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ITTIRIIttiri, 11 settembre 2013. La notizia viene data in prima persona e con grande soddisfazione dal Presidente del "Comitato cittadino Ittiri Zona Franca" Giò Fadda. 

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La Dott.ssa Randaccio e l'Avv. Scifo non stanno al gioco della politica. Ed escono dall'incontro con il Presidente della Regione con fatti alla mano. 

Cagliari, 11 settembre 2013 ore 14.20.

"Insieme alla dott.ssa Randaccio ed Andrea Impera siamo usciti adesso da un incontro con il Presidente Cappellacci a Villa Devoto. Il Presidente ha confermato ed assicurato: 

1) che viene attivata subito la zona franca di Cagliari, l'unica che ha già il DPCM, in modo da comunicare prima del 1 novembre la sua operatività alla Commissione Europea; 

2) che entro il 31 dicembre 2013, in via provvisoria, nelle more dell'attivazione del regime di zona franca a tutta l'isola verranno ridotte le accise sui carburanti alla pompa per tutti i residenti in Sardegna quale provvedimento immediato di sollievo alle famiglie ed alle imprese; 

3) dopo il 20 settembre in data da fissare verranno incontrati i rappresentanti dei movimenti zona franca, non più di 60 persone, per presentare, tra l'altro, la proposta di delibera regionale alla Presidenza del Consiglio dei ministri per il nuovo DPCM; 

4) nella proposta n.22 verranno proposti degli emendamenti a tutte le parti politiche proponenti dove si dovrà inserire esattamente questa dizione in perfetta armonia con quanto già previsto in altro statuto speciale italiano: "Il territorio della Sardegna è posto fuori della linea doganale e costituisce zona franca. Le modalità d'attuazione della zona franca saranno concordate con la Regione e stabilite con legge dello Stato"."

(Francesco Scifo)

 

 

 

 

 

 

 

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allarmeL’Avvocato  Scifo l’ha chiamata “Tranello Ferragostano” io ritengo invece che la Legge Regionale n.20  del 2 agosto 2013, ci faccia solo perdere tempo, e ci faccia rischiare di arrivare cosi alla data del 1° Novembre del 2013, data di entrata in vigore del nuovo codice doganale comunitario, in una situazione  giuridicamente incompleta, situazione che invece senza la suddetta perdita di tempo, ci avrebbe consentito di poter rivendicare senza entrare in contenzioso con lo Stato o con la Regione un diritto che nessuna legge ordinaria ci avrebbe potuto togliere  mai! A MENO CHE A TALE DIRITTO NON DECIDIAMO DI RINUNCIARE NOI STESSI! Cosi come  sembrerebbe voglia  imporci il Consiglio Regionale della Sardegna, che con la proposta di Legge Nazionale n. 22 del 14 maggio 2013, propone di modificare “in peius” l’ art. 12 dello Statuto Speciale  della Sardegna,  proposta  peraltro  pericolosissima in quanto votata  all’unanimità dei presenti nella seduta  del 4 settembre 2013. Se cosi fosse, saremmo  autorizzati a  denunciare alla Corte di Giustizia  dei Diritti dell’Uomo, che  da parte dei suddetti Consiglieri Regionali, sia  stata ordita e scientificamente organizzata,  contro i propri  fratelli di sangue che li hanno  mandati a governare per tutelare i  propri interessi, la piu’ grande truffa nella storia del mondo in quanto si tratta di una  truffa ordita nei confronti  “di un intero popolo”! Forse il popolo piu’ antico del Mar Mediterraneo che subirebbe  cosi  il colpo di grazia finale  per la sua definitiva estinzione tramite Diaspora! 

Infatti  la proposta di  Legge  Nazionale n.22 del 2013 modifica in peius l’art.12 dello Statuto Sardo, in quanto toglie nel contesto dello stesso articolo, ogni riferimento  letterale ai punti franchi o alle zone franche, rispetto al testo approvato con Legge Costituzionale n.3/1948, il cui decreto di attuazione è stato emanato con il Decreto Lgsl n.75/1998, e se  tale modifica dovesse venire  definitivamente approvata dal Consiglio Regionale con le modalità consentite e previste da:

- art. 2  della legge Costituzionale  n. 2/2001 che apporta modifiche all’art.54 dello Statuto Sardo (approvato con Legge Costituzionale n.3\48) prevedendo al  primo comma “per le modificazioni del presente statuto si applica il procedimento stabilito dalla Costituzione per le leggi costituzionali. L’iniziativa di modifica può essere esercitata anche da Consiglio Regionale o da almeno ventimila elettori”; al  terzo comma  “le modificazioni allo Statuto approvate non sono comunque sottoposte a referendum;

- artt.  116, 117, 123, della Costituzione come modificati dalla Legge Costituzionale  n. 3/2001 e dalla Legge n.131/2003  prevedono: 1) la Sardegna, la Sicilia il Friuli Venezia Giulia, il Trentino e la Valle d’Aosta dispongono di forme particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con leggi costituzionali  (art.2 legge Costituzionale  n.3/2001); 2) per le Regioni a statuto speciale resta fermo quanto previsto nei rispettivi statuti (art. 11 legge 131\2003); 3) ciascuna regione ha uno statuto che in armonia con la Costituzione , può essere modificato dal Consiglio Regionale con legge approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, con due deliberazioni successive adottate ad intervallo  non minore di due mesi. Per tale legge non è prevista  l’apposizione del visto da parte del Commissario del Governo. Il Governo della Repubblica puo promuovere la questione di legittimità costituzionale sugli statuti regionali dinanzi alla Corte Costituzionale  entro trenta giorni dalla loro pubblicazione.

- art. 9 (comma 1 lett. a) Legge Regionale  n.1/2005 dove si prevede che il Consiglio delle Autonomie Locali esprime parere obbligatorio al Consiglio Regionale  sulle proposte di modifica dello Statuto speciale della Sardegna  su leggi d’iniziativa dello stesso Consiglio (vedi nota n.8763 del 5 sett. 2013 sottoscritta dal presidente del Consiglio Regionale Claudia Lombardo e indirizzata al Presidente del Consiglio delle autonomie locali con la quale si chiede il parere  sulla proposta di modifica dell’art.12 dello statuto  cosi come formulata dalla Prima Commissione del Consiglio Regionale).

VERREBBE A CESSARE DEFINITIVAMENTE IL DIRITTO ALL’EXTRADOGANALITA’ DELLA SARDEGNA IN QUANTO ZONA FRANCA.

 (Maria Rosaria Randaccio)

 

PDF download RICHIESTA AL CONSIGLIO REGIONALE DA PARTE DELLA LOMBARDO    

 

 

 

 

 

 

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i-tiranni-del-popolo-sardoNESSUN PASSO INDIETRO NE’ TRATTATIVE AL RIBASSO: OBIETTIVO E' ZONA FRANCA INTEGRALE

“Quello intrapreso dalla Giunta è un percorso lineare che ha come obiettivo la zona franca integrale della Sardegna”. Così il presidente della Regione, Ugo Cappellacci ha ribadito l’orientamento della Giunta sulla questione relativa alla zona franca. “Un percorso - prosegue Cappellacci - scandito dagli atti perché l’esecutivo regionale parla attraverso le delibere, le lettere inviate alle istituzioni nazionali ed europee e l’apertura del tavolo di confronto con lo Stato. Pur avendo ottemperato a quanto stabilito dal Consiglio regionale con la recente legge e agli adempimenti relativi alle zone franche doganali, che mira ad attuare il Dlgs. 75 del 1998, la Giunta - spiega il presidente - non ha assolutamente cambiato strategia, continua ad essere impegnata sull’altro fronte, più avanzato, riguardante la zona franca integrale e a sostenere con forza la richiesta di modifica del codice doganale europeo. Abbiamo le idee chiare – osserva il presidente - su quello che deve essere il traguardo finale, non abbiamo mai confuso tra zona franca integrale e doganale né siamo interessati ad assumere un atteggiamento rinunciatario, che lasciamo ad altri, a passi indietro o a disonorevoli trattative al ribasso. Ci siamo rivolti con convinzione all’Europa e abbiamo chiesto allo Stato centrale di pronunciarsi per la modifica del codice doganale comunitario, che deve aprire la strada alla zona franca integrale della Sardegna. E’ fondamentale – ha aggiunto il capo dell’ Esecutivo regionale - essere uniti e non cadere nel tranello di chi tenta subdolamente, solo per ragioni di tornaconto politico di inserire deviazioni dei percorsi avviati, di portarci in qualche vicolo cieco e  di dividere quel fronte comune  degli uomini e delle donne di buona volontà favorevoli alla zona franca, al di là delle distinzioni politiche. Il presidente della Regione ricorda altresì che la Giunta è al lavoro anche per la riduzione delle accise, richiamata stamane dal partito dei Riformatori: “Un’azione voluta anche dal pronunciamento del Consiglio regionale, che ci vede impegnati sull’effettiva applicazione degli strumenti tesi alla riduzione concreta entro l’ultimo bimestre 2013 delle accise sul costo della benzina per i residenti in Sardegna”.

 

È di pochi minuti fa il comunicato del Presidente Ugo Cappellacci relativo alle polemiche sorte in casa del Movimento Pro Zona Franca a causa dell'approvazione della L.R.2 agosto 2013 n.20 e della successiva proposta di legge che di fatto darebbero una stoccata a tutto il lavoro svolto in due anni dagli attivisti e dai comitati della zona franca, riportando la questione direttamente al Governo Italiano e minando l'autonomia sancita dallo Statuto Sardo. Nel frattempo è partita una grande campagna di sensibilizzazione che sta portando i cittadini a chiedere di proprio pugno l'inserimento del comune di residenza nella Sardinia Free Zone, ai sensi dell'articolo 800 e 201 del Regolamento Doganale n. 2454/93. Ma allora - se i politici locali e l'amministrazione regionale stanno davvero creando i presupposti per l'attuazione del regime fiscale di zona franca integrale - chi sono i tiranni del Popolo Sardo?

 

(Luciana Carta)

 

 

 

 

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sardegna-del-futuroDall'incontro avvenuto ieri presso l'Aula Consiliare del Comune di Dorgali, nel quale la dottoressa Randaccio e l'avvocato Scifo, reduci da un incontro con il governatore Cappellacci, hanno spiegato la situazione attuale dopo l'emanazione della L.R. n.20 del 2 agosto 2013 (definita da Scifo come il "Tranello ferragostiano"), è emersa l'urgente necessità di portare i sindaci che hanno già deliberato a favore della zona franca nel proprio territorio ad inviare una lettera alla Regione nella quale chiedono di aderire alla Sardinia Free Zone. Questa lettera dovrà essere recapitata entro massimo 15 giorni da ora, in modo da avere un discreto margine di intervento in caso qualcosa non andasse bene. Ci stupiamo ed ancora una volta non riusciamo a capacitarci del fatto che in Sardegna e in Italia i nostri politici non abbiano ancora compreso l'importanza strategica delle zone franche nel mondo, dal momento che dobbiamo competere con un sistema ormai globalizzato e poco incline ad ulteriori concessioni di benefici. In questa ottica, non potendo per motivi di tempo dichiarare l'incostituzionalità della sopracitata legge regionale (che ricordiamo contrasta una legge costituzionale), ci appelliamo al nostro Presidente Cappellacci affinché apporti le modifiche necessarie in modo da introdurre all'interno del testo della legge la possibilità dei vari comuni che hanno deliberato di entrare a far parte della free zone. Questo è un atto dovuto al Popolo Sardo sia dal Presidente Cappellacci che dai sindaci che hanno scelto di dichiarare il proprio territorio "zona franca integrale", un atto che renderà la Sardegna la zona franca dell'Italia e che risolleverà l'economia nazionale. È necessario pungolare la coscienza addormentata dei politici isolani per rammentare loro che questo è l'unico strumento di politica economica per salvare il futuro dei giovani e dei meno giovani, delle imprese, dei coltivatori, degli operai, delle casalinghe....di tutti noi! Contiamo che Cappellacci mantenga la parola data, e non in virtù di una futura candidatura per la stessa carica che ricopre oggi, ma nel rispetto di un tacito patto firmato quattro anni fà in cui veniva dichiarato Presidente di tutti i Sardi.  

(Luciana Carta)

 

 

 

 

 

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articolo-b.moroNell'articolo pubblicato oggi 10 agosto 2013 sul quotidiano l'Unione Sarda a firma del  prof. Beniamino Moro, abbiamo notato che lo stesso professore, pur di sostenere la sua tesi (naturalmente ai danni del popolo sardo), dimentica e non tiene conto che: "successivamente all'emanazione del  DPCM del 2001, è stata promulgata la Legge Regionale n. 10 del 2008 art. 1 lett. d), dove si prevede  che: "la Regione Sardegna  promuove l'attuazione delle disposizioni di cui all'art. 1 comma 2°  del Dlgs 75\1998, attivando idonea procedura per l'istituzione  di una Zona Franca in ciascuno degli ambiti previsti dal predetto decreto legislativo, e promuovere analoga iniziativa perché tali disposizioni siano estese per l'istituzione di una Zona Franca nelle aree  di competenza di tutti i consorzi industriali e provinciali di cui all'art. 1 comma 3 ". La Legge Regionale  n.10 del 25 luglio del 2008, che  risulta  tutt'ora attuale ed efficace in quanto non è stata mai impugnata dallo Stato Italiano, non poteva ovviamente venire impugnata dallo Stato, dal momento che le competenze che prima  erano  esercitate  dallo Stato, (tramite DPCM) in tema di  gestione e di delimitazione delle aree portuali che devono essere vigilate in regime di zone franche, sono state trasferite alla Regione Sardegna che le esercita proprio con le modalità di cui alla suddetta Legge Regionale n. 10\2008. Legge  emanata in conformità a quanto previsto  delle modifiche  apportate dalla Legge Cost. n.3 del 18.10. 2001 al  Titolo V° della Costituzione, nonché di quanto gia previsto con la  Legge Regionale n. 20 del 3 luglio 1998, nella quale erano  state  recepite  le direttive  del Trattato  di Maastricht del 1992, come modificato dal Trattato di Amsterdam  del 2 ottobre 1997, dove si prevede che le decisioni degli Stati (emanazione Leggi) devono essere prese il più vicino possibile ai cittadini. E non poteva essere altrimenti  dal momento che la Corte Costituzionale con sentenza n. 313 depositata il 27 luglio 2001 ha precisato che: "Non spetta allo Stato modificare, integrare o dare esecuzione alle norme di attuazione delle leggi istitutive delle Regioni a Statuto Speciale " e che "la competenza programmatoria  dello Stato non può mai giungere a compromettere o limitare l'autonomia regionale" (in tal senso si vedano anche le sentenze della Corte Costituzionale n. 4\1964, n. 20\1970,n. 150\1982, n. 40\1983).

(Maria Rosaria Randaccio)

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Domenica, 04 Agosto 2013 19:28

Scifo: Da oggi nessuna replica. Solo fatti!

scifo-dal-palco"Il fatto che una legge o un provvedimento attribuisca un diritto non vuol dire che si riesca ad esercitarlo. La storia insegna che per ottenere giustizia, cioè l'applicazione della legge, bisogna spesso lottare, resistere, insistere. Questo è ciò che tutti noi stiamo facendo con la zona franca: abbiamo il diritto, come vi abbiamo sempre affermato, ma la legge rimane inapplicata perchè non abbiamo ancora la forza politica di farla applicare anche dai magistrati. Questi ultimi sono uomini come tutti gli altri, soggetti alle forze che governano la società come tutti gli altri. Perciò tutti quelli che contestano e dicono che diciamo sciocchezze sono smentiti, non da noi, ma dal semplice senso letterale delle parole delle leggi che ben conoscete e potete verificare: art.12 Statuto Sardo,art. 2 legge regionale Sardegna n.22 del 1953, art. 1 dlgs 75/98, art.1 legge regionale Sardegna n.10 del 2008 lett. d); tre delibere della giunta regionale sulla zona franca in quattro mesi. C'è poco da aggiungere o da nascondere, se lo stesso Consiglio Regionale della Sardegna solo perchè noi di fatto lo abbiamo messo in mora ha votato una norma all'unanimità, pochi giorni or sono, dove crea un organo di gestione della zona franca per tutta la Sardegna: questo vuol dire che tutto quello che si è detto è confermato dai fatti. Se la questione zona franca è diventata argomento centrale della questione sarda è stato grazie a noi: questi sono fatti. Le altre contestazioni sono solo parole di gente sfaccendata ed invidiosa che non fa parte dei movimenti o che vuole solo distruggere il nostro lavoro e non gli replicheremo più, perchè non abbiamo tempo da perdere ma dobbiamo impiegare il breve tempo che ci divide dal 1 novembre a lottare in tutte le sedi per attuare le leggi di cui sopra. A questo servono i nostri viaggi a Roma a questo dedicheremo le nostre energie. Nessuno regala niente e noi lo guadagneremo con il sudore e la fatica come sempre." (Francesco Scifo)

 

 

 

 

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IMG 1680I MOVIMENTI PRO ZONA FRANCA DELLA SARDEGNA CHIEDONO CHE LA GIUSTIZIA  SIA GIUSTA ANCHE QUANDO SI TRATTA DI GIUDICARE BERLUSCONI COME EVASORE FISCALE

E’ noto a tanti, ma forse non a tutti,  che i Movimenti per la Zona Franca  si battono da anni,  perche’ torni la Legalità nel nostro paese, e chiedono che  sia fatta chiarezza da parte della Magistratura Italiana, sul ruolo  ambiguo  di Equitalia e delle Agenzie delle Entrate, che vessano i cittadini onesti con duplicazioni di cartelle esattoriali gia pagate, riproposte quando sono già intervenuti i termini prescrizionali delle stesse. Oggi i Giudici  sono chiamati a decidere se sia vero o meno che Berlusconi  abbia evaso le tasse per tre milioni di euro (per una certa annualità)  sugli introiti di Mediaset. Ai giudici che decideranno, suggeriamo sommessamente, che prima di decidere vadano a verificare  se per caso l’accertamento della suddetta evasione fiscale,  sia inficiata da  Nullità insanabile,  ossia da quella "nullità  di diritto" prevista dall’art.34 bis comma 5° del Dlgs 165\2001 (articolo introdotto dall’art. 7  della Legge n.3\2003.

Noi riteniamo infatti che  l’accertamento della evasione fiscale  riferita alla Società Mediaset,   accertamento che si e’ concretizzato nella trasmissione del  Ruoli di Riscossione ad Equitalia con  relative  Cartelle Esattoriali, siano state sottoscritte da Dirigenti la  cui firma non  era utile a  produrre gli effetti giuridici occorrenti a raggiungere quella finalità  per le quali Berlusconi viene  oggi  processato. Ci risulta infatti che a decorrere dall’anno 1997, qualunque  Dirigente abbia firmato i ruoli di riscossione e le cartelle esattoriali emesse dagli Uffici Finanziari,  sia che si chiamassero Dipartimenti delle Entrate o Agenzie Fiscali,  non era abilitato alla sottoscrizione  dei suddetti atti  in quanto privo  del titolo giuridico che  consente  a chi rappresenta la Pubblica Amministrazione, di impegnarla verso l’esterno.

Infatti ci risulta che i Veri Dirigenti del Ministero delle Finanze, dal 1997 ad oggi,  non sono stati ancora restituiti ai ruoli dirigenziali di legittima appartenenza  cosi come previsto dalla Legge 127\1997, che all’art. 17 comma 82 e 137 aveva  abrogato  l’art. 22comma 2 del dpr 44\90 - l’art. 15 del d.l. 344\90 convertito nella legge 21\91 - l’art. 55 del dpr 266\87, leggi con le quali sia i Segretari Comunali che i Dirigenti del Ministero delle Finanze  erano stati inquadrati nella 9° qualifica funzionale, qualifica istituita dal d.l. 9\86 convertito nella legge 78\86 e riservata alla nuova Categoria dei Quadri istituita dalla  legge 190\85.

Inquadramento che aveva significato una retrocessione in carriera  sia dei Segretari Comunali che dei Dirigenti del Ministero delle Finanze, dal momento che entrambe le Carriere ,  risultavano equiparate rispettivamente dal: Dpr 749\1972  art. 25 e tabella di equiparazione - Dpr 748\72 - dall’art. 11bis  del D.L. 283\81 convertito nella Legge 432\81.

Aver restituito ai ruoli dirigenziali di legittima appartenenza, solamente i Segretari Comunali e non anche i Dirigenti del Ministero delle Finanze, significa che a decorrerete dal 1977, tutti gli atti firmati  dai  Dirigenti  del Ministero delle Finanze  sono INESISTENTI in quanto inficiati da quella NULLITA' INSANABILE  prevista dall’art. 34 bis comma 5 del dlgs  165\2001, e tra questi ovviamente sono compresi gli atti  sottoscritti dai Dirigenti che hanno accertato il concretizzarsi  di una  ipotetica evasione fiscale a carico delle società di Berlusconi.

Appare ovvio che il succitato excursus giuridico sia utile non solo alla Destra ma anche alla Sinistra!

Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio  ( ex Intendente di Finanza in pensione)  

 

 

 

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Lunedì, 29 Luglio 2013 21:51

Un nuovo impulso per l'economia italiana

cappellacci-monacoDurante il suo viaggio a Monaco di Baviera di questi ultimi giorni, il Presidente Cappellacci ribadisce con decisione le motivazioni della battaglia per la zona franca in Sardegna, intrapresa con la diretta partecipazione dei movimenti regionali pro zona franca e la collaborazione fianco a fianco con la dottoressa Randaccio e l'avvocato Scifo.

Nel colloquio con il Ministro bavarese per gli Affari Federali ed Europei Emilia Muller, le sue parole sono chiare: "Attraverso la fiscalità di vantaggio possiamo dare nuovo impulso alla nostra economia, invertire il processo di desertificazione che ha accompagnato la crisi internazionale, rendendo fertile la nostra terra per la nascita di nuove imprese e nuova occupazione." 

La rivendicazione dei diritti del Popolo Sardo relativi alla Zona franca su tutto il territorio dell'isola non si ferma ai confini regionali, ma abbraccia la sfera nazionale e comunitaria. Infatti, per la sua posizione geografica, la Sardegna è il ponte ideale tra l'Europa e la sponda Sud del Mediterraneo, e deve essere vista come un’opportunità economica e culturale. E' in atto un grande processo di cambiamento che - secondo una ricerca pubblicata oggi nel quotidiano Il Sole 24 Ore - porterà nei prossimi cinque anni ad un numero sempre più rilevante di paesi africani ai vertici mondiali per la crescita del PIL e tra le economie con la crescita più forte al mondo. E' quindi di interesse per tutta l'Europa e non solo per la nostra isola riuscire a sposare la nostra causa e sensibilizzare i cittadini e le amministrazioni europee su un tema così cruciale per lo sviluppo. (Luciana Carta)

 

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