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Randaccio-ottobre2013-2Cagliari, 20 ottobre 2013 ore 19.30. "Abbiamo capito perche la Barracciu è contro l’istituzione della Zona Franca in Sardegna. La  Barracciu, candidata della Sinistra alla futura competizione elettorale per la Presidenza della Regione, è contro l’istituzione della zona franca in Sardegna, (nonostante  il suddetto regime giuridico-fiscale previsto all’art.12 del nostro Statuto, approvato con Legge Costituzionale n.3/1948 sia stato formalmente istituito su tutto il territorio della Regione Sardegna, con il D.Lgs.n.75/98, decreto  emanato in ottemperanza alla normativa Comunitaria sulle zone franche disciplinate dai Codici Doganali Comunitari richiamati nello stesso decreto, codici doganali dove si prevede che per Zone franche si intendono vasti territori comprensivi di Citta e Villaggi che godono per motivi storico economici e sociali di benefici fiscali (artt. da 166 a 181 del regolamento CEE 2913/92 (Consiglio) e artt. Dal 799 a 814 del Regolamento n.2454/1993 (Commissione), codice doganale comunitario dove si conferma il diritto della Sardegna ad essere inclusa tra le zone franche dell’Europa e del Mondo anche ai sensi dell’art.92 e 234 del Trattato di Roma e dell’art.174 del Trattato di Lisbona perché probabilmente ha cercato di colmare le proprie lacune giuridico-fiscali, andando a prendere lezioni e consigli dal Prof. Beniamino Moro e da Prof. Benedetto Barranu che in tema zona franca hanno delle idee stravaganti e ancora molto confuse.

Infatti per loro stessa ammissione, durante gli intervalli pubblicitari dell’ultima trasmissione di Videolina intitolata “Dentro la notizia”, trasmissione  a cui ho partecipato in rappresentanza dei movimenti che si battono per l’immediata attivazione dalla zona franca su tutto il territorio della Regione Sardegna, hanno ammesso pubblicamente e con “orgoglio” manifestando anche fisicamente, un profondo "disprezzo culturale" nei confronti della sottoscritta, di non conoscere e di non voler conoscere la Normativa Fiscale contenuta nel DPR n.633/1972, ossia il decreto nel quale lo Stato Italiano ha recepito tutta la Normativa Comunitaria sulle Zone Franche, sui Punti Franchi e sui Depositi Franchi.

Loro, i Professori, attendono ancora una legge che dovrebbe ancora venire varata dal Parlamento Italiano, e alla quale nel caso la si presentasse,  farebbero opposizione i Siciliani e i Calabresi presenti numerosi in Parlamento (sic!). Loro, i Professori, non hanno ancora capito che la suddetta Legge esiste già da molto tempo e che anzi sono due: il DPR n.633/72 (art.7, 21 e 25) e il D.Lgs n. 504/1995 (art.1) sono i decreti  con i quali l’Italia ha recepito la normativa comunitaria sulle zone franche e sui  punti franchi e sui depositi franchi, e dove  viene fornita la definizione giuridica della Zone Franche come: “territori extradoganali” posti fuori dallo Stato Italiano e fuori dalla Comunita Economica Europea ai fini dell’applicazione dell’Imposta sul Valore Aggiunto e delle Accise, nonche la normativa sulla fatturazione delle cessioni non soggette alle suddette imposte in quanto considerate come operazioni non imponibili  o esenti.

Loro, i Professori, non hanno ancora capito che nei  suddetti decreti (Dpr 633/72 e D.Llgs. n.504/95) è stata recepita anche la normativa sancita da:  

1) Trattato di Roma ratificato con la legge 1203/1957, che istituisce la Comunita Economica Europea artt.92,100 e 234;

2) Direttiva del Consiglio del 4 marzo 1969 n. 69/75/CEE che fornisce la definizione giuridica delle zone franche e l’obbligo degli Stati membri di attenersi alle suddette direttive modificando se necessario le proprie, direttiva in ottemperanza alla quale è stato emanato il T.U. Doganale Italiano approvato con DPR n.43/1973;

3) Regolamento (CEE) n. 2504/1988 del Consiglio del 25 luglio 1988;

4) Regolamento 2562/1990 della Commissione del 30 luglio 1990 che stabilisce talune disposizioni di applicazione del Regolamento  (CEE) n. 2504\88, relativo alle zone franche e ai depositi franchi, in particolare l’art.19 dove si prevede che il controllo doganale non deve - normalmente - essere effettuate all’interno  di zone franche o di depositi franchi ma  deve limitarsi alla sola sorveglianza da parte dell’Autorita Doganale.

5) Direttiva 2006/112/CE del Consiglio del 28 novembre 2006 (art.6) che conferma l’esenzione da Dazi Doganali, dell’Iva e delle Accise nelle Zone Franche in quanto ricadenti nel novero dei territori  Extradoganali della Comunita Europea.

Mi dispiace molto per loro, ma ancora  e molto di più di più per la Barracciu, che fidandosi di “Cattivi Maestri” è attualmente  priva di quel bagaglio culturale che le permetterebbe di modificare positivamente  le sorti  economiche della Sardegna  e dei Sardi. Lei che si accinge a governare questa terra assumendosi l’onere di  programmare senza  la necessaria perizia, le nostre sorti economiche in un  futuro molto prossimo, sentenziando se potremo trascorrerlo  in miseria e  povertà  oppure utilizzando la normativa che ci consente di pretenderlo nel benessere.

I suddetti Professori, per loro stessa ammissione, non  sanno neanche che:

a) quando nel 1948, fu prevista l’stituzione dei punti Franchi in Sardegna la materia era disciplinata dalla legge fiscale doganale n.1424/1940, che all’art.1  comma 2° precisava che  i Punti Franchi e le Zone Franche erano giuridicamente qualificati definiti come “Territori Extradoganali”;

b) extradoganalità dei punti franchi e delle zone franche successivamente confermata dall’art.2 del Testo Unico Doganale Italiano approvato con DPR n. 43/1973 (ancora in vigore) emanato in attuazione della Direttiva Comunitaria del Consiglio n.69/75/CEE del 4 marzo 1969 (ancora in vigore) dove si prevede che “qualunque sia l’espressione utilizzata dagli Stati membri, per Zone Franche si debbano intendere vaste zone territoriali, che per motivi storico-economici godono di  particolari  regimi fiscali  di compensazione allo svantaggio,  e dove le merci che si trovano in tali territori sono considerate "fuori dalla Comunita Economica Europea" (ossia extradoganali) agli effetti della applicazione di qualunque  tributo fiscale (Dazi Doganali, Iva ed Accise) e che tutti gli stati membri hanno l’obbligo di attenersi a tali direttive compreso l’obbligo di adattare la propria legislazione in tema di Zone Franche alle direttive ed ai Regolamenti Comunitari."

Maria Rosaria Randaccio

Pubblicato in News Sardegna

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