTO PREVISTO:
- nel D.lgs. n.75/98, emanato in attuazione dei Codici Doganali Comunitari richiamati nello stesso decreto, le cui modalità (di applicazione dei suddetti Codici Doganali Comunitari) sono stati recepiti dallo Stato Italiano principalmente nel D.P.R. n.633/72, dove si prevede che i residenti nelle Zone Franche non devono essere assoggettati al pagamento di

DAZI DOGANALI - IVA - ACCISE

ESENZIONE, CHE COMPRENDE OVVIAMENTE, ANCHE L’IVA E LE ACCISE CHE GRAVANO SULLA CORRENTE ELETTRICA.

Pertanto se si pretende che le imprese che danno lavoro a coloro che risiedono in Sardegna, come l’ALCOA e tutti i Sardi residenti, continuino a pagare i suddetti tributi (Dazi Doganali, Iva ed Accise) significa che i Politici che ci Governano in accordo con i Dirigenti truffaldini del Ministero dell’Economia e Finanze stanno violando quanto previsto:

- nel D.lgs. n.75/98;
- nel D.P.R. n.633/72 che ha recepito, richiamandola, la normativa Comunitaria sulle Zone Franche agli artt. 7,8,9,17,19,21,67,72, e dove l’art. 72 comma 2 precisa che “per gli effetti del presente decreto, le cessioni dei beni e le prestazioni di servizi non soggette all’imposta sul valore aggiunto (Iva) ai sensi delle agevolazioni previste nei trattati e accordi internazionali, sono equiparate alle Operazioni Non Imponibili di cui agli artt. 8,8bis e 9 del presente decreto, e che le suddette disposizioni si applicano anche alle sedi Diplomatiche e Consolari, ai comandi militari degli Stati membri, alle Comunità Europee nell’esercizio delle funzioni istituzionali;
- nel D.P.R. n. 793/1981 (art. 10);
- nel D.L. n. 746/83 convertito nella Legge n.17/1984 (art. 1);
- nella Legge n. 413/1991 (art. 13)
- nel D.L. n.331/93 convertito nella Legge n. 427/93 che disciplina le operazioni intracomunitarie, sulle zone franche e sui depositi franchi;
- nella Legge n. 88/2009 recante disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alla Comunità Europea;
- nel D.lgs. n. 18/2010 emanato in attuazione Direttive n. 2008/8/CE del 12 febbraio 2008, n. 2008/9/CE del 12 febbraio 2008 e n. 2008/117/CE del 16 dicembre 2008 che modificano la Direttiva n. 2006/112/CE del Consiglio del 28 novembre 2006;
- nella Legge n. 228/2012 art. 1 commi da 324 a 335.

Ma soprattutto significa anche che i Politici (ossia i Professori Universitari) preposti attualmente alla guida della Regione, fanno finta di non capire, oppure proprio non capiscono, il significato del D.lgs. n.75/98, decreto garantito addirittura da un Assioma (che vuol dire principio evidente di per sé e che pertanto non ha bisogno di essere dimostrato) contenuto nella:

- Direttiva Comunitaria del Consiglio n.69/75/CEE del 4 marzo 1969 intitolato “Armonizzazione delle disposizioni legislative e amministrative Europee riguardanti il regime delle Zone Franche” dove si fornisce una interpretazione autentica della parola Zona Franca , nel seguente modo: “si intende per zona franca, qualunque sia il nome gli si voglia dare, vaste zone territoriali comprensive di Città e Villaggi, che godono per motivi storico – economici e sociali di benefici fiscali riservati alla popolazione residente, e dove le merci che si trovano nell’ambito di detti territori sono considerate fuori dalla Comunità Economica Europea (extradoganali) ai fini dell’applicazione di Dazi doganali e di qualsiasi tassa o misura di effetto equivalente”.

Assioma: se ai residenti in detti territori dichiarati zona franca Extradoganale, si chiede invece di pagare tributi non dovuti, può significare esclusivamente o che si sta violando il D.lgs. n.75/98 oppure che lo stesso sia stato modificato/abrogato da altra legge a noi sconosciuta.

 

- Direttiva sesta del Consiglio n.77/388/CEE del 17.5.1977 dove l’art. 1 e l’art. 16 in combinato disposto con la Direttiva del Consiglio n.91/680/CEE del 16.12.91 prevedono che gli Stati membri sono tenuti ad adeguare il loro attuale regime dell’Iva alle disposizioni della presente direttiva, che pertanto non si considera sottoposto all’Iva e a dazi doganali un bene che viene immesso in un territorio sottoposto al regime di Zona Franca ai sensi delle Direttive del Consiglio n. 69/75/CEE e n.69/74/CEE.

Si rammenta infine, che la Legge Doganale n.1424/1940, vigente alla data dell’emanazione del nostro Statuto Sardo approvato con Legge Costituzionale n.3/1948, all’art.1 definiva i Punti Franchi, I Depositi Franchi e le Zone Franche come Territori Extradoganali.

Maria Rosaria Randaccio

 

Pubblicato in News Sardegna

COME PUÒ L’AGENZIA DELLE ENTRATE PRETENDERE LA CORRETTEZZA TRIBUTARIA DAI CONTRIBUENTI QUANDO LEI STESSA, AL SUO INTERNO, NON RISPETTA LE LEGGI DELLO STATO?

Il Tar del Lazio con Sentenza n.7636 del 30/09/2011 ha annullato un “concorso interno” indetto con Provvedimento n.146687/2010 del 29.10.2010 sottoscritto dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate del Ministero dell’Economia e Finanze, indetto per la selezione di 175 Dirigenti di seconda fascia, le motivazioni dell’annullamento del suddetto concorso interno le troviamo confermate anche nella Sentenza n. 6884 del 01.08.2012 del Tar del Lazio, che ha verificato come, nelle Agenzie delle Entrate di tutta Italia, su un organico di 1200 Dirigenti, circa 800 incarichi sono ricoperti da “Dirigenti Fasulli”, in quanto conferiti a semplici impiegati, tali privi del titolo che li legittima a ricoprire quel posto e quindi a sottoscrivere validamente gli atti di accertamento ed iscrizione a ruolo dei tributi che l’Agenzia delle Entrate ritiene evasi, incarico dirigenziale, che a termini di legge si ritiene che sia due volte nullo ab origine in quanto:


1) conferito/sottoscritto da altrettanto Semplice Impiegato (che non aveva titolo giuridico conquistato attraverso un pubblico concorso indetto per coprire posti dirigenziali vacanti negli organici dirigenziali del Ministero delle Finanze);
2) conferito ad altrettanto semplice impiegato che non poteva ottenere l’incarico senza aver superato regolare concorso pubblico, indetto ai sensi dell’art. 97 della Costituzione.
Infatti anche coloro che sono stati posti ai vertici degli uffici centrali del Ministero dell’Economia e delle Finanze – dal 1990 in poi - hanno esercitato abusivamente il potere che consente all’Autorità Finanziaria di conferire legalmente incarichi dirigenziali, essendo costoro dei semplici impiegati inquadrati nella 9° qualifica funzionale, vincitori di concorsi interni ( a 999, 162, 163 posti) che ai sensi dell’art. 97 della Costituzione, non potevano venire banditi fintanto che non fossero stati restituiti ai ruoli dirigenziali di legittima appartenenza i Dirigenti della Carriera direttiva ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72, cosi come precisato dall’art. 20 del D.lgs. n.29/1993, dall’art. 20 della Legge n.488/99 e dallo stesso Ministero delle Finanze con la nota Prot. n. 87894 del 13.09.2000 (allegata), dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione Pubblica con Circolare n.2/2000 Protocollo n.4782/2000 del 10.02.2000 esplicativa dell’art. 20 della Legge n.488/1999, concorsi interni che ai sensi della normativa succitata, non conferiscono titolo giuridico idoneo alla qualifica/categoria di Dirigente come individuata dall’art.2095 del codice civile e nella tabella allegata al R.D. 100/1937.
Concorsi che per giunta, non potevano neanche venire banditi come precisato dall’art.17 della Legge n.127/97, legge che al comma 81 conferma l’equiparazione dei Segretari Comunali ai Dirigenti dello Stato, prevedendo anche per costoro la istituzione di apposito “Albo” equivalente all’Albo dei Dirigenti pubblici di cui all’art.23 del D.lgs. n.29/1993, trasformato in “Ruolo Unico” dall’art.1 del D.P.R. n.150/1999; legge (127\1997) che all’art. 17 comma 82 ultimo periodo, si fa carico – tra l’altro – di abrogare le norme (D.P.R. n.44/90 e D.L. n.344/90 e Legge n.21/91) in base alle quali i Dirigenti (Veri) del Ministero delle Finanze assieme ai Segretari Comunali sono stati Retrocessi in Carriera con il loro inquadramento nella 9° qualifica Funzionale; inquadramento/retrocessione attuata attraverso una erronea e pretestuosa interpretazione del D.P.R. n.44/90 e dal D.L. n.344/90 convertito in Legge n.21/91, leggi che come detto sono state abrogate dalla Legge n.127/\97 (Bassanini 2) che aveva anche disposto la contestuale restituzione di tutti i Dirigenti di tutte le Pubbliche Amministrazioni, compresi i dipendenti delle Regioni a Statuto Speciale, e quindi di tutti i Dirigenti del Ministero delle Finanze e dei Segretari Comunali equiparati ai suddetti Dirigenti dall’art. 25 e tabella D allegata al D.P.R. n.749/1972, ai Ruoli Dirigenziali di legittima appartenenza.

La questione attualmente pende davanti alla Corte Costituzionale dopo che il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, con Sentenza non definitiva n.5451 depositata il 18.11.2013, ha chiesto alla suddetta Corte che si pronunci sulla violazione o meno dei principi Costituzionali da parte del Decreto Legge n.16/2012 convertito nella Legge n.44/2012 che all’art. 8 comma 24, ha fatto salvi gli attuali incarichi dirigenziali conferiti a semplici impiegati, nelle more dell’espletamento di nuove procedure concorsuali.
Il Consiglio di Stato nella richiesta di pronunciamento da parte della Corte Costituzionale ha richiamato le numerose sentenze in base alle quali la suddetta Corte, ha costantemente affermato la prevalenza dei principi costituzionali fissati dall’art. 97 della Costituzione sulle leggi ordinarie, che pretendono di disattenderli (ovviamente) in violazione anche delle norme sulla gerarchia delle fonti del Diritto.

I Dirigenti del Ministero delle Finanze (defenestrati) erano stati regolarmente assunti tramite pubblici concorsi indetti ai sensi dell’art. 97 della Costituzione, nei Ruoli dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72, concorsi regolarmente banditi ai sensi e con le modalità previste dalla Legge n.397/1975, dal D.L. n.283/81 convertito nella Legge n.432/1981, e nella tabella annessa al R.D. n.100/1937, assunzione di Dirigenti che si era regolarmente realizzata con le seguenti modalità :

1)Inquadramento in prova (6 mesi) con le modalità previste dall’ art.10 della Legge n.397/75, dove si disponeva che le graduatorie dei vincitori dei concorsi, una volta approvate con la firma del Ministro competente, dovessero risultare immediatamente operative;
2) Inquadramento in Ruolo con le modalità previste dall’art.5 del D.P.R. n.246/48, dall’art.2 della Legge n.32/66 dell’art.11 del D.P.R. n.593/72 dell’art. 56 della Legge n.590\82, art. 2995 c.c.

I suddetti Dirigenti del Ministero delle Finanze, appartenevano ad una carriera nella quale si avanzava nelle varie qualifiche individuate dal D.M. del 28 Dicembre 1972 (G.U. n. 234 dell’11 settembre 1973) attraverso i giudizi annuali di “non demerito” e tramite determinate permanenze nelle varie qualifiche della stessa (carriera), dopo che la Legge n.249/68 e la Legge n.775/70 avevano eliminato gli “esami di avanzamento in carriera”, modalità di progressione in carriera “per anzianita di servizio” previste dall’art.98 della Costituzione e confermate anche dalle Sentenze Corte Costituzionale: Sentenza n.521 del 26.11.1987–17.12.1987, e Sentenza n.228/97.

Le suddette modalità di progressione in carriera (per anzianità di servizio) sono state previste dal D.P.R. n.748/72, e confermate successivamente dalla Legge n.301/1984, legge che oltre ad abrogare l’art. 22 del D.P.R. n.748/72, aveva ribadito che “i corsi di formazione Dirigenziale” previsti all’art. 22 del D.P.R. n.748/72 , erano riservati esclusivamente al personale della ex Carriera Direttiva Speciale, ossia a coloro che erano risultati vincitori di un pubblico concorso indetto (anteriormente al 1970) per coprire posti vacanti nei ruoli “ impiegatizi” della ex Carriera Direttiva Speciale soppressa dall’art. 147 del D.P.R. n.1077/70, personale quest’ultimo (Ex Carriera Direttiva) a cui il legislatore aveva riservato l’inquadramento nella 9° qualifica funzionale appositamente istituita per costoro, dal D.L. n. 9/1986 convertito nella Legge n.78/1986. Diritto all’inquadramento nella 9° qualifica Funzionale, riservato esclusivamente al SOLO personale Impiegatizio della Ex Carriera Direttiva speciale (soppressa dall’art. 147 del D.P.R. n.1077/70) diritto all’inquadramento confermato dal D.P.R. n.44/90 (art.20) dove si ribadiva quanto già previsto dall’art.1 della Legge n.312/80, ossia che “dall’inquadramento nelle qualifiche funzionali e dai relativi profili professionali (compresa la 9° qualifica istituita dal D.P.R. n.44/90)”, dovesse restare escluso assieme al personale inquadrato nei ruoli dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria di cui al D.P.R. n.748/72, anche il personale proveniente dalla ex carriera direttiva Speciale (soppressa dall’art. 147 del D.P.R. n.1077/70), che avesse già ottenuto (per anzianità di servizio) l’inquadramento nei Ruoli ad Esaurimento della stessa Carriera Direttiva Speciale, ruoli questi ultimi (Ruoli ad Esaurimento), che l’art. 60 ultimo comma del D.P.R. n.748/72 definiva: “gerarchicamente inferiori” a quelli del personale inquadrato nei ruoli dirigenziali della Carriera Direttiva ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72 (art. 76), a partire (ovviamente) dalla qualifica iniziale di Consigliere e di Vice Direttore, qualifica ottenuta con il primo inquadramento in ruolo, successivo al periodo di prova, presso gli Uffici Finanziari di destinazione.

(Sillogismo: se dall’inquadramento nella 9° q.f. era stato escluso il personale dei R.E., ovviamente e a maggior ragione, dallo stesso inquadramento nella 9° qualifica doveva restare escluso il personale che si trovava in posizione gerarchicamente superiore a quella del R.E. cosi come precisato dall’art. 60 ultimo comma del D.P.R. n.748/72).
Invece, in violazione delle succitate norme, il Ministero dell’Economia e Finanze, con provvedimenti illeciti, illegittimi, e quindi - nulli ab origine - in quanto emanati ai sensi di una normativa successivamente “ABROGATA“ , provvedimenti fatti sottoscrivere “maliziosamente” a dei semplici impiegati che non avevano titolo a rendere validi i suddetti provvedimenti, nel 1990, ha attuato un vero e proprio “ Colpo di Stato” retrocedendo in Carriera tutti i Suoi Dirigenti in servizio a seguito di una (poco credibile) errata interpretazione:
1) del D.P.R. n.44/90 art.22 comma 2
2) del D.L. n.344/90 convertito nella Legge n.21/91 (art. 15), dirigenti che avevano mandato avanti e fatto funzionare egregiamente fino ad allora, l’apparato Burocratico del Ministero delle Finanze, in quanto titolari degli incarichi e delle mansioni dirigenziali conferite loro, in ottemperanza a quanto previsto dal D.P.R. n.748/1972 (art. da 1 a 15) incarichi confermati negli ordini di servizio dei vari uffici finanziari.

Inquadramento nella 9° qualifica funzionale (e successive modifiche), che aveva riguardato assieme a quello dei Dirigenti del Ministero delle Finanze anche i quello dei Segretari Comunali, inquadramenti successivamente abrogati per entrambe le due Categorie (di Dirigenti) dalla Legge Bassanini 2, ossia la Legge n.127/97 (art. 17 comma 22, 81, 82 e 137) dove si prevedeva che i Segretari Comunali, vittime anche loro dell’errata interpretazione dei suddetti decreti (D.P.R. n.44/90 e D.L. n.344/90) dovessero venire restituiti d’ufficio ai ruoli dirigenziali di legittima appartenenza, restituzione che a termini della suddetta Legge n.127/97, doveva estendersi a tutti i Dirigenti della Pubblica Amministrazione, restituzione ai ruoli dirigenziali di legittima appartenenza, che doveva realizzarsi con la salvaguardie delle professionalità acquisite nel precedente ordinamento, compreso il diritto a veder ricostruita la propria carriera ai sensi del succitato art.17 comma 81 della Legge n.127/97, legge che al comma 22, 81, 82 e 137 estendeva i suddetti principi e disposizioni ai Dirigenti in servizio presso il Ministero dell’Economia e Finanze in quanto (per giunta) entrambe le Carriere risultavano equiparate tra loro:


- dal D.P.R. n.749/72 (art. 25 comma 25 e tabella D allegata allo stesso decreto
- dall’art.11/bis del D.L. n.283/81 convertito nella Legge n.432/81,
- dalla Legge n.72/85 (art. 2)
- dall’art. 2 comma 4 e 5 del D.lgs. n.29/93
- Legge n.127/97 art. 17 comma 22, comma 81, comma 82 e 137
- dall’art.1 della Legge n.334/97
- dall’art.23 bis del D.lgs. n.165/01
- dall’art.7 comma. 2 del D.lgs. n.145/02
- D.lgs. n.267/2000 art.101 comma 4/bis
- Legge n.69/2009 art. 21 comma 1 e 1/bis
- Legge n.296/06 art.1 comma 578 che dando una interpretazione autentica al’art. 23 bis del D.lgs. n.165/01, faceva salve le anzianità di servizio dei Dirigenti e dei Segretari Comunali, le cui carriere erano tra loro equiparate, e quindi nel rispetto del “principio di non discrimine” di cui al D.lgs. n.216/2003, decreto emanato in attuazione della Direttiva Comunitaria n.2000/78/CE, dell’art.14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo CEDU e dell’art. 21 della Carta di Nizza.


Per cui al suddetto personale competeva non solo la restituzione d’ufficio ai propri ruoli dirigenziali dei Dirigenti vincitori di un pubblico concorso indetto per coprire posti vacanti nei ruoli dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72 e ristrutturata da D.lgs. n.29/93 attualmente confluito nel D.lgs. n.165/01, ma anche la ricostruzione della carriera, attuata con la ricongiunzione a domanda, dei periodi contributivi ai sensi della Legge n.29/1979 e della Legge n.296/06 art.1 comma 578, nel quale (comma 578) si prevede anche l’esecuzione dei giudicati nel frattempo formati per tutte le altre categorie di dirigenti richiamate nello stesso comma 578 dell’art.1 della Legge n.296/06, categorie tra cui risultano compresi ovviamente, i Dirigenti del Ministero dell’Economia e Finanze, tutelati questa volta da una legge di livello costituzionale come la legge finanziaria del 2007.
L’imprescrittibilità dei suddetti diritti dei Dirigenti del Ministero dell’Economia e Finanze alla restituzione d’ufficio nei ruoli Dirigenziali di legittima appartenenza, al risarcimento del danno e l’aggiornamento del trattamento economico di lavoro e del trattamento pensionistico, risultano confermati oltre che dall’art.2113 c.c. e dall’art. 31 del D.P.R. n.3/1957 anche dalle seguenti Sentenze della Corte di Cassazione a S.U. n.10995 del 25.07.2002, Corte di Cassazione n.14998 del 3.07.2007, Corte di Cassazione Civile Sez. Lavoro n.224 del 9.01.2001, dove si prevede che l’anzianità di servizio del lavoratore rappresenta la dimensione temporale del rapporto di lavoro, e pertanto costituendo il presupposto di alcuni specifici diritti, come quelli all’indennità di anzianità al risarcimento per omissione contributiva, va considerata non come uno “STATUS” né un autonomo diritto, ma come un “FATTO GIURIDICO” e come tale non soggetto né a prescrizione né a decadenza ai sensi dell’artt. 2934, 2946, 2948 c.c.
Per quanto sopra esposto, appare evidente che fintanto che non si provvederà alla restituzione dei dirigenti ai ruoli di legittima appartenenza, il Ministero dell’Economia e Finanze non poteva e non potrà BANDIRE LECITAMENTE nessun Concorso – NEANCHE INTERNO - per coprire i posti resi illegittimamente e illecitamente vacanti dalla retrocessione in carriera (attuata con l’inquadramento degli stessi nella 9° q.f. e successive modifiche) dei Dirigenti assunti nei ruoli dirigenziali della Carriera Direttiva ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72 che ai sensi dell’art. 15, fino al 1990 avevano firmato tutti gli atti riservati all’Autorità Finanziaria, come individuata anche dal D.P.R. n.858/63 dall’art.51 del D.P.R. n.633/72 dall’art.12 del D.P.R. n.602/73.


La conferma della nostra tesi è data dall’art.20 della Legge n.488/99, ultimo periodo, che nell’apportare modifiche all’art.39 della Legge n.449/97 (articolo che era già stato modificato dall’art. 22 comma 1 della Legge n.448/98) conferma che “non si possa procedere ad indire nuovi concorsi durante il periodo di vigenza di graduatorie di concorsi già espletati per il reclutamento di personale con qualifica dirigenziale presso le amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1 comma 2 del D.lgs. n.29/93”.
E come sappiamo, le graduatorie formate a seguito dell’espletamento dei concorsi che videro i Dirigenti del Ministero delle Finanze, vincitori di pubblici concorsi, indetti per coprire posti vacanti nei ruoli Dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria al momento dell’emanazione delle suddette leggi (art. 20 Legge n.488/99 che modifica art. 39 della Legge n.449/97) risultavano VUOTE ossia SVUOTATE dopo la RETROCESSIONE IN CARRIERA DEI DIRIGENTI DEL MINISTERO DELLE FINANZE, retrocessione attuata con un ILLECITO E ILLEGITTIMO inquadramento nella NONA QUALIFICA FUNZIONALE e successive modifiche!
Infine e per concludere sarebbe il caso di rammentare al giudice che dovrà pronunciarsi che in base al “Principio di non discrimine” chiamato anche “Principio di Uguaglianza” situazioni simili devono essere trattate in modo uguale, cosi come sancito dall’art.14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) e dell’art. 21 della Carta di Nizza, principi confermati anche nella Direttiva Comunitaria n.2000/78/CE e recepiti nel D.lgs. n.216/2003.
E che i Segretari Comunali fossero equiparati ai Dirigenti del Ministero delle Finanze viene confermato (ex multis) dalla stessa Legge Bassanini 2, all’art. 17 comma 22, 81,82 e 137 della Legge n.127/97 (Bassanini 2), dove si prevede anche la “Restituzione d’Ufficio” dei Segretari Comunali ai Ruoli Dirigenziali di legittima appartenenza .
Il Consiglio di Stato con Sentenza n.3812 del 27 giugno 2012 ha affermato che il cittadino raggiunto dalla notifica di un atto di accertamento tributario ha diritto d’accesso agli atti attestanti la validità della Iscrizione a Ruolo del tributo che lo riguarda, validitàa che può dirsi comprovata dalla sottoscrizione del suddetto Ruolo “Esclusivamente” da parte dell’Autorità Finanziaria, come previsto (secondo la D.P.R. n.633/72 art.51, D.P.R. n.602/73 art. 12 e 43, ossia del “Dirigente Assunto Esclusivamente Attraverso Pubblico Concorso “o di altro impiegato della Carriera Direttiva da lui delegato, sempre nel rispetto dei principi sanciti dall’art. 97 della Costituzione.
Come accertato dal Tar del Lazio con la Sentenza n. 6884 del 1° agosto 2011, ( sentenza confermata dal Consiglio di Stato) nelle Agenzie Fiscali sparse su tutto il territorio Italiano su un organico di 1200 Dirigenti, circa 800 posti sarebbero ricoperti da semplici impiegati con la cosi detta “ Dirigenza Fiduciaria” .
Ma come sappiamo, e come possiamo dimostrare, anche i 400 Dirigenti individuati come “Buoni” dalla suddetta Sentenza del Tar del Lazio n.6884 del 1° agosto 2011, sono invece dei semplici impiegati inquadrati nella 9° Qualifica Funzionale, che sono diventati Dirigenti tramite un “Concorso Interno” che (come detto) non poteva venire bandito ai sensi dell’art. 20 della Legge n.488/99, di conseguenza sono NULLI (anzi inesistenti) tutti gli atti sottoscritti da tutti i Dirigenti del Ministero delle Finanze a cui in questi ultimi 15 anni, sono stati conferiti incarichi Dirigenziali senza la preventiva RESTITUZIONE D’UFFICIO AI PROPRI RUOLI DIRIGENZIALI dei Dirigenti inquadrati nei Ruoli Dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72, carriera salvaguardata dall’art.2 comma 4 del D.lgs. n.29/1993, attualmente confluita nel D.lgs. n.165/01.
Cosi come sono Nulle tutte le iscrizioni a ruolo sottoscritte da chi non poteva risultare vincitore di un concorso che non poteva venire bandito.

Maria Rosaria Randaccio

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E'utile rammentare a tutti i sardi quanto previsto dall'art.251 del T.U.Doganale italiano approvato con D.P.R. n.43/73, dove si prevede che con Decreto del Ministero delle Finanze (che non siamo ancora riusciti ad individuare) siano da stabilire le condizioni da osservarsi per impedire che prodotti provenienti dall'estero - che fanno concorrenza ai prodotti Sardi - possano venire introdotti in loco a fare concorrenza ai prodotti del suolo, della pastorizia e dell'allevamento ottenuti nel territorio della Sardegna, istituito come Zona Franca Extradoganale con il D.lgs. n.75/98.
Si tratta di una norma Comunitaria molto importante che l'Italia si era impegnata a recepire obbligatoriamente nel proprio ordinamento - come precisato nello stesso Articolo 251 - emanato ai sensi dell'art.10 e 11 della Costituzione, della Legge Doganale n.1424/1940 (art.1), della Legge Costituzionale n.3/1948 (art. 12), del T.U. Doganale approvato con D.P.R. n.43/73 (art.2 e 251), della Direttiva Comunitaria n.77/388/CEE del 17 maggio 1977 e della Legge n.131/2003.
Adempimento obbligatorio dell'Italia confermato dalla Corte Costituzionale con le Sentenze n.398/1989, n.168 del 18.04.1991, n.384 del 10.11.1994, n.94 del 30.03.1995, n.536 del 29.12.1995, dove si prevede l'immediata applicabilità delle direttive comunitarie a tutti gli stati membri.


E...tutto questo vuol dire che la Sardegna in quanto zona franca extradoganale (posta fuori dalla linea doganale dell'Italia e dell'Europa) non è soggetta alle regole europee sul Patto di Stabilità, sugli aiuti di Stato e sulle quote imposte ai coltivatori, allevatori, agricoltori (quote latte, ecc.).

 

Maria Rosaria Randaccio

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SARDEGNA. Zona Franca al Consumo:  esenzione Iva e Accise

La zona franca al consumo compete alla Sardegna ed ai Sardi in base al D.lgs. n. 75/98 ed in base al principio di “Non Discrimine”, chiamato anche “ Principio di Uguaglianza”, in nome del quale situazioni simili devono essere trattate in modo uguale (si veda in tal senso art. 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo CEDU, l’art. 21 della Carta di Nizza, il  D.lgs. n.216/2003 con il quale è stata recepita in Italia la Direttiva Comunitaria n.2000/78/CE.

Le  Zone Franche extradoganali al Consumo sono disciplinate da:

  • Legge Doganale n.1424/40, dove l’art.1 precisa che i punti franchi e le zone franche sono territori extradoganali (legge in vigore quando fu emanato art. 12 dello Statuto Sardo);
  • T.U. Doganale, approvato con D.P.R. n.43/73 ancora in vigore (all’art.2 conferma l’extradoganalità dei punti franchi e delle zone franche);
  • D.lgs. n. 268/48;
  • Legge n.1438/48;
  • Legge n. 623/49;
  • Legge n. 384/54;
  • Legge n.1351/64 convertito in Legge n.28/65;
  • Legge n.762/73;
  • Decreto Legge n.746/83 convertito nella Legge n.17/1984;
  • Legge n.479/1992;
  • Legge n.28/97;
  • D.lgs. n.75/98.

                                        
ZONA FRANCA = NO IVA

1) Il D.L. n.1351/64, convertito nella Legge n.28/65, all’art. 20 bis “estende i benefici di cui all’art. 11 della Legge n.1438/48 (immissione in consumo di beni e merci senza il pagamento di dazi doganali e tributi fiscali di ogni genere) ai residenti in territori svantaggiati, il cui svantaggio è stato individuato dall’art.92 (attuale art.87) del Trattato di Roma, ossia “ove il tenore di vita sia anormalmente più basso oppure si abbia una grave forma di sotto occupazione.
2) L’art.1 della Legge n.479/1992, emanata in attuazione della Direttiva n.83/181/CEE del 28 marzo 1983, Direttive n.88/331/CEE del 13 giugno 1988 e n.89/604/CEE del 23 novembre 1989, nel riscrivere l’art. 12 del D.P.R. n.723/1965, al comma secondo precisa che non sono soggette all’imposta sul Valore Aggiunto (IVA) le merci per le quali l’esenzione dal predetto tributo è stata disposta, con carattere di obbligatorietà, dalle direttive del Consiglio delle Comunità Europee adottate in materia di armonizzazione delle disposizioni comunitarie tra gli Stati Membri nonché le direttive in materia di determinazione del campo di applicazione dell’art. 14, comma 1, lettera d) della Direttiva n.77/388/CEE del Consiglio del 17 maggio 1977.
Il suddetto art.14, in combinato disposto con l’art.16 della stessa Direttiva n.77/388/CEE del Consiglio, prevede che non sono soggette all’IVA i beni destinati ad essere immessi in una Zona Franca o in un Deposito Franco.
La direttiva sulla Armonizzazione delle legislazioni comunitarie tra gli Stati Membri è stata prevista in tema di Zone Franche dalla Direttiva n.69/75/CEE del Consiglio del 04.03.1969 dove l’art.1 prevede che le merci che si trovano nei territori dichiarati zona franca sono considerate  fuori dalla linea doganale europea (extradoganalità) ai fini dell’applicazione dei dazi doganali e di qualsiasi altra tassa o misura di effetto equivalente.

                                        
ZONA FRANCA = NO ACCISE

Il D.lgs. n.504/95 emanato in attuazione Direttiva n.92/12/CEE del Consiglio del 25.02.92, Direttiva n.92/108/CEE del Consiglio del 14.12.1992, è stato riscritto dal D.lgs.n.48/2010 emanato in attuazione  della Direttiva n.2008/118/CEE, direttiva che all’art. 12, comma 1, lett. e),  prevede che sono esentati dal pagamento delle accise i prodotti destinati ad essere utilizzati per il consumo (dei residenti in zona franca) nel quadro di un accordo concluso con paesi terzi e autorizzato in relazione all’esenzione anche  dell’IVA.
L’art. 4 punto 2 della suddetta Direttiva n.2008/118/CEE precisa che per territorio dello stato membro si deve intendere il territorio della comunità a cui si applica il Trattato a norma dell’art. 299 dello stesso Trattato, ad eccezione dei territori terzi.
L’art. 4 punto 4 precisa che per territorio terzo si intendono i territori identificati all’art. 5 comma 2 e 3, ossia i territori extradoganali.

L’art. 2 della  Legge n.28/97, che ha recepito la Direttiva n.95/7/CE del 20.05.1997 del Parlamento  e del Consiglio, prevede che possano effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’IVA, i soggetti che  si trovano nelle condizioni previste dall’art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84, ossia i soggetti che risiedono in territori titolari del diritto alla  Zona Franca.
Il suddetto art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 è stato integrato dall’art.1 comma 381 della Legge n.311/2004 che, oltre ad apportare modifiche all’art. 8 del D.P.R. n. 633/72, ha precisato che i soggetti residenti nelle zone franche, qualora intendano avvalersi dell’opportunità di effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento di dazi doganali, Iva ed Accise, devono presentare all’Agenzia delle Entrate, apposita Dichiarazione d’Intento redatta in conformità al modello approvato dal Ministero dell’Economia e Finanze, contenente l’indicazione della partita IVA del dichiarante, dell’Agenzia delle Entrate competente per territorio, e che detta dichiarazione deve essere consegnata o spedita anche ai fornitori ovvero presentata in Dogana, prima della effettuazione di ogni singola operazione.
Modalità di compilazione della suddetta Dichiarazione d’Intento sono state individuate nella Risoluzione Ministeriale n.82/E del 1° Agosto 2012 (Agenzia delle Entrate Direzione Centrale servizi ai contribuenti) emanata a seguito delle modifiche normative introdotte dall’art. 2, comma 4 del D.L. n.16/2012 convertito nella Legge n.44/2012 (vedi anche Disegno di Legge n.958 del 2013) .
L’art. 132 comma 3 del D.P.R. n.917/86 prevede che i residenti nelle zone franche (Campione d’Italia) debbano chiedere l’iscrizione all’A.I.R.E., ossia l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, di cui all’art. 132 del D.P.R. 917/86, articolo n.132 attualmente confluito nell’aggiornamento dell’art. 18 del  D.L. n.216/78, convertito nella Legge n.388/78.

Il legislatore italiano ha disciplinato la Zona Franca al Consumo con apposito Regolamento emanato con  Decreto del Ministero delle Finanze n. 489 del 5/12/1997.


Maria Rosaria Randaccio

Pubblicato in News Sardegna
Martedì, 01 Luglio 2014 11:44

Felice compleanno dott.ssa Randaccio.

La dottoressa Maria Rosaria Randaccio, leader indiscussa del Movimento Sardegna Zona Franca, oggi compie gli anni. Da parte del Web Team e di tutti gli attivisti un augurio sincero affinché la salute e la tenacia l'accompagnino sempre e dovunque e affinché questa donna eccezionale riesca nel suo intento di portare la Sardegna finalmente alla zona franca integrale.

Buon Compleanno Dottoressa Randaccio!

Pubblicato in News Sardegna

Ai tanti che mi telefonano e scrivono chiedendo il mio parere sull’intervento del Prof. Augusto Fantozzi al Convegno di Sarroch del 28 giugno u.s. rispondo quanto segue. 

L’Esimio Professore non conosce (per sua fortuna, avendo ben altro e di meglio da fare!) l’intricata materia fiscale sulle ispezioni e le verifiche necessarie all’accertamento e la riscossione dei tributi nelle zone franche, nonché le modalità con le quali si devono gestire le operazioni relative all’autorizzazione dell’installazione dei Depositi Franchi, le modalità di custodia dei luoghi adibiti all’esercizio di attività produttive e commerciali, le procedure amministrative necessarie alla esportazione delle merci comunitarie, le operazioni di accertamento dell’affidabilità del richiedente l’installazione di un deposito e le rispettive autorizzazioni delegate da specifiche norme (emanate in attuazione di direttive comunitarie) in parte all’Agenzia delle Entrate ed in parte all’Agenzia delle Dogane, le norme di sostegno all’internazionalizzazione delle imprese nelle zone franche.

Infatti la suddetta intricata materia è devoluta alla conoscenza esclusiva dei Dirigenti del Ministero dell’Economia e Finanze, trattandosi di leggi che non si studiano neanche nelle Facoltà Universitarie dedicate alla materia fiscale. Ovviamente si tratta di coloro (Dirigenti) che sono stati inquadrati nei ruoli dirigenziali, ossia i Dirigenti assunti tramite pubblico concorso, indetto ai sensi dell’art. 97 della Costituzione, del D.P.R. n.1079/70 (art.1 e 18), della Legge n.397/75 (1,10,14), della Legge n.312/80 (art. 1 e 30) della Legge n.590/82 (art. 56) e della Legge n.127/97 (art. 17 comma 82 e 137); dove quest’ultima legge (Bassanini 2) prevede non solo l’abrogazione delle norme in base alle quali i suddetti Dirigenti erano stati illecitamente e illegittimamente retrocessi in carriera con il loro inquadramento nella 9° qualifica funzionale, ma anche il divieto assoluto di bandire altri concorsi – sia Concorsi Interni che Concorsi Pubblici - atti a coprire i posti forzatamente lasciati liberi (leggi scippati!) ai Veri Dirigenti retrocessi in carriera.
Decapitazione dei veri dirigenti realizzata con una attività delittuosa, che ha causato, e sta ancora causando un immenso danno all’Erario e alla buona immagine che dovrebbe dare l’Erario, danno su cui la Magistratura Ordinaria e Contabile (nonostante ne sia stata dettagliatamente informata) ancora oggi si rifiuta persino di indagare! Perché - come precisato nei nostri innumerevoli incontri, l’attuale Dirigente delle Dogane di Cagliari, (e si presume anche tutti gli altri dirigenti delle altre Dogane della Sardegna) sono dei semplici impiegati che non sono tenuti ad avere le conoscenze e le competenze giuridico fiscali dei veri dirigenti, per cui chiediamo al Presidente della Regione Sardegna che si faccia parte diligente presso il Ministro delle Finanze (informandone contestualmente anche la Magistratura Ordinaria e Contabile), perché venga nominato un vero Dirigente presso tutte le Dogane della Sardegna, che ovviamente possieda competenze adeguate per far finalmente decollare tutta la Sardegna come zona franca extradoganale, non solo sui porti e nelle zone industriali ma anche al consumo, con le modalità previste dall’art. 12 dello Statuto Sardo approvato con Legge Costituzionale n. 3/1948, dall’art. 92 (attuale 87) e 234 del Trattato di Roma del 1957, della Legge n.1438/48, dal D.L. n.1351/64 convertito nella Legge n.28/65 , dalla Legge n.28/97, che in combinato disposto con l’art.2 della Direttiva n.95/7/Ce del Parlamento e del Consiglio prevede che possano effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’Iva e delle Accise i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84, ossia l’articolo (art. 1) che nell’apportare modifiche all’art. 8 del D.P.R. n. 633/72 precisa che “i soggetti residenti nei territori dichiarati zona franca, qualora intendano effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’Iva ai sensi dell’art. 8 comma 1 lett. c) del D.P.R. n. 633/72 (ossia con l’Iva non imponibile), devono presentare all’Agenzia delle Entrate apposita Dichiarazione D’intento.
Diritto alla zona franca al consumo da ultimo confermato dal D.lgs. n.75/98 che ha dato attuazione all’art. 12 dello Statuto Sardo ed a quanto previsto dalla Direttiva n. 77/388/CEE del 17.05.1977 (art. 1), Direttiva n.91/680/CEE del Consiglio del 16.12.1991, della Direttiva n.69/75/CEE del Consiglio, dalla Direttiva n.2006/112/Ce del Consiglio del 28.11.2006.

Maria Rosaria Randaccio

 

Pubblicato in News Sardegna

 

Come tutti i Zonafranchisti che mi seguono da tempo sanno, sono stata per decine di anni, ai vertici dell'Amministrazione Finanziaria, e oggi che sono in pensione faccio parte del Sindacato Autonomo "Univip" ossia il sindacato che tutela gli interessi dei Dirigenti e dei Vicedirigenti Pubblici e che collabora strettamente con gli altri due Sindacati Autonomi dei Dirigenti Dirstat e Dirpubblica, nella lotta contro la Corruzione all'interno del Ministero delle Finanze.
Per questo mi permetto di aggiungere quattro parole a quelle dell'amico Pietro Paolo Boiano sul famigerato "accertamento sintetico" che ha fatto fallire centinaia di piccole imprese e messo sul lastrico migliaia di famiglie.

Il ricorso all'accertamento sintetico torna utile a quei semplici impiegati privi di cultura giurico-fiscale appropriata, che in questi ultimi 15 anni "inspiegabilmente" sono stati posti ai vertici del Ministero dell'Economia e Finanze - Agenzia delle Entrate, dopo che i Veri Dirigenti dello stesso Ministero contemporaneamente venivano estromessi dai loro Incarichi Dirigenziali, nonostante che a termini di legge, nessuna autorità né politica né amministrativa potesse privarli del loro "diritto alla carriera! con i relativi incarichi dirigenziali, che nessuno poteva sottrarre loro ai sensi dell'art. 15 del D.P.R. n.748/72 e della Legge n.301/84.

Previsione confermata dalla Cassazione a Sezioni Unite nella Sentenza n.10995 del 25.07.2002 e con Sentenza n.14998 del 03.07.2007, dove si ribadisce che il diritto alla carriera è un "Fatto Giuridico" e come tale non è soggetto né a prescrizione né a decadenza.

Infatti come testimoniato dal Tar del Lazio nella Sentenza n.6884 del 1°agosto 2011, confermata dal Consiglio di Stato, i suddetti Semplici Impiegati (circa 800) assieme ad un drappello di altrettanti 400 semplici impiegati, vincitori di un "Concorso interno fasullo", si trovano ai vertici dell'Amministrazione Finanziaria in aperta violazione di quanto previsto dalla Legge n.127/97 (art. 17 comma 82 e 137), legge chiamata Bassanini 2, che aveva riformato la P.A. ed aveva abrogato le leggi in base alle quali i Dirigenti Pubblici, compresi i segretari
Comunali, erano stati illecitamente e illegittimamente retrocessi in carriera con il loro inquadramento nella 9° qualifica funzionale; qualifica che ai sensi dell'art. 1 della Legge n.312/80 - del D.lgs n.105/90 art.33 e dell'art.5 del D.P.R.n.44/90, non competeva neanche al personale Direttivo dei Ruoli ad esaurimento, ossia quel personale la cui carriera impiegatizia era certamente inferiore a quella dei Dirigenti del Ministero delle Finanze, come precisato dal legislatore all'art. 60 ultimo comma del D.P.R. n.748/72.

Quindi di fatto, con una "complicità" su cui la Magistratura dovrebbe indagare, dei semplici impiegati privi della cultura necessaria per occupare quel posto, hanno USURPATO il posto ai Veri Dirigenti del Ministero delle Finanze, ossia a coloro che risultavano vincitori di un pubblico concorso indetto ai sensi dell'art.97 della Costituzione e dell'art.10 della Legge n.397/75.

Aver sostituito i veri Dirigenti con dei semplici impiegati significa aver creato un gravissimo danno all'Erario, danno di cui è responsabile anche chi da oltre 15 anni rinvia, rinvia, rinvia e rinvia l'emanazione delle sentenze con le quali si dovrebbe invitare l'Amministrazione finanziaria a disporre d'ufficio la restituzione dei veri Dirigenti ai ruoli Dirigenziali di legittima appartenenza.

Solo così si porrebbe fine all'immenso e dolorosissimo danno all'Erario che rende e renderà nulle/annullabili, anzi INESISTENTI, tutti gli accertamenti dell'Agenzia delle Entrate e le relative cartelle emesse da Equitalia negli ultimi 15 anni.

Infatti ai sensi dell'art.1 del D.P.R. n.858/63 dell'art.51 del D.P.R. n.633/72 e dell'art.12 del D.P.R. n.602/73 soltanto la firma dell'Autorità Finanziaria, ossia del "Dirigente del Ministero delle Finanze" rende Esecutivo il ruolo di Riscossione del Tributo che si ritiene evaso, e che deve essere trasmesso all'Esattore (Equitalia) per la Riscossione.

Il Consiglio di Stato con Sentenza n.3812 del 27 giugno 2012 ha affermato che il Cittadino raggiunto dalla notifica di un atto di accertamento tributario, ha diritto di accesso agli atti attestanti la validità della iscrizione a ruolo del debito tributario.

Inoltre, secondo il principio ne bis in idem, nessuno può essere sottoposto a processo più di una volta per lo stesso fatto. In pratica, Equitalia non può emettere due volte una cartella per lo stesso pagamento.

 

Maria Rosaria Randaccio

Pubblicato in News Italia

Il 24 giugno 2014 si festeggia il primo anniversario di una data storica per la Sardegna: per la prima volta una delegazione di un movimento popolare ha potuto trattare a Roma da pari a pari con il Governo italiano. Non importa che la zona franca integrale sia ancora oggi discussa e osteggiata, più da sardi conservatori amanti dello status quo che dal continente, ciò che conta è che, per una volta, una popolazione, abituata sempre e solo ad obbedire, ha portato con la forza della democrazia delle persone libere davanti ad un viceministro della Repubblica a discutere, in un tavolo tecnico, di sviluppo della Sardegna.

Sono quelle stesse persone, libere da condizionamenti partitocratici, che poco dopo hanno scritto e ottenuto la modifica dell’art.10 dello Statuto sardo che ora recita: L'articolo 10 dello Statuto speciale per la Sardegna, di cui alla Legge Costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, è sostituito  dal seguente: «Art. 10 - La Regione, al fine di favorire lo sviluppo  economico dell'Isola  e nel  rispetto della normativa comunitaria, con riferimento ai tributi erariali per i quali lo Stato ne prevede  la possibilità,  puo',  ferma restando  la copertura  del  fabbisogno standard  per il  finanziamento dei livelli essenziali  delle prestazioni concernenti i diritti  civili e sociali di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione: a)  prevedere agevolazioni fiscali, esenzioni, detrazioni d'imposta, deduzioni dalla base imponibile e concedere, con  oneri a carico del  bilancio regionale, contributi da utilizzare in compensazione ai sensi della legislazione statale; b) modificare  le  aliquote in  aumento  entro i valori di imposizione stabiliti dalla normativa statale o in diminuzione fino ad azzerarle».

Questa norma che la Regione, ancora oggi, ha dimenticato d’inserire nello statuto che campeggia nel suo sito internet (vedere allegato che dimostra che in data odierna non è stato ancora aggiornato), è ormai legge dello Stato: la Legge n. 147 del 2013 art.1 comma 514. Nessuno può negare che abbiamo scritto una pagina storica dell’autonomia. Noi lo ricordiamo alla Regione.

Francesco Scifo

Pubblicato in News Sardegna

Ieri pomeriggio, ad insaputa del Movimento Zona Franca, che altrimenti avrebbe partecipato in massa all’evento, il Consiglio Regionale della Sardegna ha respinto la mozione presentata dal centrodestra che chiedeva l’immediata attivazione su tutto il territorio della Sardegna della Zona Franca al Consumo.

Seppure informata all’ultimo momento dell’evento, mi sono precipitata in Via Roma, ed ho potuto assistere in diretta agli sproloqui pronunciati dai Consiglieri di Sinistra che unanimemente hanno votato contro un diritto sacrosanto dei Sardi alla Zona Franca al Consumo, materia sulla quale i Consiglieri Regionali non avevano  nemmeno il diritto a pronunciarsi, in quanto si tratta di una materia legata al sistema  tributario di “esclusiva Competenza dello Stato" ai sensi dell’art.117 lett. e) della Costituzione Italiana.

Infatti, come da sempre specificato, scritto e ribadito in tutti i nostri incontri, il diritto della Sardegna alla Zona Franca Integrale, Extradoganale e al Consumo risulta  garantito:
- dal Codice Doganale Italiano del 1940 nel rispetto del quale è stato emanato l’art.12 del nostro Statuto Sardo;
- dal Trattato di Roma del 1957 che ha garantito agli Stati membri il rispetto di tutti i diritti sorti in precedenza della nascita della stessa Comunita Economica Europea (CEE attuale UE); 
- dalla legge Fiscale sull’Iva D.P.R. n.633/72;
- dal Trattato di Lisbona che dando una interpretazione autentica dell’art. 174  dello stesso trattato, conferma il principio che se  si istituisce una zona franca franca in un’isola, per zona franca si debba intendere tutta l’isola,
- dalla  seguente definizione giuridica di “Zona Franca”  cosi come stigmatizzata nella Legislazione Fiscale Italiana che ha recepito le direttive comunitarie della  Imposta sul Valore Aggiunto (Iva) e  quella sulle Accise (D.P.R. n.633/72 e D.lgs.n.18/2010) che parla di “vasti territori extradoganali, comprensivi di Citta e Villaggi", dove a compensazione degli svantaggi individuati all’art.92 (attuale 87) del Trattato di Roma quali insularità,  ultraperifericità, spopolamento, disoccupazione anomala, ecc. ecc. e  in applicazione della Legge n.1438/48  (art. 11)  - emanata prima del Trattato di Roma - e dal D.L. n.1351/64 convertito nella Legge n.28/65 "i residenti non sono soggetti al pagamento di  Dazi Doganali,  Iva ed Accise".

Previsione confermata dalla Legge n.28/1997, con la quale è stata recepita la Direttiva n.95/7/CE del Parlamento e del Consiglio,  dove all’art. 2 si prevede che “possano effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’Iva”  i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84, ossia l’articolo che  nell’apportare  modifiche all’art. 8 del D.P.R. n.633/72, precisa che i soggetti  residenti nei territori dichiarati zona franca, qualora intendano  effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’Iva, ai sensi dell’ art. 8 comma 1 lett. c) del D.P.R. n.633/72 (e delle Accise D.lgs. n.18/2010), devono presentare all’Agenzia delle Entrate apposita “Dichiarazione D’intento “.

Pertanto i residenti nei territori dichiarati zona franca, ai sensi del  D.P.R. n.322/98 (art.8) non sono tenuti  neanche alla presentazione della dichiarazione annuale  in materia di IVA, trattandosi di  “soggetti esonerati ai sensi di specifiche disposizioni normative“ (zone franche), tuttavia gli stessi sono tenuti alla registrazione delle operazioni nel Registro Cronologico tenuto con le modalità  di cui al D.P.R. n.695/96 art.3 comma 2  e di quelle previste all’art. 14 del D.P.R. n.435/2001 dove si prevede che le annotazioni sul registro cronologico sono equiparate a tutti gli effetti a quelle previste nei registri previsti ai fini dell’imposta (IVA) e nel registro dei beni ammortizzabili di cui al D.P.R. n.695/1996 art. 3 (G.U. n.30/97 del 06.02.97) nonché da quanto previsto dall’art. 19 del D.P.R. n.600/73.

Così come appare evidente che in base al principio di non discrimine, debba ritenersi applicabile anche alla zona franca della Sardegna quanto previsto dall’art.1 della Direttiva n.77/388/CEE del 17.05.1977, quanto previsto dalla Direttiva n.91/680/CEE del Consiglio del 16.12.1991, dalle Direttive n.69/75/CEE e n.69/74/CEE del Consiglio modificate dalla Direttiva n.2006/112/CE  del Consiglio del 28 novembre 2006, dove si prevede che i residenti nei  territori dichiarati zona franca non sono soggetti al pagamento di dazi doganali IVA e Accise, essendo i suddetti territori considerati extradoganali, ossia come se si trovassero  fuori dalla linea doganale dell’Europa.

Maria Rosaria Randaccio

Pubblicato in News Sardegna
Martedì, 10 Giugno 2014 12:35

Parte la Zona Franca: si inizia dai porti.

All'uscita dalla Prefettura di Cagliari e dalla riunione tecnica tenutasi alle ore 12.00 di questa mattina, la dottoressa Maria Rosaria Randaccio, presidente del Movimento Sardegna Zona Franca, si dimostra pacatamente soddisfatta per il passo compiuto oggi.

Infatti i rappresentanti delle istituzioni presenti al tavolo istituito di primo mattino, al quale erano presenti una delegazione della Regione Sardegna, alcuni impiegati dell'Agenzia delle Dogane di Cagliari, dell'Agenzia delle Entrate di Cagliari e il presidente di Confcommercio Filippo Spanu, hanno concordato l'attivazione la zona franca nei porti di Cagliari, Olbia, Oristano, Porto Torres, Portovesme e Arbatax, compreso le zone industriali ad essi collegate o collegabili, secondo quanto disposto dal D.lgs. n.75/98. 

Naturalmente questo è solo un primo passo che denota la volontà della Regione ad aprire un dialogo con il Movimento Sardegna Zona Franca, che non si riterrà però soddisfatto finché non si parlerà di "zona franca al consumo", cioé quella che dovrà interessare anche i cittadini e le attività al di fuori della cerchia portuale ed industriale, in modo da impedire lo spopolamento delle aree interne e la depressione di altre attività lontane da quelle zone.

La dottoressa Randaccio - dopo un incisivo intervento di Vanni Sanna, delegato da tutti i sindaci che hanno deliberato pro zona franca - ha ribadito con forza che è necessario che le istituzioni facciano riferimento alla normativa fiscale, che disciplina le zone franche in tutte le attività ad esse collegate.

Il Movimento Sardegna Zona Franca proseguirà in ogni caso il lavoro iniziato con le dichiarazioni d'intento e con le azioni che si renderanno necessarie se la parte politica non darà seguito a quanto stabilito in questo tavolo tecnico.

La Conferenza Stampa del Movimento Sardegna Zona Franca è fissata per le ore 16.00 presso la sede della Regione Sardegna.

 

 

 

 

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