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"Il Decreto Ministeriale n. 259 del 19 giugno 1998 - pubblicato sulla G.U. n.179 del 3 agosto 1998 - ci spiega in che modo dobbiamo compilare l’istanza da inoltrare all’Amministrazione Finanziaria ai fini dell’applicazione dell’art. 37 bis del D.P.R. n.600/1973.
L’Articolo 37 bis al comma 8 infatti prevede che le norme tributarie sulla riscossione dei tributi possano essere disapplicate qualora il contribuente dimostri che nella particolare fattispecie che lo riguarda (come il fatto di risiedere in un territorio dichiarato zona franca) non possono verificarsi effetti elusivi dei tributi, diretti ad aggirare obblighi o divieti previsti nell’ordinamento tributario.

A tal fine il contribuente deve presentare istanza al Direttore Regionale dell’Agenzia delle Entrate, competente per territorio, descrivendo compiutamente la fattispecie concreta per la quale ritiene non applicabili le disposizioni normative di cui chiede la disapplicazione.
L’Amministrazione deve richiedere, anche con lettera raccomandata e a pena di nullità del successivo avviso di accertamento, chiarimenti da inviare per iscritto entro 60 giorni dalla data di ricezione della richiesta di chiarimenti, nella quale l’amministrazione indica i motivi per i quali ritiene insussistenti le motivazioni addotte dal contribuente.
Le determinazioni del Direttore Regionale dell’Agenzia delle Entrate vanno comunicate al contribuente non oltre 90 giorni dalla data di presentazione dell’istanza, con provvedimento da ritenersi definitivo.
Qualora l’Amministrazione Finanziaria ritenga che le motivazioni del contribuente siano inaccettabili, deve notificare l’avviso di accertamento con le modalità previste dall’art. 42 del D.P.R. n.600/73, dove si prevede che l’avviso di accertamento deve essere specificatamente motivato in relazione alle giustificazioni fornite dal contribuente, e le eventuali maggiori imposte accertate sono iscritte a ruolo secondo i criteri previsti dall’art. 68 del D.lgs. n.546/92, ovvero DOPO la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale che (eventualmente) dia torto al contribuente!

L’art. 37 bis del D.P.R. n. 600/73 è stato abrogato dall’art. 1 comma 2 del D.lgs. n. 128/2015, decreto quest’ultimo dove si precisa “che le disposizioni che fanno riferimento all’art. 37 bis del D.P.R. n. 600/73, devono intendersi riferite all’art. 10 bis della Legge n.212/200”, introdotto dall’art.1 comma 1 dello stesso D.lgs. n. 128/2015, che ripropone le modalità e i tempi da seguire per l’inoltro della domanda di “Interpello” da parte di qualunque cittadino residente nell’Isola.
Nella risposta l’Amministrazione Finanziaria ha l’onere di dimostrare la sussistenza della condotta abusiva che determina vantaggi fiscali indebiti al contribuente, confermando cosi quanto già previste nel succitato D.M. n.259 del 19 giugno 1998 richiamato alle premesse.

Le succitate disposizioni risultano attualmente confermate dal D.lgs. n.128/2015 art. 1 commi 3 e 4 e dal D.lgs. n. 147/2015 che ha apportato modifiche al D.P.R. n.917/86 art. 167 comma 8 ter e 8 quater dove si prevede che la disciplina del comma 1 e del comma 8 bis dell’art.167 non si applicano se in contribuente dimostra, anche tramite interpello e secondo le modalità indicate nel comma 5 dell’art. 167, in parola che l’insediamento all’estero non rappresenta una costruzione artificiosa volta a conseguire un indebito vantaggio fiscale, e che l’Amministrazione Finanziaria prima di procedere all’emissione dell’avviso di accertamento d’imposta o di maggiore imposta deve notificare all’interessato un apposito avviso con il quale viene concessa al medesimo la possibilità di fornire entro 90 giorni le prove di come il contribuente che risiede nell’isola della Sardegna abbia il diritto ad un regime fiscale diverso ed inferiore rispetto a quello riservato alle altre regioni italiane che non sono isole ultraperiferiche.

Appare evidente che anche ai sensi del D.lgs. n. 114/2016, che ha portato modifiche all’art.8 dello Statuto Sardo approvato con la Legge Costituzionale n.3/1948, ai residenti nell’Isola della Sardegna competa il diritto alle Franchigie Fiscali in base all’art. 92 del Trattato di Roma, in base all’art. 349 del Trattato di Lisbona, del D.lgs. n.75/98 ed in base al principio di “non discrimine” chiamato anche “Principio di Uguaglianza” in nome del quale situazioni simili devono essere trattate in modo uguale, (si veda in tal senso art. 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo CEDU, l’art. 21 della Carta di Nizza e il D.lgs n.216/2003 con il quale è stata recepita in Italia la Direttiva Comunitaria n.2000/78/CEE."

Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio

Pubblicato in News Sardegna

Secondo il vice Presidente del Movimento Sardegna Zona Franca, avv.Francesco Scifo, "L'inconsistenza giuridica delle ragioni di chi nega l'applicabilità della normativa sulla zona franca in Sardegna, allegando fantasiose ragioni d'incompatibilità tra le norme vigenti italiane e regionali ed il diritto dell'unione europea, è chiara, semplicemente leggendo questa risposta ufficiale resa a nome della Commissione Europea dal Commissario Europeo Algirdas Šemeta: "...Ai fini dell'IVA, gli Stati membri hanno la facoltà di applicare nel loro territorio esenzioni dall'IVA sulla cessione di merci e la prestazione di servizi nelle zone franche. Gli Stati membri sono tenuti a consultare preventivamente il comitato IVA in merito alle esenzioni che intendono applicare. Una volta decise le esenzioni, gli Stati membri devono applicarle a tutte le zone franche all'interno del loro territorio".

La risposta ufficiale dell'Agenzia delle Entrate, firmata digitalmente dalla direttrice regionale dott.ssa Rossella Rotondo, che in questi giorni sta pervenendo ai contribuenti che hanno inviato il famoso "Interpello" redatto dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, è la seguente:

"L'articolo 5 della Direttiva 2006/112/CE (di seguito Direttiva IVA) definisce chiaramente quale è l'ambito di applicazione territoriale dell'imposta stabilendo che "Ai fini dell'applicazione della presente direttiva, si intende per: 1) «Comunità» e «territorio della Comunità», l'insieme dei territori degli Stati membri quali definiti al punto 2).
Secondo il medesimo articolo per "Stato membro" e "territorio di uno Stato membro", si intende il territorio di ciascuno Stato membro della comunità cui si applica il trattato che istituisce la Comunità europea, (.) esclusi il territorio o i territori menzionati all'articolo 6 della stessa Direttiva.
L'articolo 6 della Direttiva IVA individua i territori, non facenti parte del territorio doganale della Comunità, nei quali non si applicano le disposizioni sull'imposta sul valore aggiunto. Per quanto riguarda l'Italia l'articolo in questione recita: " La presente direttiva non si applica ai seguenti territori che non fanno parte del territorio doganale della Comunità:  (omissis) e) Livigno; f) Campione d'Italia; g) le acque italiane del Lago di Lugano".
Le nozioni di "territorio dello Stato" e di "territorio della Comunità europea", elaborate in sede comunitaria, sono state recepite nel nostro ordinamento interno dall'articolo 7, comma 1, lettera a) del DPR n. 633/1972, il quale dispone che: "Agli effetti del presente decreto: a) per "Stato" o "territorio dello Stato" si intende il territorio della Repubblica italiana, con esclusione dei comuni di Livigno e di Campione d'Italia e delle acque italiane del lago di Lugano".
Pertanto, il "territorio" rilevante ai fini IVA coincide con il territorio della Repubblica italiana, con le uniche eccezioni di cui sopra, tra le quali non è indicato alcun territorio della regione Sardegna. La pretesa non applicazione IVA invocata dal contribuente con riferimento al "territorio della regione Sardegna" non trova, dunque, un riscontro né nella normativa comunitaria né in quella nazionale. I territori esclusi di cui all'art. 6 della Direttiva IVA, infatti, costituiscono un elenco tassativo, non suscettibile di alcuna estensione, come invece proposto dall'istante.
Né a diverse conclusioni è possibile pervenire sulla base della legge costituzionale n. 3 del 1948 con la quale è stato approvato lo Statuto della Regione Sardegna. Infatti, in virtù del principio di primazia del diritto comunitario, le norme di questo hanno prevalenza su quelle nazionali incompatibili, sia antecedenti che successive.
Tale orientamento è stato manifestato dalla Corte di Giustizia, oramai da tempo, attraverso la sentenza del 9 marzo 1978, in causa C-106/77, nel caso "Simmenthal". In tale sentenza la Corte ha stabilito che "in forza del principio di preminenza del diritto comunitario, le disposizioni del Trattato e gli atti delle istituzioni, qualora siano direttamente applicabili, hanno l'effetto, nel diritto interno degli Stati membri, non solo di rendere ipso iure inapplicabile, per il fatto stesso della loro entrata in vigore, qualsiasi disposizione contrastante della legislazione nazionale preesistente, ma anche - in quanto dette disposizioni e detti atti fanno parte integrante, con rango superiore rispetto alle norme interne, dell'ordinamento giuridico vigente nel territorio dei singoli Stati membri - di impedire la valida formazione di nuovi atti legislativi nazionali, nella misura in cui questi fossero incompatibili con le norme comunitarie" (sentenza citata, punto 17). Prosegue ancora la Corte affermando che "il riconoscere una qualsiasi efficacia giuridica ad atti legislativi nazionali che invadano la sfera nella quale si esplica il potere legislativo della Comunità, o altrimenti incompatibili con il diritto comunitario, equivarrebbe infatti a negare, sotto questo aspetto, il carattere reale d'impegni incondizionatamente ed irrevocabilmente assunti, in forza del Trattato, dagli Stati membri, mettendo così in pericolo le basi stesse della Comunità" (sentenza citata, punto 18)."

In sostanza, l'Agenzia delle Entrate, sta dicendo che - dal momento che il nome della Sardegna non compare tra i territori in cui non si applica l'imposta sul valore aggiunto (IVA), come si rileva nell'art.7 comma 1 lettera a) del DPR n.633/1972, in cui vengono citate solo Livigno, Campione d'Italia e le acque italiane del Lago di Lugano - allora la Sardegna non ha diritto all'esenzione dall'IVA (oltre le accise e i dazi doganali).

A scardinare questa assurda e pressapochista conclusione dell'Agenzia delle Entrate, l'avv. Scifo ribadisce che "Se qualcuno sta violando la legge non siamo certo noi, ma chi consapevolmente non applica il trattato dell'Unione, le leggi dello Stato Italiano, le leggi della Regione Sardegna, i D.P.C.M., le delibere della Giunta Regionale."

E continua: "Ecco perché la dott. Maria Rosaria Randaccio ha ragione e solo la malafede di alcuni lo può mettere in dubbio! Capodistria non mi pare sia indicata nella Direttiva n.2006/112/CE citata dall'Agenzia delle Entrate. Come mai allora è legittimamente zona franca?"

 

 

 

 

 

Pubblicato in News Sardegna

Pubblichiamo la Dichiarazione d'Intento semplificata e l'Interpello Contribuenti (già inviato circa sei mesi fa dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio alla quale l'Agenzia delle Entrate ha risposto che tale documento può essere inviato solo dai possessori di partita Iva) con cui sarà possibile richiedere il risarcimento danni conseguenti la mancata applicazione in Sardegna del D.lgs. n.75/98 e dell’art. 251 del D.P.R. n.43/1973.

La procedura di invio è la seguente:

1. scaricare la Dichiarazione d'Intento semplificata, compilarla con i propri dati aziendali ed inviarla in via telematica (o consegnarla a mano presso uno degli uffici dell'AdE della vostra provincia);

2. con il numero di protocollo assegnato alla Dichiarazione d'Intento, fare poi 2 copie dell'Interpello compilato con i vostri dati aziendali ed inviarle tramite raccomandata A/R a: DIREZIONE CENTRALE PER LA NORMATIVA E IL CONTENZIOSO DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE - VIA BACAREDDA 27 - CAGLIARI e a: DIREZIONE INTERREGIONALE DELLE DOGANE TOSCANA/SARDEGNA/UMBRIA - VIA G.B. FOGGINI 18 - 50142 FIRENZE;

3. attendere la risposta da parte degli enti sopra citati e conservarla allo scopo di intraprendere nel futuro una class action per la richiesta di risarcimento danni;

4. inviare copia della risposta degli enti sopra citati all'indirizzo email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o al numero di fax 0782.665060.

Nell'Interpello sono riportati i riferimenti giuridici utili per porre al riparo le aziende da successive indagini da parte della Guardia di Finanza o da parte dell'Agenzia delle Entrate, qualora si decidesse di fare le Fatture con Iva e Accise "NON IMPONIBILI" ai sensi dell'art. 8 comma 1° lett. c) del D.P.R. n.633/72. Tali documenti sono utili anche per poter rivendicare e chiedere ai Presidenti della Regione Sardegna che si sono succeduti in questi ultimi 15 anni, il risarcimento dei danni causati a tutti i sardi dalla mancata o tardiva applicazione del D.lgs. n.75/1998, ossia di quel decreto dove si richiama il codice doganale comunitario nel quale si  prevede che se si istituisce una zona franca in un'isola, per zona franche deve intendersi tutta l'isola e non solo i porti o le zone industriali limitrofe ai porti. 

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