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La dichiarazione d’incostituzionalità dell’art. 8, comma 24, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 e della successiva legge di conversione che sanava le nomine dei dirigenti dell’Amministrazione dell’Agenzia delle Entrate, avvenute senza concorso pubblico, decisa dalla Corte Costituzionale con la Sentenza n.37, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 25 marzo 2015, pone il grave problema dell’illegalità degli atti emessi e della invalidità dei procedimenti amministrativi di cui questi soggetti sono stati responsabili.
La questione è semplice: occorre distinguere tra atti e procedimenti svolti fino al 2 marzo 2012, data in cui viene data una copertura legislativa a questi comportamenti, seppure con la norma poi dichiarata incostituzionale, ed atti compiuti e procedimenti svoltisi dopo tale legge.

Gli accertamenti effettuati, gli atti firmati ed i procedimenti sviluppatisi nel tempo, intercorso tra le nomine dei falsi dirigenti e l’entrata in vigore dei decreti legge dichiarati incostituzionali, sono radicalmente nulli e/o inesistenti e non soltanto annullabili.

Infatti, la nomina dei dirigenti, prima dell’adozione del decreto legge annullato dalla Corte Costituzionale, è avvenuta sul presupposto di un mero regolamento interno dell’Agenzia e nel più assoluto difetto di attribuzione e, quindi, in totale carenza di potere in astratto in quanto atti emessi da soggetti privi della rappresentanza dell’Amministrazione.
Quanto sopra perché, non solo il suddetto regolamento interno era contrario ad una legge (il D.lgs. 165/2001), ma vi era la totale assenza (fino al 2 marzo 2012) di alcuna norma positiva che, seppur successivamente dichiarata incostituzionale, desse loro, almeno inizialmente, una copertura di legittimità.
Quanto sopra si deduce da tutta la giurisprudenza amministrativa in materia e che ha fatto seguito alla celebre sentenza emessa dal Consiglio di Stato in adunanza plenaria, la n.8 del 1963.

L’inesistenza di tutti questi atti impedisce, quindi, che l’Agenzia possa utilizzarli come validi titoli per la riscossione o per qualsiasi altro fine: essi non esistono per l’ordinamento giuridico perché sono stati emessi in totale carenza di attribuzioni e qualsiasi atto esecutivo o pagamento avvenga, o sia avvenuto sul loro presupposto, lede un diritto soggettivo del contribuente che lo può fare valere davanti al Giudice ordinario come fatto illecito e senza i limiti di decadenza dell’impugnativa del singolo atto.
Viceversa, gli atti emessi dai Dirigenti illegittimi dal 2 marzo 2012 avevano una copertura normativa, seppure dichiarata poi incostituzionale, essi sopravvivono perciò autonomamente, nonostante la sentenza ma saranno comunque annullabili per effetto della declaratoria d’incostituzionalità della legge di copertura: tuttavia, a differenza di quelli del tutto inesistenti emessi fino al 2 marzo 2012, per questi ultimi, occorrerà rivolgersi nei termini ordinari ad un giudice tributario che dovrà dichiararne con sentenza l’illegittimità per cassarli dall’ordinamento.
Spetta quindi al Governo Italiano prendere atto di quanto dice il diritto, ed emettere direttive all’Agenzia perché tutti gli atti compiuti fino al 2 marzo 2012 non siano più utilizzati abusivamente come titoli esecutivi di nessun genere.


Avv. Paolo Aureli, Avv. Francesco Scifo, dott.ssa Maria Rosaria Randaccio

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Sabato, 04 Aprile 2015 14:46

Buona Pasqua in diretta radiofonica

 

La dott.ssa Maria Rosaria Randaccio sarà presente domani 5 Aprile 2015 - giorno della Santa Pasqua - dalle ore 10.00 alle ore 12.00 nello studio dell'emittente Radio Super Sound per parlare di zona franca, cartelle Equitalia e per augurare a tutti i zonafranchisti Buona Pasqua!

In studio ospiti il sindaco di Marrubiu, Andrea Santucciu e l'avv. Marco Usai.

Conduce Giuseppe Nonnis.

 

Ecco le frequenze di Radio Super Sound.

 

FREQUENZE

 

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Colpiti dalla sentenza della Corte Costituzionale centinaia di dirigenti nominati illegittimamente, alla testa delle agenzie delle Entrate, delle Dogane e del territorio. Essi rappresentano il cuore del Fisco italiano.
Questa storica Sentenza (in allegato) non è venuta a caso e neanche in modo improvviso, ma è frutto del duro lavoro e di tanto sangue amaro di un gruppo di ex Dirigenti, della Dirstat (Sindacato dei Dirigenti Pubblici) e, soprattutto, da anni di denunce della Dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, ex Intendente di Finanza Aggiunto e Direttore della Commissione Tributaria Provinciale di Cagliari (Tribunale del Ministero delle Finanze).
Oggi gioiscono molti italiani. Ma è anche il momento di fermarsi e rivolgere una preghiera a quelle povere anime che - vessate da Equitalia - si sono tolte la vita.
La Sentenza di ieri lascia però aperto un interrogativo: quale sarà il destino degli atti posti in essere dai dirigenti illegittimamente nominati?
L'interpretazione più ovvia è che essi siano tutti nulli. Ce lo auguriamo.

 

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Il Movimento Sardegna Zona Franca ha richiesto un incontro con il presidente Francesco Pigliaru per fare il punto della situazione relativa all'attuazione della zona franca integrale nel territorio sardo e per chiedere a gran voce alla Giunta la disponibilità di tutto il Consiglio Regionale a rendere finalmente operative le leggi e le delibere già in essere.

Il Movimento ribadisce che non intende fermare l'azione divulgativa e propagandistica e tutte le azioni legali necessarie al raggiungimento dell'obiettivo della zona franca per tutta la Sardegna.

 

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Il Movimento Sardegna Zona Franca non demorde e - dopo il comunicato di ieri del vice presidente, avv.Francesco Scifo, che citava il pronunciamento del Commissario Europeo Algirdas Semeta relativo all'applicazione della legge sull'Iva nei territori zona franca, in attesa del confronto pubblico che il Movimento chiede a gran voce, oggi rilancia con uno scritto della dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, che pubblichiamo interamente qui sotto.

"La risposta univoca data ai nostri Interpelli sulla Zona Franca, da parte dell’Agenzia delle Entrate, oltre che essere azzardata, denota una enorme impreparazione di fondo non solo su tutta la normativa fiscale Italiana, ma soprattutto su quella Comunitaria direttamente applicabile allo Stato Italiano.
Risposta che ci fa capire quanta pigrizia e quanta impreparazione alberghi nella mente di coloro che l’hanno sottoscritta su una materia che dovrebbero conoscere molto bene se fossero dei Veri Dirigenti, che hanno conseguito legalmente quel posto e quell’incarico e non invece dirigenti divenuti tali tramite incarichi fiduciari o attraverso concorsi interni, ossia quei concorsi che ai sensi del DPR n.287/92 (art. 83) e della Legge n.127/97 (art. 17 comma 82) non potevano venire banditi fintanto che non fossero stati restituiti ai ruoli di legittima appartenenza i Dirigenti della Carriera Direttiva Ordinaria disciplinata dal DPR n.748/72, le cui qualifiche dirigenziali erano state individuate nel D.M. 28 dicembre 1972 del Ministero delle Finanza pubblicato nella G.U. 11 sett. 1973 n. 234; restituzione prevista dall’ art. 17 comma 82 della succitata Legge n.127/97, che aveva abrogato le norme in base alle quali tutti i Dirigenti in servizio erano stati illecitamente e illegittimamente retrocessi di carriera e di categoria con il loro inquadramento nella 9° qualifica funzionale. Circostanza portata alla luce dalla Sentenza del Tar del Lazio n. 6884 del 1° agosto 2011.
Se fossero stati dei Veri Dirigenti, prima di azzardare interpretazioni assolutamente personali, avrebbero approfittato dell’occasione per andare a consultare la normativa Europea, Italiana e Regionale, appositamente richiamata nei nostri Interpelli ed avrebbero potuto apprendere che il D.lgs. n.75/98 non solo sta dando attuazione a quanto previsto all’art. 12 del nostro Statuto Sardo (che aveva previsto l’istituzione di “Punti Franchi" su tutto il territorio dell’Isola della Sardegna), ma avrebbero scoperto che i suddetti “Punti Franchi” si sono trasformati in “Zone Franche” secondo le modalità attuative previste dai Codici Doganali Comunitari approvati con i Regolamenti n. 2913/92 e n.2454/93; regolamenti che essendo richiamati nello stesso D.lgs. n.75/98, si applicano direttamente alle zone franche della Sardegna, essendo parte integrante dello stesso decreto.


Inoltre, se questi signori fossero stati dei Veri Dirigenti, avrebbero sentito la necessità di andare a studiare tutti gli articoli dei succitati regolamenti che riguardano le Zone Franche, ed avrebbero cosi appreso che ad esempio, l’art. 166 del Regolamento n.2913/92 definisce le zone franche come “parti del territorio doganale della Comunità Europea, situate in tale territorio, ma separate dal resto di essa”, ed avrebbero appreso che si trattava della stessa definizione giuridica contenuta all’art. 2 del DPR n.43/73, ossia il Codice Doganale Italiano ancora in vigore.
E avrebbero anche appreso che i suddetti Regolamenti (n. 2913/92 e n. 2454/93) avevano a loro volta recepito (richiamandoli appositamente), altrettanti regolamenti comunitari sulle Zone Franche, come ad esempio il Regolamento CEE n.2504/88 che a sua volta aveva recepito la Direttiva del Consiglio n.69/75/CEE del 4 marzo 1979 intitolata “Armonizzazione delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative riguardanti il regime delle zone franche“.
Direttiva che all’art. 1 comma 2 fornisce la definizione giuridica di che cosa si debba intendere per territorio dichiarato Zona Franca, definito come: “ogni territorio dove le merci che si trovano nell’ambito di detto territorio, si considerano come non trovantisi nel territorio doganale della Comunità agli effetti dell’applicazione di qualsiasi tassa o misura di effetto equivalente “; Direttiva che sempre all’art. 2, ma al comma 3, precisa che la stessa Direttiva (n.69/75/CEE) si applica ai territori Comunitari che sono individuati nella apposita Tabella riportata in calce alla stessa Direttiva, nella quale vengono identificati, nazione per nazione, non solo quali siano i territori Europei dichiarati zona franca, ma anche le leggi dei singoli Stati in base alle quali i suddetti territori sono dichiarati Zona Franca Extradogale.
Tabella che per l’Italia individua come Zone Franche i “ Punti Franchi” istituiti dall’art. 1 della Legge Doganale Italiana n. 1424/1940, ossia la legge che aveva dichiarato i “Punti Franchi” come territori extradoganali come quelli che di lì a qualche anno sarebbero stati istituiti in Sardegna ai sensi dell’art. 12 della Legge Costituzionale n. 3/1948.

Ma non basta! Il legislatore Europeo non contento di quanto precisato nel titolo della Direttiva (n.69/75/CEE), all’art.4 fa una ulteriore importante precisazione, ossia che: “le merci introdotte nelle zone franche non possono essere immesse in consumo in condizioni diverse da quelle applicabili nelle altre parti del territorio dello Stato in cui è situata la zona franca considerata”, il che significa che il regime della zona franca al consumo prevista per il territorio di Livigno poteva applicarsi da almeno 25 anni anche a tutto il territorio della Sardegna, dopo che l’art. 9 della Legge n.86/1989 aveva previsto che le Regioni a Statuto Speciale nelle materie di competenza esclusiva, potessero dare immediata attuazione alle Direttive Comunitarie, diritto confermato dal Regolamento CEE n.1604/92 del Consiglio del 15.06.92 e dal Regolamento n.489/2004 del 16.03.2004!"

 

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Domenica, 06 Aprile 2014 12:44

Maria Rosaria Randaccio

 

Maria Rosaria Randaccio è nata a Cagliari il 1 luglio 1945. Proveniente da una famiglia di militari e docenti universitari di origine genovese, si è laureata nella Facoltà di Giurisprudenza di Cagliari nel 1971 e ha intrapreso subito la carriera giuridica specializzandosi poi in diritto tributario e fiscale ed entrando come dirigente al Ministero delle Finanze.

La sua carriera in ambito pubblico è stata coronata da numerosi riconoscimenti fino a giungere al massimo incarico al Ministero, cioé quello di Intendente di Finanza Aggiunto e venendo insignita nel 1987 di un Encomio Solenne (in allegato qui sotto) da parte del Governo Italiano per le sue capacità organizzative e dirigenziali. Soppressi i ruoli delle Intendenze di Finanza nel 1992, è stata poi per 10 anni Direttore della Segreteria della Commissione Tributaria Provinciale di Cagliari, ruolo che ha lasciato poi per la pensione.

Femminista, ambientalista e animalista, durante tutta la sua vita si è dedicata a combattere l'illegalità e i soprusi di cui lei stessa è stata vittima durante la sua seppur brillante carriera, portando avanti diverse battaglie fra le quali quella contro l'illegittimità dei dirigenti del Fisco, la nullità delle cartelle Equitalia e la vendita del patrimonio degli enti previdenziali ad insaputa del popolo italiano. Esponente di spicco del sindacato italiano degli ex ministeriali, il Dirstat, è stata prima firmataria della class action contro Equitalia nel 2012 e contro i dirigenti fasulli del Ministero delle Finanze, quest'ultima sfociata nella clamorosa Sentenza n.37 del marzo 2015 in cui la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimi circa 800 dirigenti dell'Agenzia delle Entrate, di quella delle Dogane e di Equitalia. Vedova e madre di due figli, la dottoressa Maria Rosaria Randaccio dal 2012 ha intrapreso una battaglia per il riconoscimento della zona franca in Sardegna girando tutta l'isola per informare la popolazione dei propri diritti, riuscendo a far deliberare circa 345 comuni e fondando nello stesso anno il Movimento Sardegna Zona Franca, del quale è oggi presidente.

 

 

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I risultati elettorali sono diventati definitivi ed hanno certificato il successo del Movimento Sardegna Zona Franca Lista Maria Rosaria Randaccio. E’ il momento adatto per esporre alcune considerazioni politiche sulla competizione elettorale appena conclusa.
Il Movimento Sardegna Zona Franca Lista Maria Rosaria Randaccio è l’unico che ha raggiunto un quoziente di voti che gli consente di esprimere un Consigliere Regionale, ormai eletto nella persona del Consigliere Modesto Fenu.

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Il 28 febbraio 2014, abbiamo letto l’ennesima critica, da parte di un docente universitario, il Prof. Paolo Fois e di un giornale, La Nuova Sardegna, contro la zona franca e, di conseguenza, i Sardi e la Sardegna.
Altre tesi personali le troviamo nelle affermazioni dell’Economista Paolo Savona a cui si dà enorme risalto sull’altro quotidiano l’Unione Sarda.

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Lunedì, 01 Luglio 2013 22:42

Zona Franca: primo tavolo tecnico a Roma

 

La notizia è dell'ultima ora. Dopo varie conferme e smentite, adesso è ufficiale. Mercoledì 3 luglio 2013 presso il Ministero dell'Economia e Finanze (MEF) a Roma si terrà il primo tavolo tecnico forrtemente voluto dai Movimenti, dai nostri rappresentanti Dottoressa Randaccio e avvocato Scifo e dal Presidente Cappellacci. Al tavolo saranno presenti anche la dottoressa Alessandra Zedda, il dottor Cambus, dirigente dell'Assessorato al Bilancio della RAS, Andrea Impera, e tutti coloro che il Presidente Cappellacci riterrà opportuno convocare.

Si affronterà il tema della modifica dell'Art.10 dello Statuto Sardo, affinché la Regione possa, senza gravare sul bilancio statale, avere maggiore libertà di manovra fiscale. Lo scopo è quello di "dare immediata attuazione Decreto Legislativo n.75/1998 che prevede l'attivazione delle zone franche e completare in sede europea con il sostegno dello Stato le procedure per rendere la Sardegna una zona extradoganale; ed, infine, attivare in Sardegna il regime fiscale al consumo previsto dalla Legge n.762/1963".

Questo è un momento molto delicato, dobbiamo essere fiduciosi perché al tavolo siederanno le persone nelle quali abbiamo da sempre riposto la nostra fiducia e che sapranno rappresentarci nel migliore dei modi. Adesso è il momento di essere uniti, senza più polemiche o personalismi, affinché ciò per cui abbiamo lottato in questo ultimo periodo possa finalmente coronare i sacrifici e l'impegno di tutti coloro che si sono prodigati in questa causa. Il nostro obiettivo è nobile e supremo. La Sardegna dovrà ritornare a vivere dei frutti della propria terra e diventare la "Regina del Mediterraneo".

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I nemici della Zona Franca utilizzano i professori universitari per farci paura, come se costoro fossero rappresentanti di una cultura che è onnisciente, mentre quella che potrebbe darci torto è solo esclusivamente fiscale, cultura che i docenti che sino ad oggi sono stati invitati a scrivere "contro" dimostrano palesemente di non possedere. Cultura fiscale tributaria che pertanto non sono neanche in grado di trasmettere né agli studenti e tantomeno ai politici ignoranti, che li hanno invitati a smentirci, pensando che ci saremmo impressionati del fatto che loro insegnino all'Università, ma certamente in materie diverse da quelle che possono smentirci previste esclusivamente dal Diritto Tributario. 

Oggi mi sono presa la briga di andare a leggere con attenzione la Legge n.42/2009 sul "federalismo fiscale" richiamata dal Prof. Beniamino Moro nel suo articolo comparso in prima pagina de l'Unione Sarda di due giorni fà, legge che il Professore ci propone in alternativa alla Zona Franca. Ebbene è incredibile - credo - che il suddetto non abbia letto, o non abbia capito bene quello che c'è scritto in questa legge! Infatti per comprendere esattamente il significato della Legge n.42/2009 sul "federalismo fiscale" è necessario conoscere l'art. 31 del D.lgs. n. 68/2011 dove si prevede che "nei confronti delle regioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trento e Bolzano si applica solamente l'art. 1 comma 2, e gli articoli 15,22,e 27 della Legge n.42/2009!

E l'art. 27 della Legge n.42/2009 sul "federalismo fiscale" conferma che per le regioni a statuto speciale è prioritario rispetto a tutto quanto previsto nel PROPRIO STATUTO e nelle norme di ATTUAZIONE dello Stesso Statuto, e quindi conferma l'attualità del D.lgs. n. 75/98 emanato - come sappiamo - in attuazione dell'art. 12 del nostro Statuto, emanato a sua volta con Legge Costituzionale n. 3/1948. D.lgs. n. 75/98 con il quale è stata istituita la zona franca su tutto il territorio della Sardegna.

Il Prof. Moro non ha letto la legge, o se l'ha letta non l'ha capita bene, infatti la Legge n.42/2009 è stata emanata a seguito dell'entrata in vigore del nuovo art. 119 della Costituzione, nel quale si prevede: 1) che i Comuni le Province e le Regioni a statuto ordinario possono istituire dei Tributi Propri con conseguente soppressione di trasferimenti statali (D.lgs. n. 68/2011 art. 1); 2) che lo Stato istituisce un fondo perequativo da destinare ai territori con minore capacita fiscale per abitante da cui sono esclusi gli abitanti che risiedono nelle Regioni a Statuto Speciale, cosi come confermato dall' art. 31 del D.lgs. n. 68/2011.

 

 

 

 

 

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