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La dott.ssa Maria Rosaria Randaccio, fondatrice del Movimento Zona Franca, ammonisce così i politici che ostacolano le azioni del Movimento: "Ai sardi creduloni, che hanno indetto delle  contromanifestazioni “CONTRO I MOVIMENTI“ che si battono con tenacia e determinazione chiedendo allo Stato Italiano, che nel  rispetto del  Principio di  Legalità sancito dalla Costituzione, voglia ottemperare ai dettami della legge che ha istituito in tutta la Sardegna la Zona Franca Integrale,  nonche’ i Diritti speciali sui beni al consumo, previsti rispettivamente dal D.lgs. n.75/98 e dalla Legge n.762/73, Movimenti che si battono con vigore e determinazione non solo in favore di tutti i sardi attualmente residenti nell’isola,  ma anche a nome dei  tanti sardi che sono dovuti emigrare per cercare quel  posto di lavoro che non potevano avevano potuto trovare nella propria  amata terra,  Movimenti che si battono anche a nome delle  generazioni future che, saranno costrette  ad emigrare questa volta per colpa nostra, se non saremo capaci di stare assieme e tutti uniti in una sola bandiera bianca, quella della Zona Franca. 

Suvvia, smettiamo di credere alle favole! Oramai la destra e la sinistra  sono la stessa identica cosa, la divisione sulle ideologie è stata creata ad arte e serve solo per  dividere la gente - credulona - e lasciare il potere sempre in mano alle stesse persone! Chi comanda veramente in  Italia ed in Europa,  sono solo  dei sistemi bancari che controllano i partiti e la comunicazione e che finanziano le campagne elettorali dei loro uomini collocati sia nei partiti di destra che in quelli di sinistra compresi quelli di centro indipendentisti e grillini! Organizzazioni Bancarie che da sempre cercano di comprarsi la Sardegna…… senza i Sardi! L’abbiamo capito bene o noooooooooooo?

Noi con la Zona Franca smetteremo di essere sudditi dell’Italia, dei Partiti, e di tutte quelle organizzazioni che ci dividono per poterci avere in pugno oramai da 64 anni!! ………per poterci indurre a fare delle cose addirittura contro i nostri stessi interessi e quelli  dei nostri figli e nipoti! Non cadiamo nella loro trappola!! Solo noi,  se saremo capaci di restare uniti, come movimenti che si battono assieme  per ottenere la Zona Franca Integrale e al Consumo, possiamo garantire a tutti i sardi  residenti e agli emigrati che vorranno tornare a vivere nella loro Piccola Patria, un posto di lavoro dignitoso, sicuro, e ben retribuito, mentre gli altri che organizzano le contromanifestazioni (magari con ricatto) possono garantirvi lavori precari, consulenze a termine.

 

 

 

 

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Mercoledì, 12 Giugno 2013 23:15

Precisazioni sull'incontro di Sorso

 

 

Comunicato importante da parte della dottoressa Randaccio relativo all'incontro di venerdì 14 giugno a Sorso.

"Nel precedente comunicato non è stato chiarito a  sufficienza il motivo e la necessità di incontrare il Presidente Cappellacci prima della nostra  manifestazione del 24 giugno a Roma, tant'è che molti amici ci hanno telefonato chiedendoci spiegazioni sul fatto che la manifestazione fosse stata organizzata dal Popolo della Liberta. In proposito possiamo osservare: 1) che il Presidente è stato eletto nelle liste di quel partito; 2) che il Presidente ci deve fare delle comunicazioni relative all'organizzazione dell'evento, in particolare ci deve assicurare che sono state fatte tutte le comunicazioni ufficiali sulla manifestazione quali: a) al Ministro degli Interni; b)  al Prefetto di Roma; c) ci deve rassicurare sul fatto che verremo accolti dalle forze dell'ordine con amicizia e simpatia e non in assetto di anti sommossa; d) ci deve dire da chi saremo ricevuti e che cosa ci aspettiamo come risultato dell'incontro; e) se il Dirigente delle Dogane di Roma ha intenzione o meno a compiere il proprio dovere comunicando all'Europa l'istituzione e l'attivazione della Sardegna come Zona Franca integrale; f) ci deve assicurare sul fatto che prima della partenza per Roma, la Giunta Regionale riuscira a deliberare sui diritti speciali che assicureranno nuove entrate alla Regione e ai Comuni, diritti speciali sui beni al consumo riservati ai residenti nelle zone franche in esenzione da dazi doganali iva ed accise, benzina ecc.ecc;  g) noi da parte nostra come Movimento zona franca faremo presente al Presidente che se la Giunta Regionale non volesse deliberare o frapponesse degli ostacoli alla suddetta delibera sui diritti speciali, abbiamo a disposizione tanti Sindaci che si sono proposti di farlo con delibere pilota in alternativa alla Regione. Questo ed altro chiederemo al Presidente Cappellacci che si è fatto promotore in prima persona della nostra manifestazione a Roma del 24 giugno 2013."

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MARIA ROSARIA RANDACCIO INTERVIENTE A PROPOSITO DELL'ULTIMA DI DODDORE MELONI "Dobbiamo stare attenti e molto uniti perche molte volte credendo di far del bene ci procuriamo dei danni. Tra questi il danno maggiore è dato dall'ignoranza. E in proposito cito il "Referendum" sulla Zona Franca proposto da Doddore Meloni e sostenuto anche da Claudia Lombardo. Costoro evidentemente non sanno che: 1) la Costituzione Italiana fa divieto di Referendum su leggi fiscali; 2) che la Zona Franca è regolata proprio da leggi fiscali, in particolare dalla legge sull'IVA e da quella sulle Dogane (rispettivamente D.P.R. n.633/72 e D.P.R. n. 43/73.........ed altre leggi, sempre fiscali. 

Quanto a Doddore non ci meravigliamo della sua mancata conoscenza, mentre ci meravigliamo di Claudia Lombardo che prima di esprimersi ne avrebbe potuto parlare almeno con suo padre Salvatore che per circa 30 anni ha diretto l'ufficio IVA di Cagliari! Evitiamo almeno le brutte figure con il resto degli italiani che ci ridono addosso da 64 anni!"

 

 

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Dopo il grande risultato raggiunto dalla Provincia dell'Ogliastra la scorsa settimana, anche la Provincia di Nuoro è chiamata ad attivarsi per chiedere che venga attivata la zona franca integrale (al consumo) su tutto il territorio provinciale. L'incontro-dibattito si terrà domani 10 giugno 2013 ad Orosei presso l'aula consiliare del Comune alle ore 18.30. I principali argomenti all'ordine del giorno saranno: il significato del Dls 75/98 per la provincia di Nuoro ed il ruolo degli amministratori comunali nella vertenza zona franca. All'incontro parteciperanno anche il Presidente della Provincia Ogliastra Bruno Pilia, i consiglieri regionali Franco Mula (anche sindaco di Orosei), Angelo Stochino ed Efisio Arbau, l’assessore al Bilancio Della provincia di Nuoro Michele Ruiu, il consigliere provinciale e comunale di Galtellì Gesuino Beccari, i sindaci e amministratori di Dorgali Angelo Carta, di Galtellì Giovanni Santo Porcu, di Orgosolo Dionigi Deledda, di Ottana Gian Paolo Marras, di Posada Roberto Tola, di Siniscola Rocco Celentano, di Irgoli Giovanni Porcu, di Onifai Daniela Satgia, di Loculi Vincenzo Secci, di Bitti Giuseppe Ciccolini, di Oliena Salvatore Serra, di Marrubiu (OR) Andrea Santucciu, di Santa Giusta (OR) Pinna Angelo Pasquale, il presidente del consiglio Comunale di Olbia Vanni Sanna, il Capo Gruppo consiliare di minoranza del comune di Nuoro Pierluigi Saiu. 
Per i movimenti saranno presenti: Avv. Francesco Scifo, Stefano Zola, G.F. Muggianu, Antioco Patta, Pietro Loi, Alberto Cabiddu e Andrea Ortu. Si prospetta perciò un incontro di grande interesse per tutto il territorio, dal momento che la Provincia di Nuoro è anche l'unica a non possedere un porto, quindi in maggiore sofferenza rispetto ad altre, anche per la complessità del variegato tessuto sociale delle diverse aree del territorio.

Si raccomanda la partecipazione numerosa di tutti quelli che hanno a cuore il destino della propria terra, affinché le persone che rappresentano politicamente il popolo sardo agiscano finalmente a favore dei benefici che la Sardegna ha diritto ad avere....da 64 anni.

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Martedì, 04 Giugno 2013 13:11

Incontro dibattito 6 giugno a Macomer

 

 

Si comunica che giovedì 6 giugno 2013 ci sarà un incontro-dibattito promosso da un'associazione di Macomer alle ore 19.00 presso la sala convegni delle ex Caserme Mura al quale parteciperanno oltre al sindaco di Macomer Succu e l'amministrazione comunale, il Presidente della Provincia Deriu anche Antioco Patta e la dottoressa Randaccio.

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Un messaggio a tutti dalla Dottoressa Randaccio il giorno dopo la grande Assemblea del popolo della Zona Franca: "Carissimi Amici della Zona Franca, il mio personale ringraziamento e gratitudine infinita a tutti i partecipanti all'incontro di ieri 1° giugno 2013,  tra TUTTI NOI SARDI che chiediamo  allo Stato Italiano l'attivazione della ZONA FRANCA INTEGRALE AL CONSUMO come dimostrazione di rispetto dei principi di LEGALITA', UGUAGLIANZA e RAZIONALITA', fissati nella Costituzione, che devono necessariamente ispirare l'attività del Parlamento  nell'emanazione delle Leggi della Repubblica. 

Incontro con una partecipazione numerica  strepitosa  di oltre un migliaio di persone, giunte da tutta l'Isola, incontro che è stato la naturale conclusione di un ciclo di incontri che si sono tenuti nei corso dell'ultimo anno in tutte le parti dell'Isola, incontro che ha dato l'avvio ad una nuova ed ancora più intensa forma di protesta e pressione contro chi violando spudoratamente i principi giuridici succitati vuole costringerci all'EMIGRAZIONE DALLA NOSTRA TERRA! 

Ma noi che  oramai conosciamo perfettamente le leggi che disciplinano i nostri diritti,  sapremo difenderli e difenderci da tutte le aggressioni fisiche e verbali che ci vengono lanciate da chi viene strumentalizzato per impedire che le nostre potenzialità si affermino nel mondo economico internazionale. Sappiamo di dare fastidio a molti operatori economici che avevano progettato un sistema che faceva fuori la Sardegna dal novero delle Zone Franche del Mediterraneo, e se non  ci fossimo attivati  in tempo, questo diritto l'avremmo senz'altro perduto per sempre. 

Ma ora dalla nostra parte abbiamo le 300 delibere dei Sindaci che hanno deliberato ai sensi dell'art.114 della Costituzione e con i poteri attribuiti dall'art.4 e 11 della Legge n.131\2003 dove si prevede rispettivamente: 1) che i Sindaci hanno potestà legislativa - 2) che per le regioni a statuto speciale resta fermo quanto previsto nei rispettivi statuti che non possono venire modificati  a proprio piacimento dallo Stato Italiano, (vedi sent. Corte Cost. n.  313/2001).

 

E proprio il D.lgs. n.75/1998 ha dato attuazione a quanto previsto all'art. 12 del nostro Statuto Speciale, approvato con Legge Costituzionale n. 3/1948, statuto emanato prima del Trattato di Roma  del 1957, ratificato con Legge n.1203/57, che sanciva il rispetto dei diritti sorti precedentemente alla nascita dell Comunità Economica Europea, e dove nel titolo II, l'art. 87 ex 92 prevede che "non debbano venire considerati aiuti di Stato i contributi destinati a favorire lo sviluppo economico di territori ove il tenore di vita sia ANORMALMENTE BASSO O SI ABBIA UNA GRAVE FORMA DI SOTTOCCUPAZIONE".

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Non si avevano dubbi, ma oggi nell'Assemblea promossa dai movimenti pro zona franca coadiuvati dalla instancabile dottoressa Randaccio, dall'avvocato Scifo e Antioco Patta, il Popolo Sardo ha dato una chiara risposta non solo di presenza ma di totale sodalizio con la causa che da un paio d'anni si sta portando avanti, pur tra mille problemi ed impedimenti, quella cioé del riconoscimento del diritto alle agevolazioni fiscali derivanti dall'applicazioni delle leggi già esistenti e dal riconoscimento del problema dell' insularità. I gruppi di giovani e meno giovani arrivati da tutte le parti della Sardegna con tutti i mezzi possibili, e persino dal resto della penisola, hanno dimostrato che il popolo c'è e vuole la Zona Franca Integrale. E la vuole subito! Durante l'assemblea è stato doveroso un minuto di silenzio per le vittime dei suicidi avvenuti nell'isola negli ultimi mesi. L'intervento di alcuni dei più illustri personaggi isolani, quali i Tenores di Lanusei e il poeta Leonardo Melis, ha introdotto il tema della fierezza che da sempre caratterizza il nostro popolo, che mai come in questi ultimi mesi - pur essendo ridotto allo stremo delle forze e quasi alla fame - ha capito che deve unirsi e combattere ancora una volta i nemici. I nemici del Popolo Sardo sono tutti quelli che non vogliono la Zona Franca, senza distinzioni.  

L'evento è proseguito nei vari dibattimenti con una sala convegni gremita e un'affluenza di oltre 1200 persone, che sventolavano festanti le bandiere sarde e scandivano in coro "zona franca zona franca" fino all'arrivo del Presidente Ugo Cappellacci, lui stesso avvolto nella bandiera dei quattro mori.

La platea si è infuocata quando il Presidente in anteprima ha voluto comunicare la risposta dell'Agenzia delle Dogane che ha chiesto un tavolo tecnico da farsi a breve, probabilmente già la settimana prossima, con i funzionari regionali.

Questo vuol dire senza ombra di dubbio che le istituzioni iniziano a tremare e che - finalmente - i quattro mori si sono tolti la benda per sempre.

A breve il video integrale dell'evento. 

 

 

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La dott.ssa Maria Rosaria Randaccio scrive al Presidente Cappellacci specificando: "Che alla Sardegna competa il diritto alla " Zona Franca al Consumo", e conseguentemente ai Comuni della Sardegna che hanno dichiarato il loro territorio Zona Franca, competano anche i "Diritti Speciali di Prelievo" (sui suddetti beni al consumo) è stato previsto dalla Legge n.762/1973, nelle misure fissate nella tabella A e B allegata alla Legge n.700/1975, (previsioni) attualmente confermate nei Decreti del Ministero delle Finanze del 10 luglio 2012 (G.U. n. 183 del 7.08.2012) e del 28 dicembre 2012 (G.U. n. 303.12.2012). Infatti, ai sensi dell'art. 3 della Legge n.29/1968, alla Sardegna compete a tutt'oggi l'esenzione da dazi doganali IVA ed Accise su tutto il proprio territorio, individuato giuridicamente come territorio extradoganale dall'art. 12 della Legge Costituzionale n.3/1948, dal D.lgs. n.75/98 in combinato disposto con l'art.2 e 36 del D.P.R. n. 43/1973 (T.U. Doganale tutt'ora in vigore), l'art. 1 e 7 del D.P.R. n. 633/1972, l'art.166 del Reg. n.2913/1992. Che non possa essere altrimenti lo deduciamo dal fatto che il trattamento giuridico fiscale riservato al territorio di Livigno, al territorio della Valle d'Aosta, al territorio della Provincia di Gorizia, tutti quanti equiparati tra loro come Zone Franche extradoganali (al pari della Sardegna) si estendono i diritti speciali sulla benzina, petrolio, gasolio e altri generi istituiti nel territorio extradoganale di Livgno ai sensi della Legge n.762/1973, benefici fiscali e i diritti di prelievo previsti nella:


- Legge n.384/1954
- Legge n.313/1964
- Legge n.7/1967 che nel convertire il D.L. n.1036/1966 estende a tutte le zone franche il trattamento di cui - Legge n.1438/1949 art. 1, 2 e 11 che in combinato disposto con l'art. 6 e 20 bis del D.L. n.1351/1964 convertito nella Legge n.28/1965, e con il Regolamento CEE n. 2504/88 del Consiglio del 25 luglio 1988 relativo alle zone franche, territori considerati titolari di una discrimine positiva, essendo LUOGHI "OVE IL TENORE DI VITA SIA ANORMALMENTE BASSO O SI ABBIA UNA GRAVE FORMA DI SOTTO OCCUPAZIONE" e in quanto tali ricadenti nella tutela riservata dall'art.87 ex 92, e dall'art 307 ex 234 del Trattato di Roma del 25 marzo 1957 e ratificato con Legge n.1203 del 14 ottobre 1957."

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Per oltre 50 anni lo Stato Italiano ha violato precise disposizioni legislative la cui mancata applicazione ha compromesso il diritto dei cittadini della Sardegna a raggiungere un tenore di vita adeguato a quello delle altre regioni italiane .

Parificazione del tenore di vita e di benessere che avrebbe potuto realizzarsi se nel territorio della Sardegna si fosse stato attivato quel regime fiscale “ di vantaggio” riservato alle “Zone Franche del mondo.

Regime fiscale riservato esclusivamente ai territori spopolati, depressi e sottosviluppati, riservato in particolare alle crescita economica delle popolazioni residenti nelle isole ultraperiferiche che necessitano di una “ compensazione” per poter essere messe alla pari con le restanti parti del territorio della Nazione e diventare cosi competitivi alla pari degli altri cittadini residenti in altre regioni dello Stato , e tutto cio al fine di garantire anche la pace sociale.

Benefici fiscali previsti dall’art. 166 del Reg. CEE n. 2913/92 dove si prevede che le “zone franche sono parti del territorio doganale della Comunita Europea, situate in tale territorio, ma separate dal resto di esso, considerate come territorio extradoganale, territorio compreso tra la linea doganale ed il confine politico dello Stato, e che le merci collocate in tale territorio circolano in sospensione dai diritti doganali Iva ed Accise”.

Tali regimi fiscali di esenzione da dazi doganali iva ed accise, se applicati all’ isola della Sardegna, cosi come nelle altre Isole (franche) del mondo e dell’Europa (isole Azzore, Canarie) avrebbero dovuto generare un benessere diffuso avendo come strumento principale, per ovviare al fenomeno dello “spopolamento” la creazione di posti di lavoro, che si sarebbero generati attribuendo dei benefici fiscali agli imprenditori che avessero deciso di stabilire in Sardegna la sede del proprio stabilimento produttivo, benefici fiscali portati a compensazione dei “sovra costi del trasporto” legati alla lontananza dell’isola rispetto alla penisola .

Regimi fiscali di esenzione (da dazi doganali, iva ed accise) attribuito uniformemente alle zone franche, punti franchi e depositi franchi - equiparati tra loro dall’art. 2 del D.P.R. n.43/73 nonché agli artt. 132, 164,165,166,167,168,169, 170 e 264 dello stesso T.U. di legislazione doganale italiana (TULD) che li considera come territori “extradoganali" in quanto posti fuori dalla “ Linea Doganale” dell’Italia e dell’ Europa.

Definizione giuridica delle zone franche

espressa più di recente oltre che dal Reg. n.450/2008 (art. 3) anche dal D.lgs. n.504/95 per le “ Accise” e dal D.lgs, n. 18/2010, decreto emanato in attuazione delle direttive n. 2008/8/CE e n. 2008/117/CEE che modificando la Direttiva n. 2006/112/Ce all’art. 1 co. 1 lett. b) ha modificato l’art. 7 del D.P.R. n.633/1972 sull’ IVA prevedendo (sic) che il suddetto tributo/imposta debba applicarsi su tutto il territorio della Repubblica Italiana “con esclusione dei comuni di Livigno e Campione d’Italia" e che la stessa esclusione (dall’imposta IVA) debba essere riservata anche ad altri territori individuati come Zone Franche della Comunita Europea quali:

1) il Monte Athos per la Repubblica Ellenica

2) l’Isola di Helgoland e i territorio di Busingen per la Germania

3) i dipartimenti d’oltremare per la Francia

4) Ceuta, Melilla, e le Isole Canarie per il Regno di Spagna

5) le isole Aland per la repubblica di Finlandia

6) le isole Anglo/Normanne

7) il Principato di Monaco

8) l’isola di Man

9) Repubblica di Cipro

 

L’istituzione delle zone Franche in Sardegna (Punti Franchi) era stata prevista all’art. 12 dello Statuto Sardo approvato con Legge Costituzionale n. 3/1948, diritto all’istituzione di zone franche, confermato e riconosciuto all’Art. 234 (del Trattato di Roma del 1957, con il quale (trattato) era stata istituita la comunita economica europea attuale Unione Europea (UE) diritto successivamente confermato anche dal D.lgs. n. 75/98 che dando attuazione all’art. 12 dello Statuto Sardo approvato con la suddetta legge Costituzionale n. 3/48 ha “istituito le zone franche"   in tutti i porti della Sardegna nonché in tutto il territorio della Sardegna “funzionalmente collegato o collegabile tramite il sistema viario a qualunque porto o zona franca della Sardegna.

Nonostante la succitata normativa abbia individuto come Zona Franca l’intero territorio dell’Isola della Sardegna, nel nuovo Codice Doganale Comunitario Aggiornato approvato con Reg. CE n. 450\2008 (art. 3) e che entrerà in vigore entro il 24 giugno 2013 (art. 186 e 188) l’Isola della Sardegna non viene viene citata/individuata come zona franca dell’Italia, infatti nel suddetto art. 3 del Regolamento n. 450/2008 viene indicato (come territorio extradoganale) solo il territorio dove insiste il territorio del comune di Livigno e di campione d’Italia e non anche la Sardegna.

Appare evidente che occorre porre urgente e immediato rimedio a tale “Omissione” portando a Conoscenza della Comunità Europea che la Sardegna non solo è stata dichiarata Zona Franca ma si è anche attivata attraverso le Delibere di tantissimi Sindaci della Sardegna intervenute in questi ultimi mesi nonche con le comunicazioni presentate dai cittadini sardi all’Agenzia delle Dogane, nelle quali hanno manifestato la propria volontà e dichiarato la loro intenzione di operare imprenditorialmente avvalendosi del regime fiscale di “Zona Franca non interclusa”.

La necessità di comunicare urgentemente alla Comunità Europea (per la successiva pubblicazione sul Bollettino Ufficiale GUCE) l’attivazione della Zona Franca in Sardegna, prima del 24 giugno 2013, discende dal fatto che a decorrere dalla suddetta data entrerà in vigore il Regolamento n. 450/2008 (nuovo codice doganale aggiornato), emanato in conformità alle norme fissate dal Reg. (CE) n.648/2005 del Parlamento Europeo e del Consiglio che apporta modifiche agli artt. 26,95,133 e 135 del trattato che istituisce la Comunita Europea (Trattato di Roma) e modifiche al Reg. n.2913/92 sui criteri comuni per la gestione internazionale dei rischi con l’instaurazione di un sistema informatico internazionale sui ai controlli doganali delle merci importate o da esportare stabilendo criteri comuni e settori di controlli prioritari; (Reg. n.450/2008) emanato in conformità anche delle norme previste nel nuovo regolamento di applicazione del suddetto regolamento, ossia il Reg. (CE) n. 1192/2008, emanato ai sensi della strategia prevista nel trattato di Lisbona, che fa salvo il regime giuridico delle zone franche attualmente esistenti ma prevede per le zone franche di nuova istituzione, autorizzazioni uniche centralizzate elaborate attraverso un regime elettronico di comunicazione di banche dati tra le autorita doganali europee, che limiterà l’istituzione di nuove zone franche, in quanto le stesse (ai sensi del suddetto trattato, se non limitate a determinate condizioni o presupposti) verranno vietate in quanto considerate alla stregua di “aiuti di stato distorsivi del mercato e della concorrenza”.

Come detto, il diritto all’istituzione in Sardegna di “Punti Franchi“ era stato sancito:

- dall’art. 12 della Legge Costituzionale n.3/1948, che faceva ovviamente riferimento alla disciplina allora esistente sui punti Franchi dell’Europa e del Mondo, la cui materia in Italia era disciplinata dal:

- Regolamento Doganale n.65/1896;

- Regolamento Doganale n.1453/1913 convertito nella Legge n.473/1925;

- Regolamento Doganale n.1356/1922;

- dal Decreto Min.le n.1693/1925;

- Regolamento Doganale n.2290/1926 convertito nella Legge n.1424/1940;

- Regolamento Doganale n.635/1940;

- dall’Art. 3 e 4 dell’Allegato VIII del Trattato di Pace di Parigi del 10.02.1947; e successivamente (al 1948) dall’art. 16 Decr. Comm. n.29/55, Decreto n. 52/59 e Decreto n. 4/1962, per i punti franchi del porto di Trieste, ossia il porto sul Mediterraneo della Germania e dell’Austria, normativa (sui punti franchi) attualmente recepita agli artt. da 166 a 173 e 175 del Reg. Cee n.2913/92 e dal Reg. n.2454/93 agli artt. 799, 800, e agli artt. da 805 a 812 della Sez. II° per le modalità di controllo di tipo I e agli artt. 813 e 814 della Sez: III° per le modalità di controllo di tipo II.

Regolamento il n.2913/1992 che all’art. 167 prevedeva "che gli Stati Membri della Comunità Europea potessero destinare alcune parti del territorio doganale della comunita a zona franca o autorizzare la creazione di depositi franchi”.

Purtroppo i suddetti Codici Doganali Comunitari (Reg. n.2913/92 e Reg. n.2454/93) verranno abrogati il 24 giugno 2013, data di entrata in vigore del suddetto nuovo Codice Doganale Comunitario Aggiornato approvato con Reg. n. 450/2008, codice che come detto, ha recepito le direttive del Trattato di Lisbona, nel quale si fa divieto agli stati Europei di istituire “direttamente“ nuove zone franche, e che a decorrere dalla data 24.06.2013, entrando in vigore l’art. 87 del TCE, si prevede che in linea generale, gli “ aiuti di Stato” siano incompatibili con il “Mercato Unico”, tuttavia gli Stati possano derogare a tale divieto per determinate categorie di aiuti “previo accordo con la Commissione“ che opera avvalendosi di un Organismo Comunitario Centralizzato di Autorizzazioni uniche.

Appare evidente che andando a decadere i riferimenti normativi ai sensi dei quali (Reg. CEE n. 2913/92 e n. 2454/93) erano state istituite le zone franche della Sardegna e “non avendole nel frattempo attivate" si corre il serio rischio di perdere per sempre il diritto sancito dal D.lgs. n. 75/1998, in quanto (si ripete) il diritto ad essere zona franca non solo deve essere “Dichiarato” ma deve essere reso operativo ai sensi di quanto previsto agli artt. 802 del Reg. CEE n-2454/93 della Commissione, dove si prevede che “l’elenco delle zone franche intercluse e quelle diverse dalle intercluse e i porti franchi esistenti e funzionanti conosciuti in base alla normativa comunitaria, sono comunicati alla Commissione Europea dagli Stati membri e dalla stessa pubblicati nella G.U.C.E.

Diritto a rendere operative le zone franche in Sardegna che (a nostro parere) non si dovrebbe “estinguere" per effetto di quanto stabilito dalla Corte di Giustizia della Comunità Europea con “ Sentenza Azzorre” del 6 sett. 2006 - causa C88/03 dove si prevede che:

la “ fiscalità di vantaggio” e i tributi c.d. “compiutamente regionali" in quanto direttamente istituiti e riscossi nella Regione, da riservare agli operatori economici che vanno ad investire nelle Regioni a Statuto speciale, non posso essere considerati aiuti di Stato”.

Ma il suddetto diritto non dovrebbe estinguersi anche perché (sempre a nostro parere) il diritto ad istituire punti franchi nei porti franchi era stato concesso all’isola della Sardegna, alla fine della 2° guerra mondiale, quale discrimine positiva atta a compensare i sovracosti del trasporto dovuti alla sua posizione geografica ultraperiferica con popolazione a bassissima densita demografica; diritto (all’istituzione di punti franchi) che il Trattato di Parigi riservava ad ogni nazione europea, e per l’Italia tale diritto era stato individuato nella regione Sardegna, nonche nel porto franco di Trieste, entrambi territori riconosciuti come punti franchi prima dell’entrata in vigore del Trattato di Roma del 1957, trattato che all’art. 234 consentiva e consente tutt’ora di onorare le convenzioni internazionali concluse tra gli stati membri e paesi terzi, (vedi : per i punti franchi istituiti nel porto franco di Trieste all. VII al Trattato di Parigi del 1947 il D.lgs, C.P.S. n. 1430/47 con il quale è stata data esecuzione al trattato di pace di Parigi).

Più di recente il Consiglio di Stato, con parere espresso n. 59/96 ha individuato come referenti normativi primari - per confermare l’attualità del diritto del porto franco di Trieste - la normativa doganale prevista nel D.lgs. C.P.S. n.1430/47 con il quale è stata data esecuzione al suddetto trattato di pace di Parigi del 1947, decreto che confermava la disciplina doganale prevista per i punti franchi dall’art. 1, 10, 11 c.1 del D.M. n.1693/1925 e quella prevista dall’art. 11 del D.M. 20.12.25, disciplina giuridica successivamente riaffermata dall’art. 4, 5 , 7 del Decreto del Commissario Generale del Governo Italiano per il territorio di Trieste n. 29/1955, dove si prevedeva che (per tutti i punti franchi dell’Italia) “lo sbarco e l’imbarco delle merci nei punti franchi dovesse avvenire senza l’ingerenza delle autorità doganali “……….. e che “il porto franco è considerato fuori dalla linea doganale ed in esso si possono compiere, in completa libertà da ogni vincolo doganale, tutte le operazioni inerenti allo sbarco, imbarco e trasbordo di materiali e di merci, al loro deposito ed alla loro contrattazione, manipolazione trasformazione anche di carattere industriale” e che così come accade negli altri porti franchi del mondo, “le merci nazionali e nazionalizzate introdotte nel porto franco sono considerate agli effetti doganali, definitivamente esportate e sono assimilate alle merci estere, salvo che, a richiesta degli interessati, non siano assoggettate a vigilanza doganale per mantenerne la nazionalità,

- che le merci che abbiano per provenienza o destinazione il punto franco, godano di completa liberta di transito, senza che vengano riscossi ne’ dazi doganali ne’ tasse di effetto equivalente ad eccezione dei diritti che rappresentano il corrispettivo dei servizi prestati,

- che non venga adottata nei riguardi delle merci a destinazione ed in provenienza dal porto franco, alcuna misura discriminatoria in materia di tariffe, di servizi e di norme doganali e sanitarie “ .

Previsione ulteriormente confermata dal

- Decreto Comunitario n. 53/59 art. 4 , art. 8.

- D.P.R. n. 1133/69 sulla armonizzazione della disciplina sulle zone franche d’Europa

- D.P.R. n. 43/73 T.U. doganale

- dal D.M. 17.1.1981 come modificato con D.M. 4.05.2001 del Ministero dei Trasporti.

La Corte dei Conti della Comunità Europea in un documento predisposto dai servizi della Commissione si è pronunciata in data 17 aprile 1996 e in data 9.01.1997 precisando che “le disposizioni più favorevoli per il porto franco di Trieste sono tutelate dall’art. 234 del Trattato di Roma del 1957 che consente di onorare le convenzioni internazionali concluse tra gli stati membri e i paesi terzi prima dell’entrata in vigore del trattato di Roma del 1957 (con il quale è stata istituita la Comunita Economica Europea) e questa deroga deve essere applicata solo ai punti franchi e alle zone franche dichiarate tali anteriormente al trattato di Roma del 1957“.

In conformità a tale orientamento si era pronunciato anche il Tribunale di Trieste con Sentenza n. 837/1979 e sempre il Tribunale di Trieste sez. Penale con Ordinanza d.d. 7.06.96 e con Ordinanza n. 13.05.97 (del tribunale di Trieste sez. civile) nonché la Commissione Tributaria Regionale di Trieste con Sentenza n. 688.4.99 e n. 689.04.99 dove nelle suddette sentenze si prevede uniformemente che le norme emanate dallo Stato Italiano anteriormente al Trattato di Roma, sono prevalenti rispetto alla normativa comunitaria in materia di Zone Franche, normativa quella sulle zone franche che viene integralmente richiamata alle premesse del D.P.R. n. 1133/1969, ai sensi della quale è stato emanato il T.U. doganale italiano approvato con D.P.R. n. 43/73 (ancora in vigore).

L’istituzione dei punti franchi in Sardegna non solo è stata disposta in epoca anteriore al trattato di Roma del 1957, (art. 12 Legge cost. n. 3/1948) ma è stata anche ribadita dal D.lgs. n.75/98, decreto emanato secondo le disposizioni del Codice doganale Comunitario approvato con Reg. n. 2913/92 (art. 166, 167,168.169.170) e del suo regolamento di attuazione, Reg. n.2454/93 (artt. da 799 a 814).

Inoltre, al pari delle Isole Canarie Azzorre e al vecchio porto franco di Amburgo le zone franche della Sardegna non sono soggette alle condizioni economiche previste dal regime di perfezionamento attivo previste a livello comunitario, dopo che il Regolamento (CEE) n. 1604/92 del Consiglio che modifica il Regolamento (CEE) n. 2504/88 relativo alle zone franche e ai depositi franchi, ha previsto che le operazioni di perfezionamento attivo effettuate nel territorio del porto franco di Amburgo, nelle zone franche delle isole Canarie, delle Azzorre, di Madera e dei dipartimenti d’oltremare, a seguito della Decisione n. 91/314/CEE del Consiglio del 26 giugno 1991 che istituisce un programma di soluzioni specifiche per ovviare alla lontananza e all’insularità di Madera e delle Azzorre (POSEIMA) non sono soggette alle condizioni economiche previste dal regime di perfezionamento attivo previste a livello comunitario, ma soprattutto come gia detto, dopo che la Corte di Giustizia della Comunità Europea con la “Sentenza Azzorre" 6 .09.2006 causa C88/03 ha stabilito che i tributi cosi detti “compiutamente regionali” delle Regioni a Statuto Speciale istituiti e riscossi dalla Regione non possono essere considerati come “Aiuti di Stato” distorsivi del mercato (vietati dal Trattato di Lisbona) e che dopo la “Dichiarazione di Laeken” e dopo la modifica del Titolo V della Costituzione Italiana, alle Regioni è stata demandata l’attuazione della Politica Comunitaria, ai sensi del principio di “sussidiarietà” per cui la realizzazione di dette politiche viene imposta alle Regioni direttamente dai poteri centrali della Comunita Europea cosi come previsto dalla nuova Costituzione Europea e confermato dalla Corte Costituzionale con Sentenza n.313 depositata il 27 luglio 2001 dove si precisa che “non spetta allo Stato modificare, integrare o dare esecuzione alle norme di attuazione delle leggi istitutive delle Regioni a Statuto Speciale" e che la competenza programmatoria dello Stato non può mai giungere a compromettere o limitare l’autonomia regionale “ (in tal senso vedi sentenze Corte Costituzionale n. 4/64, n. 20/70, n. 150/82, n. 340/83) nonché ai sensi di quanto previsto dalla nomativa che viene appresso richiamata:

  • Art. 2 del TULD approvato con D.P.R. n. 43/73 (ancora in vigore) che ha fatto salvi gli speciali regimi fiscali vigenti nel territorio di Livigno e della Valle D’Aosta ed altri analoghi istituti quali i punti franchi e i depositi franchi individuati agli artt. 132,164,166 e 264 dello stesso TULD, disciplinati dalla stessa normativa;

  • Ai sensi del suddetto D.P.R. n. (43/73 artt. da 164 a 170) in quanto equiparati tra loro alla disciplina sulle Zone Franche, e a cu si applicano i benefici fiscali delle zone franche previsti rispettivamente dall’art. 14 della Legge Cost. n. 4/1948 e dall’art. 1 della Legge n.1438/1948;

  • nonché dalla Legge n.623/49 emanata in attuazione dell’art. 14 della Legge Cost. n. 4/1948, dove si prevede l’immissione in consumo senza dazi doganali Iva ed Accise di alcuni prodotti di largo consumo quali: benzina, gasolio, alcool, caffe, zucchero ,birra ecc. ecc.

Che la Sardegna abbia ancora diritto a gestire il proprio territorio in regime di Zona Franca viene confermato anche di recente dal fatto che nel mese di Novembre 2012, il Ministro per lo sviluppo economico Corrado Passera, abbia sbloccato i fondi Cipe destinati alla realizzazioni di progetti di ammodernamento del porto franco di Trieste, Fondi Comunitari che dovrebbero competere anche ai porti franchi della Sardegna in quanto istituiti come i punti franchi del porto di Trieste prima del Trattato di Roma, punti franchi (quelli della Sardegna e di Trieste) a cui torna applicabile l’art. 1 della Legge n.131/2003 dove si precisa come tutti i trattati internazionali siano costitutivi di obblighi, e che pertanto la potestà legislativa degli Stati e vincolata dalle norme del Diritto Internazionale cosi come riconosciuto anche all’ art. 10 della Costituzione Italiana.

Infine e per concludere è necessario precisare che la normativa sui Punti franchi e le Zone franche della Sardegna istituite con D.lgs. n. 75/98, non ha nulla a che vedere con la normativa sulle Zone Franche Urbane (ZFU) istituite il Italia con la Legge n.296/2006 nel testo modificato dalla Legge n.244/2007 art. 1 comma 340, dove si prevede di concedere temporaneamente ed esclusivamente fino al 2017, incentivi economici sotto forma di esenzioni e sgravi fiscali e sociali a favore dell’occupazione, sostenendo le attivita economiche nei quartieri urbani svantaggiati per rafforzare il tessuto economico costituito principalmente da piccole imprese.

Tali agevolazioni consistono:

  • nell’esenzione dalle imposte sui redditi per 5 anni;

  • nell’esenzione dell’IRAP (imposta regionale sulle attivita produttive);

  • nell’esenzione dell’ICI/IMU:

  • nell’esonero dal versamento dei contributi previdenziali.

Lo statuto speciale delle zone franche urbane (ZFU) inizialmente individuate come “zone economiche speciali” avrà termine (come detto) improrogabilmente e per tutta l’Europa entro il 2017, mentre il diritto della Sardegna alla istituzione e attivazione delle zone Franche disciplinate dal D.lgs. n. 75/98 non dovrebbe essere sottoposto a decadenza, prescrizione o termine ultimo, con l’unica eccezione legata alla sua effettiva attivazione; effettiva attivazione che, per essere tale, deve essere comunicata alla Comunita Europea dal Presidente della Regione Sardegna, perché la stessa (Comunita Europea) provveda alla pubblicazione della sua attivazione come zona franca extradoganale sulla G.U. C.E. ai sensi e con le modalità previste agli artt. da 166 a 181 del Reg. n.2913/92 e dagli art. 799 e 802 del Reg. n.2454/93, e come tale (zona franca attiva) venga contestualmente inserita nell’elenco delle Zone Franche Europee individuate all’art. 3 del Reg. n.450/2008, con il quale è stato approvato il nuovo codice doganale comunitario aggiornato che include il territorio del Comune di Livigno e di Campione d’Italia tra le zone franche dell’Italia e omette di includere il territorio della Sardegna tra i territori posti fuori dalla linea doganale degli stati membri (extradoganali) e come tali esclusi dall’applicazione dei tributi doganali.

(Fonte dell'articolo il materiale giuridico-fiscale redatto dalla Dott. ssa Maria Rosaria Randaccio) 

 

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