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Continuano ad imperversare su alcune pagine del social media Facebook le calunnie e le accuse rivolte alla dott.ssa Maria Rosaria Randaccio per la grande opera di divulgazione e di informazione relativa alle operazioni per l'attuazione della zona franca al consumo da Lei portata avanti insieme al Movimento Sardegna Zona Franca, del quale è presidente. I capigruppo dei "dissidenti" che - violando la legge e le regole statutarie - stanno utilizzando il nome del Movimento Sardegna Zona Franca senza averne la reale rappresentanza, raccogliendo consensi nelle varie province sarde, raccontano - tra le altre cose - che la Randaccio sta prendendo un grosso abbaglio e sta inducendo le cosìddette partite iva a passare notevoli guai dal punto di vista fiscale, in quanto - secondo essi - non si può pretendere di avere la zona franca al consumo poiché mancano i Decreti Attuativi al riguardo.

Evidentemente questi signori contano in modo preponderante sull'ignoranza della gente, dal momento che quest'ultima spesso non è a conoscenza del fatto che la sigla D.P.R. significa proprio Decreto del Presidente della Repubblica. Per questo motivo si precisa che la dott.ssa Randaccio prima di parlare di zona Franca si confronta sempre con il team di avvocati dello Studio Scifo e con una importante e rinomata associazione di giuristi sardi.

A scanso di equivoci, riportiamo qui sotto la versione integrale dei chiarimenti scritti dalla dott.ssa Randaccio nella sua pagina ufficiale Facebook, che riguardano l'interpretazione dell'ultima Finanziaria del Governo Renzi e le zone franche extradoganali.

"Facendo seguito a quanto pubblicato giorni fa sulla Legge di Stabilita 2015, invitiamo i dubbiosi e gli incerti sulla attendibilità o meno dei nostri ragionamenti giuridico fiscali, ad andare a leggere quanto viene precisato nella Enciclopedia mondiale e mediatica Wikipedia, che alla voce “Extradoganale” la dichiara equivalente a “Zona Franca".

Alla prima pagina della suddetta Enciclopedia si precisa ancora che: “per zona extradoganale si intende quella parte di una nazione in cui i beni messi in vendita non sono gravati dall’IVA e/o tasse, imposte e accise”.

Con queste parole Wikipedia sta confermando in pratica ciò che noi stiamo andando a rivendicare da circa tre anni, ossia che non possono coesistere due concetti o due definizioni giuridiche antitetiche od opposte, e di conseguenza riteniamo che sia illecito, illegittimo ed anticostituzionale in quanto “irragionevole” il fatto che si faccia pagare l’Iva e le Accise ai residenti in un territorio dichiarato Zona Franca, e in quanto tale posto fuori (per definizione giuridica) dalla linea doganale Italiana ed Europea.
L’equivalenza giuridica tra extradoganalità e Zona Franca data dalla enciclopedia Wikipedia, non poteva essere diversa, dal momento che si tratta di una definizione giuridica fornita a livello internazionale, in quanto contenuta nella Direttiva n.69/75/CEE del 4 marzo 1969 del Consiglio Europeo, nella Direttiva n.77/388/CEE del Consiglio e nella Direttiva n.2008/118/CE.

Queste Direttive Comunitarie sono recepite nei “Decreti Attuativi delle Zone Franche Italiane” tra cui:

- Decreto del Presidente della Repubblica (D.P.R.) n.43/1973;
- Decreto del Presidente della Repubblica (D.P.R.) n. 633/1972;
- Decreto del Presidente della Repubblica (D.P.R.) n. 917/1986;
- Decreto del Presidente del Consiglio del 4 maggio 1999 richiamato nella Legge n.146/1998 intitolato “Regime fiscale estero privilegiato" (Legge n. 146/98) che all’art. 11 apporta modifiche al comma 7 bis dell’art. 76 del D.P.R. n. 917/86 prevedendo che si considera privilegiato il regime fiscale dello Stato o territorio Estero che esclude da imposte sul reddito o che sottopone i redditi conseguiti dalle predette società ad imposizione nella misura determinata complessivamente con apposito DPCM e che gli Stati Esteri e i territori esteri aventi un regime fiscale privilegiato sono individuati con Decreti del Ministero delle Finanze (D.M. del 23.01.2002, D.M. del 22.03.2002, D.M. del 27.12.2002).

Tra questi Decreti è interessante andare a leggere quanto precisato dal Decreto Ministeriale del 23 gennaio del 2002 del Ministero dell’Economia e Finanze dove si conferma che "si considerano privilegiati" i regimi fiscali di Stati o Territori non appartenenti all’Unione Europea (Extradoganali/Esteri) disciplinati dall’art. 76 e 127 bis del D.P.R. n. 917/1986 e successive modifiche.
Regimi fiscali Privilegiati a cui fa riferimento l’art. 44 ultimo comma della Legge di Stabilita 2015, con il quale si ritiene che si intenda porre rimedio al fatto che l’Italia non ha mai dato adempimento a quanto previsto nei Codici Doganali Comunitari, dove si prevede che gli Stati Membri devono dare notizia alla Comunità Europea sia dell’istituzione che dell’attivazione delle Zone Franche. E che la Comunita Europea è tenuta a pubblicare la notizia sulla Gazzetta Ufficiale Europea (GUCE).

Ma per capire meglio quanto ci viene comunicato con l’art. 44 della Legge di Stabilita 2015, è utile anche andare a leggere non solo quanto viene precisato all’art. 168 bis del D.P.R. n. 917/1986, ma anche quanto previsto:
1) dall’art. 1 comma 90 della Legge n. 244/2007; 2) dagli artt. 167 e 168 dello stesso D.P.R. n. 917/86, dove si prevede rispettivamente:

a) che nel Decreto Ministeriale che deve ancora essere emanato ai sensi dell’ art. 168 bis del dpr 917/86, debbono essere inclusi anche i territori che (come la Sardegna) non sono stati ancora elencati nei precedenti Decreti del Ministro delle Finanze del 4 settembre 1996 e del 4 maggio 1999; 

b) che il contribuente residente in zona franca (Sardegna) se vuole dimostrare che il suo insediamento produttivo realizzato in tale territorio (considerato territorio extradoganale e pertanto all’estero) non rappresenta una costruzione artificiosa volta a conseguire un indebito vantaggio fiscale; 

c) deve presentare apposito Interpello all’Amministrazione Finanziaria ai sensi dell’art. 11 della Legge n.212 /2000 (Statuto del Contribuente) e che 1) l’amministrazione Finanziaria prima di procedere all’emissione dell’avviso di accertamento d’imposta o di maggiore imposta, deve notificare all’interessato un apposito avviso con il quale viene concesso al medesimo contribuente la possibilità di fornire, nel termine di novanta giorni, le predette prove della sua buona fede (leggasi diritto), 2) che qualora l’Amministrazione non ritenga idonee le prove addotte, dovrà darne specifica motivazione nell’Avviso di accertamento (vedi art. 167,168 e 110 comma 11 del D.P.R. n. 917/86).

Nell’eventualità che si verifichi quest’ultima (assurda) previsione, consigliamo di esibire all’Agenzia delle Entrate il nostro certificato di nascita e di residenza in Sardegna, nonché copia del D.lgs. n. 75/98, che evidentemente ignorano!"

 

 

 

 

Pubblicato in News Sardegna

COME IN UN GIOCO ENIGMISTICO E SURREALE SCOPRIAMO CHE DENTRO UNA SCIARADA DI RICHIAMI NORMATIVI IL GOVERNO RENZI - FACENDO SEGUITO A QUANTO DISPOSTO DALL'ULTIMA GIUNTA REGIONALE SARDA - INTENDE COMUNICARE ALL’EUROPA CHE LA SARDEGNA E’ ZONA FRANCA INTEGRALE.

 

Infatti il Legislatore all’art. 44 comma 40 della Legge di Stabilità 2015, prevede che “Ai fini dell’applicazione delle disposizioni dell’articolo 110, comma 10 (e 11) del Testo Unico delle imposte sui redditi di cui al D.P.R. n. 917/1986, nelle more della emanazione del Decreto Ministeriale di cui all’art. 168 bis del medesimo testo unico, l’individuazione dei regimi fiscali privilegiati è effettuato con decreto del Ministero dell’Economia e Finanze, con esclusivo riferimento alla mancanza di un adeguato scambio di informazioni”, frase che tradotta in lingua italiana vuol significare che l’Italia dovrà inserire anche nelle proprie leggi la Sardegna nell'elenco delle zone franche del mondo  con "regime fiscale privilegiato". E rimediare così ad una inadempienza ventennale prevista e sancita dalle direttive comunitarie.

La suddetta comunicazione della attivazione della Sardegna come zona franca (peraltro già richiesta dalla precedente Giunta Cappellacci) dovrà essere pubblicata sulla GUCE (Gazzetta Ufficiale Europea).

Tutto quanto sopra esposto (diritto alla zona franca integrale e non solo nei 6 porti) viene totalmente ignorato dall'attuale Giunta Pigliaru che - ai sensi del documento di Programmazione allegato - prevede la costruzione di chilometriche e costosissime muraglie cinesi attorno ai 6 porti e alle zone industriali individuate nel D.lgs n.75/98. I professori universitari che presiedono l'attuale Giunta Regionale palesano così un rifiuto della conoscenza della normativa fiscale nella quale viene recepita tutta la normativa comunitaria sulle zone franche; dimostrando di ignorare anche l'attualità della normativa appresso indicata, che conferisce ai Presidenti delle regioni a statuto speciale il titolo giuridico utile a dare immediata attuazione dei regolamenti comunitari, e in particolare quanto previsto da:

- dal D.lgs n.75/98 emanato in attuazione di quanto previsto dai codici doganali comunitari; 

- dall’art. 9 della Legge n.86/1989; 
- dall’art. 2 lett. b) della Legge n.489/1992;

- dall’(attuale) art. 117 della Costituzione;

- dalla Legge Regionale n. 10/2008, dove si prevede che le regioni a statuto speciale possano dare immediata attuazione alle Direttive Comunitarie con propri provvedimenti legislativi, e tra questi rientrano ovviamente tutte le Delibere Regionali della precedente Giunta presieduta da Ugo Cappellacci, delibere emanate non solo ai sensi della normativa succitata, ma anche nel rispetto dei Regolamenti Comunitari n. 2913/92 e n. 2454/93 (richiamati nel D.lgs n.75/98); regolamenti ai sensi dei quali sono stati emanati i Codici Doganali Comunitari attualmente in vigore. Tali Codici Doganali ci spiegano dettagliatamente come devono essere gestiti i territori dichiarati Zona Franca, e perché detti territori devono essere considerati “territori extradoganali” e come tali non soggetti all’imposizione di dazi doganali, Iva ed Accise.

Per quanto sopra esposto, appare evidente che ai Sardi e alla Sardegna, in quanto "Zona Franca Extradoganale", competa l'applicazione di quanto previsto dalla Legge n. 28/1997 (art. 2), la quale nel recepire le Direttive Comunitarie n. 95/7/CE e n. 77/388/CEE sulla armonizzazione e semplificazione dell’imposta sul valore aggiunto (Iva), prevede all’art. 2: che i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 (in zone franche), e successive modifiche (art. 1 commi da 378 a 385 della Legge n.311/2004, art. 2 comma 4 del D.L. n.16/2012 convertito nella Legge n.44/2012, art. 1 commi da 324 a 335 Legge n.228/2012) possono effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’ Iva e delle accise con le modalità previste dall’art. 8, 8 bis e 9 del D.P.R. n. 633/72, dietro (preventiva) presentazione di apposita Dichiarazione di Intento da indirizzare all’Agenzia delle Entrate territorialmente competente, dichiarazione che deve essere richiamata in ogni fattura con la seguente dicitura: “IVA NON IMPONIBILE ART. 8 COMMA 1° LETT. C) D.P.R. n.633/72 DICHIARAZIONE DI INTENTO N………….. DEL ………………….

In conclusione, sembra assurdo che i professori universitari non abbiano ancora capito che la Sardegna - per decollare come zona franca - non necessita di ulteriori DPCM (Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri) con i quali erigere costosissime e non necessarie muraglie cinesi che vedrebbero la fine dei lavori alle calende greche (anziché varchi doganali oggi giorno controllati via satellite e con apposite scritte sulla pavimentazione del porto - vedesi Rotterdam), ma che l'iter legislativo si è concluso con le delibere della precedente Giunta Regionale che ha dichiarato la Sardegna e le sue isole minori intercluse dal Mar Mediterraneo circostante. 


Maria Rosaria Randaccio

Pubblicato in News Sardegna

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