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Mercoledì, 14 Agosto 2013 09:43

Le perimetrazioni nei porti della Sardegna

depositofrancoGli Spazi doganali ed il Trattato di Lisbona

Prima di discutere sulla  delimitazione degli Spazi Doganali destinati alla custodia delle merci in transito nei territori extradoganali individuati dal legislatore come zone franche, punti franchi e depositi franchi, è necessario verificare se con il Dlgs 75\98, il legislatore abbia voluto o meno considerare come extradoganale l’intero territorio dell’Isola della Sardegna o solamente le parti prospicienti ai porti di  Cagliari, Oristano, Olbia, Portotorres, Portovesme e Arbatax  individuate come aree  industriali funzionalmente collegate o collegabili ai suddetti porti, oppure l’intera Isola della Sardegna, che pertanto deve essere  considerata, come territorio extradoganale intercluso nei  confini naturali del suo mare.

Riteniamo che ci possa venire in soccorso la normativa internazionale sulle zone franche, dove si prevede che quando viene istituita una zona franca dentro un’isola, per zona franca si debba intendere l’intero territorio  extradoganale della stessa  isola. Infatti la suddetta previsione è stata confermata anche dal Trattato di Lisbona, nella Dichiarazione n. 33 allegata all’atto finale della conferenza intergovernativa che ha adottato il Trattato di Lisbona  firmato il 13.12.2007  (pubblicato sulla GUCE  C\115\349 del 9.05.2008).

Con la Dichiarazione n.33,  si vuole  puntualizzare  il significato  dell’art. 174  del Trattato sul Funzionamento  dell’Unione Europea  (pag. 442) cosi  formulata:"La Conferenza intergovernativa che ha adottato il Trattato di Lisbona, ritiene che il riferimento alle “ Regioni Insulari” contenuto nell’art. 174 possa includere le regioni insulari (isole) nella loro interezza, a condizione che siano rispettati i criteri necessari”. E al Titolo XVIII  della Versione consolidata del Trattato sull’Unione Europea  (pubblicato  su GUCE n. 115\127 del 9.052008)  intitolato  “Coesione economica, sociale e territoriale” l’art. 174 (ex 158 TCE)  recita: “Per promuovere uno sviluppo armonioso dell’insieme dell’Unione, questa sviluppa e prosegue la propria azione intesa a realizzare il rafforzamento della sua coesione sociale e territoriale. In particolare l’Unione mira a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie Regioni ed il ritardo delle regioni meno favorite. Tra le regioni interessate, un’attenzione particolare e’ rivolta alle zone rurali, alle zone interessate da transizione industriale e alle regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici, quali le regioni settentrionali con bassissima densità demografica e le Regioni Insulari  (isole)”  (tutti i problemi della Sardegna!). 

Per quanto sopra, appare ovvio che ai sensi del Trattato di Lisbona,  per zona franca si  debba intendere l’intero territorio extradoganale della Sardegna, e che quindi le uniche delimitazioni consentite,  sono quelle previste agli art. 96,97 e 98  del dpr 43\1973 ossia il testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale (ancora in vigore), che individua le modalità di gestione degli spazi destinati alla custodia delle merci in transito, spazi chiamati “depositi Iva “ e disciplinati anche dall’art. 50 e 50 bis del d.l. 331\1993 convertito nella legge 427\1993 e modificata dalla legge 213\2000. 

(Maria Rosaria Randaccio)

 

 

 

 

 

 

 

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articolo-b.moroNell'articolo pubblicato oggi 10 agosto 2013 sul quotidiano l'Unione Sarda a firma del  prof. Beniamino Moro, abbiamo notato che lo stesso professore, pur di sostenere la sua tesi (naturalmente ai danni del popolo sardo), dimentica e non tiene conto che: "successivamente all'emanazione del  DPCM del 2001, è stata promulgata la Legge Regionale n. 10 del 2008 art. 1 lett. d), dove si prevede  che: "la Regione Sardegna  promuove l'attuazione delle disposizioni di cui all'art. 1 comma 2°  del Dlgs 75\1998, attivando idonea procedura per l'istituzione  di una Zona Franca in ciascuno degli ambiti previsti dal predetto decreto legislativo, e promuovere analoga iniziativa perché tali disposizioni siano estese per l'istituzione di una Zona Franca nelle aree  di competenza di tutti i consorzi industriali e provinciali di cui all'art. 1 comma 3 ". La Legge Regionale  n.10 del 25 luglio del 2008, che  risulta  tutt'ora attuale ed efficace in quanto non è stata mai impugnata dallo Stato Italiano, non poteva ovviamente venire impugnata dallo Stato, dal momento che le competenze che prima  erano  esercitate  dallo Stato, (tramite DPCM) in tema di  gestione e di delimitazione delle aree portuali che devono essere vigilate in regime di zone franche, sono state trasferite alla Regione Sardegna che le esercita proprio con le modalità di cui alla suddetta Legge Regionale n. 10\2008. Legge  emanata in conformità a quanto previsto  delle modifiche  apportate dalla Legge Cost. n.3 del 18.10. 2001 al  Titolo V° della Costituzione, nonché di quanto gia previsto con la  Legge Regionale n. 20 del 3 luglio 1998, nella quale erano  state  recepite  le direttive  del Trattato  di Maastricht del 1992, come modificato dal Trattato di Amsterdam  del 2 ottobre 1997, dove si prevede che le decisioni degli Stati (emanazione Leggi) devono essere prese il più vicino possibile ai cittadini. E non poteva essere altrimenti  dal momento che la Corte Costituzionale con sentenza n. 313 depositata il 27 luglio 2001 ha precisato che: "Non spetta allo Stato modificare, integrare o dare esecuzione alle norme di attuazione delle leggi istitutive delle Regioni a Statuto Speciale " e che "la competenza programmatoria  dello Stato non può mai giungere a compromettere o limitare l'autonomia regionale" (in tal senso si vedano anche le sentenze della Corte Costituzionale n. 4\1964, n. 20\1970,n. 150\1982, n. 40\1983).

(Maria Rosaria Randaccio)

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Giovedì, 08 Agosto 2013 19:02

Al via la Zona Franca al Consumo nei Comuni!


tax freeQuesti i documenti che la stackanovista dottoressa Randaccio ha preparato per i Comuni che hanno deliberato a favore della Zona Franca nel proprio territorio. E' necessario che vengano protocollati insieme ad una gran numero di firme. E' ora che i Movimenti pro Zona Franca, gli attivisti e le Amministrazioni Comunali si preparino all'azione! E' ora di riscuotere i nostri diritti e di aprire le porte al benessere della Sardegna! Ed - infine - è ora di riconoscere sul serio ed ufficialmente lo splendido, impagabile, straordinario lavoro della dottoressa Randaccio, e per sempre la nostra riconoscenza. (Luciana Carta)

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E' una dottoressa Randaccio cupa e delusa quella che commenta così l'esperienza appena conclusasi del primo tavolo tecnico col Governo: "Ho scoperto che questa mattina mi sono alzata prima dell'alba per poter prendere il primo volo per Roma ed essere così presente ad un tavolo organizzato dalla Regione Sardegna che chiede la modifica dell'art.10 del proprio Statuto. Ero convinta che si sarebbe parlato prioritariamente della Zona Franca, perché con l'attuazione della zona franca, a mio parere, non sarebbe stato necessario modificare il suddetto articolo 10 della Legge Costituzionale n.3/1948.

Invece il Vicemininistro alle Finanze Casero ci ha solo promesso che entro dieci giorni organizzerà un nuovo tavolo tecnico per la zona franca. Assieme al Viceministro erano presenti una decina di persone, presumo che alcuni fossero Dirigenti del Ministero dell'Economia e Finanze o del Tesoro ed altri esperti che non ho potuto identificare. Mi ha colpito soprattutto cò che uno di questi ha ripetuto almeno tre volte, e che traduco dal suo linguaggio alquanto criptato: "Lo stato Italiano non può concedervi la zona franca perche non ha i soldi che occorrerebbero per farla decollare, e non vuole rinunciare ai soldi che attualmente incassa dalle tasse che voi state pagando su tutto, anche se sappiamo che non le dovreste pagare"

Allora mi chiedo e ci chiediamo, perché lo Stato Italiano pretende i soldi dai derubati anziché chiederli ai LADRI? Se lo Stato non vuole rispettare la legge, perche pretende che noi la rispettiamo? Se lo Stato Italiano non ci vuole più perche non può compensare il nostro svantaggio geografico, che lo dica chiaramente, e subito! Noi comunque, qualunque cosa dicano, saremo zona franca al consumo con nuova delibera da parte di tutti i Sindaci ed innalzeremo al cielo la nostra Bandiera Bianca, quella della Zona Franca anche senza il consenso dell'Italia, consenso che a termini di legge NON CI SERVE!"

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Sulla prima pagina de l’Unione Sarda di oggi Venerdi 28 giugno 2013 il Prof. Beniamino Moro ci dimostra di aver perduto la memoria, ossia l’unico strumento di lavoro utilizzato dai Docenti Universitari, in assenza del quale (la memoria) dovrebbero avere il buon senso di abbandonare il campo lasciando spazio ai più giovani che di quello strumento ( la memoria) sanno fare uso migliore.

Infatti il Prof. Beniamino Moro sottoscrivendo l’articolo pubblicato sul nostro quotidiano dimostra di aver palesemente dimenticato quanto da Lui stesso sostenuto in un saggio a quattro mani assieme ai colleghi universitari dal nome prestigioso quali:

al Prof. Gianfranco Sabatini, al Prof. Antonio Sassu e al Prof. Giuseppe Usai

saggio effettuato nell’anno 1986 per conto della Regione Autonoma della Sardegna intitolato “La zona Franca in Sardegna" e dove a pagina 144,145,199,200 e 201 gli illustrissimi Professori Universitari sostengono che l’unica soluzione ai problemi dei sardi e della Sardegna sia l’adozione della Zona Franca al Consumo chiamata anche Zona Franca Integrale, identica a quella in vigore nella Regione a Statuto Speciale della Valle d’Aosta e nella Provincia di Gorizia.

I Professoroni evitano accuratamente di citare le leggi a riferimento che sono:
- art. 12 Legge Costituzionale n. 3/1948
- art. 11 Legge n.1438/1948
- art. 20 bis Legge 28/1965
- art. 2 D.P.R. n. 43/1973
- art. 1,7,30,38 bis dpr 633\1972
- art. 1,2,5 Legge n.762/1973
- art. 1 Legge 122/1983

Leggi che se fossero state richiamate avrebbero suscitato la curiosità di qualche benpensante che sarebbe andato a cercarle e avrebbe capito che lo stesso diritto alla Zona Franca al Consumo concessa dal legislatore agli abitanti della Valle D’Aosta e agli abitanti della Provincia di Gorizia competeva a termini di legge anche agli abitanti nell’Isola della Sardegna.

Infatti le leggi succitate sono tutt’ora in vigore, leggi che assieme al D.lgs. n. 75/1998, che ha istituito la Zona Franca su tutto il territorio della Sardegna, e alla Legge Regionale n. 10/2008 emanata dopo l’entrata in vigore della Legge Costituzionale n. 3/2001 che ha apportato modifiche al titolo V della Costituzione e la modifica all’art. 114 Cost. dove si prevede che “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Citta Metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato", e alle ultime delibere emanate dal Presidente Cappellacci, consentono tutt’ora ai Sardi e alla Sardegna di rivendicare oltre il diritto alla zona franca su tutto il territorio dell’Isola ai sensi del D.lgs. n. 75/98 (zona franca integrale) anche il diritto alla Zona Franca al Consumo, nonché i diritti speciali sui beni al consumo riservati ai territori qualificati come “EXTRADOGANALI” in quanto “ZONE FRANCHE”, come precisato dal legislatore all’art. 14 della Legge Costituzionale n. 4/1948 e dalla Legge n. 623/1949.


 

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Lunedì, 17 Giugno 2013 16:56

Testo ufficiale Delibera per i Comuni

 

 

I sindaci dovrebbero deliberare prima del 23 giugno prossimo dichiarando il loro territorio come "ZONA FRANCA INTEGRALE AL CONSUMO", per poter incassare i loro " DIRITTI SPECIALI".

La delibera dovrebbe essere predisposta come quella con la quale hanno dichiarato il loro territorio zona franca aggiungendo la normativa richiamata nell'allegato fac simile di delibera che ho predisposto per la Giunta Regionale.

>> SCARICA LA DELIBERA

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Martedì, 09 Aprile 2013 16:06

Il Movimento Zona Franca

 

Il MOVIMENTO SARDEGNA ZONA FRANCA è la forza politica che raccoglie tutti i sardi che lottano democraticamente per l’attuazione del regime doganale e fiscale della zona franca integrale della Sardegna necessario per compensare il divario economico e sociale esistente tra la Regione Autonoma della Sardegna e le altre regioni d’Italia ed europee. Qui sotto in allegato il suo Statuto originario.

Il MOVIMENTO SARDEGNA ZONA FRANCA è un movimento identitario autonomista, che si propone ai sardi con un progetto politico che intende portare la Regione Sardegna al livello di tutte le altre regioni Europee e lottare per l’applicazione di tutte le norme dello Statuto sardo rimaste inattuate, prime tra tutte gli articoli 12 sul regime doganale speciale di zona franca extradoganale, l’art.13 e l’art. 52 che prevede che: “La Regione è rappresentata nella elaborazione dei progetti dei trattati di commercio che il Governo intenda stipulare con Stati esteri in quanto riguardino scambi di specifico interesse della Sardegna.

La collocazione della Sardegna oltre la linea doganale, come previsto dall’originario art. 12 della Legge Costituzionale n.3 del 1948, cosìddetto “Statuto della Sardegna”, in attuazione della Legge Doganale del 25.09.1940 n.1424 e dei successivi atti normativi, è strumento di politica economica necessario a compensare il divario concorrenziale ed economico determinato dall’insularità che ha causato gravi distorsioni della concorrenza sul piano nazionale e comunitario, con maggiori ed insostenibili costi della produzione, dei trasporti, della commercializzazione dei prodotti sardi.
Il diritto della Nazione Sarda all’Autonomia Speciale ed ad un regime fiscale e doganale speciale è sancito dalla qualifica storica di Regno attribuita alla Sardegna fino al 1847, oltre che dallo Statuto della Regione Autonoma della Sardegna e, specificamente, dai trattati internazionali anteriori al trattato di Roma del 1957 ed, in particolare, fin dal trattato di Londra del 1718 che trasformava il semplice ducato di Savoia in Regno di Sardegna.

Il Movimento intende adoperarsi per sanare il vulnus allo statuto sardo, determinato dalla mancata consultazione preventiva della Regione Autonoma nella stipula dei trattati dell’Unione Europea da parte dello Stato Italiano, con conseguente inopponibilità giuridica degli stessi alla Regione Autonoma e ottenere la necessaria consultazione preventiva per qualsiasi futuro trattato internazionale stipulando dall’Italia che riguardi la Sardegna, come espressamente previsto dalla Legge Costituzionale del 26 febbraio 1948 n.3 Statuto speciale per la Sardegna, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 9 marzo 1948, n. 58. Il Movimento si propone l’utilizzo di qualsiasi mezzo e strumento giuridico per la realizzazione e l’applicazione effettiva dello Statuto vigente e la nascita di una Regione economicamente competitiva con le altre realtà internazionali e nazionali, con la creazione di una nuova realtà regionale, resa attrattiva attraverso l’uso dello strumento di politica economica della zona franca integrale e con il superamento del trattamento, di fatto di tipo coloniale, subito ad opera dello Stato italiano fino ad oggi; quanto sopra, al fine di frenare, creando un tessuto imprenditoriale coeso, lo spopolamento progressivo della Regione in atto.

 

 

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