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La Lombardia non scherza. Nel Consiglio Regionale di mercoledì scorso è stato inserito un emendamento ad hoc nella Risoluzione per la Commissione Europea con lo scopo di creare zone di fiscalità agevolata (ZES) per ridare attrattività alle imprese del territorio di confine e frenare il fenomeno della delocalizzazione.

Tra le voci della Proposta di Legge che sarà presentata al Parlamento dalla Regione Lombardia si trovano:

1) l'esenzione dalle imposte sui redditi (IRES) per i primi 8 periodi di imposta per le imprese di nuova costituzione, che per le PMI viene estesa anche per ulteriori 3 anni nella misura del 50%;
2) l'esenzione dall'IRAP per i primi 5 periodi di imposta, mentre per le PMI l'esenzione viene estesa anche per i 3 anni successivi, nella misura del 50%;
3) l'esenzione dall'IMU e dalla TARSU per 5 anni per gli immobili posseduti dalle stesse imprese e utilizzati per l'esercizio delle nuove attività;
4) la riduzione del 50% dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente a carico delle aziende per i primi 5 anni. Per i tre anni successivi la
riduzione è del 30%;
5) l'esenzione completa delle imposte doganali e IVA sulle attività di importazione, esportazione, consumo e circolazione per tutti i prodotti che entrano,
vengono lavorati e poi esportati attraverso la Zona Franca.

Agevolazioni anche per le imprese già presenti nella ZES: esenzione al 50% dell'Irap, riduzione dei contributi a carico delle aziende e l'esenzione Iva e dazi.

Secondo la consigliera della Lega Nord Francesca Brianza è necessario che le regioni europee abbiano la possibilità di istituire direttamente le zone franche nei propri territori, ovviamente in accordo con l'autorità statale, ma senza passare attraverso una procedura molto lenta e comlicata, quella attuale, che rimanda di fatto la questione alla sola discrezione dello Stato membro.

Ma i Sardi cosa ne pensano? Sarà scelta obbligata che si trasferiscano le aziende sarde in Lombardia o potremo invece accampare un diritto che ci appartiene prima di quello dei lombardi?

Pubblicato in News Italia

Se andiamo a leggere attentamente il D.Lgs. n.75/98 notiamo che risultano parte integrante dello stesso decreto due Regolamenti CEE n.2913/92 (Consiglio) e n.2454/1993 (Commissione), che il legislatore italiano richiama precisando che “le zone franche istituite in Sardegna sono istituite proprio secondo le disposizioni dei succitati regolamenti“.
E non poteva essere altrimenti dal momento che la Corte Costituzionale Italiana con le seguenti sentenze: n.389/1989; n.168/91; n.384/94; n.94/95; n.536/95 ha affermato e confermato che le disposizioni Europee (Direttive e Regolamenti) sono prevalenti rispetto alla normativa degli Stati membri che sono tenuti ad adeguarsi, che non deve applicarsi la normativa interna configgente con quella comunitaria e che sono vincolati a dare applicazione alla norme comunitarie anche gli organi della Pubblica Amministrazione (Regione, Province e Comuni). 

Tutto quanto confermato anche dalla Corte di Giustizia Europea nella Causa n.103/88 del 22.06.1989.

E la regola vale ovviamente anche per l’IVA ai sensi dell’art.1 della Direttiva n.77/388/CEE del 17.05.1977 in combinato disposto con la Direttiva n.91/680/CEE del Consiglio del 16.12.1991 nonché con le Direttive n.69/75/CEE e n.69/74/CEE del Consiglio modificate dalla Direttiva n.2006/112/CEE del 28 novembre 2006, dove si prevede che i residenti nei territori dichiarati zona franca non sono soggetti al pagamento di dazi doganali IVA e Accise, essendo considerati, i suddetti territori come se si trovassero fuori dalla linea doganale dell’Europa.

L’Italia ha recepito la normativa Europea sull’IVA nel D.P.R. n.633/1972, decreto che ha subito centinaia di modifiche, e più di recente nella Legge n.28/1997 che recependo la normativa CEE n.95/7/CEE del 20.05.1997 all’art.2 prevede che i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art.1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 (ossia in zona franca) possono effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’IVA con le modalità previste dagli artt.8, 8/bis e 9 del D.P.R. n.633/72.

La Dichiarazione n.33 allegata all’atto finale della Conferenza Intergovernativa che ha adottato il Trattato di Lisbona firmato il 13.12.2007, nel fornire una “interpretazione autentica dell’art. 174 dello stesso Trattato” precisa che qualora venga istituita la zona franca in un’isola “la zona franca debba includere l’isola nella sua interezza."

 

Il Regolamento CEE n.29/13 del 1992 prevede che: a) gli Stati membri possano destinare talune parti del loro territorio (comprensive di città e di villaggi) a zone franche, queste ultime caratterizzate da agevolazioni fiscali, vantaggi finanziari ed amministrativi per le imprese ed incentivi di natura economica e sociale per i residenti; b) gli Stati membri debbano stabilire il limite geografico di ciascuna zona franca e approvare i locali destinati a costituire un deposito franco (art.167 Regolamento Cee n.2454/39); c) stabilire i punti di entrata e di uscita di ciascuna zona franca e dei depositi franchi, che devono essere sottoposti alla sorveglianza da parte dell’autorità doganale.

I nostri politici prima di parlare di Zona Franca dovrebbero studiare e documentarsi non solo sulla normativa italiana, ma soprattutto su quello che prevede la Normativa Comunitaria!



 

Pubblicato in News Sardegna

Il breve articolo riportato sulla Nuova Sardegna del 26.03.2014 in tema di richiesta di attuazione dei punti franchi merita un puntuale commento.

Il Decreto Legislativo n.75 del 1998 è la legge dello Stato Italiano che ha istituito le zone franche in Sardegna. Si tratta però non semplicemente di punti franchi portuali ma della possibilità di avere un regime doganale e fiscale speciale in qualunque parte dell'Isola.

 


Infatti, chiunque (art.801 reg. 2454/93) intenda operare sui mercati extra Unione Europea, può chiedere, secondo le modalità previste dal D.p.c.m. 7 giugno 2001 e dall'art. 808 del Regolamento n.2454/93 di adottare tale regime per migliorare le sue possibilità economiche di competere sul mercato.

Il Movimento Sardegna Zona franca lista Maria Rosaria Randaccio sta concretamente lottando sul piano europeo, nazionale e regionale per attuare questo diritto, chiedendo l'applicazione, non solo del regime previsto dai regolamenti dell'UE n.2913/92 e n.2454/93, ma di quello propriamente extradoganale come sancito dalla Legge del 25 settembre 1940 n.1424 e dall'art. 12 dello Statuto Sardo che lo ha recepito nel corpo statutario sardo.

L'obiettivo comune è attuare la disciplina sull'extradoganalità prevista da quella legge.

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Domenica, 16 Febbraio 2014 12:55

Domande Frequenti sulla Zona Franca

 

Che cosa è una Zona Franca?

Una zona franca è un’area costruita all’interno di un territorio nazionale di uno Stato per raggiungere diversi obiettivi, quali quello di aumentare il commercio internazionale, diminuire la disoccupazione e velocizzare lo sviluppo economico.
Generalmente, malgrado siano situate all’interno dei territori nazionali, vengono definite come zone escluse dalla linea doganale per quanto riguarda la legislazione fiscale e doganale.

In cosa consiste una zona franca?

Una zona franca consiste nell’organizzazione di un territorio in modo tale che esso abbia delle compensazioni fiscali ed economiche riguardo a degli svantaggi quali la bassa densità demografica, lo spopolamento o l’insularità. Questa organizzazione può interessare sia i residenti nel territorio che le imprese – locali e forestiere – che avrebbero in questo modo una serie di benefici e sgravi fiscali legati alla quantità di occupazione proposta.

Ci sono vari modelli di zona franca, quale è quello adatto alla Sardegna?

La Sardegna deve avere la zona franca integrale extradoganale (non interclusa). Vuol dire zona franca senza confini, per sempre e con un doppio beneficio: uno a favore della produzione, l’altro per il consumo. E fra questi modelli non c’è contrapposizione, bensì integrazione.

Quindi la Sardegna cosa diventerà?

In sole due parole: un paradiso fiscale. Una specie di Montecarlo estesa. Si potranno persino aprire dei casinò. I cittadini, beneficiando della eliminazione delle tasse-accise-iva sui beni di prima necessità come la benzina, l’energia elettrica, lo zucchero, il caffè, oppure sui profumi, sulle apparecchiature elettroniche, alcool e derivati, ecc., in poco tempo potranno risollevare la propria economia e magari avranno la possibilità di diventare imprenditori di se stessi, di aprire una nuova attività e di sfruttare il flusso commerciale che si potrà avere in futuro.

Sarà così in tutta la Sardegna o solo nei porti franchi di Cagliari, Olbia, Portovesme, Porto Torres, Oristano e Arbatax?

Dappertutto, visto che siamo un’isola e il mare è la nostra barriera doganale. Intorno a questi sei porti franchi si devono immaginare delle aree, recintate, dove chi vuole e a certe condizioni potrà depositare le merci senza pagare dazi e altre imposte di transito.

Questo modello di zona franca integrale extradoganale significa che anche avvocati, albergatori e rappresentanti in Sardegna saranno esenti dall’Iva?


Si. Anche per loro lavorare in Sardegna sarà più vantaggioso e redditizio. Questo sarà anche un incentivo non solo per i cittadini e imprenditori sardi, ma anche per coloro che da fuori vorranno trasferirsi in Sardegna e fare impresa con un residente, passo obbligatorio per venire a fare impresa in regime di fiscalità agevolata.

L’Iva non pagata provocherà problemi al bilancio della Regione?

No, perché una volta resa operativa la zona franca sarà la Sardegna, con un’agenzia autonoma, a riscuotere i tributi, senza aspettare che lo Stato ci restituisca chissà quando la parte che ci spetta di Iva e Irpef. Tra l’altro cambierà anche il nostro rapporto fiscale con l’Italia visto che saremo obbligati a trasferire una percentuale d’imposte molto più bassa. Senza dimenticare che fra produzione e consumo, all’interno della zona franca, ci sarà più del triplo di benessere.

Chi stabilirà quali beni costeranno meno?

La Regione, in accordo con lo Stato e tutti potranno comprarli. Anche le persone che arriveranno da fuori – ad esempio i turisti - seppure a certe condizioni.

C’è il pericolo che in poco tempo la Sardegna diventi una “terra d’assalto” o subisca un aumento della popolazione?

Il pericolo non sussiste dal momento che al momento dell'attuazione, la Regione preparerà un modello di zona franca dove - ad esempio - la residenza non verrà data se non dopo 10 anni in Sardegna e per aprire un'azienda (per esempio) bisognerà avere il 51% di quote di proprietà di un sardo e almeno il 51% dei dipendenti di zona.

Ci rifaremo al modello di zone franche integrali già esistenti e consolidate come le Canarie, la Valle d’Aosta, Livigno, ecc.

Che tempistica si prospetta per l’attuazione della zona franca?

Per la produzione dobbiamo aspettare che l’Europa prenda atto del nostro diritto inserendo la Sardegna fra le zone franche europee. Poi dovremo essere noi a mettere in moto la macchina, a cominciare dalla perimetrazione dei porti franchi, in cui potranno essere comprese le zone industriali.

E per quanto riguarda i benefici per i cittadini?

Siamo in dirittura d’arrivo. Manca poco e potremo avere l’abbassamento dei costi del carburante e dell’energia elettrica attraverso la comunicazione del Ministero delle Finanze che a sua volta deve comunicare alla UE che la Sardegna è il suo territorio di zona franca integrale. Già questo è un ottimo passo e porterà un beneficio immediato alla popolazione.
Quali sono gli aspetti negativi?

Non ne esistono. La zona franca è l’unica possibilità per salvare la Sardegna dalla povertà, dall’emigrazione e dallo spopolamento, o peggio, dalla diaspora. Con l’attuazione di questo strumento di politica economica possiamo sperare in un futuro migliore, riportando nella loro terra persino tutti coloro che sono stati costretti ad emigrare. Quindi essa costituisce l’ultima speranza del popolo sardo dopo sessant’anni di inefficienza della classe politica e di assistenzialismo programmato. Ora o mai più!

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Ancora una volta il Centro Sinistra e Pigliaru si esprimono contro l'applicazione della zona franca come strumento economico per la salvezza dell'economia della Sardegna, mettendo in evidenza non solo la completa disinformazione e ignoranza nell'argomento, ma anche nei confronti dei propri elettori.

Pigliaru dice "...Cappellacci ha parlato di zona Franca, ma noi abbiamo una lettera della presidente Boldrini che gli ha risposto e gli ha chiesto con quali soldi ha intenzione di fare la zona franca, con quelli della sanità o dell'istruzione forse?".

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Finalmente un'occasione di visibilità nazionale per la Zona Franca Integrale della Sardegna. 

Da questa mattina è in diretta nazionale su Sky TG24 e su TGcom24 il discorso di Silvio Berlusconi in occasione della campagna elettorale di Ugo Cappellacci, schierato con la Dottoressa Maria Rosaria Randaccio, candidata last minute a seguito della discesa in campo del partito di Gigi Sanna a nome del Movimento.

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Cagliari, 30 gennaio 2014 - ore 15.50.

Poteva almeno attendere il giorno dopo le elezioni, almeno non avrebbe perso credibilità, ma come prospettato tempo addietro dai tecnici competenti in materia, presto tutti i Zonafranchisti improvvisati sarebbero usciti allo scoperto. Sanna compreso. 

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Rispolveriamo la memoria a tutti: la Delibera Regionale del 12.02.2013 sotto riportata è esecutiva perchè non è stata mai impugnata davanti al TAR, ed è il provvedimento amministrativo che ha attivato la zona franca integrale in Sardegna. Questa è attualmente operativa, dopo la sua pubblicazione e le comunicazioni a suo tempo fatte, a seguito della diffida inoltrata lo scorso dicembre alle dogane dal Presidente della Regione.

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E’ partita dalla circoscrizione di Carbonia Iglesias la campagna elettorale del Movimento Sardegna Zona Franca – Lista Maria Rosaria Randaccio.

Martedì 21 gennaio la Dottoressa Maria Rosaria Randaccio ha inaugurato a Carbonia la prima tappa di un tour regionale che la vedrà protagonista nella rivendicazione della Zona Franca Integrale extra-doganale al consumo. La Randaccio, intendente di Finanza in pensione, dotta in materia doganale e fiscale, è divenuta emblema della rivendicazione Zonafranchista. “Un concreto progetto economico capace di rilanciare l’azione politica su basi solide e orientato a favorire crescita e sviluppo duraturo” - afferma la Dottoressa Randaccio, con il piglio di chi sa di essere nel giusto.

Donna di grande temperamento, da oltre due anni ha divulgato nella comunità Sarda conoscenza e consapevolezza delle leggi che regolano la più grande delle opportunità previste dallo Statuto Speciale della Sardegna. “Si parte dal rispetto delle leggi” - afferma la Dottoressa Randaccio. Fin dal 1948 i padri costituenti hanno sancito sullo statuto la possibilità per la Sardegna di essere “Zona Franca”. Dunque si parte da una legislazione di rango costituzionale; mentre successivamente i trattati europei di Roma e Lisbona, ed i legati regolamenti, ne affermano i principi applicativi: isola ultraperiferica, in fase di spopolamento, e ad elevato tasso di disoccupazione. Un diritto riconosciuto dunque, atto a compensare l’oggettiva condizione della naturale insularità. Un gap difficile da colmare senza un provvedimento che abbia carattere duraturo. L’attivazione dello strumento economico “Zona Franca”, ovvero una favorevole fiscalità sul regime dell’Iva, delle Accise e dei Dazi doganali è pertanto un atto dovuto, per far ripartire l’economia con immediati effetti sulle imprese. Basti pensare all’abbattimento del costo dell’energia, che favorirebbe le industrie energivore del Sulcis con effetti immediati sull’occupazione.

Ad accompagnare la Dottoressa Randaccio in questo percorso divulgativo c’è Francesco Scifo. Avvocato cassazionista, consulente giuridico del Movimento Sardegna Zona Franca. “Il nostro modello - afferma Scifo - è quello del regime fiscale accordato alla «Zona especial Canaria» dove l’Iva è al 5%, un litro di benzina si paga 1,08 euro, le Marlboro 2 euro e 30 cent, e si mangia al ristorante con 10 euro e mezzo, parliamo di un pasto completo inclusa la birra, gli antipasti e il digestivo. Così possiamo rilanciare la nostra naturale vocazione dell’ospitalità turistica”.

La Dottoressa Randaccio è chiara: “Dateci il consenso che meritiamo per concretizzare l’unico strumento di politica economica di indubitabile efficacia per l’intera Sardegna e per il Sulcis in particolare. Abbiamo scelto di partire con la nostra campagna di sensibilizzazione elettorale dalla Provincia più povera d’Italia, perché il nostro progetto di Zona Franca è ancor più efficace, dove la precarietà economica è più significativa”.

 

Web Team

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LOGO ZONA FRANCACagliari, 13 gennaio 2014 - ore 21.30.

La corsa all'ultimo minuto per la presentazione dei candidati si è conclusa alle ore 20.00 presso i tribunali di ogni circoscrizione della Sardegna. I candidati ufficiali della coalizione del Movimento Sardegna Zona Franca Lista Randaccio sono i seguenti:

Circoscrizione di Cagliari: Maria Rosaria Randaccio, Gloria Denotti, Daniela Noli, Francesca Pili, Silvia Pitzalis, Francesca Mura, Danila Orani, Lalla Meriem Bemboussalham, Fabio Usai, Modesto Fenu (noto Modesto), Piero Muscas, Luca Sanna, Piero Cannas, Marco Lovico, Roberto Madeddu, Mariano Pitzalis, Stefano Todde, Paolo Cardu, Serafino Giuseppe Melis, Ferdinando Mattana. 

Circoscrizione di Sassari: Gian Mario Sircana, Patrizia Cossu, Barbara Sanna, Margherita Stefania Cuccu, Antonino Giordano Benedetto, Daniele Cadeddu, Marco Marras, Gianluca Pilo, Marco Calvìa, Antonio Marras, Michel Mistidda, Leonino Campus.

Circoscrizione di Oristano: Antioco Patta, Carmen Madau, Gigi Carboni, Maria Pinna, Alessandro Piras, Luciano Sanna.

Circoscrizione del Sulcis-Iglesiente: Anna Claudia Mariani (nota Claudia), Antonio Deias, Aldo Mulas, Salvatore Mura. 

Circoscrizione del Medio Campidano:  Roberto Esu, Maria Rosaria Raiola, Luigi Usai (noto Gigetto), Fernando Atzei. 

Circoscrizione di Nuoro: Piero Giorgio Pira, Cristoforo Muntone, Loredana Careddu, Pinuccia Patteri, Luigi De Murtas, Andrea Floris.

Circoscrizione di Olbia-Tempio: Gaetana Frassetto, Andreas Coni, Angelo Mannu, Giuseppe Baffigo, Aldo Demartis. 

Circoscrizione dell'Ogliastra: Letizia Deidda, Gian Luca Giuseppe Piras. 

 

Auguriamo a tutti i candidati un enorme "in bocca al lupo" e buona zona franca a tutti!

 

Appuntamento domenica 19 gennaio 2014 alle ore 10.30 presso la Fiera di Cagliari per la presentazione ufficiale della lista e del programma elettorale alla presenza del Governatore Ugo Cappellacci, del Deputato Salvatore Cicu e tutti i vertici del partito di Centro Destra e delle liste della coalizione. 

Web Team

 

 

 

 

 

 

 

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