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"Insieme ai politici del PD, i peggiori nemici dell’utilizzo delle Franchigie Fiscali da parte dei residenti in Sardegna, dichiarata Zona Franca dal D.lgs. n. 75/98 (tutt’ora in vigore), sono i Commercialisti!" queste le durissime parole della dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, ex Intendente di Finanza e conosciutissima fiscalista, la quale ci spiega che la Sardegna sarebbe già operativa da tempo - almeno per quanto riguarda le aziende - se non fosse per la maggioranza dei commercialisti che negano ai propri clienti l'invio dei documenti per entrare in regime di zona franca.

E la Randaccio continua: "Appare incomprensibile e privo di supporto giuridico il loro rifiuto ad applicare quanto previsto nei due Regolamenti Comunitari (n. 2913/92 e n. 2494/93) appositamente richiamati nel suddetto D.lgs. n. 75/98, e in particolare il loro rifiuto a rispettare anche quanto previsto dagli artt. da 166 a 182 del Regolamento n. 2913/92, articoli nei quali vengono disciplinate le zone franche della Comunità Europea, e quindi dell’Italia, che di tale comunità fa parte ai sensi del Trattato di Roma.
Rifiuto al rispetto di quanto previsto dall’art. 128 del suddetto Regolamento n. 2913/92 dove si prevede che “si possa chiedere il rimborso o lo sgravio dai dazi all’importazione qualora si dimostri che le merci d’importazione sono stati introdotti in una zona franca o in un deposito franco”
Il suddetto rifiuto viola principalmente le regole sulla tutela della concorrenza e del libero mercato di cui agli artt. da 101 a 115 del Trattato di Roma, ratificato dalla Legge n.1203/57, dove si prevede che sono vietati nei rapporti commerciali condizioni dissimili per prestazioni equivalenti, e - all’art. 107 - si prevede che non sono considerati aiuti di stato gli aiuti destinati a favorire lo sviluppo economico delle regioni ove il tenore di vita sia anormalmente basso, oppure si abbia una grave forma di sottoccupazione, nonché gli aiuti rivolti a consentire lo sviluppo delle isole ultraperiferiche di cui all’art. 349, e che ai sensi dell’art. 105, e la Commissione è tenuta a vigilare e applicare le procedure di infrazione qualora non vengano rispettati i principi fissati dagli artt. 101 e 102 del suddetto Trattato.

Comportamento ulteriormente incomprensibile dal momento che la suddetta normativa sulla gestione delle zone franche risulta confermata dall’art. 10 del Regolamento sulla semplificazione degli adempimenti tributari, approvato con D.P.R. n. 435/2001, nel quale si prevede che i contribuenti che si avvalgono della facoltà di acquistare o importare beni e servizi senza il pagamento dell’Iva - ai sensi dell’art. 1 del D.L. n. 746/83 convertito nella Legge n.17/84 (perché residenti in territori extradoganali) - devono trasmettere all’Agenzia delle Entrate la “Dichiarazione di Intento”, avvalendosi delle modalità previste dall’art. 8 del D.P.R. n. 633/72, prima di emettere le fatture con le modalità previste dalla Legge n.28/1997, quest’ultima emanata in attuazione della Direttiva n. 95/7/CE in materia d’imposta sul valore aggiunto (IVA) dove vengono apportate importanti modifiche ed integrazioni al D.P.R. n. 633/72 nonché al D.L. n.331/93, convertito nella Legge n. 427/93.
Legge n. 28/1997 con la quale è stato introdotto l’art. 38 quater al D.P.R. n. 633/72, intitolato “Sgravio dell’imposta per i soggetti domiciliati e residenti fuori della Comunità Europea”.

Tale comportamento è sempre più assurdo dopo la modifica apportata all’art. 68 dal comma 3 bis del D.lgs. n. 546/92, decreto che disciplina il “Processo Tributario” dove al comma 3 bis si prevede che - in pendenza di processo - il rimborso dell’IVA riscossa all’importazione resta disciplinato dal Regolamento CEE n. 2913/92 come modificato dal Regolamento n.952/2013 e dalle altre disposizioni dell’Unione Europea in materia.
Regolamento n.952/2013 ai sensi del quale è stata emanata la Circolare esplicativa dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli n. 8/D del 19.04.2016, che a pagina 4 conferma il principio di preminenza del diritto dell’Unione Europea rispetto al diritto degli Stati membri, preminenza che deve essere rispettata sia dai Commercialisti che dalle Commissioni Tributarie ai sensi dell’art. 1 della Legge n.131/2003, dell’art. 6 del D.lgs. n.159/2015 dove si prevede che la riscossione delle imposte è sospesa qualora la violazione sia la conseguenza della condotta illecita penalmente rilevante tenuta da parte dei Commercialisti, Avvocati, Tributaristi, ecc., e che ai sensi dell’art. 2 della Legge n. 18/2015 può agire contro lo Stato e ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, chi ha subito un danno ingiusto per effetto di una sentenza pronunciata dal magistrato con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni, e che costituisce colpa grave per il magistrato la violazione manifesta della legge nonché del diritto dell’Unione Europea."

Ciò che i residenti in Sardegna, in particolare le imprese con sede fiscale nell'isola, devono capire è che per entrare in regime di zona franca è necessario soltanto inviare la Dichiarazione d'intento e che tale documento può essere inviato telematicamente da un consulente/commercialista che voglia fare gli interessi dei propri clienti e non perpetrare lo stato di ignoranza e di illecità che purtroppo grava sulle aziende e sui contribuenti, pena la condanna al risarcimento dei danni per gli errori commessi nelle dichiarazioni dei redditi effettuate fino ad ora.

E' necessario ricordare ai Magistrati che la legge è uguale per tutta la Comunità europea, compreso quella fiscale (CEE), e che l'art.2 della Legge n.18/2015 prevede che costituisca colpa grave la violazione manifesta della legge nonché del diritto dell'Unione Europea.

 

 

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E’ durissima la risposta della dott.ssa Maria Rosaria Randaccio a coloro che stanno promuovendo un Referendum per chiedere ai Sardi se preferiscono che la Sardegna sia un’isola o una penisola e contro l’attacco di Renato Soru al Movimento Zona Franca. “I nemici del popolo sardo” scrive la Randaccio – “dopo aver pensato di imbrogliare i cittadini facendo loro credere che le ZES (zone economiche speciali) siano equivalenti alle franchigie fiscali della Zona Franca previste dal D.lgs. n.75/98, adesso mettono addirittura in dubbio l’insularità della Sardegna, ossia mettono in dubbio un fattore geografico e propongono un referendum affinché il popolo possa scegliere se considerare la Sardegna come Isola o come Penisola!

La Sardegna - oltre aver dato i natali a questi professoroni burloni e buontemponi che propongono un referendum geografico (ed i cui nomi sono stati riportati su articolo dell’Unione Sarda del 3 agosto 2017), possiede anche altri primati negativi, per esempio essere la terra più povera e spopolata dell’Europa, dove lo spopolamento è causato da una disoccupazione anomala e straordinaria rispetto al resto delle regioni dell’Unione Europea, e detta disoccupazione viene causata dalla mancata applicazione delle compensazioni fiscali, chiamate Franchigie Fiscali la cui applicazione è riservata dall’art. 92 del Trattato di Roma ai territori svantaggiati (come le isole lontane); franchigie che sono disciplinate dai Regolamenti Comunitari (CEE) n. 918/83, n. 2913/92, n. 2454/93, questi ultimi due richiamati nel D.lgs. n.75/1998, con il quale tutto il territorio della Sardegna è stato dichiarato Zona Franca in quanto Isola lontana e spopolata.
Compensazioni fiscali che spettano ai residenti in Sardegna ai sensi dell’art. 85 del Trattato di Roma ratificato con la Legge n.1203/1957; trattato con il quale è nata la Comunità Economica Europea, dove (art. 85) si garantisce il rispetto del principio della libera concorrenza e del libero mercato ai sensi dei quali (principi) sono stati stipulati tutti i Trattati e dove si prevede che tutti i popoli hanno diritto alle stesse opportunità di crescita economica e pertanto deve essere vietato nei rapporti commerciali con altri contraenti, applicare condizioni dissimili per prestazioni equivalenti, cosi da determinare per questi ultimi uno svantaggio nella concorrenza.
Disoccupazione causata anche dal fatto che la Sardegna è l’unica terra al mondo priva di una vera “Giustizia Fiscale” in quanto ai residenti - che - come detto - sono titolari del diritto alle franchigie fiscali - è stato imposto un regime fiscale che non tiene conto della suddetta normativa comunitaria sul libero mercato e sulla libera concorrenza, di cui al Regolamento n.2700/2000 emanato per tutelare gli interessi finanziari della Comunità, i diritti del debitore contro procedure giudiziarie eccessivamente lunghe, e consentire che le formalità delle Zone Franche siano equiparate a quelle dei Depositi Franchi.

Regolamento n.2700/2000 che ha riscritto l’art. 220 del Reg. 2913/92 precisando che la buona fede del contribuente può essere invocata, qualora questi possa dimostrare che ha agito con diligenza e che sono state rispettate tutte le condizioni per ottenere il trattamento preferenziale (come aver inoltrato la dichiarazione di intento).

Diniego di Giustizia che lo Stato Italiano è tenuto a risarcire ai sensi dell’art. 2 della Legge n.18/2015 dove si prevede che “costituisce colpa grave per il Magistrato, la violazione manifesta della legge dell’Unione Europea, violazione che si realizza anche a seguito della mancata osservanza dell’obbligo da parte del Giudice del rinvio pregiudiziale ai sensi dell’art. 267 terzo comma del Trattato di Lisbona, e che si realizza anche tutte le volte in cui una sentenza o provvedimento risulta in contrasto con l’interpretazione espressa dalla Corte di Giustizia Europea. Diritto al risarcimento che comprende anche i danni causati dalle Commissioni Tributarie ai sensi di quanto previsto oltre che dall’art. 2 della Legge n.18/2015, anche dall’art. 14 della Legge n.18/88 e dalla Legge n.117/88.

Diniego di giustizia in aperto contrasto con la Risoluzione del Parlamento Europeo del 4 febbraio 2016 (in allegato) sulla condizione di insularità della Sardegna e del fatto che la stessa abbia diritto alle franchigie fiscali e alla zona franca ai sensi dell’art. 85 del Trattato di Roma.
Risoluzione nella quale si riconosce che le isole appartenenti a NUTS 2 NUTS 3 (per l'Italia Sardegna e Sicilia) ricadono nell'insularietà.
Inoltre, nel punto 6 della Risoluzione si ricorda che: conformemente alla Direttiva 2006/112/CE del Consiglio, a talune isole europee sono stati accordati regimi fiscali speciali per controbilanciare i loro svantaggi naturali e demografici permanenti; sottolinea l'importanza che tali regimi fiscali speciali rivestono per le comunità e le economie locali e chiede che vengano mantenuti, in particolare negli Stati membri interessati da programmi di aggiustamento economico.

La Randaccio conclude poi: “In questo scenario in cui tutte le carte sono finalmente sul tavolo, il ruolo primario affinché la zona franca sia operativa a tutti gli effetti lo detengono i sindaci dei comuni sardi, i quali devono deliberare per la zona franca al consumo incorporando i diritti speciali, cioé le aliquote di riscossione che andrebbero a impinguare le casse comunali e - di conseguenza - impedirebbero all'Agenzia delle Entrate di continuare ad emettere le famigerate "cartelle pazze". La Risoluzione del febbraio 2016 è quindi di vitale importanza per l'isola, risoluzione che i politici sardi dovrebbero imparare a memoria prima di proporre dubbi referendum o sedere sulle poltrone europee!”

 

 

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ITALIANI TRUFFATI PERCHE' IL DEBITO PUBBLICO NON DOVREBBE ESISTERE DOPO LA VENDITA DEL DEMANIO DEGLI ENTI PREVIDENZIALI IL CUI RICAVATO DELLA VENDITA DOVEVA VENIRE VERSATO AL FONDO PER L’AMMORTAMENTO DEI TITOLI DI STATO.

LA TRUFFA SI E’ REALIZZATA COLLOCANDO AL POSTO DEGLI INTENDENTI DI FINANZA (GLI UNICI DIRIGENTI CHE POTEVANO PROCEDERE ALLA VENDITA DEL DEMANIO) A DEI SEMPLICI IMPIEGATI, A CUI NESSUNO AVEVA MAI SPIEGATO LA PROCEDURA ED I VINCOLI A CUI ERANO SOTTOPOSTI I BENI DEL DEMANIO, BENI DI IMMENSO VALORE, UN TEMPO APPARTENUTI ALLO STATO DELLA CHIESA, BENI CHE CON I LORO FRUTTI (AFFITTI) GARANTIVANO IL PAGAMENTO DI TUTTE LE PENSIONI DEGLI ITALIANI, COMPRESE QUELLE (PENSIONI) DELLE GENERAZIONI FUTURE, BENI CHE NON POTEVANO VENIRE VENDUTI O USUCAPITI IN QUANTO DEMANIALI E PERTANTO DI PROPRIETA ESCLUSIVA DI TUTTO IL POPOLO ITALIANO.

Il Movimento Sardegna Zona Franca intende contribuire alla lotta delle partite Iva e dei movimenti degli Artigiani e Commercianti che contestano l’operato delle Agenzie Fiscali che hanno fatto fallire le nostre aziende sarde, nonostante che gli stessi (artigiani e Commercianti) abbiano chiesto l’annullamento delle Cartelle Esattoriali e abbiano impugnato le stesse presso le Commissioni Tributarie, non abbiano ottenuto giustizia nonostante abbiano eccepito che l’iscrizione a ruolo del debito tributario sia stato sottoscritto da un falso dirigente.

Dai 1° luglio 2017 si teme che la situazione si possa aggravare e che le suddette Agenzie Fiscali possano compiere atti esecutivi sui nostri conti correnti bancari e postali, nonostante la Corte Costituzionale con la Sentenza n. 37/2015 abbia accertato la presenza di Falsi Dirigenti che operano all’interno delle Agenzie delle Entrate della Sardegna (e non solo), falsi dirigenti che in quanto “Usurpatori di Pubblici poteri “ non potrebbero occupare quei posti in quanto appartenenti ad altri Dirigenti facenti parte di un organico che si era formato nel corso di venti anni .
Usurpatori di pubblici poteri che hanno portato (scippato) gli incarichi dirigenziali ai veri dirigenti, ossia a coloro che erano stati assunti tramite pubblico concorso, nei Ruoli Dirigenziali della Carriera Direttiva disciplinata dal D.P.R. n. 748/72, carriera e categoria di dirigenti esclusi dalla contrattazione collettiva ai sensi degli art. 7 e seguenti della Legge n. 397/75, legge abrogata dall’art. 23 del D.P.R. n.107/2001….( D.P.R. n.107/2001) a sua volta abrogato dall’art. 26 del DPCM n. 43 del 30 gennaio 2008, (DPCM) che nello stesso che art. 26 comma due, fa rivivere anche il D.P.R. n. 287/92, ossia il decreto che a suo tempo con gli art.76 e art. 80 , aveva salvaguardato la carriera e la categoria dei Dirigenti in servizio, ossia coloro che erano stati inquadrati nei ruoli Dirigenziali della Carriera apicale individuata dall’art. 2095 del c.c. e disciplinata dal D.P.R. n.748/73, inquadramento realizzato con le modalita previste dall’art. 5 del dpr 246/1948, art. 1 e 18 D.P.R. n.1079/70, art. 10 della Legge n.397/75 (con l’approvazione della graduatoria dei vincitori del concorso pubblico).

Art. 80 del D.P.R. n. 287/92 dove si precisava: ”che la direzione degli uffici competesse ai dirigenti in servizio, salvaguardando cosi le professionalità acquisite nelle strutture del precedente ordinamento”.
Carriera dei Dirigenti salvaguardata anche dall’art. 2 comma 4 del D.lgs. n. 29/93 e salvaguardata nuovamente dall’art. 72 del D.lgs. n. 165/01, dopo che quest’ultimo decreto (165/01) al comma 1 lett. bb) ha provveduto ad abrogare il D.lgs. n. 80/98 che aveva apportato (pericolosissime) modifiche al succitato art. 2 comma 4.

Coloro che la corte Costituzionale con la Sentenza n. 37/1015 individua come usurpatori di pubblici poteri, sono stati selezionati per far parte di una grande congiura Internazionale contro l’economia dell’Italia, infatti per poter dismettere, vendere, alienare, privatizzare il Patrimonio Immobiliare degli Enti Previdenziali di cui agli artt. 7 e 12 del D.L. n. 79/1997 convertito dalla Legge n.140/97, all’art. 12 comma 3 del suddetto decreto, si prevedeva che le reggenze degli uffici di livello dirigenziale potessero venire conferite anche a dipendenti appartenenti alle qualifiche funzionali nona e ottava, in assenza di personale della qualifica dirigenziale da utilizzare allo scopo.
Personale dirigenziale ASSENTE in quanto nel frattempo e artificiosamente, “Retrocesso di Carriera e di Categoria” con l’illecito e illegittimo inquadramento nella nona qualifica funzionale, ai sensi di due leggi (art. 22 co. 2 D.P.R. n. 44/90 e art. 15 D.L. n.344/90 convertito Legge n. 21/91) leggi successivamente abrogate dall’art. 17 comma 82 della Legge n.127/97 (Bassanini due) dove si prevedeva che i Dirigenti retrocessi in carriera dovessero venire restituiti ai ruoli Dirigenziali di legittima appartenenza.

Restituzione dei Dirigenti ai ruoli di legittima appartenenza che da oltre venti anni, il Ministero dell’Economia e Finanze rifiuta ostinatamente di realizzare, e per questo rendendo DI FATTO NULLE ANZI INESISTENTI TUTTE LE CARTELLE ESATTORIALI DI QUESTI ULTIMI VENTI ANNI.
Gli autori (impiegati) della “ Grande Congiura” contro l’economia della Nazione hanno violato forse solo per ignoranza, delle precise disposizioni di legge previste dall’art. 25 e 27 della Legge n. 249/1968 ai sensi della quale e’ stato emanato il D.P.R. n. 748/72, e di quanto previsto dagli artt. 13 e 14 della Legge n.146/1980 dove si prevede rispettivamente:

1) che le dotazioni organiche delle pubbliche amministrazioni devono essere determinate esclusivamente in relazione alle effettive esigenze di servizio e che il numero dei dirigenti di livello intermedio non potra’ superare il numero degli uffici centrali e periferici, questi ultimi retti da un dirigente con qualifica equiparata a direttore generale (art. 25 legge 249/68);
2) che per tutte le amministrazioni è annualmente stabilito il numero dei posti da mettere a concorso per i singoli ruoli delle carriere degli impiegati civili dello Stato in relazione alle effettive esigenze di servizio (art. 27 Legge n.249/1968);
3) che le dotazioni organiche della Carriera Direttiva del Ministero delle Finanze sono portate in aumento di 1.300 posti, e che alla copertura dei posti vacanti si provvede con le modalità previste dagli artt. 7 e seguenti della Legge n. 397/1975, legge con la quale è stata istituita la contrattazione collettiva dalla quale è stato escluso il personale Dirigente assunto nei ruoli dirigenziali della carriera direttiva disciplinata dal D.P.R. n. 748/72.
Legge n. 397/75 abrogata dal D.P.R. n. 107/2001  (art. 23). quest’ultimo a sua volta abrogato dal D.P.R. n. 43/2008 (art. 26) decreto (43/2008) successivamente abrogato dal DPCM n. 67/2013 per cui torna a rivivere quanto previsto dall’art. 13 legge 146/1980 dove si prevede che alla copertura dei posti portati in aumento nei ruoli della carriera direttiva si provvede con le modalità previste dagli articoli 7 e seguenti della Legge n.397/1975, si conferma che i dirigenti del Ministero delle Finanze sono autorizzati ad esercitare le competenze e le funzioni previste dal D.P.R. n. 748/72 (art. 14 Legge n. 146/1980).
Ruoli dirigenziali della carriera Direttiva Ordinaria da non confondere con i ruoli impiegatizi della ex Carriera Direttiva Speciale, chiamata anche ex Carriera Direttiva, in quanto soppressa dall’art. 147 del D.P.R. n.1077/70, personale a cui la Legge n. 78/1986, aveva riservato la nona qualifica funzionale.

Che il trattamento economico e giuridico dei Dirigenti assunti nei ruoli dirigenziali della carriera Direttiva disciplinata dal D.P.R. n. 748/72 dovesse restare escluso dalla riforma della Dirigenza attuata dal D.lgs. n. 29/1993, lo conferma l’art. 72 lett. bb) del D.lgs. n. 165/2001 che come detto, abroga il D.lgs. n. 80/1998 che aveva apportato modifiche all’art. 2 comma 4 del D.lgs. n. 29/93, facendo (cosi) rivivere quanto previsto nel testo storico dell’art. 2 comma 4, dove si prevedeva che dovessero restare disciplinati dai rispettivi ordinamenti assieme ai Magistrati e Avvocati dello Stato “i Dirigenti generali e quelli agli stessi equiparati per effetto dell’art. 2 della Legge n. 72/85 “. Legge che disciplina il trattamento giuridico ed economico dei dirigenti assunti nei ruoli Dirigenziali della carriera direttiva disciplinata dal D.P.R. n. 748/72.

Veri Dirigenti che se non fossero stati defenestrati da oltre venti anni, avrebbero impedito il fallimento delle aziende della Sardegna dando attuazione al “Regime Fiscale” disciplinato nei Regolamenti n. 2913/1992 e n. 2454/1993, entrambi richiamati nel D.lgs. n. 75/98, decreto con il quale tutta la Sardegna è stata dichiarata Zona Franca ed in quanto tale considerato territorio extradoganale ai sensi dell’art. 1 del Codice Doganale Italiano approvato con la Legge n. 1424/1940.
Codice Doganale che era in vigore al momento della stipula del Trattato di Roma, trattato che all’art. 234 si impegnava a rispettare tutti i diritti degli Stati membri antecedenti alla nascita della Comunita Economica Europea (compreso quindi il diritto della Sardegna ai punti Franchi).
Il diritto della Sardegna all’attivazione dei Punti Franchi era sancito all’art. 12 dello Statuto Sardo approvato con la Legge Costituzionale n. 3/1948, quindi anteriormente al Trattato di Roma e pertanto titolare del diritto all’applicazione di quei benefici fiscali previsti dall’art. 11 della Legge n. 1438/1948, ossia le Franchigie fiscali che l’art. 20 bis del D.L. n. 1351/64 convertito nella Legge n. 28/1965 aveva esteso ai territori i cui svantaggi risultavano individuati dall’art. 92 del Trattato di Roma ratificato con la Legge n.1203/1957, svantaggi da compensare con le modalità previste dai succitati Regolamenti (n. 2913/92 e n. 2454/93) nonché dalle Direttive n. 69/75/CEE e n. 69/74/CEE entrambe richiamate all’art. 170 del D.P.R. n. 43/73 Testo Unico Doganale Italiano attualmente in vigore.

Le False Dirigenti attualmente al Ministero per anni sono state incaricate della predisposizione e trasmissione delle controdeduzioni ai ricorsi gerarchici presentati dai Veri Dirigenti del Ministero delle Finanze e delle Intendenze di Finanza, nonché a relazionare ai Magistrati nelle memorie ai ricorsi. Memorie fatte proprie dalla Magistratura.

Veri Dirigenti che da oltre 20 anni rivendicano la loro restituzione ai ruoli dirigenziali di legittima appartenenza, ossia a quei ruoli e a quelle qualifiche individuate nel D.M. 28.12.1972 pubblicato sulla G.U. del 11.09.1973, nelle quali erano stati regolarmente inquadrati al momento della loro assunzione in servizio, con le modalita di cui all’art. 10 della Legge n. 397/75, quali vincitori di pubblici concorsi indetti per coprire posti vacanti nei ruoli dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n. 748/72.

Veri Dirigenti che, come confermato dalla Corte Costituzionale con la Sentenza n. 521 del 26.11 e 17.12.1987 pubblicata sulla G.U. del 30.12.1987 e Sentenza n. 228/97, avanzavano nelle varie qualifiche della stessa Carriera/Categoria ( individuate nel suddetto D.M. 28.12.1972) in base all’anzianità di servizio e giudizi di non demerito, ed il cui Ruolo di anzianità risultava incardinato nella Dirigenza, a partire dalla qualifica iniziale di Consigliere o Vicedirettore.

Pertanto appare evidente che i Dirigenti assunti nei Ruoli Dirigenziali della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n.748/72, non potevano venire retrocessi in carriera con il loro inquadramento nelle Qualifiche Funzionali, istituite dalla Legge n.312/80.
L’esclusione dall’inquadramento nelle suddette qualifiche funzionali previsto dalla Legge n. 382/75 (art. 7 e 9) viene confermato dall’art. 1 della Legge n. 312/80 dove si prevede che dallo stesso inquadramento nelle qualifiche funzionali (compresa la nona qualifica), dovesse restare escluso anche il personale assunto nei ruoli della ex carriera direttiva speciale (carriera soppressa dall’art. 147 del D.P.R. n.1077/70) ma collocato nei Ruoli ad Esaurimento dall’art. 60 e 61 del D.P.R. n. 748/72), ossia il personale che D.L. n. 154/86 convertito nella Legge n.341/86, l’art. 15 della Legge n. 88/89 e l’art. 33 del D.lgs. n. 105/90 individuava come personale collocato in una posizione intermedia, sopra la nona qualifica funzionale, ma SOTTO LA QUALIFICA INIZIALE DI CONSIGLIERE della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal D.P.R. n. 748/72”.

Veri Dirigenti la cui rivendicazione fino ad oggi è stata respinta grazie alle controdeduzioni stilate da Falsi Dirigenti (Rulli Petrella) che hanno dato false informazioni purtroppo ritenute attendibili dalla Magistratura, non immaginando (quest’ultima) che ai vertici del Ministero più importante del sistema Paese, possano venire preposte delle persone COSI' IGNORANTI O COSI' PRIVE DI SCRUPOLI da partecipare consapevolmente ad una grande congiura contro l’economia del proprio paese, e partecipando ad una vera e propria “Frode Processuale “ a danno di coloro (loro colleghi più anziani e più titolati) che avevano diretto per oltre venti anni le Intendenze di Finanza ed i più prestigiosi uffici finanziari. 

Veri Dirigenti a cui sono stati sottratti importati documenti che erano custoditi dentro i propri fascicoli personali, fascicoli che dovevano venire custoditi con le modalità previste dall’art. 55 e 152 del D.P.R. n.3/57, documenti che dimostrano inequivocabilmente l’avvenuta Usurpazione/Scippo della loro Carriera/Categoria, lo scippo del loro Ruolo di anzianita e conseguentemente lo scippo del loro diritto ad ottenere l’incarico dirigenziale assegnato in questo modo illecito e illegittimo a dei Falsi Dirigenti.

 

 

 

 

 

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Dopo un lungo incontro con la Dott.ssa Randaccio, ecco alcuni aggiornamenti ai quali seguirà una videointervista (pubblicata sia in versione ridotta che integrale).

Nelle ultime settimane c'è molto fermento in attesa della manifestazione regionale alla quale dovrebbero prendere parte anche tutti i sindaci dei paesi deliberanti, a questo proposito la Dott.ssa Randaccio - in qualità di fiscalista e quindi di esperta del settore - ha desiderato fare una precisazione importante: "Entro Giugno verrà definita la data precisa della manifestazione, che piuttosto preferisco definire "festa", in quanto noi non scenderemo in piazza per chiedere qualcosa che ci deve venire dato, ma semplicemente saremo tutti presenti per ricordare che la Zona Franca Integrale è uno status giuridico sancito dalla legge. Quindi più che manifestazione, è una Festa dei nostri diritti, una "festa" di tutti i Sardi che si sono finalmente attivati per esigere il rispetto della legge.

Dal momento che sono passati i 60 giorni dalla delibera del Presidente Cappellacci senza che questa sia stata impugnata, l'Agenzia delle Dogane ha il dovere di adempiere. In caso contrario seguirà una diffida ad adempiere con eventuale ricorso al TAR."

Questa ultima precisazione deve rassicurare tutti coloro che pensano che un eventuale silenzio in tema Zona Franca corrisponda al fallimento della missione.

E' proprio l'esatto contrario. Il Movimento Zona Franca fa tutto A NORMA DI LEGGE, rispetta le tempistiche burocratiche e amministrative, come in questo caso specifico l'attesa di 60 giorni.

Gridare, inneggiare alla rivolta, attaccare i singoli non sono comportamenti che ci aiutano nel nostro scopo, al contrario ci mettono in cattiva luce. E riportiamo un'altra precisazione della Dott.ssa a riguardo: "Muovendosi documenti alla mano, si crea una vera e propria rivoluzione culturale, le persone sono coscienti di ciò che accade e di ciò che è stato sancito dal diritto italiano ed europeo."

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