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Fondamentalmente la Corte Costituzionale con la Sentenza n.37 del 17 marzo 2015 ha evidenziato quale illegalità regni all'interno dell'Agenzia delle Entrate: la storia dei dirigenti fasulli, ancora strenuamente difesi dall'Agenzia, fa emergere un quadro sconcertante e preoccupante di collusioni e coperture ai massimi livelli ed anche dentro il Ministero più importante, quale è quello dell'economia. Le conseguenze della sentenza sono devastanti perchè l'operato dell'Agenzia è ora certificato come avvenuto da oltre 15 anni in spregio alla legge. La lettura delle sentenze della Corte Costituzionale, del Consiglio di Stato, del Tar del Lazio non lascia adito ad equivoci. Forse presto anche la Magistratura ordinaria e quella contabile dovranno verificare i comportamenti di chi ha causato il più grave danno erariale della storia della Repubblica italiana. 

Come è possibile infatti che chi ha gestito e gestisce ancora questo enorme inganno resti impunito?

Le dichiarazioni e i comunicati stampa che si continuano a sentire, volti a tutelare lo status quo sembrano diretti ad aggravare i reati commessi da chi ha gestito questo enorme imbroglio: con quale coraggio qualsiasi funzionario di questa Agenzia potrà parlare di lotta all'evasione, quando per il comportamento di tutti questi personaggi di vertice dell'amministrazione, si è realizzato il più grande favoreggiamento della storia all'evasione, vanificando ogni attività di accertamento fiscale degli ultimi 15 anni.

Chi dovrà pagare i risarcimenti e le cause di annullamento degli atti illegittimi e il mancato introito erariale? 

Speriamo che l'opinione pubblica capisca che la lotta per la legalità parte dalla testa e che deve pretendere le dimissioni immediate di tutti i vertici che hanno coperto questa triste storia.

Chiunque abbia a cuore la legalità e la democrazia non può che temere quando chi dovrebbe gestire i soldi dei contribuenti agisce in spregio a tutte le leggi che dovrebbe fare rispettare.  

 

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La dichiarazione d’incostituzionalità dell’art. 8, comma 24, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 e della successiva legge di conversione che sanava le nomine dei dirigenti dell’Amministrazione dell’Agenzia delle Entrate, avvenute senza concorso pubblico, decisa dalla Corte Costituzionale con la Sentenza n.37, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 25 marzo 2015, pone il grave problema dell’illegalità degli atti emessi e della invalidità dei procedimenti amministrativi di cui questi soggetti sono stati responsabili.
La questione è semplice: occorre distinguere tra atti e procedimenti svolti fino al 2 marzo 2012, data in cui viene data una copertura legislativa a questi comportamenti, seppure con la norma poi dichiarata incostituzionale, ed atti compiuti e procedimenti svoltisi dopo tale legge.

Gli accertamenti effettuati, gli atti firmati ed i procedimenti sviluppatisi nel tempo, intercorso tra le nomine dei falsi dirigenti e l’entrata in vigore dei decreti legge dichiarati incostituzionali, sono radicalmente nulli e/o inesistenti e non soltanto annullabili.

Infatti, la nomina dei dirigenti, prima dell’adozione del decreto legge annullato dalla Corte Costituzionale, è avvenuta sul presupposto di un mero regolamento interno dell’Agenzia e nel più assoluto difetto di attribuzione e, quindi, in totale carenza di potere in astratto in quanto atti emessi da soggetti privi della rappresentanza dell’Amministrazione.
Quanto sopra perché, non solo il suddetto regolamento interno era contrario ad una legge (il D.lgs. 165/2001), ma vi era la totale assenza (fino al 2 marzo 2012) di alcuna norma positiva che, seppur successivamente dichiarata incostituzionale, desse loro, almeno inizialmente, una copertura di legittimità.
Quanto sopra si deduce da tutta la giurisprudenza amministrativa in materia e che ha fatto seguito alla celebre sentenza emessa dal Consiglio di Stato in adunanza plenaria, la n.8 del 1963.

L’inesistenza di tutti questi atti impedisce, quindi, che l’Agenzia possa utilizzarli come validi titoli per la riscossione o per qualsiasi altro fine: essi non esistono per l’ordinamento giuridico perché sono stati emessi in totale carenza di attribuzioni e qualsiasi atto esecutivo o pagamento avvenga, o sia avvenuto sul loro presupposto, lede un diritto soggettivo del contribuente che lo può fare valere davanti al Giudice ordinario come fatto illecito e senza i limiti di decadenza dell’impugnativa del singolo atto.
Viceversa, gli atti emessi dai Dirigenti illegittimi dal 2 marzo 2012 avevano una copertura normativa, seppure dichiarata poi incostituzionale, essi sopravvivono perciò autonomamente, nonostante la sentenza ma saranno comunque annullabili per effetto della declaratoria d’incostituzionalità della legge di copertura: tuttavia, a differenza di quelli del tutto inesistenti emessi fino al 2 marzo 2012, per questi ultimi, occorrerà rivolgersi nei termini ordinari ad un giudice tributario che dovrà dichiararne con sentenza l’illegittimità per cassarli dall’ordinamento.
Spetta quindi al Governo Italiano prendere atto di quanto dice il diritto, ed emettere direttive all’Agenzia perché tutti gli atti compiuti fino al 2 marzo 2012 non siano più utilizzati abusivamente come titoli esecutivi di nessun genere.


Avv. Paolo Aureli, Avv. Francesco Scifo, dott.ssa Maria Rosaria Randaccio

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Pubblichiamo la lettera dell'allevatore abruzzese vessato da Equitalia che denuncia i danni all'erario provocati dai falsi dirigenti.
Il sig. Rossi sottolinea che costoro dovrebbero risarcire agli italiani tutti i danni causati con i loro comportamenti illeciti e illegittimi degni di severissime sanzioni  pecuniarie e della perdita di stipendi e pensioni dirigenziali non dovute. Costoro sarebbero tenuti inoltre risarcire anche i danni morali (stress e depressione) causati a tutti coloro che sono stati rovinati da Equitalia, con l'invio di CARTELLE PAZZE.
 
Secondo quanto afferma la dott.ssa Maria Rosaria Randaccio "la cosa più assurda è che noi sardi risultiamo vessati due volte: la prima vessazione  è stata il particolare accanimento di Equitalia (illecito e illegittimo) contro i Sardi; la seconda perché è incostituzionale applicare alla Sardegna lo stesso regime fiscale (es. studi di settore) riservato alle altre Regioni Italiane che non soffrono dei nostri disagi come lo spopolamento o essere circondati da 450 km quadrati di Mar Mediterraneo. 
 
Applicare alla Sardegna lo stesso regime fiscale delle altre regioni italiane significa violare principi sacrosanti garantiti dalla Costituzione, come il principio di Uguaglianza e  della Ragionevolezza che vincolano il legislatore (Parlamento) nella emanazione delle leggi fiscali."
 
 
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Colpiti dalla sentenza della Corte Costituzionale centinaia di dirigenti nominati illegittimamente, alla testa delle agenzie delle Entrate, delle Dogane e del territorio. Essi rappresentano il cuore del Fisco italiano.
Questa storica Sentenza (in allegato) non è venuta a caso e neanche in modo improvviso, ma è frutto del duro lavoro e di tanto sangue amaro di un gruppo di ex Dirigenti, della Dirstat (Sindacato dei Dirigenti Pubblici) e, soprattutto, da anni di denunce della Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, ex Intendente di Finanza Aggiunto e Direttore della Commissione Tributaria Provinciale di Cagliari (Tribunale del Ministero delle Finanze).
Oggi gioiscono molti italiani. Ma è anche il momento di fermarsi e rivolgere una preghiera a quelle povere anime che - vessate da Equitalia - si sono tolte la vita.
La Sentenza di ieri lascia però aperto un interrogativo: quale sarà il destino degli atti posti in essere dai dirigenti illegittimamente nominati?
L'interpretazione più ovvia è che essi siano tutti nulli. Ce lo auguriamo.

 

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In relazione all'articolo apparso nel sito "La Legge per Tutti" il giorno 24.02.2015 dal titolo "Multe, tassa rifiuti e sulla casa: Equitalia e pignoramenti in bilico" vorremmo precisare che non è proprio cosi.

Secondo l'analisi della dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, ex Intendente di Finanza, "il giornalista non precisa una cosa importantissima che noi invece conosciamo molto bene, ossia che il titolo esecutivo delle cartelle esattoriali per poter essere incassate dall'Agente della Riscossione (Equitalia) si forma esclusivamente attraverso l'ISCRIZIONE A RUOLO DEL DEBITO TRIBUTARIO DA PARTE DEL DIRIGENTE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE assunto tramite pubblici concorsi indetti ai sensi dell'art.97 della Costituzione, e da tutte le leggi da me richiamate in un documento recentemente pubblicato (in allegato).

Il Governo sta affidando la riscossione dei tributi ai Comuni perché gli stessi (Comuni) si avvalgono ancora dei Segretari Comunali, i quali in quanto Dirigenti possono sottoscrivere il documento che attiva la esecutiva della riscossione attraverso la sottoscrizione del ruolo di riscossione da parte dell'Autorità fiscale competente.
Infatti i Segretari Comunali sono dei Dirigenti, in quanto la loro carriera era equiparata a quella dei Dirigenti del Ministero delle Finanze ai sensi dell'art. 25 e della Tabella di cui al D.P.R. n. 749/72, e sono stati restituiti ai ruoli dirigenziali in ottemperanza a quanto disposto dall'art. 17 comma 82 della Legge n.127/97, mentre all'interno del Ministero dell'Economia e Finanze non si è ancora provveduto a dare attuazione alla suddetta Legge n.127/97 che all'art. 17 comma 82 che aveva abrogato le due leggi in base alle quali i Dirigenti del Ministero delle Finanze assieme ai Segretari Comunali erano stati Illecitamente e illegittimamente retrocessi in carriera con il loro inquadramento nella 9° qualifica funzionale, ossia alla qualifica impiegatizia riservata dal D.L. n.9/86 convertito nella Legge n.78/86 al personale della ex carriera direttiva soppressa 45 anni fa dall'art. 147 del D.P.R. n. 1077/70.

Il Ministero delle Finanze dal 1990 ad oggi, dopo aver decapitato i propri dirigenti, ne ha riassunto una piccola parte (.....) solo ed esclusivamente attraverso concorsi riservati anziché pubblici, per cui tutti gli atti firmati da costoro non sono nulli o annullabili ma INESISTENTI!"

 

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Come spesso accade, quando non si riesce a fermare il cammino di una persona che gode di un forte consenso popolare, si ricorre alla pubblica calunnia e agli attacchi a livello personale. Nonostante l'invito espresso dalla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, presidente del Movimento Sardegna Zona Franca, ad un confronto pubblico con la sua accusatrice, quest'ultima persevera con la sua tattica distruttiva e ricorre ad un nuovo articolo di giornale per esprimere le sue accuse, mai menzionando alcun riferimento giuridico che contrasti quelli sottolineati dalla Randaccio nell'ultima comunicazione inviata all'Agenzia delle Entrate. 

La domanda sorge quindi spontanea: la dottoressa Rotondo vuole semplicemente distrarre il popolo dalle "questioni fiscali" e dalle "mancanze" in fatto di applicazione delle leggi vigenti o in realtà nasconde qualche scheletro nell'armadio?

La Dottoressa Maria Rosaria Randaccio, Intendente di Finanza in pensione, ancora una volta è costretta ad esercitare il diritto di replica per quanto pubblicato da La Nuova Sardegna in data 31 gennaio 2015. In detto articolo la direttrice dell'Agenzia delle Entrate di Cagliari, dott.ssa Rossella Rotondo, lancia nuovamente insinuazioni prive di fondamento  nei confronti della Randaccio, sottolineando che ella non ha mai ricoperto alcun ruolo al Ministero delle Finanze.

In attesa di un pubblico confronto, pubblichiamo interamente la replica della dott.ssa Randaccio e in allegato la copia dell'Encomio ricevuto dal Ministero delle Finanze nel 1987.

"Per diritto di replica alle fantasiose affermazioni della Dott.ssa Rotondo, direttore dell’Agenzia delle Entrate di Cagliari, che continua ad attaccarmi sul piano personale non potendolo fare sul piano giuridico, ribadisco l’invito ad un confronto in pubblico contradditorio.

In ogni caso se la Dott.ssa Rotondo vuole discutere sui documenti che dimostrano come la sottoscritta, con la qualifica di Capo Reparto del Lotto, si sia trovata collocata ai vertici della carriera degli Intendenti di Finanza di Cagliari, conseguendo straordinari risultati di efficienza documentati da un “Pubblico Encomio” conferitole dal Ministero delle Finanze, per le sue “non comuni capacità organizzative” (funzioni affidate esclusivamente ai Dirigenti), possiamo discutere anche della carriera della Rotondo, che la vede inquadrata nella Dirigenza grazie ad un concorso interno bandito in violazione dell’art. 97 della Costituzione, la stessa violazione che la accomuna ai condannati dal Tar del Lazio con la Sentenza n. 6884 del 1° agosto 2011, che ha dato ragione ai ricorsi proposti da “Dirpubblica”, ossia il sindacato che tutela le ragioni e i ruoli dei Dirigenti del Ministero delle Finanze, che furono salvaguardati dall’art. 83 del D.P.R. n. 287/92."

 

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Il Movimento Sardegna Zona Franca non demorde e - dopo il comunicato di ieri del vice presidente, avv.Francesco Scifo, che citava il pronunciamento del Commissario Europeo Algirdas Semeta relativo all'applicazione della legge sull'Iva nei territori zona franca, in attesa del confronto pubblico che il Movimento chiede a gran voce, oggi rilancia con uno scritto della dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, che pubblichiamo interamente qui sotto.

"La risposta univoca data ai nostri Interpelli sulla Zona Franca, da parte dell’Agenzia delle Entrate, oltre che essere azzardata, denota una enorme impreparazione di fondo non solo su tutta la normativa fiscale Italiana, ma soprattutto su quella Comunitaria direttamente applicabile allo Stato Italiano.
Risposta che ci fa capire quanta pigrizia e quanta impreparazione alberghi nella mente di coloro che l’hanno sottoscritta su una materia che dovrebbero conoscere molto bene se fossero dei Veri Dirigenti, che hanno conseguito legalmente quel posto e quell’incarico e non invece dirigenti divenuti tali tramite incarichi fiduciari o attraverso concorsi interni, ossia quei concorsi che ai sensi del DPR n.287/92 (art. 83) e della Legge n.127/97 (art. 17 comma 82) non potevano venire banditi fintanto che non fossero stati restituiti ai ruoli di legittima appartenenza i Dirigenti della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal DPR n.748/72, le cui qualifiche dirigenziali erano state individuate nel D.M. 28 dicembre 1972 del Ministero delle Finanza pubblicato nella G.U. 11 sett. 1973 n. 234; restituzione prevista dall’ art. 17 comma 82 della succitata Legge n.127/97, che aveva abrogato le norme in base alle quali tutti i Dirigenti in servizio erano stati illecitamente e illegittimamente retrocessi di carriera e di categoria con il loro inquadramento nella 9° qualifica funzionale. Circostanza portata alla luce dalla Sentenza del Tar del Lazio n. 6884 del 1° agosto 2011.
Se fossero stati dei Veri Dirigenti, prima di azzardare interpretazioni assolutamente personali, avrebbero approfittato dell’occasione per andare a consultare la normativa Europea, Italiana e Regionale, appositamente richiamata nei nostri Interpelli ed avrebbero potuto apprendere che il D.lgs. n.75/98 non solo sta dando attuazione a quanto previsto all’art. 12 del nostro Statuto Sardo (che aveva previsto l’istituzione di “Punti Franchi" su tutto il territorio dell’Isola della Sardegna), ma avrebbero scoperto che i suddetti “Punti Franchi” si sono trasformati in “Zone Franche” secondo le modalità attuative previste dai Codici Doganali Comunitari approvati con i Regolamenti n. 2913/92 e n.2454/93; regolamenti che essendo richiamati nello stesso D.lgs. n.75/98, si applicano direttamente alle zone franche della Sardegna, essendo parte integrante dello stesso decreto.


Inoltre, se questi signori fossero stati dei Veri Dirigenti, avrebbero sentito la necessità di andare a studiare tutti gli articoli dei succitati regolamenti che riguardano le Zone Franche, ed avrebbero cosi appreso che ad esempio, l’art. 166 del Regolamento n.2913/92 definisce le zone franche come “parti del territorio doganale della Comunità Europea, situate in tale territorio, ma separate dal resto di essa”, ed avrebbero appreso che si trattava della stessa definizione giuridica contenuta all’art. 2 del DPR n.43/73, ossia il Codice Doganale Italiano ancora in vigore.
E avrebbero anche appreso che i suddetti Regolamenti (n. 2913/92 e n. 2454/93) avevano a loro volta recepito (richiamandoli appositamente), altrettanti regolamenti comunitari sulle Zone Franche, come ad esempio il Regolamento CEE n.2504/88 che a sua volta aveva recepito la Direttiva del Consiglio n.69/75/CEE del 4 marzo 1979 intitolata “Armonizzazione delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative riguardanti il regime delle zone franche“.
Direttiva che all’art. 1 comma 2 fornisce la definizione giuridica di che cosa si debba intendere per territorio dichiarato Zona Franca, definito come: “ogni territorio dove le merci che si trovano nell’ambito di detto territorio, si considerano come non trovantisi nel territorio doganale della Comunità agli effetti dell’applicazione di qualsiasi tassa o misura di effetto equivalente “; Direttiva che sempre all’art. 2, ma al comma 3, precisa che la stessa Direttiva (n.69/75/CEE) si applica ai territori Comunitari che sono individuati nella apposita Tabella riportata in calce alla stessa Direttiva, nella quale vengono identificati, nazione per nazione, non solo quali siano i territori Europei dichiarati zona franca, ma anche le leggi dei singoli Stati in base alle quali i suddetti territori sono dichiarati Zona Franca Extradogale.
Tabella che per l’Italia individua come Zone Franche i “ Punti Franchi” istituiti dall’art. 1 della Legge Doganale Italiana n. 1424/1940, ossia la legge che aveva dichiarato i “Punti Franchi” come territori extradoganali come quelli che di lì a qualche anno sarebbero stati istituiti in Sardegna ai sensi dell’art. 12 della Legge Costituzionale n. 3/1948.

Ma non basta! Il legislatore Europeo non contento di quanto precisato nel titolo della Direttiva (n.69/75/CEE), all’art.4 fa una ulteriore importante precisazione, ossia che: “le merci introdotte nelle zone franche non possono essere immesse in consumo in condizioni diverse da quelle applicabili nelle altre parti del territorio dello Stato in cui è situata la zona franca considerata”, il che significa che il regime della zona franca al consumo prevista per il territorio di Livigno poteva applicarsi da almeno 25 anni anche a tutto il territorio della Sardegna, dopo che l’art. 9 della Legge n.86/1989 aveva previsto che le Regioni a Statuto Speciale nelle materie di competenza esclusiva, potessero dare immediata attuazione alle Direttive Comunitarie, diritto confermato dal Regolamento CEE n.1604/92 del Consiglio del 15.06.92 e dal Regolamento n.489/2004 del 16.03.2004!"

 

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COME PUÒ L’AGENZIA DELLE ENTRATE PRETENDERE LA CORRETTEZZA TRIBUTARIA DAI CONTRIBUENTI QUANDO LEI STESSA, AL SUO INTERNO, NON RISPETTA LE LEGGI DELLO STATO?

Il Tar del Lazio con Sentenza n.7636 del 30/09/2011 ha annullato un “concorso interno” indetto con Provvedimento n.146687/2010 del 29.10.2010 sottoscritto dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate del Ministero dell’Economia e Finanze, indetto per la selezione di 175 Dirigenti di seconda fascia, le motivazioni dell’annullamento del suddetto concorso interno le troviamo confermate anche nella Sentenza n. 6884 del 01.08.2012 del Tar del Lazio, che ha verificato come, nelle Agenzie delle Entrate di tutta Italia, su un organico di 1200 Dirigenti, circa 800 incarichi sono ricoperti da “Dirigenti Fasulli”, in quanto conferiti a semplici impiegati, tali privi del titolo che li legittima a ricoprire quel posto e quindi a sottoscrivere validamente gli atti di accertamento ed iscrizione a ruolo dei tributi che l’Agenzia delle Entrate ritiene evasi, incarico dirigenziale, che a termini di legge si ritiene che sia due volte nullo ab origine in quanto:


1) conferito/sottoscritto da altrettanto Semplice Impiegato (che non aveva titolo giuridico conquistato attraverso un pubblico concorso indetto per coprire posti dirigenziali vacanti negli organici dirigenziali del Ministero delle Finanze);
2) conferito ad altrettanto semplice impiegato che non poteva ottenere l’incarico senza aver superato regolare concorso pubblico, indetto ai sensi dell’art. 97 della Costituzione.
Infatti anche coloro che sono stati posti ai vertici degli uffici centrali del Ministero dell’Economia e delle Finanze – dal 1990 in poi - hanno esercitato abusivamente il potere che consente all’Autorità Finanziaria di conferire legalmente incarichi dirigenziali, essendo costoro dei semplici impiegati inquadrati nella 9° qualifica funzionale, vincitori di concorsi interni ( a 999, 162, 163 posti) che ai sensi dell’art. 97 della Costituzione, non potevano venire banditi fintanto che non fossero stati restituiti ai ruoli dirigenziali di legittima appartenenza i Dirigenti della Carriera direttiva ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72, cosi come precisato dall’art. 20 del D.lgs. n.29/1993, dall’art. 20 della Legge n.488/99 e dallo stesso Ministero delle Finanze con la nota Prot. n. 87894 del 13.09.2000 (allegata), dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione Pubblica con Circolare n.2/2000 Protocollo n.4782/2000 del 10.02.2000 esplicativa dell’art. 20 della Legge n.488/1999, concorsi interni che ai sensi della normativa succitata, non conferiscono titolo giuridico idoneo alla qualifica/categoria di Dirigente come individuata dall’art.2095 del codice civile e nella tabella allegata al R.D. 100/1937.
Concorsi che per giunta, non potevano neanche venire banditi come precisato dall’art.17 della Legge n.127/97, legge che al comma 81 conferma l’equiparazione dei Segretari Comunali ai Dirigenti dello Stato, prevedendo anche per costoro la istituzione di apposito “Albo” equivalente all’Albo dei Dirigenti pubblici di cui all’art.23 del D.lgs. n.29/1993, trasformato in “Ruolo Unico” dall’art.1 del D.P.R. n.150/1999; legge (127\1997) che all’art. 17 comma 82 ultimo periodo, si fa carico – tra l’altro – di abrogare le norme (D.P.R. n.44/90 e D.L. n.344/90 e Legge n.21/91) in base alle quali i Dirigenti (Veri) del Ministero delle Finanze assieme ai Segretari Comunali sono stati Retrocessi in Carriera con il loro inquadramento nella 9° qualifica Funzionale; inquadramento/retrocessione attuata attraverso una erronea e pretestuosa interpretazione del D.P.R. n.44/90 e dal D.L. n.344/90 convertito in Legge n.21/91, leggi che come detto sono state abrogate dalla Legge n.127/\97 (Bassanini 2) che aveva anche disposto la contestuale restituzione di tutti i Dirigenti di tutte le Pubbliche Amministrazioni, compresi i dipendenti delle Regioni a Statuto Speciale, e quindi di tutti i Dirigenti del Ministero delle Finanze e dei Segretari Comunali equiparati ai suddetti Dirigenti dall’art. 25 e tabella D allegata al D.P.R. n.749/1972, ai Ruoli Dirigenziali di legittima appartenenza.

La questione attualmente pende davanti alla Corte Costituzionale dopo che il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, con Sentenza non definitiva n.5451 depositata il 18.11.2013, ha chiesto alla suddetta Corte che si pronunci sulla violazione o meno dei principi Costituzionali da parte del Decreto Legge n.16/2012 convertito nella Legge n.44/2012 che all’art. 8 comma 24, ha fatto salvi gli attuali incarichi dirigenziali conferiti a semplici impiegati, nelle more dell’espletamento di nuove procedure concorsuali.
Il Consiglio di Stato nella richiesta di pronunciamento da parte della Corte Costituzionale ha richiamato le numerose sentenze in base alle quali la suddetta Corte, ha costantemente affermato la prevalenza dei principi costituzionali fissati dall’art. 97 della Costituzione sulle leggi ordinarie, che pretendono di disattenderli (ovviamente) in violazione anche delle norme sulla gerarchia delle fonti del Diritto.

I Dirigenti del Ministero delle Finanze (defenestrati) erano stati regolarmente assunti tramite pubblici concorsi indetti ai sensi dell’art. 97 della Costituzione, nei Ruoli dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72, concorsi regolarmente banditi ai sensi e con le modalità previste dalla Legge n.397/1975, dal D.L. n.283/81 convertito nella Legge n.432/1981, e nella tabella annessa al R.D. n.100/1937, assunzione di Dirigenti che si era regolarmente realizzata con le seguenti modalità :

1)Inquadramento in prova (6 mesi) con le modalità previste dall’ art.10 della Legge n.397/75, dove si disponeva che le graduatorie dei vincitori dei concorsi, una volta approvate con la firma del Ministro competente, dovessero risultare immediatamente operative;
2) Inquadramento in Ruolo con le modalità previste dall’art.5 del D.P.R. n.246/48, dall’art.2 della Legge n.32/66 dell’art.11 del D.P.R. n.593/72 dell’art. 56 della Legge n.590\82, art. 2995 c.c.

I suddetti Dirigenti del Ministero delle Finanze, appartenevano ad una carriera nella quale si avanzava nelle varie qualifiche individuate dal D.M. del 28 Dicembre 1972 (G.U. n. 234 dell’11 settembre 1973) attraverso i giudizi annuali di “non demerito” e tramite determinate permanenze nelle varie qualifiche della stessa (carriera), dopo che la Legge n.249/68 e la Legge n.775/70 avevano eliminato gli “esami di avanzamento in carriera”, modalità di progressione in carriera “per anzianita di servizio” previste dall’art.98 della Costituzione e confermate anche dalle Sentenze Corte Costituzionale: Sentenza n.521 del 26.11.1987–17.12.1987, e Sentenza n.228/97.

Le suddette modalità di progressione in carriera (per anzianità di servizio) sono state previste dal D.P.R. n.748/72, e confermate successivamente dalla Legge n.301/1984, legge che oltre ad abrogare l’art. 22 del D.P.R. n.748/72, aveva ribadito che “i corsi di formazione Dirigenziale” previsti all’art. 22 del D.P.R. n.748/72 , erano riservati esclusivamente al personale della ex Carriera Direttiva Speciale, ossia a coloro che erano risultati vincitori di un pubblico concorso indetto (anteriormente al 1970) per coprire posti vacanti nei ruoli “ impiegatizi” della ex Carriera Direttiva Speciale soppressa dall’art. 147 del D.P.R. n.1077/70, personale quest’ultimo (Ex Carriera Direttiva) a cui il legislatore aveva riservato l’inquadramento nella 9° qualifica funzionale appositamente istituita per costoro, dal D.L. n. 9/1986 convertito nella Legge n.78/1986. Diritto all’inquadramento nella 9° qualifica Funzionale, riservato esclusivamente al SOLO personale Impiegatizio della Ex Carriera Direttiva speciale (soppressa dall’art. 147 del D.P.R. n.1077/70) diritto all’inquadramento confermato dal D.P.R. n.44/90 (art.20) dove si ribadiva quanto già previsto dall’art.1 della Legge n.312/80, ossia che “dall’inquadramento nelle qualifiche funzionali e dai relativi profili professionali (compresa la 9° qualifica istituita dal D.P.R. n.44/90)”, dovesse restare escluso assieme al personale inquadrato nei ruoli dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria di cui al D.P.R. n.748/72, anche il personale proveniente dalla ex carriera direttiva Speciale (soppressa dall’art. 147 del D.P.R. n.1077/70), che avesse già ottenuto (per anzianità di servizio) l’inquadramento nei Ruoli ad Esaurimento della stessa Carriera Direttiva Speciale, ruoli questi ultimi (Ruoli ad Esaurimento), che l’art. 60 ultimo comma del D.P.R. n.748/72 definiva: “gerarchicamente inferiori” a quelli del personale inquadrato nei ruoli dirigenziali della Carriera Direttiva ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72 (art. 76), a partire (ovviamente) dalla qualifica iniziale di Consigliere e di Vice Direttore, qualifica ottenuta con il primo inquadramento in ruolo, successivo al periodo di prova, presso gli Uffici Finanziari di destinazione.

(Sillogismo: se dall’inquadramento nella 9° q.f. era stato escluso il personale dei R.E., ovviamente e a maggior ragione, dallo stesso inquadramento nella 9° qualifica doveva restare escluso il personale che si trovava in posizione gerarchicamente superiore a quella del R.E. cosi come precisato dall’art. 60 ultimo comma del D.P.R. n.748/72).
Invece, in violazione delle succitate norme, il Ministero dell’Economia e Finanze, con provvedimenti illeciti, illegittimi, e quindi - nulli ab origine - in quanto emanati ai sensi di una normativa successivamente “ABROGATA“ , provvedimenti fatti sottoscrivere “maliziosamente” a dei semplici impiegati che non avevano titolo a rendere validi i suddetti provvedimenti, nel 1990, ha attuato un vero e proprio “ Colpo di Stato” retrocedendo in Carriera tutti i Suoi Dirigenti in servizio a seguito di una (poco credibile) errata interpretazione:
1) del D.P.R. n.44/90 art.22 comma 2
2) del D.L. n.344/90 convertito nella Legge n.21/91 (art. 15), dirigenti che avevano mandato avanti e fatto funzionare egregiamente fino ad allora, l’apparato Burocratico del Ministero delle Finanze, in quanto titolari degli incarichi e delle mansioni dirigenziali conferite loro, in ottemperanza a quanto previsto dal D.P.R. n.748/1972 (art. da 1 a 15) incarichi confermati negli ordini di servizio dei vari uffici finanziari.

Inquadramento nella 9° qualifica funzionale (e successive modifiche), che aveva riguardato assieme a quello dei Dirigenti del Ministero delle Finanze anche i quello dei Segretari Comunali, inquadramenti successivamente abrogati per entrambe le due Categorie (di Dirigenti) dalla Legge Bassanini 2, ossia la Legge n.127/97 (art. 17 comma 22, 81, 82 e 137) dove si prevedeva che i Segretari Comunali, vittime anche loro dell’errata interpretazione dei suddetti decreti (D.P.R. n.44/90 e D.L. n.344/90) dovessero venire restituiti d’ufficio ai ruoli dirigenziali di legittima appartenenza, restituzione che a termini della suddetta Legge n.127/97, doveva estendersi a tutti i Dirigenti della Pubblica Amministrazione, restituzione ai ruoli dirigenziali di legittima appartenenza, che doveva realizzarsi con la salvaguardie delle professionalità acquisite nel precedente ordinamento, compreso il diritto a veder ricostruita la propria carriera ai sensi del succitato art.17 comma 81 della Legge n.127/97, legge che al comma 22, 81, 82 e 137 estendeva i suddetti principi e disposizioni ai Dirigenti in servizio presso il Ministero dell’Economia e Finanze in quanto (per giunta) entrambe le Carriere risultavano equiparate tra loro:


- dal D.P.R. n.749/72 (art. 25 comma 25 e tabella D allegata allo stesso decreto
- dall’art.11/bis del D.L. n.283/81 convertito nella Legge n.432/81,
- dalla Legge n.72/85 (art. 2)
- dall’art. 2 comma 4 e 5 del D.lgs. n.29/93
- Legge n.127/97 art. 17 comma 22, comma 81, comma 82 e 137
- dall’art.1 della Legge n.334/97
- dall’art.23 bis del D.lgs. n.165/01
- dall’art.7 comma. 2 del D.lgs. n.145/02
- D.lgs. n.267/2000 art.101 comma 4/bis
- Legge n.69/2009 art. 21 comma 1 e 1/bis
- Legge n.296/06 art.1 comma 578 che dando una interpretazione autentica al’art. 23 bis del D.lgs. n.165/01, faceva salve le anzianità di servizio dei Dirigenti e dei Segretari Comunali, le cui carriere erano tra loro equiparate, e quindi nel rispetto del “principio di non discrimine” di cui al D.lgs. n.216/2003, decreto emanato in attuazione della Direttiva Comunitaria n.2000/78/CE, dell’art.14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo CEDU e dell’art. 21 della Carta di Nizza.


Per cui al suddetto personale competeva non solo la restituzione d’ufficio ai propri ruoli dirigenziali dei Dirigenti vincitori di un pubblico concorso indetto per coprire posti vacanti nei ruoli dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72 e ristrutturata da D.lgs. n.29/93 attualmente confluito nel D.lgs. n.165/01, ma anche la ricostruzione della carriera, attuata con la ricongiunzione a domanda, dei periodi contributivi ai sensi della Legge n.29/1979 e della Legge n.296/06 art.1 comma 578, nel quale (comma 578) si prevede anche l’esecuzione dei giudicati nel frattempo formati per tutte le altre categorie di dirigenti richiamate nello stesso comma 578 dell’art.1 della Legge n.296/06, categorie tra cui risultano compresi ovviamente, i Dirigenti del Ministero dell’Economia e Finanze, tutelati questa volta da una legge di livello costituzionale come la legge finanziaria del 2007.
L’imprescrittibilità dei suddetti diritti dei Dirigenti del Ministero dell’Economia e Finanze alla restituzione d’ufficio nei ruoli Dirigenziali di legittima appartenenza, al risarcimento del danno e l’aggiornamento del trattamento economico di lavoro e del trattamento pensionistico, risultano confermati oltre che dall’art.2113 c.c. e dall’art. 31 del D.P.R. n.3/1957 anche dalle seguenti Sentenze della Corte di Cassazione a S.U. n.10995 del 25.07.2002, Corte di Cassazione n.14998 del 3.07.2007, Corte di Cassazione Civile Sez. Lavoro n.224 del 9.01.2001, dove si prevede che l’anzianità di servizio del lavoratore rappresenta la dimensione temporale del rapporto di lavoro, e pertanto costituendo il presupposto di alcuni specifici diritti, come quelli all’indennità di anzianità al risarcimento per omissione contributiva, va considerata non come uno “STATUS” né un autonomo diritto, ma come un “FATTO GIURIDICO” e come tale non soggetto né a prescrizione né a decadenza ai sensi dell’artt. 2934, 2946, 2948 c.c.
Per quanto sopra esposto, appare evidente che fintanto che non si provvederà alla restituzione dei dirigenti ai ruoli di legittima appartenenza, il Ministero dell’Economia e Finanze non poteva e non potrà BANDIRE LECITAMENTE nessun Concorso – NEANCHE INTERNO - per coprire i posti resi illegittimamente e illecitamente vacanti dalla retrocessione in carriera (attuata con l’inquadramento degli stessi nella 9° q.f. e successive modifiche) dei Dirigenti assunti nei ruoli dirigenziali della Carriera Direttiva ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72 che ai sensi dell’art. 15, fino al 1990 avevano firmato tutti gli atti riservati all’Autorità Finanziaria, come individuata anche dal D.P.R. n.858/63 dall’art.51 del D.P.R. n.633/72 dall’art.12 del D.P.R. n.602/73.


La conferma della nostra tesi è data dall’art.20 della Legge n.488/99, ultimo periodo, che nell’apportare modifiche all’art.39 della Legge n.449/97 (articolo che era già stato modificato dall’art. 22 comma 1 della Legge n.448/98) conferma che “non si possa procedere ad indire nuovi concorsi durante il periodo di vigenza di graduatorie di concorsi già espletati per il reclutamento di personale con qualifica dirigenziale presso le amministrazioni pubbliche di cui all’art. 1 comma 2 del D.lgs. n.29/93”.
E come sappiamo, le graduatorie formate a seguito dell’espletamento dei concorsi che videro i Dirigenti del Ministero delle Finanze, vincitori di pubblici concorsi, indetti per coprire posti vacanti nei ruoli Dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria al momento dell’emanazione delle suddette leggi (art. 20 Legge n.488/99 che modifica art. 39 della Legge n.449/97) risultavano VUOTE ossia SVUOTATE dopo la RETROCESSIONE IN CARRIERA DEI DIRIGENTI DEL MINISTERO DELLE FINANZE, retrocessione attuata con un ILLECITO E ILLEGITTIMO inquadramento nella NONA QUALIFICA FUNZIONALE e successive modifiche!
Infine e per concludere sarebbe il caso di rammentare al giudice che dovrà pronunciarsi che in base al “Principio di non discrimine” chiamato anche “Principio di Uguaglianza” situazioni simili devono essere trattate in modo uguale, cosi come sancito dall’art.14 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) e dell’art. 21 della Carta di Nizza, principi confermati anche nella Direttiva Comunitaria n.2000/78/CE e recepiti nel D.lgs. n.216/2003.
E che i Segretari Comunali fossero equiparati ai Dirigenti del Ministero delle Finanze viene confermato (ex multis) dalla stessa Legge Bassanini 2, all’art. 17 comma 22, 81,82 e 137 della Legge n.127/97 (Bassanini 2), dove si prevede anche la “Restituzione d’Ufficio” dei Segretari Comunali ai Ruoli Dirigenziali di legittima appartenenza .
Il Consiglio di Stato con Sentenza n.3812 del 27 giugno 2012 ha affermato che il cittadino raggiunto dalla notifica di un atto di accertamento tributario ha diritto d’accesso agli atti attestanti la validità della Iscrizione a Ruolo del tributo che lo riguarda, validitàa che può dirsi comprovata dalla sottoscrizione del suddetto Ruolo “Esclusivamente” da parte dell’Autorità Finanziaria, come previsto (secondo la D.P.R. n.633/72 art.51, D.P.R. n.602/73 art. 12 e 43, ossia del “Dirigente Assunto Esclusivamente Attraverso Pubblico Concorso “o di altro impiegato della Carriera Direttiva da lui delegato, sempre nel rispetto dei principi sanciti dall’art. 97 della Costituzione.
Come accertato dal Tar del Lazio con la Sentenza n. 6884 del 1° agosto 2011, ( sentenza confermata dal Consiglio di Stato) nelle Agenzie Fiscali sparse su tutto il territorio Italiano su un organico di 1200 Dirigenti, circa 800 posti sarebbero ricoperti da semplici impiegati con la cosi detta “ Dirigenza Fiduciaria” .
Ma come sappiamo, e come possiamo dimostrare, anche i 400 Dirigenti individuati come “Buoni” dalla suddetta Sentenza del Tar del Lazio n.6884 del 1° agosto 2011, sono invece dei semplici impiegati inquadrati nella 9° Qualifica Funzionale, che sono diventati Dirigenti tramite un “Concorso Interno” che (come detto) non poteva venire bandito ai sensi dell’art. 20 della Legge n.488/99, di conseguenza sono NULLI (anzi inesistenti) tutti gli atti sottoscritti da tutti i Dirigenti del Ministero delle Finanze a cui in questi ultimi 15 anni, sono stati conferiti incarichi Dirigenziali senza la preventiva RESTITUZIONE D’UFFICIO AI PROPRI RUOLI DIRIGENZIALI dei Dirigenti inquadrati nei Ruoli Dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72, carriera salvaguardata dall’art.2 comma 4 del D.lgs. n.29/1993, attualmente confluita nel D.lgs. n.165/01.
Cosi come sono Nulle tutte le iscrizioni a ruolo sottoscritte da chi non poteva risultare vincitore di un concorso che non poteva venire bandito.

Maria Rosaria Randaccio

Pubblicato in News Sardegna

Ai tanti che mi telefonano e scrivono chiedendo il mio parere sull’intervento del Prof. Augusto Fantozzi al Convegno di Sarroch del 28 giugno u.s. rispondo quanto segue. 

L’Esimio Professore non conosce (per sua fortuna, avendo ben altro e di meglio da fare!) l’intricata materia fiscale sulle ispezioni e le verifiche necessarie all’accertamento e la riscossione dei tributi nelle zone franche, nonché le modalità con le quali si devono gestire le operazioni relative all’autorizzazione dell’installazione dei Depositi Franchi, le modalità di custodia dei luoghi adibiti all’esercizio di attività produttive e commerciali, le procedure amministrative necessarie alla esportazione delle merci comunitarie, le operazioni di accertamento dell’affidabilità del richiedente l’installazione di un deposito e le rispettive autorizzazioni delegate da specifiche norme (emanate in attuazione di direttive comunitarie) in parte all’Agenzia delle Entrate ed in parte all’Agenzia delle Dogane, le norme di sostegno all’internazionalizzazione delle imprese nelle zone franche.

Infatti la suddetta intricata materia è devoluta alla conoscenza esclusiva dei Dirigenti del Ministero dell’Economia e Finanze, trattandosi di leggi che non si studiano neanche nelle Facoltà Universitarie dedicate alla materia fiscale. Ovviamente si tratta di coloro (Dirigenti) che sono stati inquadrati nei ruoli dirigenziali, ossia i Dirigenti assunti tramite pubblico concorso, indetto ai sensi dell’art. 97 della Costituzione, del D.P.R. n.1079/70 (art.1 e 18), della Legge n.397/75 (1,10,14), della Legge n.312/80 (art. 1 e 30) della Legge n.590/82 (art. 56) e della Legge n.127/97 (art. 17 comma 82 e 137); dove quest’ultima legge (Bassanini 2) prevede non solo l’abrogazione delle norme in base alle quali i suddetti Dirigenti erano stati illecitamente e illegittimamente retrocessi in carriera con il loro inquadramento nella 9° qualifica funzionale, ma anche il divieto assoluto di bandire altri concorsi – sia Concorsi Interni che Concorsi Pubblici - atti a coprire i posti forzatamente lasciati liberi (leggi scippati!) ai Veri Dirigenti retrocessi in carriera.
Decapitazione dei veri dirigenti realizzata con una attività delittuosa, che ha causato, e sta ancora causando un immenso danno all’Erario e alla buona immagine che dovrebbe dare l’Erario, danno su cui la Magistratura Ordinaria e Contabile (nonostante ne sia stata dettagliatamente informata) ancora oggi si rifiuta persino di indagare! Perché - come precisato nei nostri innumerevoli incontri, l’attuale Dirigente delle Dogane di Cagliari, (e si presume anche tutti gli altri dirigenti delle altre Dogane della Sardegna) sono dei semplici impiegati che non sono tenuti ad avere le conoscenze e le competenze giuridico fiscali dei veri dirigenti, per cui chiediamo al Presidente della Regione Sardegna che si faccia parte diligente presso il Ministro delle Finanze (informandone contestualmente anche la Magistratura Ordinaria e Contabile), perché venga nominato un vero Dirigente presso tutte le Dogane della Sardegna, che ovviamente possieda competenze adeguate per far finalmente decollare tutta la Sardegna come zona franca extradoganale, non solo sui porti e nelle zone industriali ma anche al consumo, con le modalità previste dall’art. 12 dello Statuto Sardo approvato con Legge Costituzionale n. 3/1948, dall’art. 92 (attuale 87) e 234 del Trattato di Roma del 1957, della Legge n.1438/48, dal D.L. n.1351/64 convertito nella Legge n.28/65 , dalla Legge n.28/97, che in combinato disposto con l’art.2 della Direttiva n.95/7/Ce del Parlamento e del Consiglio prevede che possano effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’Iva e delle Accise i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84, ossia l’articolo (art. 1) che nell’apportare modifiche all’art. 8 del D.P.R. n. 633/72 precisa che “i soggetti residenti nei territori dichiarati zona franca, qualora intendano effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’Iva ai sensi dell’art. 8 comma 1 lett. c) del D.P.R. n. 633/72 (ossia con l’Iva non imponibile), devono presentare all’Agenzia delle Entrate apposita Dichiarazione D’intento.
Diritto alla zona franca al consumo da ultimo confermato dal D.lgs. n.75/98 che ha dato attuazione all’art. 12 dello Statuto Sardo ed a quanto previsto dalla Direttiva n. 77/388/CEE del 17.05.1977 (art. 1), Direttiva n.91/680/CEE del Consiglio del 16.12.1991, della Direttiva n.69/75/CEE del Consiglio, dalla Direttiva n.2006/112/Ce del Consiglio del 28.11.2006.

Maria Rosaria Randaccio

 

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