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"Caro Bustianu, ho letto l'articolo di Andrea Nonne, certamente corretto, certamente non condivisibile da parte mia. Per caso, sono testimone del mercato del lavoro tecnico professionale e non mi sfugge che il crollo dei fatturati (-27% quest'anno) nella fase progettuale porterà un disastro amplificato per le fasi successive, vedi edilizia e industria. Non vivo sulla Luna, come tutti assisto alla depressione delle attività in tutti i settori.

Nell'articolo, considero sbagliate le premesse sulla disoccupazione e penso che richiamare i dati statistici, in cui IVA e Accise sono quelle di tre anni, fa sia quantomeno ottimistico, le cifre eventualmente da "ripianare" saranno ben diverse, senza lavoro non ci sarà né IVA né altro purtroppo.

Una nota infine sul numero di 110.000 posti di lavoro per 1,35 Mld. Vale a dire che 220.000 in cinque/dieci anni sarebbero quelli necessari per arrivare al pareggio.
Non credo che possiamo avere obiettivi di molto inferiori visto che questi ci porterebbe a dimezzare la disoccupazione reale in Sardegna. E' per questo che la Politica deve occuparsi del tema, chiedendo sforzi straordinari anche ai migliori economisti. La stessa Regione, le Università dovrebbero immediatamente procedere in questa direzione, la tensione e alta e lo Stato non è nelle condizioni di restituire alcunché del pregresso.
Zona Franca e Fiscalità di vantaggio, servono entrambe. Infine, ma primo per importanza, si deve ricostruire un orizzonte di speranza, che restituisca la necessaria fiducia, perché tutti ci rimbocchiamo le maniche.

Di seguito allego la mia risposta all'articolo citato: Ho letto le sue considerazioni intorno al recupero, attraverso imposte sul reddito da lavoro, di quanto si perderebbe per effetto dell’abbattimento di IVA e Accise, senza altri commenti sull’opportunità di modulare diversamente l’azione di riduzione di più imposte, sopratutto di quelle che richiedono minore “negoziabilità” con i diversi livelli istituzionali.

Vorrei fare però una premessa sul numero intorno al quale ruota il suo ragionamento: i disoccupati in Sardegna.

Su una popolazione di 1.639.000 abitanti la ripartizione per fasce di età fornisce:

200.000 età 0-14 anni;
168.000 età 15-24 anni;
211.600 età 25-34 anni;
814.126 età 35-64 anni;
326160 età >65 anni.


Di queste persone in età 15-64 anni risultano Attive 652.800;
Nella stessa fascia di età Risultano Inattive 460.100.
Fra le “Attive” vi sono i circa 110.000 disoccupati, che secondo l’Istat sono in cerca di lavoro da più di 15 anni. Lo stesso Istituto Nazionale ci dà il tasso di occupazione, che porta il numero a circa la metà delle Attive, in cui sono incluse tutte le differenti forme contrattuali, più o meno stabili, oltre al variegato popolo delle partite IVA, tutti comunque disposti a scappare ben volentieri dalla condizione lavorativa attuale.

Un dato recentissimo dice che in Sardegna ci sono circa 30.000 nuovi disoccupati solo nell’ultimo trimestre del 2012, compresi i lavoratori stagionali del settore turistico.


Occorre dunque riconsiderare che le persone senza lavoro sono in numero ben superiore ai disoccupati “ufficiali”.
Alla fine del mese di dicembre dello scorso anno, le persone in cerca di occupazione, iscritte presso i Centri dei Servizi per il Lavoro della Sardegna, sono state 407.875, di cui 293.942 disoccupati e 113.933 ancora in cerca di un primo impiego.

Per quanto premesso, creare il lavoro per quel numero apparentemente miracoloso di 110.000 persone dovrebbe essere un livello da cui partire e non l’obiettivo.
Che tutto ciò si persegua in un congruo numero di anni di avvio, da 5 a 10 per esempio, sarebbe ragionevole, si tratterebbe di iniziare con riduzioni graduali delle imposte (10-20% annuo), ad esempio con un obiettivo, alla fine del primo anno, di 30/35.000 nuovi posti di lavoro. Ragionare con un programma pluriennale, un percorso con un orizzonte percepibile, restituirebbe la fiducia necessaria a cittadini e imprese, senza la quale nessuna politica potrà avere successo.

La Zona Franca di cui allo Statuto e al decreto legislativo di attuazione, insieme alla ineludibile necessità di creare una forte fiscalità di vantaggio, nelle forme di stiamo ora discutendo, contiene argomenti sufficienti per attrarre investimenti.

E’ auspicabile, per quanto ovvio, che tali investimenti siano orientati da una politica Regionale degna di questo nome, che preveda la crescita di determinati settori dell’economia con la penalizzazione di altri.

Aggiungo che la stessa Regione, con la L.R.10/2008, ha impegnato la Giunta a includere fra le aree funzionalmente collegate ai punti franchi, le superfici dei consorzi industriali, rendendo integrale e fisicamente connessa tutta la Sardegna in un tale fitto reticolo viario, che non è certo fatto di tubi in vetro ma di strade, il cui controllo doganale degli attraversamenti costituirebbe una vera e propria occupazione militare, se non si trattasse di un’unica Zona Franca.

In alternativa non vedo alcuna ricetta, ascolto e leggo le diverse posizioni politiche, ciò che si coglie è il deserto creato da posizioni “contro” qualcuno, mai per avanzare compiute e credibili proposte.

Ho letto degli aiuti di Stato per ciò che viene chiamata zona franca urbana del Sulcis, il cui incerto finanziamento proviene da sanzioni applicate a industrie finanziate per decenni. Non capisco davvero a cosa siano serviti tutti gli sforzi politici e le norme create per consentire la creazione dell’unico strumento economico in grado di offrire una risposta credibile alla crisi in cui il rigore sta solo dando il colpo di grazia al sistema economico isolano.

Sul nobel non sono d’accordo con Lei: il nostro presidente deve mettersi in fila e attendere la consegna del medesimo premio Nobel ai vari Amato, Prodi, Berlusconi, Monti e altri salvatori della Patria che lo hanno anticipato."

 

 

Pubblicato in News Sardegna

 

La Zona Franca Integrale deve fare il primo passo di un percorso e di un programma che deve necessariamente comprendere i contenuti del Dlgs 75/98, con perimetrazioni e piani di gestione, le successive azioni per la inclusione delle aree dei consorzi industriali. La Fiscalità di Vantaggio, autoequilibrata e graduale nella sua applicazione deve partire dal basso, dalla Regione.

Nel frattempo che noi ci intratteniamo con inutili contrapposizioni, una cronica mancanza di Politica Economica e di Programmazione, altri hanno individuato le leve per motivare gli investitori. Le banche, comprese le nostre, capiscono che è un buon affare finanziare chi si insedia si Zone Franche.
Burocrazia Zero, Export - Internazionalizzazione delle imprese Italiane, etc...

Un tappeto rosso per chi va ad investire in Zone Franche. Ecco perchè è urgente portare a compimento l'elaborazione di un progetto per la Sardegna, che utilizzi queste opportunità.

Di seguito l'accordo di Banca Intesa:

Intesa Sanpaolo è la prima banca europea a firmare un accordo con la Free Zone di Hamriyah per accelerare gli investimenti delle imprese nell’area

Milano, 3 dicembre 2012 – Intesa Sanpaolo ha sottoscritto un “Memorandum of Understanding” con la Hamriyah Free Zone dell’Emirato di Sharjah.

Grazie a questo accordo le imprese italiane e internazionali clienti del Gruppo Intesa Sanpaolo potranno godere di un iter velocizzato per l’ottenimento delle autorizzazioni necessarie agli investimenti nella zona e saranno sostenute dall’operatività della Filiale Hub di Dubai.

Intesa Sanpaolo è la prima banca europea a firmare un accordo con la Free Zone di Hamriyah, costituita nel 1995 nell’Emirato di Sharjah, e seconda Free Zone degli Emirati sia per numero di aziende regolate sia per fatturato globale; ad oggi le aziende manifatturiere registrate sono circa 5.000, di cui 15 italiane.

Il “Memorandum of Understanding” segue l’accordo siglato con il parco industriale di Zhangjiagang in Cina e fa parte di una più ampia strategia della Banca di supporto alle PMI che affianca l’assistenza finanziaria tipica con un’ intera piattaforma di canali, informazioni e servizi volti ad agevolare il processo di internazionalizzazione delle imprese italiane.

Sharjah è l’unico dei sette Emirati con porti sulla costa occidentale e orientale del Golfo Arabico, con accesso diretto all’Oceano Indiano, oltre a un aeroporto internazionale connesso con 230 città.

Rappresenta una base industriale preminente degli Emirati Arabi Uniti grazie alla posizione strategica fra tre continenti, servendo un mercato di 1,5 miliardi di persone.

La Hamriyah Free Zone, situata all’interno dell’emirato di Sharjah, dispone quindi di una posizione geografica e di un fuso orario vantaggiosi, supportati da una valuta sicura e totalmente convertibile, oltre a accessi multipli al resto del mondo per terra, mare e cielo.

Pubblicato in News Sardegna

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