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Con l'art. 20 del D.lgs. 21 novembre 2014, n. 175 recante "Semplificazione fiscale e Dichiarazione dei Redditi precompilata", Matteo Renzi conferma che la Sardegna ha diritto alla zona franca oltre che nei porti e nelle zone industriali "funzionalmente collegate o collegabili" anche nel restante territorio; in pratica la Zona Franca al Consumo, prevista dalla Legge n.28/1997, emanata in attuazione della Direttiva n.95/7/CE del 20.05.1997 del Parlamento Europeo e del Consiglio Europeo.

Infatti la Legge n.28/97 all'art. 2 disciplina le modalità di gestione delle Zone Franche comprese quelle al consumo, che competono ai territori individuati come zone franche dal D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 e dalle disposizioni di cui all'art. 1 comma 381 della Legge n.311/2004, dove il legislatore, nell'apportare modifiche all'art. 8 del D.P.R. n. 633/72, prevede che possono effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell'Iva i soggetti residenti nei territori dichiarati zona franca in quanto afflitti dagli svantaggi individuati all'art. 92 del Trattato di Roma.


Il legislatore precisa che l'esercizio del suddetto diritto ad ottenere le suddette esenzioni fiscali (facoltà di effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell'Iva) si realizza apponendo nelle fatture, al posto dell'Iva non più dovuta, la dicitura: IVA NON IMPONIBILE AI SENSI DELL'ART. 8 PRIMO COMMA LETT. C) D.P.R. n.633/72 E INDICANDO GLI ESTREMI RELATIVI ALLA PRESENTAZIONE DELLA DICHIARAZIONE DI INTENTO.

Dichiarazione di Intento che deve essere inviata all'Agenzia delle Entrate competente per territorio, con le nuove modalità individuate nel suddetto art. 20 del D.lgs. n.175/2014 appena pubblicato, modalità di inoltro già disciplinate dal D.M. n.489 del 05.12.1997, aggiornato con la Risoluzione Ministeriale n. 82/E del 1° agosto 2012 dell'Agenzia delle Entrate Direzione Centrale Servizi ai contribuenti e dall'art. 1 commi da 324 a 335 della Legge n.228/2012.

Maria Rosaria Randaccio

 

Art.20

 

Comunicazione all'Agenzia delle entrate dei dati contenuti nelle Lettere d'intento

1. All'articolo 1, comma 1, lettera c), del Decreto-legge 29 dicembre 1983, n. 746, convertito, con modificazioni, dalla Legge 27 febbraio 1984, n. 17, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) le parole: «consegnata o spedita al fornitore o prestatore, ovvero presentata in dogana» sono sostituite dalle seguenti: «trasmessa telematicamente all'Agenzia delle Entrate, che rilascia apposita ricevuta telematica. La dichiarazione, unitamente alla ricevuta di presentazione rilasciata dall'Agenzia delle Entrate, sarà consegnata al fornitore o prestatore, ovvero in dogana. Entro 120 giorni dall'entrata in vigore della presente disposizione, l'Agenzia delle Entrate mette a disposizione dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli la banca dati delle Dichiarazioni d'intento per dispensare dalla consegna in dogana della copia cartacea delle predette dichiarazioni e delle ricevute di presentazione.»;

b) l'ultimo periodo è sostituito dal seguente: «Nella prima ipotesi, il cedente o prestatore riepiloga nella Dichiarazione IVA annuale i dati contenuti nelle Dichiarazioni d'intento ricevute.».

2. All'articolo 7 del Decreto Legislativo 18 dicembre 1997, n. 471, il comma 4-bis è sostituito dal seguente: «4-bis. E' punito con la sanzione prevista nel comma 3 il cedente o prestatore che effettua cessioni o prestazioni, di cui all'articolo 8, comma 1, lettera c), del Decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, prima di aver ricevuto da parte del cessionario o committente la Dichiarazione di intento e riscontrato telematicamente l'avvenuta presentazione all'Agenzia delle Entrate, prevista dall'articolo 1, comma 1, lettera c), del Decreto-legge 29 dicembre 1983, n. 746, convertito, con modificazioni, dalla Legge 27 febbraio 1984, n. 17.».

3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano alle Dichiarazioni d'intento relative ad operazioni senza applicazione dell'imposta da effettuare a decorrere dal 1° gennaio 2015. Con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione sono definite le modalità applicative, anche di natura tecnica, delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2 e sono definiti i requisiti cui è subordinato il rilascio della ricevuta da parte dell'Agenzia delle Entrate. Con successivi provvedimenti possono essere definiti ulteriori requisiti.

 

 

Pubblicato in News Sardegna

COME IN UN GIOCO ENIGMISTICO E SURREALE SCOPRIAMO CHE DENTRO UNA SCIARADA DI RICHIAMI NORMATIVI IL GOVERNO RENZI - FACENDO SEGUITO A QUANTO DISPOSTO DALL'ULTIMA GIUNTA REGIONALE SARDA - INTENDE COMUNICARE ALL’EUROPA CHE LA SARDEGNA E’ ZONA FRANCA INTEGRALE.

 

Infatti il Legislatore all’art. 44 comma 40 della Legge di Stabilità 2015, prevede che “Ai fini dell’applicazione delle disposizioni dell’articolo 110, comma 10 (e 11) del Testo Unico delle imposte sui redditi di cui al D.P.R. n. 917/1986, nelle more della emanazione del Decreto Ministeriale di cui all’art. 168 bis del medesimo testo unico, l’individuazione dei regimi fiscali privilegiati è effettuato con decreto del Ministero dell’Economia e Finanze, con esclusivo riferimento alla mancanza di un adeguato scambio di informazioni”, frase che tradotta in lingua italiana vuol significare che l’Italia dovrà inserire anche nelle proprie leggi la Sardegna nell'elenco delle zone franche del mondo  con "regime fiscale privilegiato". E rimediare così ad una inadempienza ventennale prevista e sancita dalle direttive comunitarie.

La suddetta comunicazione della attivazione della Sardegna come zona franca (peraltro già richiesta dalla precedente Giunta Cappellacci) dovrà essere pubblicata sulla GUCE (Gazzetta Ufficiale Europea).

Tutto quanto sopra esposto (diritto alla zona franca integrale e non solo nei 6 porti) viene totalmente ignorato dall'attuale Giunta Pigliaru che - ai sensi del documento di Programmazione allegato - prevede la costruzione di chilometriche e costosissime muraglie cinesi attorno ai 6 porti e alle zone industriali individuate nel D.lgs n.75/98. I professori universitari che presiedono l'attuale Giunta Regionale palesano così un rifiuto della conoscenza della normativa fiscale nella quale viene recepita tutta la normativa comunitaria sulle zone franche; dimostrando di ignorare anche l'attualità della normativa appresso indicata, che conferisce ai Presidenti delle regioni a statuto speciale il titolo giuridico utile a dare immediata attuazione dei regolamenti comunitari, e in particolare quanto previsto da:

- dal D.lgs n.75/98 emanato in attuazione di quanto previsto dai codici doganali comunitari; 

- dall’art. 9 della Legge n.86/1989; 
- dall’art. 2 lett. b) della Legge n.489/1992;

- dall’(attuale) art. 117 della Costituzione;

- dalla Legge Regionale n. 10/2008, dove si prevede che le regioni a statuto speciale possano dare immediata attuazione alle Direttive Comunitarie con propri provvedimenti legislativi, e tra questi rientrano ovviamente tutte le Delibere Regionali della precedente Giunta presieduta da Ugo Cappellacci, delibere emanate non solo ai sensi della normativa succitata, ma anche nel rispetto dei Regolamenti Comunitari n. 2913/92 e n. 2454/93 (richiamati nel D.lgs n.75/98); regolamenti ai sensi dei quali sono stati emanati i Codici Doganali Comunitari attualmente in vigore. Tali Codici Doganali ci spiegano dettagliatamente come devono essere gestiti i territori dichiarati Zona Franca, e perché detti territori devono essere considerati “territori extradoganali” e come tali non soggetti all’imposizione di dazi doganali, Iva ed Accise.

Per quanto sopra esposto, appare evidente che ai Sardi e alla Sardegna, in quanto "Zona Franca Extradoganale", competa l'applicazione di quanto previsto dalla Legge n. 28/1997 (art. 2), la quale nel recepire le Direttive Comunitarie n. 95/7/CE e n. 77/388/CEE sulla armonizzazione e semplificazione dell’imposta sul valore aggiunto (Iva), prevede all’art. 2: che i soggetti che si trovano nelle condizioni previste dall’art. 1 del D.L. n.746/83 convertito nella Legge n.17/84 (in zone franche), e successive modifiche (art. 1 commi da 378 a 385 della Legge n.311/2004, art. 2 comma 4 del D.L. n.16/2012 convertito nella Legge n.44/2012, art. 1 commi da 324 a 335 Legge n.228/2012) possono effettuare acquisti e importazioni senza il pagamento dell’ Iva e delle accise con le modalità previste dall’art. 8, 8 bis e 9 del D.P.R. n. 633/72, dietro (preventiva) presentazione di apposita Dichiarazione di Intento da indirizzare all’Agenzia delle Entrate territorialmente competente, dichiarazione che deve essere richiamata in ogni fattura con la seguente dicitura: “IVA NON IMPONIBILE ART. 8 COMMA 1° LETT. C) D.P.R. n.633/72 DICHIARAZIONE DI INTENTO N………….. DEL ………………….

In conclusione, sembra assurdo che i professori universitari non abbiano ancora capito che la Sardegna - per decollare come zona franca - non necessita di ulteriori DPCM (Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri) con i quali erigere costosissime e non necessarie muraglie cinesi che vedrebbero la fine dei lavori alle calende greche (anziché varchi doganali oggi giorno controllati via satellite e con apposite scritte sulla pavimentazione del porto - vedesi Rotterdam), ma che l'iter legislativo si è concluso con le delibere della precedente Giunta Regionale che ha dichiarato la Sardegna e le sue isole minori intercluse dal Mar Mediterraneo circostante. 


Maria Rosaria Randaccio

Pubblicato in News Sardegna

 

Considerando che in nazioni come gli Stati Uniti d'America e l'Inghilterra i monumenti nazionali sono ritenuti alla base del guadagno dell'amministrazione pubblica, che esistono investitori stranieri (vedesi cinesi e arabi) che farebbero carte false per "appropriarsi" del nostro patrimonio storico-architettonico e archeologico, il segretario nazionale dell'ADUC, Primo Mastrantoni, lancia una proposta provocatoria al premier Renzi, basata su un ragionamento economico per riassestare le casse dello Stato Italiano.

Secondo quanto egli scrive "Affittare per 99 anni il Colosseo, Pompei e gli Uffizi frutterebbe rispettivamente 90 miliardi per il Colosseo, 20 per Pompei e 12 per gli Uffizi di Firenze. 122 miliardi che potrebbero risolvere i nostri momentanei problemi monetari, diminuire le tasse e incrementare l'economia turistica. Quest'ultima ne beneficerebbe vista la inefficiente gestione pubblica dei nostri beni culturali. Così, oltre a incassare da subito, si potrebbe aumentare il nostro PIL turistico che, oggi, rappresenta un magro 13% rispetto al 21% della Spagna. D'altronde, Renzi non si è affittato il Ponte Vecchio di Firenze per la Ferrari e il Circo Massimo di Roma per la performance dei Rolling Stones?"

Riteniamo che la proposta di Mastrantoni - che notoriamente è CONTRO i consumatori - sia interessante: vincolando precisamente obblighi di conservazione e affittando queste aree il prezzo del biglietto non potrà salire rispetto a ciò che è oggi nella media italiana ma contemporaneamente potrebbe fornire una più incisiva conoscenza della cultura oggi latitante e a caro prezzo.

Ecco perche affittare per un decennio o due queste entità (e anche altre ovviamente!) non è una cattiva idea se le regole sono ben studiate. Pompei versa in deprecabili condizioni, gli Uffizi non sono agibili tanta è la ressa (e impossibilità di prenotazione). E qualsiasi mostra sul "fagiolo lesso di Lentate" costa come un biglietto del Louvre!


Inoltre non dimentichiamo che l'Italia detiene un quarto dei monumenti di tutto il mondo.

Secondo uno studio del quotidiano Il Sole 24 Ore alcuni Comuni italiani si sono già dotati di un tariffario, che tendenzialmente è indicativo: le condizioni puntuali vengono stabilite di volta in volta in base all'ingombro previsto, alla durata e alle finalità delle richieste. Girare un film per esempio costa dieci volte in più rispetto a un book fotografico, e nel caso dei documentari spesso è previsto solo un rimborso spese. Di recente, è stato girato un documentario sulle guglie del Duomo di Milano, in cambio di una donazione di 300 euro.

Naturalmente questi sono solo esempi di affitto sporadico, non sostenuto da un preciso piano marketing che qualcuno all'interno della Soprintendenza ai Beni Culturali del Governo italiano potrebbe commissionare con poche migliaia di euro.

A questa stregua si può dire che il gioco varrebbe la candela visto gli sprechi continuativi nei pubblici uffici.

 

Pubblicato in News Italia

 

Tira una strana aria nel Belpaese.
Correva l'anno 2011 quando un'Italia messa in ginocchio da poco chiare speculazioni finanziarie internazionali aveva in carica un Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, l'ultimo salito al potere attraverso regolari elezioni.


Poi ci hanno raccontato che avevamo problemi di spread e che il presidente in carica non valeva nulla, che bisognava cambiarlo per salvare il paese e tutti ci siamo sentiti un po' costretti ad appoggiare silenziosamente questa scelta.

Pubblicato in News Italia

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